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Più deficit per ripartire

euro-banconote

di Giorgio La Malfa, da giorgiolamalfa.it

Nelle Considerazioni finali lette venerdì scorso in Banca d’Italia, il Governatore ha certificato la straordinaria portata della crisi che ha investito e continua a investire l’Italia. Essa si riassume in pochi dati: una flessione del reddito nazionale nel 2012 del 2,4%; un ulteriore “forte calo” atteso anche per quest’anno; una ‘possibile’ e dunque assai aleatoria possibilità di un inizio di ripresa a fine anno. Ancora più drammatico è il raffronto fra il 2012 e il 2007, l’anno che precede l’inizio della grande crisi finanziaria: una flessione del 7% del prodotto interno nel 2012 rispetto al 2007; un calo del reddito disponibile delle famiglie nello stesso periodo del 9%; una caduta del 25% della produzione industriale; il raddoppio del tasso di disoccupazione, la disoccupazione giovanile salita al 40%.

Di fronte a dati di questa gravità vi dovrebbe essere una reazione immediata. Bisognerebbe discutere quali interventi urgenti in grado di interrompere una caduta rovinosa del paese e di mettere in moto la ripresa. Non si tratta di auspicare una ripresa “possibile” fra qualche mese: si tratta di impegnarsi a determinarla a qualsiasi costo. Di aprire subito una discussione sul da farsi e poi procedere senza esitazioni. Ed,i invece, il senso dell’urgenza di una svolta non c’è né nelle Considerazioni Finali della Banca d’Italia, sia nell’ampia intervista che il ministro dell’Economia Saccomanni pubblicata anch’essa venerdì. Il ministro dell’Economia esprime una serie di propositi condivisibili, ma non dà alcuna indicazione sugli effetti quantitativi che le misure che il Governo ha in animo di prendere avranno sull’andamento dell’economia, né indica i propri obiettivi quantitativi per il 2012 e per il 2013.

Quanto alla Banca d’Italia, essa sembra addirittura incerta nell’analisi sulla natura della crisi e dunque sulle vie per uscirne. La Relazione riconosce che le politiche di riduzione del deficit condotte nello scorso anno hanno comportato un effetto deflazionistico e stima che questo effetto abbia comportato una caduta dell’1% del reddito nel 2012. Si può discutere se questa stima sia esatta o se invece l’effetto negativo della austerità eccessiva che l’Unione Europea ci ha imposto sia stata ancora maggiore – come ormai riconosce con sforzo autocritico il Fondo Monetario – ma è la stessa Banca d’Italia a certificare che il rientro accelerato dal deficit ha avuto ed ha effetti negativi.

Se è così – e se si ritiene che la situazione italiana sia grave, anzi gravissima – allora la componente principale di una terapia urgente non può che essere una iniezione di domanda aggregata fatta attraverso il deficit pubblico: sono le stesse stime della Banca d’Italia a fornire sostegno a questa argomentazione. Dunque se la stretta fiscale ha effetti depressivi, si deve pensare che il modo più rapido ed efficace per fare ripartire l’economia sia uno stimolo della domanda attraverso il bilancio pubblico. Invece, la Relazione compie una marcia indietro proprio su questo punto. Scrive il Governatore a pag. 12 delle Considerazioni Finali: “E’ illusorio per noi pensare di uscire dalla crisi con la leva del disavanzo del bilancio.” Ma perché sarebbe illusorio, dal momento che poche righe prima la Relazione stima che metà della caduta del reddito sia stata causata dalla austerità? Lo si capisce subito dopo. Il problema è – scrive Visco – che “il margine di fiducia che risparmiatori e operatori di mercato attualmente ci concedono è stretto. I titoli pubblici da collocare ogni anno…sono nell’ordine di 400 miliardi”.

Allora non è illusorio pensare che il deficit possa servire a fare ripartire l’Italia: il problema è che l’Italia non si potrebbe permettere, in ragione del suo debito pubblico, questa politica. Ma, se è così, allora implicitamente la Banca d’Italia (e il governo) dice che non si può fare nulla per attenuare la crisi e bisogna accettare con rassegnazione la recessione fino a quando non sarà riassorbito il problema del debito pubblico. Da questo punto di vista i discorsi sulle riforme del mercato del lavoro, della giustizia e così via si rivelano per quello che sono: diversivi per fare dimenticare la sostanza e cioè le nostre autorità di politica economica pensano che non ci sia nulla da fare nell’immediato tranne che mettere a posto i conti.

Ma c’è ancora qualcosa di ancor più incomprensibile. Se Governo e Banca d’Italia ritengono che non si possa usare lo stimolo fiscale a causa del problema dei rinnovi annuali dello stock del debito pubblico, allora bisognerebbe concentrare l’attenzione sui modi in cui si possa allentare questo vincolo. In questo senso dovrebbero essere prese in esame le diverse proposte che circolano sui modi di ridurre il debito pubblico attraverso l’alienazione del patrimonio o quelle che riguardano la possibilità di allungare le scadenze del debito.

Poiché di tutto questo non si parla né nelle Considerazioni Finali, né nell’intervista del ministro dell’Economia, non si sfugge all’impressione amara che le autorità italiane siano rassegnate all’impotenza. Non osino porre problemi all’Europa, non cerchino di allentare i vincoli posti dal debito pubblico, non vogliano rischiare la disapprovazione dei mercati finanziari. Quello che è certo è che con questa rassegnazione l’Italia non riparte.

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66 commenti su “Più deficit per ripartire

  1. “In questo senso dovrebbero essere prese in esame le diverse proposte che circolano sui modi di ridurre il debito pubblico attraverso l’alienazione del patrimonio o quelle che riguardano la possibilità di allungare le scadenze del debito”.

