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Uscire dalla crisi con Keynes


Pubblichiamo un testo divulgativo che riassume i principi fondamentali del pensiero economico keynesiano e affronta alcune delle tematiche legate alla situazione attuale, in particolare riguardo la moneta unica europea. Il testo contiene inoltre alcune indicazioni di stampo keynesiano su come uscire dalla crisi economica.


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117 commenti su “Uscire dalla crisi con Keynes

  1. non riesco a scaricare l’allegato in pdf :(

  2. E’ possibile caricare una copia in formato epub??? Grazie in anticipo!

  3. […] relativismo della salita che può diventare discesa. Teoria che, nel secolo scorso, attraverso le politiche economiche di tipo keynesiano, ha risolto tutte le crisi periodiche permettendo ai paesi che le avevano adottate di progredire e […]

  4. Leggendo il programma ho notato che puntate su un cambiamento radicale delle politiche economiche attuate negli ultimi anni dall’UE. Se ciò non dovesse cambiare(molto probabilmente) sareste disposti ad un fuoriuscita dall’euro(e una conseguente uscita dall’unione europea) ritornando ad una moneta sovrana, attuando una spesa a deficit positiva, ed infine nazionalizzando Bankitalia?

    • beh non e’ principalmente negativo … non sono d’accordo con la rinascita di una moneta nazionale , ma se i Tedeschi e gli altri monetaristi + finanziari che hanno perso il CONCETTO DI VALORE non vogliono capire e sentire (per loro interesse idiota e lesionista) … allora usciamo e arrangiamoci .
      Piu’ poveri e progressivamente piu’ “munti” ed impoverenti di cosi’ come adesso e’ praticamente impossibile.
      Se i Tedeschi sono ossessionati da Weimar o “impiegati” da qualche istituto finanziario privato e gli Inglesi (che la leggenda vuole abbiano fatto crepare di crepacuore J.M. Keynes dopo Breton Woods) non “mollano” andiamocene … anche piangendo , ma cosi’ non si puo’ piu’ continuare … non e’ solo Krugman che lo afferma , ma qualche dubbio sta venendo anche ad altri … magari ex-finanziari …
      “La Tricoteuse” alias Ezio Lucenti – Ca’ Foscarino degli anni ’70

  5. Scusate, mi chiamo Roberto, Operaio, sposato con tre figlie.
    Ha mio avviso l’unica soluzione per uscire dalla crisi e globalizzare i diritti civili, sindacali e ambientali. Di conseguenza bloccare tutte le merci provenienti da paesi che non rispettano tale globalizzazione. Spingerebbe a far migliorare le condizioni di alcuni stati e scomparirebbe l’impossibile concorrenza sleale che attualmente sta distruggendo i paesi più sviluppati.

  6. Penso che si possano attuare politiche economiche di stampo keynesiano anche uscendo dall’euro. Politica di piena occupazione, spesa a deficit, nazionalizzazione di banckitalia, ente di controllo per la fuga di capitali, indicizzazione dei salari ecc….

  7. sono 70 anni che vengono applicate politiche keyenesiane (da dove pensate che vengano fuori gli enormi debiti pubblici che abbiamo adesso??) , quindi pensare che la soluzione ai danni causati dalle politiche keynesiane, sia: ancora più keynes è da pazzi…

    • Veramente è dagli anni 70 che non è più così, sei un attimino in ritardo.

      • sto ancora aspettando che inizino a diminuire la spesa pubblica, ma sai con la scusa del moltiplicatore…hanno un pretesto per continuare a prelevarci più soldi con le tasse:
        “abbiamo portato l’aliquota irpef al 99%, ma tranquilli tutti i vostri soldi che spenderemo rilanceranno l’economia, cè il moltiplicatore”

  8. risposta corretta … sono 35 anni che patisco questi monetaristi / finanziari che hanni perso la COGNIZIONE DEL VALORE
    Studia ! e non ascoltare Brunetta … cammina sulla carta vetrata e si accorcia (anche di comprendonio) ogni giorno .
    Se poi sei innamorato della Merkel … io ne preferisco altre …. non Olgettine

    • se studiare significa fermarsi alle ricette miracolose di keynes, bè siamo messi male…è troppo facile credere che ci sia la soluzione miracolosa ai nostri problemi, quando i problemi dell’italia sono ben altri….

