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Microfondazioni e macrosciocchezze

Da quando Robert Lucas espose la sua famosa “critica” ai modelli keynesiani, gli economisti si sono convinti che i modelli economici debbano essere necessariamente “microfondati”, cioè costruiti sulla base del comportamento dei singoli agenti economici. In realtà, presa di per sé, la critica di Lucas è un consiglio che chiunque dovrebbe accettare: i modelli macroeconomici dovrebbero tenere conto del fatto che, se accade qualcosa di nuovo, vi sarà una reazione del sistema economico che potrebbe assorbire o moltiplicare l’effetto dell’evento. In particolare, secondo Lucas, i modelli dovrebbero tenere conto della reazione del sistema economico agli interventi esterni dei policy makers. Non sono solo gli economisti mainstream a pensarlo: un esempio è la cosiddetta “legge di Goodhart”: se la banca centrale provasse a controllare direttamente un certo aggregato monetario, l’economia reagirebbe utilizzando altri mezzi di pagamento, rendendo la misura di quell’aggregato irrilevante e la politica inefficace.

Purtroppo molti economisti mainstream, su stimolo dello stesso Lucas, hanno utilizzato questo concetto per concludere che l’economia reagirà in modo tale da vanificare del tutto o in parte qualsiasi intervento del governo.  Continua a leggere »

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Il mainstream scopre la legge di Kaldor-Verdoorn

Nicholas-Kaldor-Geneva-1948La teoria economica dominante non è nuova a incorporare concetti sviluppati dai filoni eterodossi. Isteresi, deflazione da debiti, moneta endogena, crescita endogena sono solo alcuni degli esempi più noti di risultati delle teorie economiche non mainstrean (in particolare l’economia Post Keynesiana) che sono riproducibili in un modello ortodosso.

A tale proposito segnaliamo ai lettori il paper Endogenous Technology Adoption and R&D as Sources of Business Cycle Persistence, di Diego Anzoategui, Diego Comin, Mark Gertler, Joseba Martinez, NBER Working Paper No. 22005, February 2016  (qui la versione preliminare liberamente consultabile). Continua a leggere »

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La spesa pubblica che salvò la Germania

di Gustavo Piga, da gustavopiga.it

Nel 1946, il reddito pro-capite tedesco era pari al 36% di quello britannico e al 60% di quello francese. Nel 1959, la Germania acciuffa la Francia e nel 1970 gli inglesi. Questo miracolo renano si ottenne con una crescita media del 7,5% negli anni ’50. Continua a leggere »

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Cosa ha da dirci la scienza sulla crisi economica

La scienza come chiave di lettura della più grave crisi economica del secondo dopoguerra. E’ questa l’originale idea che anima il saggio di Francesco Sylos Labini Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi (Laterza 2016, pp. 262, Introduzione di Donald Gillies) in un’ampia discussione il cui obiettivo è quello di mostrare in che misura una visione distorta e sbagliata della scienza nell’economia mainstream, rappresentata dalla scuola neoclassica, abbia contribuito alla crisi e come, l’assenza di una correzione di rotta, sia destinata ad aggravarla. “Perché nessuno se ne è accorto per tempo?” chiedeva la regina Elisabetta ai professori della London School of Economics all’indomani del fallimento di Lehman Brothers nel 2008, ma la domanda sembra essersi persa nel vuoto. Dopo otto anni, infatti, gli economisti neoclassici, fautori dell’idea che il mercato sia dotato di una capacità di autoregolazione e della bontà delle politiche liberiste, non solo sono ben lontani dal fare ammenda, ma sono anche ben saldi nel rivendicare a gran voce la scientificità del cosiddetto principio di “efficienza” dei mercati formulato da Eugene Fama, facendone il cardine interpretativo della realtà economica. Di scientificità, tuttavia, non vi è nessuna traccia, poiché – come l’autore ben illustra lungo tutta la prima metà del volume dedicata anche ad un’estesa rassegna del dibattito epistemologico sul metodo scientifico – è il costrutto dei mercati efficienti ad essere incompatibile con i principi del metodo scientifico, negando la possibilità stessa di effettuare previsioni (e dunque di verificare il modello interpretativo alla luce dei dati reali).

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Il fallimento del Jobs Act: finiti gli incentivi rimangono voucher e precariato

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di Marta Fana da Il Manifesto del 26.8.2016

Sono impietosi gli ultimi dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps: si assiste a un crollo dei contratti a tempo indeterminato, bilanciato da un aumento dei contratti a termine e di un sempre più diffuso utilizzo dei voucher.

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Aumentare l’età pensionabile è un costo per il Paese

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Aumentare l’età pensionabile ha due effetti molto ovvi: il primo è che toglie lavoro ai più giovani; il secondo è che riduce la produttività dell’economia. Queste due ovvie conclusioni sembrano essere incomprensibili per molti economisti, ma è esattamente ciò che sta succedendo. Continua a leggere »

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Michele Salvati recensisce “La battaglia contro l’Europa” di Thomas Fazi e Guido Iodice

 

428px-Michele_Salvati_-_TrentoMichele Salvati, noto economista e politologo, ha recensito il libro di Thomas Fazi e Guido Iodice “La Battaglia contro l’Europa” per la prestigiosa rivista “Il Mulino”. Pur collocandosi alla parte opposta dello spettro politico della sinistra rispetto agli autori, Salvati esprime un giudizio complessivamente positivo e coglie la caratteristica di fondo del volume: radicalità dell’analisi e realismo delle proposte.

di Michele Salvati – dalla rivista “Il Mulino”, 3/16  Continua a leggere »

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