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Flat tax, la più neoliberista delle riforme

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di Mauro Gallegati, dal Manifesto del 21.3.2019

La flat tax, un’aliquota unica per la tassazione del reddito – come c’era in Italia 100 anni fa – è un provvedimento neo-liberista, screditato dai fatti e senza giustificazione economica. Nei desiderata dei proponenti, la flat tax dovrebbe ridurre la pressione fiscale e, contemporaneamente, il debito pubblico poiché fa aumentare i consumi, gli investimenti – e quindi la crescita e l’occupazione – ed emergere una quota delle attività che resterebbe altrimenti sommersa. Eppure storicamente non ha mai funzionato e anzi, quando le disuguaglianze di reddito tra ricchi e poveri sono state massime – oggi e nel 1929: l’1% della popolazione possiede il 50% del reddito – si sono verificate la Grande Crisi e la Grande Recessione. Il fatto che i più ricchi hanno la parte del leone nella distribuzione del reddito e dei risparmi non implica che questi ultimi si trasformino automaticamente in investimenti.

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Alessandro Roncaglia, “L’età della disgregazione. Storia del pensiero economico contemporaneo”

Alessandro Roncaglia, L’età della disgregazione. Storia del pensiero economico contemporaneo, Laterza 2019.

Pubblichiamo la presentazione dell’autore tenuta presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, marzo 2019

Link per acquistare il libro su IBS

Il libro che vi presento arriva in libreria in questi giorni, dopo una lunga (e faticosa) fase di gestazione. Si intitola L’età della disgregazione ed è, come dice il sottotitolo, una Storia del pensiero economico contemporaneo. Ho già consegnato la versione inglese alla Cambridge University Press, ed è in corso la traduzione spagnola.

Il titolo allude al fatto che la ricerca in economia è sempre più frammentata, sia per campi sia per orientamenti di ricerca. Chi si occupa di finanza o di econometria raramente conosce i dibattiti di teoria del valore o dell’impresa; inoltre, in ciascun campo coesistono impostazioni radicalmente diverse: keynesiani, neoclassici, istituzionalisti, e così via, fino agli induttivisti sostenitori di una econometria ateoretica.

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Dieci obiettivi contro la recessione

Leonello Tronti

Il prof. Leonello Tronti ci ha inviato questo suo articolo in risposta ai nostri 15 punti per un programma davvero keynesiano

Leonello Tronti*

Rispondo volentieri alla richiesta di Keynes Blog segnalando anzitutto la piattaforma unitaria per la legge di bilancio 2019 che CGIL, CISL e UIL hanno consegnato al Governo il 22 ottobre 2018, che mi sembra abbia sinora trovato ben poca disponibilità all’ascolto da parte della politica, come del resto ben poca pubblicità e ancor minore approfondimento sui mezzi di comunicazione di massa.

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Una modesta proposta per una politica economica alternativa e realmente keynesiana

Serve un programma in cui il ruolo dello stato sia centrale per le politiche industriali, che sia socialista nei confronti dei deboli e liberista contro le corporazioni, i forti e i furbi.

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Giorgio Lunghini: “La prospettiva Keynes”

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Ieri ci ha lasciati Giorgio Lunghini, uno degli economisti più attivi e profondi del panorama italiano. A lungo docente a Pavia, Milano e in Bocconi, Lunghini apparteneva a quel filone eterodosso italiano classico-keynesiano che coniugava una pluralità di approcci di differenti epoche, autori e scuole. Fino al 2010 ha tenuto all’Università Bocconi il corso progredito Economia Politica – I modelli economici (dal 2007 “Teorie Economiche Alternative”) avviato nel 1975. Come scrive oggi Fumagalli sul Manifesto “Il corso di Giorgio Lunghini in Bocconi era l’unico in cui si poteva apprendere che non esisteva un unico pensiero ma che la scienza economica era ed è, invece, innervata da una pluralità di impostazioni teoriche e metodologiche.”.

Lo ricordiamo pubblicando questo articolo comparso nel 2000 sul Manifesto, in fondo al quale potete trovare altre risorse interessanti.

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A lezione da Keynes, ripensando la macroeconomia. Recensione de “La scienza inutile” di F. Saraceno

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Francesco Saraceno
La scienza inutile: Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall’economia
Luiss University Press (2018)
https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-scienza-inutile

Recensione di Daniela Palma

Tra le conseguenze della crisi che ormai da un decennio sta attraversando l’economia mondiale, non si contano solo fallimenti finanziari e una diffusa stagnazione delle attività produttive. Lo stupore con cui la regina Elisabetta nel novembre del 2008 chiedeva ad autorevoli professori della London School of Economics come mai nessuno fosse stato in grado di prevedere un evento di proporzioni così rilevanti, ci ha avvisati infatti della crisi che stava per investire la scienza economica corrente e segnatamente la macroeconomia. Bene fa perciò Francesco Saraceno con il saggio “La scienza inutile” a lanciare la sua provocazione, per poi subito precisare che si può imparare dall’economia (e molto) purché la si legga con le lenti giuste.

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Il mito della sovranità monetaria. Perché la MMT non è applicabile nella maggior parte del mondo

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La nota analista finanziaria e commentatrice economica Frances Coppola in questo articolo spiega che la sovranità monetaria non è una variabile binaria (o ce l’hai o non ce l’hai) ma uno spettro di possibilità che va dall’ampia sovranità di chi emette il dollaro (gli USA), passa per gli altri paesi che emettono valute di riserva e finisce con quelli che stampano valute con poca reputazione e scarso mercato. E questo a causa del vincolo esterno della bilancia dei pagamenti.
In tale contesto la zona euro ha un’ampia sovranità monetaria nel suo insieme, mentre molti dei singoli paesi non potrebbero godere di ampi spazi di manovra.

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