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Ancora sull’Helicopter Money: Money Rain o Money in a Bottle? Ovvero, Prince o i Police?

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di Amedeo Di Maio e Ugo Marani – Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università di Napoli L’Orientale

I richiami alla teoria economica al tempo delle crisi paiono talora imprevedibili e fantasiosi; oggi, tanto per fare un esempio, il superamento di una recessione internazionale che si approssima al decennio di vita viene ipotizzato tramite il varo di misure del tutto radicali, così tanto da superare il pensiero keynesiano e approdare, come per incanto, al suo più tenace oppositore, Milton Friedman. Continua a leggere »

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Bill Clinton, il liberista

Hillary and Bill Clinton

Hillary Clinton ha annunciato che, se eletta presidente, incaricherà suo marito Bill di “rivitalizzare l’economia”. Ecco perché non si tratta di una buona scelta.

Tratto da “La battaglia contro l’Europa” di Thomas Fazi e Guido Iodice

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Helicopter money: la differenza tra Keynes e Friedman

In queste settimane si fa un gran parlare di helicopter money, vale a dire l’ipotesi che le banche centrali regalino soldi ai cittadini senza pretendere nulla in cambio. I rumors in tal senso sono diventati così forti che le stesse banche centrali hanno dovuto smentire o ridimensionare le aspettative di azioni così straordinarie. Per la verità Mario Draghi ha aperto timidamente all’idea, che ha definito “molto interessante” anche se pone problemi legali e implementativi.  Continua a leggere »

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Buon primo maggio: l’importanza dei sindacati

Dei sindacati forti non fanno male all’economia. Questo grafico mostra la relazione tra la percentuale di iscritti ai sindacati americani e la percentuale di PIL della “classe media”, termine con il quale negli USA si indicano impiegati, operai e in generale coloro che hanno un reddito che ricade nella fascia media, né ricchi, né poveri.

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Il crollo della quota di reddito nazionale della classe media è collegato direttamente all’indebolimento dei sindacati. E proprio le crescenti disparità di classe sono da molti individuate tra le principali cause dell’instabilità finanziaria. Quando la classe media non ha abbastanza reddito per comprare ciò che si produce, l’unico modo di far andare avanti il circuito economico è creare potere d’acquisto attraverso l’indebitamento dei consumatori…

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Ma quando i debiti crescono e i redditi degli indebitati no, è solo questione di tempo prima del crollo.

Se si vuole far funzionare il capitalismo i lavoratori devono avere la loro parte. 

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Segnalazioni: una spiegazione kaldoriana per il declino italiano e politica monetaria ottimale dopo una crisi

Segnaliamo due Working Paper che potrebbero risultare interessanti ai nostri lettori. Il primo riguarda il declino italiano spiegato tramite la legge di Kaldor, secondo cui la produttività è una funzione della domanda aggregata nel lungo periodo, attraverso la catena causale domanda -> investimenti -> produttività. Il secondo paper invece analizza l’effetto delle politiche monetarie sul ciclo economico in particolare riguardo lo scoppio delle bolle speculative, concludendo che una politica di tassi di interesse a zero è la più appropriata per evitare una doppia recessione.

 

The Italian Economic Decline in a Kaldorian Theoretical Perspective
Guglielmo Forges Davanzati, Rosario Patalano, Guido Traficante; Post Keynesian Economics Study Group Working Paper 1606, March 2016

Il working paper affronta il tema del “declino” economico italiano in un quadro teorico kaldoriano. Sul terreno teorico, l’interpretazione del declino economico italiano proposto si basa sul continuo declino della domanda interna, come causa della costante riduzione della produttività del lavoro, a partire dall’inizio degli anni 1990: consumi privati e gli investimenti si muovono di pari passo con la produttività del lavoro. Tramite un modello VAR, emerge che la produttività del lavoro cresce dopo un aumento degli investimenti e dei consumi privati. Aggiungendo anche l’offerta di credito all’analisi, si mostra che essa svolge un ruolo cruciale nell’influenzare la domanda aggregata e, a sua volta, la produttività del lavoro. In particolare, quando le banche stringono le condizioni di credito, le imprese diminuiscono gli investimenti e le famiglie riducono i consumi. Entrambi gli effetti concorrono alla riduzione della produttività del lavoro.

http://www.postkeynesian.net/downloads/working-papers/PKWP1606_gB58IUN.pdf

 

Monetary Policy and Large Crises in a Financial Accelerator Agent-Based Model
Federico Giri, Luca Riccetti, Alberto Russo, Mauro Gallegati; MPRA Paper No. 70371

Una politica monetaria accomodante seguita da un improvviso aumento del tasso di interesse a breve termine, spesso porta allo scoppio delle bolle e al rallentamento dell’economia. Due esempi sono la Grande Depressione del 1929 e la Grande Recessione del 2008. Attraverso l’implementazione di un Agent Based Model (ABM) con acceleratore finanziario siamo in grado di studiare la relazione tra politica monetaria e grandi eventi di crisi su larga scala. I risultati principali possono essere riassunti come segue: a) improvvisi e forti aumenti del tasso di interesse sono in grado di generare recessioni; b) dopo una crisi, il ritorno troppo improvviso e anticipato ad un regime di politica monetaria normale è in grado di generare una seconda recessione, mentre c) tenere il tasso di interesse a breve termine ancorato allo zero nel breve periodo può evitare con successo un ulteriore rallentamento.

https://mpra.ub.uni-muenchen.de/70371/

 

 

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Blanchard e la contaminazione del mainstream

Blanchard

di Emiliano Brancaccio e Francesco Saraceno *

[…] E’ interessante esaminare un’intervista che Olivier Blanchard ha rilasciato nell’agosto 2015, a poche settimane dalla scadenza del suo mandato di capo-economista del Fondo Monetario Internazionale. In essa, parafrasando la nota esortazione maoista alla competizione tra scuole di pensiero, Blanchard ha dichiarato che «a seguito della crisi cento fiori intellettuali sono sbocciati». In particolare egli si è soffermato soprattutto su “fiori maledetti” di antiche origini, come «l’ipotesi della instabilità finanziaria di Hyman Minsky e i modelli Kaldoriani sulla crescita e le disuguaglianze, proposizioni che un tempo sarebbero state trattate alla stregua di anatemi e che oggi vengono riproposte da economisti ‘seri’» (IMF Survey 2015).  Continua a leggere »

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Il costosissimo flop delle decontribuzioni

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Marta Fana e Michele Raitano si propongono di stimare quanto inciderà sul bilancio pubblico la decontribuzione sul costo del lavoro prevista dalla Legge di Stabilità per il 2015. A questo scopo, essi formulano diverse ipotesi su variabili rilevanti fini del calcolo, come la durata media dei nuovi contratti e la distribuzione delle retribuzioni. La conclusione alla quale giungono è che il costo lordo per il bilancio pubblico nel triennio di sgravio oscillerà, a seconda delle ipotesi, tra i 22 e i 14 miliardi, con un’incidenza sull’occupazione molto modesta che porta il costo per occupato ad una cifra che varia da 25 a 50mila euro.

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