    Giorgio La Malfa fa finta di dimenticare che c’è una terza opzione sul tavolo, fatta sparire con un gioco di prestigio dai ricchi e dai loro utili idioti ben retribuiti: chiedere i soldi, dopo che i ben 330 mld di manovre correttive della scorsa legislatura (poi ci si sorprende degli effetti recessivi…) sono stati addossati in gran parte sui ceti medio e basso e persino sui poveri (taglio della spesa sociale), agli unici che ora i soldi li hanno: i ricchi (il 10% delle famiglie che possiede il 45,9% della ricchezza totale), sia a mezzo di un’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota con franchigia di almeno 800 mila € (ipotesi De Benedetti, Amato, Veltroni, CGIL, Associazioni imprese, Squinzi, ecc.), sia con un prestito forzoso (Fitoussi, Giannino, ecc.), che per giunta sembrano avere scarsi effetti recessivi. [*]
    [* ] Dossier Imposta Patrimoniale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html

    • Inoltre non è per nulla dimostrato che il problema sia il rinnovo dei titoli pubblici in scadenza.
      Il problema è semmai, come dice la Banca d’Italia, il “rischio di ridenominazione” del debito.
      Ma questo rischio è sorto a partire dalla crisi greca, proprio in seguito alle politiche messe in atto dall’Eurosistema (ovvero dalla Germania), quando ha reso evidente ai mercati che il debito sovrano emesso in euro non avrebbe avuto alcuna garanzia da parte della BCE e avrebbe dovuto considerarsi un debito nazionale, pur avendo lo Stato ellenico (e con lui tutti gli Stati facenti parte dell’euro) perso la sovranità monetaria.
      Questo è il problema, non il debito o il deficit pubblico.
      Ma questo significa rimettere in discussione l’impianto e le ideologie che presiedono all’Eurosistema. Ma la Banca d’Italia non lo può fare. E non lo può dire.

    • Ovvio! Le tasse le paghino “i ricchi” cioe´gli altri.
      Ma bisognerebbe ricordare che in Italia di patrimoniali ce ne sono almeno gia´un paio e la sola “patrimonialina” (1×1000 su depositi e conti correnti) rende piu´ di tutta la ISF francese. Escludendo Francia e Belgio nel 2011 (cioe´ prima dell´introduzione di IMU e patrimoniali) l´Italia era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL

      • @ Gianni
        1) Visto che non sei Aristotele, linka le prove che “nel 2011 l´Italia [il Paese con la più alta evasione fiscale e contributiva] era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL”.
        2) Almeno per quanto riguarda la casa, secondo il MEF, nel 2011, l’Italia era il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi OCSE (cfr. “12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore”
        http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html).
        .3) Affermazione risibile, quella che voglio far pagare i ricchi, anzi lunare, di uno che vive sulla Luna; per punizione ti chiedo: a) dei 267 mld delle manovre finanziarie varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura, qual è stata la quota accollata ai tuoi amici ricchi?; b) e, soprattutto, qual è stato il tuo contributo (straordinario, beninteso) al risanamento dei conti pubblici (330 mld in totale, cfr. “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti XXhttp://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.htmlXX)?

        PS: Riporto l’incipit del mio post sull’imposta patrimoniale allegato sopra:
        “I nemici dell’imposta patrimoniale, misura indispensabile, sono sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni (o ‘non decisioni’, com’è il caso della patrimoniale) che vanno contro il loro interesse”.

      • I dati sono i soliti dell´OECD: http://www.oecd-ilibrary.org/taxation/taxes-on-property_20758510-table7
        Come ricordavo, con l´eccezione di Francia e Belgio, nell´EUZ vantiamo la tassazione della proprieta´ piu´elevata rispetto al PIL e non erano ancora entrate in vigore le nuove patrimoniali. Di queste la sola “patrimonialina” rende piu´di tutta l´ISF francese

        Bisognerebbe piuttosto far caso che gli amici dell´ennesima patrimoniale italiana sono come al solito coloro che piu´hanno ottenuto dalla politica, di questa o della loro vicinanza hanno vissuto una vita intera.

        La storia di tassiamo i “ricchi” e´ la solita solfa di tassate “gli altri”.
        L´unica fortuna e´ che chi crede e chiede queste sciocchezze lo piglia regolarmente in quel posto quando si passa dal dire al fare. Basterebbe ricordarsi di “facciamo piangere i ricchi”…ma come si suol dire: la figlia dello scemo del villaggio e´ regolarmente incinta ;-)

      • @ Gianni
        Credo tu sia la dimostrazione del perché Einstein, su quelli che io chiamo icasticamente “utili idioti”, chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”, allegato a “L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html).

        Osservo (li enumero, così ti ci raccapezzi meglio e non rischi… amnesie di comodo):

        1) Hai esordito con una balla scrivendo arbitrariamente che voglio far pagare ai ricchi, cioè agli altri, e continui, quando più sopra ho scritto che finora hanno pagato soprattutto i non ricchi e persino i poveri. Non sai leggere o sei a tal punto obnubilato dall’egoismo?

        2) Sull’ammontare della ISF conti un’altra balla: i depositi bancari e postali ammontano, secondo la Banca d’Italia, a poco più di 1.000 mld, quindi l’1 per mille equivale ad un miliardo, mentre, per contro, “l’imposta francese ha dato un gettito di 4,2 miliardi nel 2008 e 3,6 nel 2009, con basi imponibili stimate in 566 e 560 miliardi rispettivamente” (cfr. “Quanto può dare una tassa sui ricchi”, allegato nel mio dossier sull’imposta patrimoniale”).

        3) a) Hai scelto ad arte una tabella dell’OCSE priva di spiegazioni sul contenuto; b) presumo includa l’imposta di registro che colpisce, analogamente all’IVA per i consumi, le compravendite di cespiti; c) l’imposizione francese è quasi doppia di quella italiana; d) in ambito OCSE, molti Paesi sono sopra l’aliquota italiana, che peraltro è influenzata nel 2009 e 2011 dal calo sensibile del PIL; e) le basse imposizioni sulla proprietà di Germania, Svezia e Danimarca sono controbilanciate da imposte sul reddito elevate o elevatissime e da bassa o bassissima evasione fiscale; ed f) il contrario in Italia, dove l’IRPEF è elevata, ricade per oltre l’80% sui lavoratori dipendenti ed i pensionati, andrebbe ridotta trasferendo in parte l’onere appunto sul patrimonio e l’evasione è elevatissima.