  9. Salutami la Merkel e offrile una birretta della Germania dell’Est a mio nome, per piacre.
    Hai proprio capito tutto.
    AH !!!! non dimenticarti di portarne una anche a Wolfgang Schäuble, altrimenti ti troveresti disoccupato IN STRADA ! con tutta la eventuale Famiglia

  10. voi keynesiani siete uguali identici ai fanatici religiosi, e le vostre convinzioni irrazionali, crollano di fronte alla razionalità

    • Guarda che ti fregano “A TUA INSAPUTA” Angelo del Focolare e se parliamo di Bergamaschi , Angelino dei MINUS HABENS.
      Attento alle “Brioches” Maria Antonietta docet .

      Con il tuo “mercato” finora ci hai guadagnato o ci hai rimesso ?

  11. Caro Antonio,
    ho studiato Economia e Gestione Aziendale all’Università di Trento e ho approfondito la teoria keynesiana molto bene. E’ un pensiero intelligente non solo nel superare la crisi ma in tutte le sfumature dell’economia. Condivido pienamente.

  12. @Francesco Miglino come darti torto? Oggi come oggi, l’ italiano medio non riesce nemmeno a pensare più. Dalla massa, riesci a sentire il solo flebile suono di “e cosa possiamo fare?”. E lo dicono in un modo rassegnato che di più non si puo!

  13. Nel documento (ben fatto) al paragrafo “l’euro e il monetarismo” si critica l’architettura delineata dallo Statuto della BCE, il quale fissa come unico obiettivo la stabilità dei prezzi, a differenza del doppio mandato della FED, che oltre al controllo dell’inflazione persegue l’obiettivo della crescita e dell’occupazione. Al punto 2 di “che fare?”, dunque, si propone di trasformare la BCE in una “vera banca centrale…con tutti i poteri e doveri delle altre banche centrali”, investita del “dovere di favorire la crescita e non solo controllare l’inflazione”. Ora, oltre alla FED americana, quali altri grandi paesi al mondo hanno banche centrali istituite del doppio mandato del controllo dell’inflazione e della promozione della crescita?

  14. Gentile direttore, mi sono dilettato a formulare una “legge “ creativa che spero trovi interessante . Mi permetto proporla a Lei ed ai suoi lettori per sentirne il parere . La ringrazio in ogni caso per l’attenzione
    Di pochi giorni fà, sul Il Sole 24 ore, la notizia che i fallimenti immobiliari sono raddoppiati. Cio’ è sintomo di una crisi grave e crescente. Eppure se il Legislatore si svegliasse e fosse aperto alle proposizioni esterne questo Paese potrebbe anche riprendersi .

    Il settore edile traina 28 settori portanti dell’economia su 36 ; se riparte l’edilizia riparte il Paese . Non è il caso di costruire nuovi carrozzoni ma recuperare fabbricati energivori puntando sulla leva fiscale
    SI PUO’ FARE . ECCO COME .

    La proposta seguente punta al “ bersaglio grosso”, ossia al quel 70% di unità abitative obsolete , energivore , che per la maggior parte appartengono a privati cittadini .

    CONCETTUALMENTE la proposta prevede la possibilità per l’ impresa di costruzione di acquistare in proprio da un privato una unità abitativa da sottoporre a ristrutturazione pagando un imposta unica di registro dell’ 0,1% complessiva, contro l’ attuale 10%. (imposta registro, catastali, ipotecarie). Lo Stato non subirebbe alcuna perdita fiscali, anzi ci guadagnerebbe come piu’ avanti si leggerà .

    In pratica se l’impresa oggi comperasse una unità abitativa di 200.000,00 euro da un privato pagherebbe 20.000,00 euro di imposte (visto che in tal caso non funziona il c.d. prezzo valore ) ; secondo la proposta ne pagherebbe 200,00; ne resterebbero 19.800,00 da indirizzare all’intervento manutentivo. Per contro l’impresa dovrebbe impegnarsi al rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro, antisismica, paesaggistica, al contenimento energetico, a rivendere l’ unità abitativa entro 5 anni al consumatore finale , all’onere di sottoporre a valutazione di congruità preventiva il costo dell’unità acquistata dal privato (norma antielusiva atta ad evitare la lievitazione artificiale del costo) .

