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La fantastica uscita dall’euro di Mediobanca

Dopo la fantastica uscita dall’euro dell’OFCE altri economisti dilettevoli si cimentano in previsioni fantasiose sugli effetti dell’Italexit. Viceversa gli economisti noiosi, come Salvatore Biasco, nutrono qualche dubbio in proposito.

di Salvatore Biasco, dall’Huffington Post, 9 marzo 2017

Il Rapporto Mediobanca(Mediobanca Securities, Re-denomination risk down as time goes by, 17-1-2017) sulla probabilità di ristrutturazione del debito italiano è sorprendente. . In primo luogo per l’istituzione che pubblica il Rapporto (diretto a investitori istituzionali) e, in secondo luogo, per una certa leggerezza con cui tratta il tema.

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Perché i salari non crescono?

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di Leonello Tronti*

Anche in periodi di deflazione come quello in cui viviamo i salari reali non crescono. I dati Istat confermano che la retribuzione lorda media di un dipendente a tempo pieno, calcolata a prezzi del 2015, era pari nel terzo trimestre del 2016 a 2.464 euro mensili (poco più di 1.800 euro netti). Dieci anni prima, nel terzo trimestre del 2006, era identica: 2.463 euro mensili.
Si dirà che il problema è la crisi che, colpendo le imprese due volte tra il 2008 e il 2013, ha proibito qualunque crescita del potere d’acquisto dei salari. Ma se andiamo più indietro e guardiamo cos’è successo prima, quando la crisi non c’era, l’Eurostat ci dice che fatta 100 la retribuzione reale media di un dipendente a tempo pieno italiano nel 1995, nel 2006 l’indice aveva raggiunto il valore di 101,5, anche se nel frattempo l’indice del reddito lordo prodotto dall’economia era passato da 100 a 118,3. Dunque le retribuzioni italiane sono – da almeno 22 anni – rigide verso l’alto, insensibili alla congiuntura. Il dipendente italiano a tempo pieno (quello fortunatamente non toccato dall’enorme crescita del lavoro flessibile) guadagna oggi in termini reali più o meno quello che guadagnava nel 1995.

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La fantastica uscita dall’euro dell’OFCE

 

Sui siti noeuro impazza un working paper pubblicato dall’OFCE di Parigi secondo il quale non vi sono pericoli per l’Italia in caso di uscita dall’euro. Vediamo di capire perché non c’è proprio nulla da festeggiare

L’economia non è una scienza esatta, ma una scienza sociale. C’è però una bella differenza tra studiare una scienza sociale e scrivere inesattezze basate su previsioni fantasiose. E’ il caso del Working Paper di Cédric Durand e Sébastien Villemot pubblicato dall’OFCE di Parigi sugli effetti dell’uscita dall’euro sugli stati patrimoniali degli agenti economici nelle economie che compongono l’eurozona (il balance sheet effect). Detta in soldoni: che succede se uscendo dall’euro una parte dei debiti non può essere ridenominata nella nuova valuta, ad esempio perché sotto legislazione estera? Banalmente, il debito aumenterà in proporzione alla svalutazione stessa, mettendo in difficoltà l’impresa o banca che lo ha emesso, e con essa la stabilità finanziaria. Ovviamente, più la nuova moneta si svaluta, peggio è.

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“Le notizie sulla morte dell’euro sono fortemente esagerate”

“Le notizie circa la mia morte sono fortemente esagerate”. Così ironizzava Mark Twain su una fake news, si direbbe oggi, riguardante il suo decesso. Lo stesso potrebbe dire l’euro, ci avverte Barry Eichengreen dalle pagine di Bloomberg View. Il parere di Eichengreen è particolarmente utile alla discussione perché egli non è solo un economista, ma anche uno storico dell’economia, la cui opera più significativa riguarda un altro regime monetario poi dissoltosi: il Gold Standard.

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Agent-based models, l’altra microfondazione

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Abbiamo già trattato il tema delle microfondazioni economiche tradizionali. L’articolo che segue, tratto dal blog dell’OCSE, tenta di spiegare perché i modelli tradizionali sono fallaci in partenza mentre invece i modelli agent-based (basati sugli agenti) permettono di modellare i sistemi economici in modo più realistico e quindi trarre delle conclusioni rilevanti.

di Richard Bookstaber, University of California, tratto da OECD Insights

L’economia non se l’è cavata bene nel trattare le crisi. Credo che questo sia dovuto al fatto che ci sono quattro aspetti dell’esperienza umana che si manifestano durante le crisi, che non possono essere adeguatamente trattati con i metodi dell’economia tradizionale.
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La reputazione del ministro Padoan

Scrive oggi il Sole 24 Ore:

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha chiarito che l’apertura di una procedura per debito eccessivo sarebbe negativa per l’economia italiana, perché provocherebbe sui mercati finanziari nuovi dubbi sulla solvibilità del paese. La presa di posizione giunge mentre sulla stampa nazionale rimbalzano voci secondo le quali una parte della maggioranza governativa vedrebbe di buon occhio questa eventualità, fosse solo per cavalcare un certo euroscetticismo della società italiana.
«La procedura di infrazione sarebbe un grosso problema in termini di reputazione che in questo periodo recente (l’Italia, ndr) ha rafforzato e costruito. Una procedura di infrazione sarebbe quindi una inversione a U rispetto a quanto fatto»

Il ministro Padoan è persona prudente e quindi il suo atteggiamento era prevedibile. Né varrebbe in effetti la pena l’apertura di una procedura di infrazione per appena lo 0,2% di deficit, se non altro perché questa è proprio la multa che ci toccherebbe pagare se poi la procedura arrivasse alla sua conclusione. Ma questo, semmai, è un motivo in più per disubbidire a richieste assurde come quelle che ci vengono avanzate.

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Draghi spiega come si esce dall’euro: servono 312 miliardi subito

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 18-12-2013 Roma Politica Camera - legge stabilita' Nella foto: Stefano Fassina, viceministro economia Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 18-12-2013 Rome Politics Chamber of Deputies - budget bill In the picture: Stefano Fassina, vice minister of economy

Vi sono due tipi di noeuro: quelli che vogliono uscire dall’euro il venerdì notte con un piano segreto, causando una “Lehman Brothers al quadrato”, e di cui ci siamo già occupati in passato. E poi ci sono quelli apparentemente più ragionevoli, i quali, coscienti dell’effetto domino che un’uscita solitaria potrebbe determinare, propongono un’ “uscita concordata”.

Ad esempio Stefano Fassina parla di un “superamento in via cooperativa, assistito dalla Bce”. A rispondergli, indirettamente, è stato proprio il presidente della BCE Mario Draghi che, nella replica ad una interrogazione dei Cinque Stelle, ha spiegato che nel caso un paese lasci l’euro, la sua banca centrale deve prima pagare tutti i debiti con la stessa BCE: “If a country were to leave the Eurosystem, its national central bank’s claims on or liabilities to the ECB would need to be settled in full.”

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