        4) Non hai detto qual è stato il tuo contributo straordinario all’onerosissimo ed iniquo (molto più Berlusconi di Monti) risanamento dei conti pubblici, per cui sono autorizzato ad ipotizzare: ZERO o poco più. Io, non ricco, ho “contribuito” per qualche decina di migliaia di €. Quindi la tua accusa risibile, lunare, da contaballe rivolta a me è un esempio di proiezione: sei tu che pretendi di far pagare agli altri e non ai ricchi.

        5) Infine, citi – deprimendo il livello di questo pregevole blog a quello del contaballe “Il Giornale” – l’”ottuso” (=intelligentone) Bertinotti; io considero gli intelligentoni alla Bertinotti una iattura, ma in quel caso, a parte la forma ed il momento, egli aveva del tutto ragione: i ricchi (e lo sai anche tu, visto il tuo signorile accenno che i non ricchi lo prendono in quel posto) NON pagano quasi mai, perché possono contare sul controllo dei media, sulla collaborazione di una schiera di utili idioti ben retribuiti e sull’aiuto di milioni di altri utili idioti che lo fanno gratis. Tu chi sei: un ricco, un loro utile idiota o uno che, semplicemente, odia le tasse e fa con improntitudine il furbo?

      • Grazie per la chiarezza condivido al 150%

      • Grazie per la condivisione.

      • @Vincesko

        La nostra “patrimonialina” si applica anche sui depositi titoli e e´stimata per 2013 rendere 4.7mld. Molto di piu´della ISF francese. Se aveste poi il coraggio di informarvi quanto nel mondo le imposte patrimoniali pesano sul gettito complessivo di un paese forse capireste perche´sono estremamente improduttive

        L´unica consolazione e´ che quanto piu´continuate a chiedere di tassare gli altri tanto piu´ lo prendete in quel posto ;-)

      • @ Gianni
        Sei molto reticente, naturalmente, ma finalmente ci dai una seconda buona notizia (dopo la TTF, versione UE, beninteso, non quella edulcorata di Monti): i ricchi finalmente – per usare una tua espressione abituale (hai hai hai, brutto indizio) – l’hanno preso in quel posto e pagano qualcosa, ecco perché le lacrime copiose, come si vede. Poverini… Purtroppo, non c’è franchigia, e l’abbiamo dovuta pagare tutti.
        Hai qualche problema col… calcolatore: 4,7 (stima) non è molto di più di 4 (consuntivo e peraltro in via di revisione al rialzo, visti i chiari di luna in Francia).
        Naturalmente, per il costoso risanamento gestione miliardario Berlusconi non hai pagato nulla, piantala di lamentarti e metti mano alla tasca, perché per voi ricchi (o utili idioti, il che è lo stesso, anzi peggio…) temo siamo appena all’inizio.

  2. Mah, a me non sembra così difficile risolvere questa crisi. Si esce dall’Europa, dall’Euro e da tutti quegli assurdi trattati che vincolano i Paesi facenti parte dell’UE. Ricominciamo a stampare moneta. Spendiamo a deficit per creare posti di lavoro ( disoccupazione=0 ), infrastrutture, servizi gratuiti ( scuola, sanità, welfare, etc) e per investire sulla ricerca. Si possono creare tutti i soldi che si vogliono, se si ha una moneta propria e la si usa per la gente. Eccovi una società dove tutti lavorano e prendono buoni stipendi e dove tutto funziona. E se qualcuno da fuori ci dice che non possiamo farlo, perché metteremo in pericolo la nostra o la loro economia, la risposta deve essere: peggio di così? Davvero pensate che si possa arrivare a peggio di così? Almeno fateci provare! …Sapete cosa è davvero difficile? Non superare la crisi, ma convincere chi ci comanda a farlo, questo sì!

    • Non dimenticatevi di me!
      Io vorrei una villa a Abaco (Bahamas) con 4 o 5 camere da letto e una Ferrari California, anche se la 458 mi andrebbe bene. Sullo yacht lascio a voi ma non sotto i 50mt

      • Spero per te che tu riesca ad ottenere queste cose :)

      • Ma non basta stampare moneta sovrana?

      • La moneta sovrana fa aumentare al netto la ricchezza del popolo. Non so se però ti porterebbe mai ad avere così tanti soldi da comprare beni extra-lusso. Accontentiamoci già di portare ad avere un intero popolo con una casa, un’auto, servizi efficienti e gratuiti…

      • Scusa ma se davvero “La moneta sovrana fa aumentare al netto la ricchezza del popolo” perchè mai fermarsi a una casa e un’auto e qualche servizio? Potremmo tutti avere villone alle Bermuda, yacht e Ferrari. Non facciamoci mancare nulla! :-)

      • Guarda che lo stato deve comunque dare soldi a chi lavora, non a chi non fa nulla. Lavoro di cittadinanza, non reddito di cittadinanza. Tu lavori e guadagni in modo da vivere in modo dignitoso e anche qualcosa di più. Se lavori in modo da guadagnare i soldi per comprare i beni di lusso, buon per te. Ma dipende dal lavoro che fai e ciò dipende dai tuoi gusti, dalla tua personalità, dalle tue abilità e capacità. Se lo stato donasse soldi senza ragione, questi in poco, in pochissimo tempo perderebbero tutto il loro valore.

  3. L’idea di Matteo sarebbe ottima se non dovessimo comprare l’energia, le materie prime, la tecnologia elettronica etc. se rinunicassimo a viaggiare in giro per il mondo, se avessimo una società con una polizia efficiente, un esercito spietato e se tutti fossero d’accordo nell’impresa. Ma se Grillo non riesce a mettere d’accordo 100 parlamentari su quanto restituire di diaria? E’ ora di smetterla di dire cazzate e pretendere che i gonzi ci caschino.