    Le agevolazioni dovrebbero consistere oltre all ’ alleggerimento dell’imposta di registro come già illustrato, nella inequivoca possibilità di detrarre l’iva pagata a fronte di fatture di fornitori di beni e servizi , nel forte alleggerimento degli oneri di urbanizzazione e/o costi di costruzione da parte del Comune che pure dovrebbe fare la sua parte.

    La norma potrebbe essere estesa a qualsiasi impresa ,anche non di costruzione (che potrebbe operare previo appalto a terzi) , purchè sia prevista la tenuta della contabilità separata, isolando costi (a detraibilità iva al 100% ) e ricavi (iva a debito al 100% ) relativi all’intervento edilizio; potrebbe anche essere allargata al privato investitore che volesse eseguire una “prestazione occasionale” conferendo appalto ad un impresa di costruzione rispettosa dei criteri già illustrati; il privato potrebbe persino trattenersi i vantaggi fiscali del 65% in caso di rivendita, facoltà lui concessa da una recente normativa . in questo caso il reddito potrebbe essere tassato con una cedolare secca. Potrebbe essere altresì introdotta una nuova norma forma di “società snella” economica e dedicata al singolo affare ossia all’ immobile del privato oggetto di apporto : “io privato apporto l’ immobile che concordemente stimiamo 70, tu impresa ti impegni ad eseguire lavori per 30 secondo un preciso capitolato; quando vendiamo l’unità immobiliare l’utile lo dividiamo in proporzione” . L’importanza di costituire una società snella “ad hoc” trova ragione nel fatto che cosi’ facendo il privato non verrà coinvolto nel possibile dissesto che l’impresa potesse subire per affari diversi da quello in questione .(se non ci fossero pericoli di insolvenza alternativamente si potrebbe ricorrere al “contratto di associazione in partecipazione” con solo apporto di capitale da parte del privato )

    In sintesi: vantaggi per tutti, : L’erario vedrebbe aumentare il proprio gettito in misura considerevole : incasserebbe le imposte indirette (iva o registro ) all’atto del passaggio del bene al consumatore finale (si tratta in sostanza di una sospensione della riscossione al massimo per un quinquennio oltre il quale l’imprenditore si autofatturata o il privato versa la differenza dell’imposta di registro beneficiata all’origine ) , un aumento del reddito dell’impresa costruttrice porterebbe altro incremento di gettito da imposizione diretta (IRPEF-IRES ) . La collettività beneficerebbe del recupero del patrimonio edilizio dissestato ed energivoro ; ed inoltre, vantaggi per l’ambiente, vantaggi dalla sottrazione dei terreni alla cementificazione ,nuovi posti di lavoro nell’ edilizia e nell’ indotto; aumento dell’ irpef/dipendenti e della contribuzione previdenziale; incremento del PIL , attrazione produttiva dei risparmi (che ammontano a 4000 miliardi di euro ) aumento del valore immobiliare del Paese (oggi sopravvalutato ) , nessun rischio di delocalizzazione delle imprese .

    D’altro canto vale la pena di provare visto che l’alternativa al momento sarebbe il perdurante immobilismo.

    APPENDICE
    In fatto si tratta di mutuare da una norma simile già vigente mai funzionata perchè relegata a realtà ristretta e limitante ( effetto pro-rata) .

    La norma di riferimento vigente è quella disciplinata dal dpr 131/86 , articolo 1.Tariffa, Parte I.ma, che testualmente recita :

    Compete Imposta ridotta all’ 1%: “Se il trasferimento avente per oggetto fabbricati o porzione di fabbricato è esente dall’ IVA ai sensi dell’art. 10 primo comma, numero 8-bis, del Dpr 633/72 ed è effettuato nei confronti di imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la rivendita di beni immobili, a condizione che nell’atto l’acquirente (n.d.A: società) dichiari che intende trasferirli entro tre anni”
    CORDIALMENTE
    Ennio Alessandro Rossi, commercialista in Brescia

  15. Chiedo la cortesia di essere informato su articoli inerenti il pensiero di keynes sviluppato da nuovi economisti e capire come controbbattere al pensiero unico neoliberista neomercantilista

