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Il problema greco non è il settore pubblico

Leggendo i giornali, sembra che i greci si siano dati alla pazza gioia con i soldi pubblici e che sia questa la principale ragione del loro indebitamento e della drammatica crisi economica in cui versano. Una storia che viene ripetuta come un mantra, senza che però nessuno vada realmente a guardare i dati. Lo ha fatto invece Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Il loro settore pubblico è così scandaloso? Uno studio recente di 8 ricercatori della … Banca Centrale Europea, sembra dire tutt’altro. Specie se poi confrontiamo le performance del pubblico con l’andamento delle dinamiche salariali nel settore privato, questione decisamente rilevante per una comparazione più informativa.

I dati segnalati da Piga sono piuttosto sorprendenti se si rimane alla “vulgata” prevalente nei media. 

Quanto a stipendi pubblici, ad esempio, emergono 3 gruppi di paesi:

Gruppo A, i “privatisti”: Belgio e Francia (ebbene sì, la Francia del pubblico d’eccellenza) che hanno paghe mensili  pressoché simili tra settore privato e pubblico;

Gruppo B, gli intermedi: Austria, Italia e Portogallo;

Gruppo C, gli “statalisti”: Spagna, Irlanda e … Grecia e Germania, quest’ultima con un premio per i salari pubblici del 15% contro il 16% greco.

La conclusione di Piga è chiara: la Grecia è un paese molto simile al resto d’Europa.

Non pare dunque essere, il settore pubblico greco, questa grande anomalia. Ha una presenza dell’occupazione pubblica importante  ma non  diversa da tanti altri paesi. Ha meno dirigenti di quelli che abbiamo in Italia malgrado abbia tassi di scolarizzazione universitaria migliori dei nostri. E il settore pubblico non pare trascinare verso una peggiore competitività il settore privato greco, visto che il premio salariale è in linea con quello tedesco.

… a guardare i numeri, il crescente peso del “pubblico” nell’economia greca, che tante critiche sembra attirare, è dovuto a qualcosa di ben altro: al crollo del denominatore, ovvero al crollo del PIL e dell’economia, dovuto a politiche di austerità e di dissennate connivenze internazionali nel settore bancario emerse con la crisi (il ROE delle banche greche è passato dal 15% circa del 2005-2007 al -1,5% del 2009). E al fatto che, per fortuna, quando l’economia crolla il settore pubblico, come avviene in ogni paese del mondo, crolla più lentamente svolgendo una funzione di assicurazione.

Leggi l’articolo sul blog di Gustavo Piga

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