    • Raimondo,
      ciò che ho scritto è ciò che penso: puoi non essere d’accordo ( ci mancherebbe altro!), ma non puoi dire che è una cazzata, considerando anche come vanno le cose. Non mi sembra che l’Italia stia andando così bene da permettersi di non prendere in considerazione nuove idee. Se potessimo spendere a deficit usando una moneta propria, ritorneremmo esattamente all’Italia degli anni ’80, per capirci. E quell’Italia funzionava molto meglio di ora, molto molto meglio. Ancora negli anni ’90, eravamo la prima potenza continentale, a livello di risparmio, di manifatturiera, di standard di vita. E’ così difficile capire che la nostra rovina è stata l’Euro? Usciamone, ormai il Paese non ne può più, è allo stremo. Se non si farà qualcosa, ma cose concrete non parole, qui la gente si rivolta. E davvero rischiamo di arrivare a regimi totalitari o peggio. Spendendo a deficit, lo stato può comprare tutto ciò che vuole ( materie prime, energia, etc.). Perché dovremmo rinunciare a girare per il mondo ?( sì che l’Italia è il Paese più bello del mondo :) ). Va bene non prenderla bene, ma dici che che addirittura ci sparerebbero a vista appena andassimo oltralpe? E allora sarebbero proprio dei mostri i leader degli altri Paesi…

      • Chiedo scusa per l’espressione usata ma anch’io rimango della mia opinione. Sono anch’io un keynesiano e penso che il credito sia una risorsa per far partire nuovi affari e nuove imprese ma dagli anni 80 sono passati più di 30 anni, la Milano da bere non c’è più e la Cina è veramente vicina, l’india e il Brasile sono realtà che all’epoca erano altra cosa, le tecnologie e i processi industriali sono emigrati insieme ai capitali. Da soli non potremo andare da nessuna parte saremo la stessa nazione velleitaria che pensava di segnare la storia con le sfilate ai fori imperiali, i gas in qualche colonia, le scarpe di cartone nell’inverno russo. il miracolo economico di cui parla si è realizzato non in modo autarchico ma con il grande aiuto dell’America e con la collaborazione pacifica con i paesi europei. E’ stata una grande speranza, quella dell’europa unita, che ha fatto da motore per il progresso. Ora neghiamo quella speranza e crediamo di poter far da soli stampando moneta. Non sarà una cazzata ma è una follia, una operazione disperata di chi non ragiona più, o una grave e colpevole manovra di pochi che hanno interessi inconfessabili, politici o economici, per fare l’asso piglia tutto in un probabile disastro. C’è una sola strada semplice e sicura, la stessa che nella crisi della banca romana dell’italietta liberale del secondo ottocento portò alla costituzione della banca d’Italia. Occorre che la BCE diventi prestatore di ultima istanza della confederazione degli stati europei esattamente come la banca federale negli USA. Allora la moneta potrebbe tornare ad essere un motore. Dico potrebbe perché in questi giorni la nuova politica monetaria del Giappone sta creando qualche problema.

      • Ma se noi italiani cominciassimo a stampare moneta a deficit seguendo la formula keynesiana, non credi che anche gli altri Paesi ci seguirebbero a ruota? O la tua paura ( più che legittima) è che non solo non ci emulerebbero, ma ci ostacolerebbero, ci danneggerebbero, fino a poter arrivare ad attaccarci militarmente?

      • scusa Matteo, ma se tutti, finito l’euro, scegliessero la stessa strada, stampare moneta con svalutazioni competitive non ti sembra che i nostri prodotti sarebbero nelle stesse condizioni attuali sul mercato globale? Cambierebbe l’unità di conto ma i prezzi dei manufatti resterebbero in termini reali gli stessi a meno di non svalutare sensibilmente il costo del lavoro. Quindi povertà diffusa. Senza guerre.

      • Senza Euro, come ho scritto sotto, e con una moneta sovrana come poteva essere la Lira, lo stato potrebbe intanto pagare stipendi a tutti coloro che oggi non lavorano, mettendoli a lavorare per lo stato stesso. Lo stato italiano ha bisogno di infrastrutture, no? Bene. Chiama mille uomini e gli dice: ricostruite questa strada, questo ponte, questa diga, etc. In cambio, eccovi uno stipendio con i fiocchi. Chiaramente, quando hanno finito di fare la strada o il ponte o la diga, faranno dell’altro, tanto non c’è carenza di cose fa dare in Italia. Quei mille uomini non sarebbero più alla fame e lo stato avrebbe nuove e funzionanti infrastrutture; nessuno ci rimetterebbe. I soldi creati dal nulla e dati a quei mille uomini darebbero nuova linfa all’economia, perché permetterebbero ai venditori di beni di consumo di vendere di più e di guadagnare di più. E l’economia tornerebbe a girare. Ora, invece che mille, pensa a 3 milioni di uomini che lavorerebbero in questo modo. Pensa a quante cose si potrebbero costruire e a quante persone starebbero meglio. In più, pensa che per costruire qualcosa o mettere a posto qualcos’altro, lo stato dovrebbe anche comprare e materie prime, quindi ecco nuovi capitali che darebbero nuova linfa all’economia. Infatti i soldi dallo stato passerebbero alle industrie che creano ferro, acciaio, cemento, etc, che tornerebbero ad assumere, a crescere, a comprare,a vendere. Passiamo a ciò che dici tu. Uno stato, come si diceva prima, più che vendere all’estero, deve comprare. Comprare beni e servizi e far arrivare capitale umano. Se non ci comprassero più nulla, non sarebbe un problema. In più, io penso che la cosa più importante sia il benessere delle persone. Gli italiani con questa politica economica tornerebbero a sorridere, e già quello sarebbe una gran cosa.

  4. L’energia, le materie prime ecc… che dovremmo comprare all’estero li potremmo tranquillamente acquistare con il saldo molto, ma molto positivo che avremmo dalla nostra bilancia dei pagamenti, grazie alle esportazioni.
    Finiamola di fare terrorismo, uscire dall’Euro non solo si puo ma si deve farlo al più presto, prima che il tessuto industriale dell’Italia sia stato distrutto o trasferito all’estero.
    L’Italia non è l’Argentina o l’Ungheria è stato e potrebbe essere ancora uno dei maggiori esportatori a livello mondiale (chiaro che alla Germania non piacerebbe tanto).