  16. Vorrei segnalare il testo dell’intervista a John Maynard Keynes da parte di Sir Joshia Stamp del 1933 “L’assurdità dei Sacrifici”, Edizioni Sì, con note tecniche su deficit, spesa pubblica, debito, inflazione, possibili scelte governative per uscire dalla crisi, tratte dai testi della scuola di pensiero post-keynesiana che sa prendere le distanze dal keynesismo “imbastardito e neutralizzato”. http://www.edizionisi.com

  17. […] first post was a 10-page divulgative essay titled “Get out of the crisis with Keynes“. It was met with overwhelming success, with […]

  18. Non rieco a scaricare il pdf dal collegamento, mi dice che non esiste più….qualcuno può aiutarmi? o inviarmi il pdf….
    grazie, Beatrice

  19. Da ignorante in materia ho letto in giro che non abbiamo più “leve” per intervenire sull’economia perchè sono già stato usate tutte soprattutto quelle keynesiane. Quando gli Stati sono indebitati fino al collo significa che il “risparmio” è stato speso tutto e anzi di più! Se aggiungiamo gli effetti della globalizzazione, vediamo che ogni soldo speso serve a fare lavorare ed arricchire un lavoratore appartenente ad un sistema economico che non è il nostro: questo succede perchè noi Occidentali non produciamo più nulla e compriamo tutto dalla “Cina” (in senso lato dai paesi in rapido sviluppo). Quando una nazione diventa molto ricca, quali potenziali acquirenti potranno comprare i suoi prodotti? Può una nazione in queste condizioni continuare a sopravvivere vendendo servizi ad alto valore aggiunto di dubbia utilità? Se è vero che la domanda stimola la produzione è anche vero che servono lavoratori disposti a fare tutti i tipi di lavori utili alla società a prezzi di mercato, mentre abbiamo creato un esercito di persone dietro a delle scrivanie con stipendi troppo elevati per quello che producono.
    Questo ha fatto crescere i costi ovunque a livelli tali che non riusciamo più a rimanere sui mercati! La ricchezza si produce con il grande manifatturiero di massa che presuppone persone disposte a lavorare duramente per stipendi “normali”: il sistema economico deve essere equilibrato tra mercato del lavoro e consumo, i costi devono rimanere bassi, molti servizi d’ufficio sono inutilmente costosi sia dentro le aziende che fuori, l’industria è il motore trainante la deindustrializzazione è un errore. Si sta puntanto troppo sulla ricerca (“thinker”) e troppo poco sulla produzione (“makers”), abbiamo snobbato l’utilissimo lavoro manuale in favore di inutili lavori intellettuali.
    Stiamo perdendo la capacità di fare e presto perderemo inevitabilmente anche il know-how. Purtroppo la globalizzazione ha creato una forte storpiatura, con eccessi incredibili (si guardi alla bolle finanziare e tecnologiche): il gioco ha funzionato finchè il poveretto dall’altra parte del mondo si spaccava la schiena per due soldi e stava zitto. Ora i poveretti siamo destinati a diventare noi, mentre i poveretti di un tempo si avviano a diventare la nuova superpotenza mondiale. Credo che questi sono gli aspetti sui quali cominciare a meditare.

    • Sarebbe stato interessante leggere una risposta all’argomentazione di Moreno Sartori: nella misura in cui l’economia è una scienza, un sereno scambio di idee – anche a beneficio dei lettori del blog – non può che andare a beneficio della conoscenza.
      Saluti,
      SB

  20. Grazie mille :) molto chiaro e ben scritto

  21. Offerte speciali soldi seri
    ou bisogno di soldi per aumentare la vostra attività? o creato il proprio business ?? Io sono un individuo che offre denaro da 1000EUROS 5.000.000EUROS ha tutto le persone bisognose. contattarmi via email per ulteriori informa: delfathe124@gmail.com

  22. […] mi ritrovo con le tesi di Sbilanciamoci (ad esempio: Un New Deal o il disastro) e di Keynes Blog ma volevo farvi partecipi della proposta di una moneta unica ri-legittimata contro il deficit […]

  23. Come faccio a scaricare il pdf?

  24. Salve, volevo chiedervi, se nel ’73 keynes fosse stato ancora vivo, cosa avrebbe risposto a Milton Friedman riguardo alla stagflazione? Quali misure avrebbe adottato per appianare quel disagio?

  25. Molto interessante.
    Cercherò di stamparlo per leggere meglio.

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