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Uragani, terremoti e previsioni economiche

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di Francesco Sylos Labini da Il Fatto Quotidiano online

L’antica domanda “cosa accadrà nel futuro?” è posta allo scienziato moderno in maniera sempre più pressante, poiché le previsioni giocano un ruolo fondamentale non solo per la scienza e per lo stesso metodo scientifico, ma hanno anche sempre più il ruolo di garantire una base razionale alle decisioni in ambito di politiche globali o locali, protezione civile, prevenzione sanitaria, ecc. Occorre perciò distinguere tra le previsioni prettamente scientifiche e le quelle mirate a guidare decisioni e quindi come servizio alla collettività. Continua a leggere »

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Il fantasma di Keynes turba i sonni del FMI (ma non della BCE)

John Maynard Keynes BustNella sede del Fondo Monetario Internazionale, da qualche tempo, il fantasma del suo ideatore sta gettando scompiglio. Dopo aver (ri)scoperto la rilevanza dei moltiplicatori fiscali, il Fondo  ora ammette, in un rapporto riservato svelato dal Wall Street Journal, che quanto fatto dalla Troika in Grecia ha avuto anche effetti controproducenti. [il testo è ora pubblico]

Secondo il rapporto, se da un lato l’azione congiunta UE-BCE-FMI “ha dato più tempo all’area euro per costruire una cortina di protezione a beneficio di altri Paesi membri vulnerabili evitando effetti potenziali gravi per l’economia globale” dall’altro è stata condotta con approssimazione e ingiustificati ritardi. In particolare il Fondo punta il dito contro i paesi creditori (Germania in testa) che hanno dato il loro consenso alla ristrutturazione del debito greco solo nel 2012, due anni dopo l’inizio del programma, e contro la Commissione UE che non era preparata a operazioni di salvataggio.

Lo studio, smentendo le dichiarazioni ufficiali della stessa Christine Lagarde, svela anche che i funzionari del FMI avevano forti dubbi circa la sostenibilità del debito pubblico greco. Fatto che, se riconosciuto, avrebbe forse portato più rapidamente all’hair cut.

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Più deficit per ripartire

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di Giorgio La Malfa, da giorgiolamalfa.it

Nelle Considerazioni finali lette venerdì scorso in Banca d’Italia, il Governatore ha certificato la straordinaria portata della crisi che ha investito e continua a investire l’Italia. Essa si riassume in pochi dati: una flessione del reddito nazionale nel 2012 del 2,4%; un ulteriore “forte calo” atteso anche per quest’anno; una ‘possibile’ e dunque assai aleatoria possibilità di un inizio di ripresa a fine anno. Ancora più drammatico è il raffronto fra il 2012 e il 2007, l’anno che precede l’inizio della grande crisi finanziaria: una flessione del 7% del prodotto interno nel 2012 rispetto al 2007; un calo del reddito disponibile delle famiglie nello stesso periodo del 9%; una caduta del 25% della produzione industriale; il raddoppio del tasso di disoccupazione, la disoccupazione giovanile salita al 40%.

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All’industria manca la materia grigia

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di Daniela Palma e Guido Iodice da Left del 1° giugno 2013

Nei giorni scorsi si è levato ancora una volta il grido d’allarme di Confindustria, che ci presenta un quadro dalle tinte più che mai fosche: il sistema industriale appare sull’orlo del baratro, con un aumento dei fallimenti e una incapacità totale di creare nuova occupazione, a cui si aggiunge un aumento della disoccupazione (+32,3 per cento) dei giovani laureati superiore a quello della disoccupazione media (+30,1 per cento). La crisi in corso ha fatto da detonatore, ma la divergenza rispetto alle performance europee è iniziata negli anni ’90 e dovrebbe di per sé sollecitare una seria riflessione sulla direzione che dovrebbero prendere le politiche di intervento. Continua a leggere »

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Ancora su debito e crescita: un grafico

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Ne avevamo già parlato ma è davvero il caso di tornare sull’argomento della relazione tra debito pubblico e crescita. Arindrajit Dube, docente dell’Università del Massachusetts, Amherst (la stessa del giovane Thomas Herndon, che ha scovato gli errori di Reinhart e Rogoff facendo scoppiare il famoso Excelgate), nonché autore di numerosi e pregevoli studi sull’impatto dei salari minimi, ha prodotto un paper preliminare che aveva in parte anticipato su The Next New Deal e che avevamo tradotto per i nostri lettori.

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La leggenda dello Stato spendaccione

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Pieter Bruegel il Vecchio, “Proverbi fiamminghi” (part.), 1559 – Gemäldegalerie, Berlino

La spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, è inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell’area euro. Il problema del nostro debito pubblico, dunque, non deriva da un “eccesso” di spesa. Per questo concentrarsi solo sul modo in cui effettuare tagli rischia di lasciare pericolosamente nell’ombra le cause di fondo dei problemi italiani.

di Riccardo Realfonzo e Stefano Perri, da Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2013

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Letta e il falso problema del debito pubblico

L’elevato debito pubblico italiano costituisce un problema, per il presidente Letta, perché danneggia le generazioni future, che saranno gravate da ulteriori imposte nel caso in cui il debito dovesse ulteriormente crescere. Sono tesi che si basano sulla fallace equiparazione del debito di una famiglia con il debito di uno Stato. E che devono essere superate, se davvero si vuole andare oltre il disastroso dogma dell’austerità.

di Guglielmo Forges Davanzati da Micromega online

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Politica industriale, la grande assente nella relazione di Visco

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Un grande appello alla “responsabilità” nell’aspettativa che la difficile situazione di crisi che attanaglia l’Italia sia (sperabilmente al più presto) superata: sono questi i toni che percorrono le “considerazioni finali” del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco diffuse lo scorso 31 maggio. Ma dalla relazione, che offre una ricca prospettiva sulle fasi che hanno caratterizzato l’inasprimento della crisi dal 2011, spicca l’accento sulla specificità della crisi del nostro paese, una debolezza strutturale che ne mina il potenziale di crescita ormai da lungo tempo.

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Giappone e Abenomics a Economìa su Radio Macchianera

Perché il PIL giapponese è riuscito a crescere del 3,5% nei primi 3 mesi dell’anno? E come ha fatto l’indice di Borsa a Tokyo a salire del 64% in 6 mesi?! Tutto merito dell’Abenomics?

In studio: Marco ArdemagniMatteo BordoneLaura CarcanoPaolo LandiGianluca NeriSimone Tolomelli.

In collegamento audio Guido Iodice di Keynes blog.

21 maggio 2013

Fonte: podcast di Macchianera.

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Europa, le raccomandazioni all’Italia e l’evidenza dei fatti

Enrico Letta, on the left, and José Manuel Barroso

La flessibilizzazione del mercato del lavoro, che l’Europa nuovamente raccomanda, è stata una delle cause del declino della produttività e delle retribuzioni reali dell’ultimo ventennio

di Paolo Pini da Sbilanciamoci.info

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