  5. @Raimondo
    Lei si dichiara keynesiano : in pratica esule in patria. Si faccia coraggio.
    Il punto è che alla bce non sono keynesiani (e neanche neo se è per questo). Sono proprio di un’altra parrocchia. Le attività correnti della bce non sono frutto di errori tecnici o politici : vogliono proprio fare così (la conferma è che gli USA ce n’hanno piene le scatole e temono le conseguenze economiche e geopolitiche di tali attività).
    E se anche la bce diventasse prestatore di ultima istanza nei confronti del nostro paese (ma se lo può scordare) resterebbe sempre il problema che non si coordina con i ministeri economici della Repubblica Italiana (Tobin) ma con le altre istituzioni europee e con il pacchetto di maggioranza interno. Quindi potrebbe, al più, fare gli interessi di questi. Detto per inciso al governo attuale i ministeri economici sono tutt’altro che keynesiani (di questo si sarà accorto). E quindi siamo daccapo.
    Non c’è verso!

  6. @ Matteo
    Hai disegnato un Eldorado che non è mai esistito e mai potrà esistere. Metti i piedi per terra e misurati con le cose difficilissime ma possibili e da noi “controllabili”.

    “I tedeschi contro Draghi, vuole usare la Bce per comprare i 70 miliardi di crediti delle imprese verso lo Stato Italiano”

    Qui si sommano tre elementi: 1) congiunturalmente, la vicinanza delle elezioni tedesche; 2) strutturalmente, l’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi; e 3) per contro, il completamento da parte dell’Italia dei compiti a casa. Tra questi ultimi – dato ben noto ai Tedeschi e a Der Spiegel, che periodicamente ce lo rammentano [1] – c’è la possibilità di attingere dalla ricchezza degli Italiani, superiore a quella dei Tedeschi. [2]
    Le manovre finanziarie della scorsa legislatura ammontano alla cifra stratosferica di 329,5 mld (266,3 mld il governo Berlusconi e 63,2 mld il governo Monti), [3] producendo gli effetti recessivi che vediamo adesso, anzi da un bel po’.
    Ora, [STIAMO MOLTO MEGLIO DI 2 ANNI FA, NON DOBBIAMO, NOI POVERACCI, PIU’ FARE SACRIFICI,] sarebbe il momento della crescita o almeno dell’uscita dalla recessione, ma servono risorse. Esse possono venire o dall’esterno (UE), ma la Germania non vuole, o dall’interno, chiedendole agli unici che ora le hanno, il 10% delle famiglie più ricche, che possiede il 45% dell’intera ricchezza nazionale, attraverso il varo di un’imposta patrimoniale sulla ricchezza maggiore di 1 mln e/o di un prestito forzoso di almeno 150 mld, [4] ma Berlusconi certamente non lo consentirà. Anzi, anziché preoccuparsi di reperire risorse, sta imponendo demagogicamente l’abolizione e la restituzione integrale e a tutti (anche ai ricchi) dell’IMU sulla prima casa, che è una mini-patrimoniale, rinunciando a 4+4 mld. [5] […]
    L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html

    PS: Vista la furbizia e l’arroganza dei “bottegai” tedeschi, le predette misure (accompagnate da riduzioni dei “costi di struttura” dell’apparato burocratico, inteso in senso lato: dal re all’ultimo impiegato, passando per lo stipendio dei Mandarini pubblici e le pensioni d’oro) dovranno far parte di un accordo più ampio che includa il varo degli eurobond o strumenti equivalenti.

    • Molto spesso le cose giuste da fare sono anche le più semplici. E’ chiaro che se dovessi dire ciò che io posso controllare, allora dovrei starmene zitto in un angolino. Io dico quello che potrebbero fare coloro che hanno il potere di farlo. Io non potrei mai portare l’Italia fuori dall’Euro, ma chi ci comanda potrebbe eccome! Basta dire ai tedeschi e al resto della combriccola: sentite, ci dispiace, ma noi non riusciamo più a fare ciò che ci chiedete; non siamo capaci di fare i sacrifici che per voi sono necessari; la nostra economia è, come dite voi, messa malaccio, dunque vi facciamo un piacere: ce ne andiamo! Sono anni che ci additano come la peste, saranno ben felici di vederci andare fuori dal loro “ring”, dal loro circolo. Non siamo all’altezza, non abbiamo i mezzi, non siamo capaci di seguirvi: possiamo dirgli qualunque cosa! Voglio vedere cosa ci diranno! Ci imploreranno di rimanere? Non credo che si abbasseranno tanto! Forse la punteranno sul melodrammatico: l’Italia vuole far fallire l’Europa! “Ma no” dobbiamo dirgli noi ” ma cosa ci dite mai? Ma noi siamo solo un piccolo paese, l’ammalato di Europa, un paesello dove tutti suonano il mandolino e pensano solo a mangiare spaghetti? Credeteci: è più un guadagno, che una perdita!”. Se poi scioglieranno comunque l’Europa, allora vorrà dire che forse contava qualcosa l’italia…

    • Sono d’accordo con Vincesko tranne la punta antigermanica che mi sembra eccessiva. Sulla questione del reperimento delle risorse anch’io ho scritto dei pezzi che mi permetto di risegnalare http://rbolletta.com/2012/11/14/la-patrimoniale-1/
      in ogni caso è illusorio pensare che la disponibilità di moneta sia risolutivo, la BCE ne ha immessa nel sistema in quantità, in realtà servirebbe una inflazione sostanziale di 10 o 20 punti che avrebbe effetti destabilizzanti a livello sociale (Argentina) e preleverebbe ricchezza a tutti in modo proporzionale ben più di qualsiasi patrimoniale ben congegnata, e gli effetti di una inflazione forte sarebbero spaventosi per le categorie che ora la sognano votando chi non vuole nuove tasse, lavoratori a reddito fisso, disoccupati, nullatenenti e piccolo borghesi. I ricchi attuali rimarranno tali perché i beni immobili si rivalutano con l’inflazione e perché soprattutto i professionisti dei servizi, medici, avvocati, certificatori, tutte le corporazioni forti continueranno ad imporre le loro condizioni a prezzi più alti e quindi a reddito invariato. Ovviamente tedeschi, cinesi arabi ed indiani potrebbero facilmente comprarsi tutto, anche il Colosseo, e noi finalmente vivremo felici e contenti con uno stornellatore al Quirinale che ci ha liberato dall’odiosa IMU.

