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Keynes sull’assurdità dei sacrifici: “La riduzione della spesa statale è una follia oltraggiosa”

 

Senzanome

Una conversazione radiofonica tra Keynes e Sir Josiah Stamp sulla stupidità dei governi nazionali nell’imporre sacrifici. Il dialogo fu trasmesso dalla BBC il 4 gennaio 1933. Sebbene siano passati 80 anni da allora, questa intervista risulta di straordinaria attualità e dimostra come le idee sbagliate siano così dure a morire. 

Keynes, adottando l’approccio macroeconomico, smonta una per una le tesi del partito dell’austerità, in particolare quella per cui lo Stato deve risparmiare (come farebbe una famiglia) per ripagare i propri debiti, ma anche l’idea tipicamente neoclassica che dalla crisi si possa uscire grazie all’azione individuale nel libero mercato. Se qualcuno se lo chiedesse, nell’anno in cui Keynes rilasciava questa intervista il debito pubblico britannico sfiorava il 180% sul Pil. Il testo è stato pubblicato da Manifestolibri (1996). 

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Non solo debito: la green economy come volano dello sviluppo europeo (e dell’Italia)

dal rapporto 2011 Ren21

Un’Europa dissociata, quella che ci restituiscono le cronache ufficiali. Divisa tra manie di bilanci in pareggio e strategie di crescita a lungo termine che vorrebbero come presupposto l’azione di forti misure di investimento pubblico. Alternativamente potremmo pensare che non tutto è perduto e che margini per pensare a più complesse elaborazioni del rilancio della crescita europea ancora vi siano.

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L’importante è partecipare, ma non per il governo Monti

Super Mario alle Olimpiadi

L’annuncio della rinuncia dell’Italia alla candidatura olimpica per il 2020, dato ieri dal presidente del consiglio Mario Monti, ha diviso i commentatori. Le motivazioni del premier appaiono ad una parte di essi del tutto razionali in una logica di risparmio e lotta agli sprechi. Alcuni hanno addirittura evocato il “rischio Grecia” addebitando alle Olimpiadi di Atene il disastro odierno.

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La Cina all’UE: largo agli investimenti nell’economia reale

Nel susseguirsi delle voci che hanno preceduto il vertice tra UE e Cina tenutosi nella giornata del 14 febbraio, erano già emersi i dubbi e le incertezze circa la posizione salvifica che il “dragone” avrebbe potuto sostenere per risollevare le sorti del Vecchio Continente. La crescita della Cina – significativamente alimentata dalla domanda estera, si diceva – potrebbe essere assai danneggiata dal calo della domanda europea conseguente alla crisi. E’ vero, ma il governo cinese sembra avere le idee piuttosto chiare circa i meccanismi che alimentano un processo di sviluppo e che debbono essere individuati negli investimenti nell’economia reale.

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L’eurozona presenta performance peggiori del resto d’Europa

Questo grafico rappresenta l’incremento annuale della produzione industriale in Europa. I dati sono tratti dal rapporto di Eurostat presentato oggi. In verde i paesi che adottano l’Euro. In rosso quelli che sono rimasti con la loro moneta nazionale.

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Lezioni americane per l’Europa

La storia ci insegna che le confederazioni di stati sono un po’ simili a quel che furono le baronie feudali di un tempo: anarchia, tirannia e in ultimo guerre erano il prodotto delle divisioni esistenti. Una grande lezione della storia è così quella che si ascrive alla nascita degli Stati Uniti d’America, all’indomani del varo della Costituzione, con la presa in carico della gestione dell’ economia da parte di Alexander Hamilton che, a fronte dei debiti delle ex colonie, istituì l’emissione di titoli di stato garantiti dalla tassazione e iniziò a battere moneta.
E’ rispetto a questo scenario paradigmatico che il britannico “Economist” si chiede se anche l’Europa, in “cronica crisi finanziaria”, possa finalmente conoscere un suo “momento Hamiltoniano”.
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Il problema della modernizzazione in Italia è nel capitale, non nel lavoro

Ieri il Presidente della Repubblica Napolitano ha invitato le parti sociali ad un accordo sulla riforma del mercato del lavoro che rilanci la produttività. Un’attenta analisi dei problemi italiani, però, conduce a conclusioni del tutto differenti rispetto a quelle caldeggiate da più parti.

Di rapporto tra flessibilità e tessuto produttivo abbiamo già parlato, ma vogliamo ora segnalare questo interessantissimo articolo di Giuseppe Travaglini su Sbilanciamoci.info. Mentre in Italia l’indice di protezione del lavoro scende vertiginosamente (si è praticamente dimezzato dal 1992 ad oggi, per effetto della legge Treu e delle “riforme” del governo Berlusconi), contemporaneamente scende anche la produttività e la competitività delle nostre imprese. Fa una certa impressione questa tabella:

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Il problema greco non è il settore pubblico

Leggendo i giornali, sembra che i greci si siano dati alla pazza gioia con i soldi pubblici e che sia questa la principale ragione del loro indebitamento e della drammatica crisi economica in cui versano. Una storia che viene ripetuta come un mantra, senza che però nessuno vada realmente a guardare i dati. Lo ha fatto invece Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Il loro settore pubblico è così scandaloso? Uno studio recente di 8 ricercatori della … Banca Centrale Europea, sembra dire tutt’altro. Specie se poi confrontiamo le performance del pubblico con l’andamento delle dinamiche salariali nel settore privato, questione decisamente rilevante per una comparazione più informativa.

I dati segnalati da Piga sono piuttosto sorprendenti se si rimane alla “vulgata” prevalente nei media.  Continua a leggere »

Come allontanare la Grecia dal baratro

Ce ne parla Dimitri Papadimitriou, presidente del Levy Economic Institute del Bard College – che ha supportato programmi per la creazione diretta di posti lavoro nell’economia ellenica – nonché coautore di un rapporto sulle tendenze dell’occupazione in Grecia, firmato anche dal centro studi dei sindacati greci.

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De Cecco: “Per la Grecia un’altra manovra di austerità senza prospettive”

Segnaliamo l’intervista di Repubblica TV all’economista Marcello De Cecco sulla manovra imposta da Unione Europea, Bce e Fondo Monetario e approvata ieri dal Parlamento greco.

Sempre di De Cecco, ricordiamo il recente articolo da Repubblica sulla situazione di Atene.