
Una conversazione radiofonica tra Keynes e Sir Josiah Stamp sulla stupidità dei governi nazionali nell’imporre sacrifici. Il dialogo fu trasmesso dalla BBC il 4 gennaio 1933. Sebbene siano passati 80 anni da allora, questa intervista risulta di straordinaria attualità e dimostra come le idee sbagliate siano così dure a morire.
Keynes, adottando l’approccio macroeconomico, smonta una per una le tesi del partito dell’austerità, in particolare quella per cui lo Stato deve risparmiare (come farebbe una famiglia) per ripagare i propri debiti, ma anche l’idea tipicamente neoclassica che dalla crisi si possa uscire grazie all’azione individuale nel libero mercato. Se qualcuno se lo chiedesse, nell’anno in cui Keynes rilasciava questa intervista il debito pubblico britannico sfiorava il 180% sul Pil. Il testo è stato pubblicato da Manifestolibri (1996).


Nel susseguirsi delle voci che hanno preceduto il vertice tra UE e Cina tenutosi nella giornata del 14 febbraio, erano già emersi i dubbi e le incertezze circa la posizione salvifica che il “dragone” avrebbe potuto sostenere per risollevare le sorti del Vecchio Continente. La crescita della Cina – significativamente alimentata dalla domanda estera, si diceva – potrebbe essere assai danneggiata dal calo della domanda europea conseguente alla crisi. E’ vero, ma il governo cinese sembra avere le idee piuttosto chiare circa i meccanismi che alimentano un processo di sviluppo e che debbono essere individuati negli investimenti nell’economia reale.
La storia ci insegna che le confederazioni di stati sono un po’ simili a quel che furono le baronie feudali di un tempo: anarchia, tirannia e in ultimo guerre erano il prodotto delle divisioni esistenti. Una grande lezione della storia è così quella che si ascrive alla nascita degli Stati Uniti d’America, all’indomani del varo della Costituzione, con la presa in carico della gestione dell’ economia da parte di Alexander Hamilton che, a fronte dei debiti delle ex colonie, istituì l’emissione di titoli di stato garantiti dalla tassazione e iniziò a battere moneta.
Leggendo i giornali, sembra che i greci si siano dati alla pazza gioia con i soldi pubblici e che sia questa la principale ragione del loro indebitamento e della drammatica crisi economica in cui versano. Una storia che viene ripetuta come un mantra, senza che però nessuno vada realmente a guardare i dati. 