      • Qui si continua a confondere svalutazione con inflazione! Suggerimento per i gestori del sito: potreste fare un bel paper divulgativo sul tema? Se no molti continuano ad essere convinti che se, uscendo dall’euro, svalutassimo del 20% (come accadrà) l’inflazione aumenterà del 20%!
        E poi, sta storia dei costi energetici, non se ne può più! Ma lo sapete o no che sul mercato libero dell’energia ormai le fonti rinnovabili contano per il 50%? (A maggio 2013 anche di più, e l’anno scorso ci fu un giorno – credo sempre a maggio – che l’energia costò ZERO perchè ci fu un tale eccesso di energia immessa nelle reti che si potette vendere gratis). Se l’energia continua a costare tanto è perchè c’è qualcuno a cui questo fa molta paura: e non parlo solo dell’ENI o dell’ENEL ma dei tanti che hanno investito e traggono profitti dalle fonti tradizionali! Basterebbe sviluppare le smart-grid o permettere la vendita diretta dal produttore al vicino di casa per far crollare la bolletta energetica! Quindi basta sta storia del petrolio!

      • Auguri. Restiamo in attesa della scheda sull’inflazione.

      • @ Saverio
        D’accordo, ma come (mi pare) spiega anche Bagnai, la svalutazione non ha un effetto nullo sul livello dei prezzi, ma determina inflazione per la quota parte importata, che non si riduce solo alla voce petrolio.

  7. “La BCE ha immesso moneta in quantitá”

    Vero ma…dove é finita ?

    A diminuire il debito ? Non mi pare, è aumentato ulteriormente.
    In politiche di sostegno alla manifattura ? Non mi pare, le aziende continuano a chiudere a ritmi impressionanti.

    A sostenere i consumi ? Non mi pare, continuano a scendere mese dopo mese.

    Potrei a andare avanti.

    Forse forse è rimasta nel sistema finanziario ? Forse le banche NON hanno immesso nel sistema produttivo la montagna di euro stampati dalla BCE ? Se si, perchè glielo hanno permesso ?

    Perchè i consumi e la produzione calano e la borsa sale ?

    Forse qualcuno ha interessa ha drenare le risorse verso il sistema finanziario e non verso il sistema industriale-produttivo ?

    Una cosa è ormai certa : ad oggi per ricostruire il patrimonio manifatturiero perso non basteranno tre generazioni. Ad oggi, perchè da qui a fine anno non oso pensare a quante altre aziende chuderanno.

  8. Caro sig. Raimondo Lei non deve ironizzare sul paper. dare informazioni sbagliate su temi così importanti è molto pericoloso è dannoso per l’opinone pubblica e si fa del terrorismo ingiustificato. a mio giudizio (non si offenda per carità e non solo ) lei ha le idee un po confuse. dal suo ultimo post non si capisce. lei parla di …una inflazione sostanziale di 10 o 20 punti che avrebbe effetti destabilizzanti a livello sociale (Argentina) e preleverebbe ricchezza a tutti in modo proporzionale ben più di qualsiasi patrimoniale ben congegnata, e gli effetti di una inflazione forte sarebbero spaventosi per le categorie che ora la sognano …..ma che significa?? cosa c’entra l’inflazione che sognano. semmai lei voleva dire svalutazione del 10 o 20 % . dunque lei confonde inflazione con svalutazione? allora lei deve leggere i paper.

    • Caro Luigi Maria, io sono uno dei pochi in questa discussione che ha un’identità raggiungibile con un clik e non so se ho a che fare con docenti universitari, economisti dell’OCSE o attivisti politici o influencer o pensionati perditempo come me. Mi collego sistematicamente a questo blog perché sono interessato a capire e qualche volta non resisto ad intervenire. Questa discussione ha preso una piega lunare e ne esco volentieri con le mie idee confuse. Qualche libro l’ho letto sia di economia, sia di storia, sia di matematica, sia infine di statistica. Non ho la memoria corta e cerco in tutti i modi di contrastare la confusione, la babele di lingue che in questo momento consente a coloro che ci hanno portato in questa miserabile situazione di convincere gli elettori che è tutta colpa dell’euro, della BCE, di Monti, delle tasse, dell’austerità. Ad esempio ricordo perfettamente che La Malfa, che ha firmato l’articolo da cui è partita la nostra discussione, ha appoggiato le politiche berlusconiane difendendo però il rigore economico che era stato del padre. Mirabili confondenze.

  9. Proviamo a ragionare sugli scenari, nei commenti trovo delle cose intelligenti. La soluzione più auspicabile è quella di un ripensamento dell’Europa a livello istituzionale e di politica economica, ma questo credo che non sia facilmente perseguibile al momento, a meno che un blocco mediterraneo ( Francia, Spagna e Italia), che hanno sufficiente peso economico, forzi i tedeschi a cambiare idea che alla fine gli converrebbe razionalmente. La politica è l’arte del possibile ma non credo che le speranze siano molte. L’idea del prestito forzoso l’ho sempre vista bene sarebbe perseguibile se ci fossero le condizioni politiche interne, ma non con questo governo, ma siamo sicuri che rimanendo nell’euro questo ulteriore sforzo ci salverebbe o non farebbe altro che procrastinare la fine ? Allora usciamo dall’ euro, svaluteremmo del 20-30% , non credo che l’inflazione crescerebbe altrettanto e l’economia potrebbe ripartire, ma che farebbero le altre nazioni e i mercati internazionali , potrebbero anche metterci in condizioni di soffrire parecchio , insomma non è completamente indolore , allora forse non rimane che insistere con la soluzione 1 .

