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L’appello: superare il Fiscal compact per un nuovo sviluppo europeo

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Entro il 2018 i paesi dell’Unione dovranno decidere se inserire il Fiscal compact nei trattati UE. In Italia la discussione su questo passaggio è quasi totalmente assente e si rischia, come in altre occasioni, che le decisioni vengano prese senza alcun dibattito. Da questa constatazione nasce l’appello che pubblichiamo qui di seguito.

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Lo spread a zero per rendere l’euro irrevocabile

In un articolo sul Foglio, il prof. Sandro Brusco del gruppo Noise from Amerika critica la proposta dell’economista Marcello Minenna della Consob per portare a zero gli spread tra i tassi di interesse dell’eurozona. Secondo Brusco gli spread rifletterebbero il rischio relativo tra i diversi paesi e quindi sarebbero necessari e salutari. L’errore di Brusco è non considerare la particolare struttura istituzionale incompleta dell’euro, in cui esiste una moneta unica, una banca centrale unica, ma non un Tesoro e un debito pubblico unici. I titoli di stato sono infatti i principali collaterali di una moneta ma, a parte piccole emissioni dell’ESM e di altre agenzie, non esistono titoli pubblici dell’eurozona. Ecco perché la BCE, al fine di preservare l’euro, dovrebbe rendere equivalenti i titoli di stato dei diversi paesi.

Nel 2016 il comitato scientifico del think tank Progressive Economy, formato da economisti di rilievo come Fitoussi, Stiglitz, Bofinger e Mazzucato, ha premiato un paper di T.Fazi e G.Iodice in cui è contenuta la proposta che la BCE assuma come obiettivo di uno spread minimo (vicino allo zero) al fine di preservare l’euro. Ne riportiamo alcuni stralci.

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L’euro è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai soliti europeisti (e ai noeuro)

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Nell’identificazione tra moneta unica e politiche liberiste sguazzano i no euro ma anche i fautori dello status quo. Entrambi, l’un contro l’altro armati, fanno finta di non vedere che il problema non è la moneta unica, ma il clima intellettuale che domina in Europa. Idee per cambiare finalmente direzione senza far saltare il continente, in un estratto rielaborato dalla prefazione di Francesco Saraceno all’edizione italiana del libro di Martin Sandbu “La moneta rinnegata”.  

di Francesco Saraceno Continua a leggere »

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Male sperimentato o bene ignoto? Il sistema bancario internazionale dopo Lehman Brothers

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di Ugo Marani

Il 15 settembre 2008 la banca d’investimento Lehman Brothers annuncia di volersi avvalere delle procedure del Bankrupty Code dichiarando debiti bancari per 613 miliardi di dollari e debiti obbligazionari per 155 miliardi, dando inizio alla più vistosa bancarotta del capitalismo moderno e ai giorni che portarono, negli Stati Uniti dapprima e in tutto l’occidente successivamente, alla più grande operazione di salvataggio della storia.
Quegli avvenimenti, sia pure con notazioni critiche e accentuazioni diverse, sono stati ricostruiti nella loro drammatica completezza da una letteratura oramai sterminata che dell’accaduto ha approfondito responsabili, il sistema bancario e finanziario, espedienti, l’universo dei derivati finanziari, condotte, l’opacità e l’assenza di trasparenza nella gestione aziendale. A distanza di dieci anni, al sentimento di indignazione pubblica e alla minuziosità delle indagini rivelatrici pare subentrare un mesto ritorno dell’indagine economica a canoni tradizionali: sarebbe necessario, tuttavia, che le indagini che nell’ultimo decennio sono state condotte ci aiutino a capire quanto da quelle vicende è mutato e quanto, invece, ha mantenuto caratteri di continuità.

[prosegue nel box qui sotto]

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Quale modello tedesco per la Francia e l’Italia?

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Un’analisi comparativa del mercato del lavoro tedesco come parametro per valutare la nuova Loi Travail del governo Macron e il contesto italiano.

di Francesco Saraceno da LuissOpen

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Il boomerang dei #minibot

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Si torna a parlare di certificati di credito fiscale e monete parallele. In particolare i minibot sono una proposta cara alla Lega di Salvini e, nelle intenzioni, dovrebbero fungere da “moneta fiscale”.

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I mercati sono keynesiani? A Jackson Hole si discute di debito e sostenibilità finanziaria

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Durante una recessione i governi non devono preoccuparsi troppo del debito pubblico. E’ quanto sostiene il paper di Alan J. Auerbach e Yuriy Gorodnichenko presentato sabato alla conferenza annuale dei banchieri centrali di Jackson HoleSecondo i due autori “le politiche fiscali espansive adottate quando l’economia è debole non solo possono stimolare l’output, ma possono anche ridurre il rapporto tra il debito e il PIL nonché i tassi di interesse e gli spread dei Credit Default Swap sul debito pubblico” Continua a leggere »

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