  10. Caro Saverio concordo perfettamente con tè. ma c’è dell’altro. noi abbiamo una nazione con 3 MLN di disoccupati. 3 MLN di poveri. se aggiungi i cassaintegrati (cassa in deroga che sta terminando) che sono destinati a non trovare un lavoro alla scadenza della cassa arriveremo a verosimilmente a 3,5 MLN di disoccupati. in più ci sono i Neet ( giovani sfiduciati tra 15 e 35 anni) che non cercano ormai più lavoro sono 3 MLN. un numero davvero impressionante. ci sono 10MLN di Italiani in difficoltà con le loro famiglie. bambini indigenti che hanno genitori che non lavorano. rimango in Italia se vado in europa è paggio. ora io dico tutto questo ancora 25/30 anni orsono era inimmaginabile. non era permesso tollerare sacche così grandi di povertà, si, i meno abbienti ci sono sempre stati, ma il loro numero era esiguo. oggi nessuno si indigna per la situazione che si è creata e tutti la accettano. tutti si sono scoperti economisti e sanno per certo che la colpa e nostra perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e a causa dei politici che hanno gli stipendi molto alti e le auto blù e bla bla bla.

  11. pieper cosa possono farci i mercati internazionali? l’Italia è una grande nazione. noi abbiamo una grande capacità produttiva che ci deriva dalla competenza acquista nei secoli. noi negli anni 70 abbiamo dato fastidio all’ingilterra.in termini di capacità produttiva e di concorrenza. noi siamo in grado con il nostro mercato interno di dare crescita e sviluppo al nostro paese. siamo produttori di tutto. dall’agricoltura alla meccanica al tessile.etc. noi dobbiamo crescere internamente per dare benessere alla nostra gente. gli Italiani. non devi ragionare in termini mercantilisti. le esportazioni sono un valore per la bilancia. ma non devono essere l’obbiettivo principale per l’economia di una nazione. esportare vuol dire mandare fuori dal paese la ricchezza creata dalla tua gente. se hai il lavoro e stai bene puoi stare bene anche con una fiat. non necessariamente devi avere una BMW. la bilancia si può e si deve controllare. ma quello che conta è il lavoro in Italia. produrre per il mercato Nazionale.

    • Non capisco la citazione del mercantilismo, quello che volevo evidenziare è che la situazione è complicata , tanto che le posizioni di vari economisti anche della stessa area sono diverse; quello che si può immaginare con l’uscita dall’euro è che aumenteremo le esportazioni e diminuiremo le importazioni con beneficio per la bilancia dei pagamenti, per quanto riguarda il debito pregresso dovrebbe pesare meno ma le nuove emissioni a quale tasso le collocheremo? I nostri asset industriali sarebbero a buon mercato e inoltre c’è il rischio di fughe di capitali e infine se usciamo noi anche gli altri escono e si scatenerà la guerra dei prezzi: insomma la situazione è complicata , l’unica cosa certa è che l’attuale situazione è la peggiore delle opzioni possibili.

      • Bravo, la situazione attuale è la peggiore delle situazioni possibili. Quindi qualunque cosa si faccia, se fatta almeno con la volontà di aiutare il popolo e non gli speculatori, sarà sicuramente qualcosa che ci porterà come minimo ad una situazione meno grave. Con l’uscita dall’euro e il ritorno ad una moneta sovrana ( senza nemmeno tasso di cambio fisso, però, altrimenti siamo daccapo, e lo sanno bene i nostri amici argentini…) si può nuovamente riutilizzare la moneta per autofinanziarci, per investire in capitali umani, per comprare ci di cui il Paese ha bisogno etc. Nulla è tanto cara quanto ciò che si è persa. Fino a quando avevamo la Lira, non ci rendevamo conto di quello che avevamo in mano. Ora, che l’abbiamo persa, ci rendiamo infine conto della sua importanza. Già tutto questo sarebbe una grandissima cosa per il nostro Paese. In più tieni conto che un Paese con moneta sovrana non può fallire, mentre con l’Euro c’è sempre questo rischio, ora come in futuro. Il debito non è che un numero, mentre con l’euro è, ahimè, reale. L’inflazione, che è temuta come la peste a Berlino ( hanno paura di una seconda Weimar, che mai e poi mai si potrebbe verificare oggi, perché nessuno deve pagare le spese di una guerra come il primo conflitto mondiale, che costrinse il governo tedesco di allora a esportare in modo eccessivo, senza però erroneamente abbassare gli stipendi: il risultato fu di avere troppo soldi e troppi pochi prodotti da comprare), potrebbe invece essere una delle tante carte che si potrebbero usare per tornare a crescere ( ma una delle tante…con una moneta sovrana c’è solo l’imbarazzo della scelta per come fare a crescere), anche perché non mi sembra che quando l’inflazione era alta in Italia si stesse poi così male, o mi sbaglio? E ora, che è bassa, come stiamo?

  12. Ciò che dirò non è una precisa replica a qualcuno tra coloro che hanno già commentato, ma è un semplice pensiero. Noto che molti, anche con impegno, cercano di capire cosa si debba fare per risolvere i problemi della crisi, rimanendo però nell’Euro. Ma non vi è venuto in mente che sia anche l’Euro che ci ha portati alla deriva? Non voglio dire che sia l’unico problema, ma è un problema e per di più risolvibile. Quindi perché non cominciare da quello? Senza una moneta sovrana, non si può spendere a deficit. Non possiamo investire, non possiamo comprare i mezzi di produzione ai privati, le infrastrutture, niente di niente. Non solo perché i soldi che ci dà la BCE non sono pressoché illimitati ( come sarebbero se avessimo moneta sovrana), ma anche e soprattutto perché quei soldi la BCE ce li dà, ma li rivuole fino all’ultimo centesimo. Se prima il debito pubblico era solo un numero, ora è davvero un debito! E’ tutto qua il problema! Pensate a quei tanti disoccupati e poveracci che ci diceva Luigi Maria. Se avessimo una moneta sovrana, potremmo mettere tutti quei disgraziati ( nel senso più positivo del termine ) a lavorare, pagandogli uno stipendio dignitoso e anche qualcosa di più. La disoccupazione non deve esistere, non è una cosa connaturata ad uno stato ( come ci stanno portando a credere). Come dicevo, pagandogli un signore stipendio, loro userebbero quello stipendio per comprare cibo, vestiti, oggetti, servizi, etc. E così i commercianti e gli industriali comincerebbero a rivendere i loro prodotti. E così non licenzierebbero più nessuno, anzi assumerebbero altre persone. Ciò che si dà, torna sempre indietro. Anche in economia, come in amore e come in ogni campo umano, bisogna essere generosi. Se lo stato invece di stringere la cinta, fosse magnanimo, tutto il Paese ne beneficerebbe. Ma, per farlo, bisogna tornare alla Lira o ad una nuova moneta sovrana.

  13. Luigi Maria, leggo ora il suo secondo commento. Approvo tutto ciò che ha detto. L’Italia è una delle nazioni più importanti del globo, e lo è, bene o male, sempre stata. L’export serve solo a buttare fuori dal proprio Paese ricchezze reali, pagate solo con carta straccia. Bisogna importare per creare un popolo ricco, felice e sano. Non per nulla la più grande potenza del mondo ( gli Stati Uniti ) è anche il maggior importatore.

  14. “Bisogna importare per creare un popolo ricco, felice e sano”

    e le importazioni le paghiamo stampando selvaggiamente lire o chiamatele come volete???

    Sicuri ???

    L’euro è stata una grande opportunità (tassi bassissimi e STABILI che ci avrebbero consentito una sostanziale riduzione dello stock di debito) che LA NOSTRA CLASSE DIRIGENTE ha mancato clamorosamente per miopi – diciamo pure ciechi – interessi del tutto ristretti alla propria cerchia di clientes ed elettori.

    Forse lo è ancora, ma il treno ormai è passato e la cosa certa è che si deve far capire a qualcuno in Europa (avete presente quelli che adorano quelle orrende schifezze chiamate wurstel) che o ci danno il tempo di fare le cose oppure volenti o nolenti non saremo noi ad uscire dall’ euro ma sarà l’euro che uscirà da noi.

    • Proprio così, e paghiamo usando una moneta sovrana, non impostaci da altri o straniera, creando un debito solo con noi stessi, come ha brillantemente spiegato Luigi Maria.

      • Si, devi trovare solo chi la vuole ;-)
        I primi a scappare da quella saranno gli italiani. Prova a chiederti perche´ sara´necessario imporre controlli sui movimenti di capitale

      • Come chi la vuole? Lo stato deve esigere di essere pagato solo nella moneta che crea. Dunque chi non avrà quella moneta, non potrà vivere in Italia. Se poi qualcuno vorrà andarsene dall’Italia, che vada.

      • Lo stato forse si. Tanto ne puo´stampare quanta ne vuole.
        Mi domandavo chi in Italia si terrebbe quella valuta o all´estero chi l´accetterebbe in cambio delle nostre importazioni

      • Tutti in Italia dovrebbero usare la nuova valuta, perché solo in quella verranno pagati, solo in quella potranno pagare. Chi verrà in Italia per turismo o per aprire un’azienda, dovrà procurarsi la nostra valuta. Chi vorrà fare un affare con un’azienda italiana. dovrà procurarsi la nostra moneta. Se vogliono venderci qualcosa, dovranno accettare la nostra moneta. Sarà un po’ come con la Lira, tutti l’accettavano; perché dovrebbero nascere tanti problemi ora?

      • Gli itsliani saranno pagati in quella moneta. Ma e’ proprio per questo che tenteranno di esportare tutto quello hanno. Ti domandavo infatti perche’ la ridenominaizione richiede il controllo dei capitali
        Ma mi sa che la sorpresa ce l’avrete quando scoprirete che in cambio delle nostre importazioni nessuno accetterà la nostra nuova valuta

      • Perché dovrebbero esportare tutto ciò che hanno? Esiste un mercato interno importante che richiede prodotti di consumo e mezzi di produzione. Chi produce i mezzi di produzione li venderà soprattutto allo stato, a cui serviranno per creare le infrastrutture di cui il Paese ha bisogno. Insieme ai mezzi di produzione, lo stato ha anche bisogno di gente che lavora, a cui pagherà stipendi che verranno usati per accrescere la domanda interna di beni di consumo. Una persona in media spende il 90 % del suo stipendio in prodotti. Se però ci sono molti disoccupati, come ora, la domanda cala e chi vende soffre, può anche fallire ( come si vede oggigiorno). Se però uno stato ha il 100% di occupati, la domanda si rialza e chi vende torna a sorridere, così come chi compra. Tutta la popolazione al netto diventa più ricca e in parte anche le diseguaglianze economiche si smorzeranno. L’importante è che lo stato continui a creare moneta che alimenti l’economia. Se per errori umani la moneta circolante fosse troppa, si deve in quel caso ( e solo in quel caso) ricorrere alle tasse, che non hanno nessun altro fine con una moneta sovrana se non quello di recuperare moneta, per pericoli inflazionistici. La storia che le tasse servono per gli ospedali, gli asili, etc. è tutte una bufala. Chi ha evaso, con la Lira, può essere accusato a livello morale, ma a livello economico non ha fatto nulla, perché non era certo con i suoi soldi che lo stato investiva, spendeva, etc. Li creava dal nulla. Sarebbe anche un controsenso che uno stato abbia bisogno dei soldi che precedentemente aveva consegnato ai cittadini per creare posti di lavoro, investire, spendere etc. Sarebbe ( e ora siamo messi così con l’euro, pensa che bella roba!) come avere sempre gli stessi soldi che vengono rigirati dallo stato alla gente, dalla gente allo stato; gira che ti rigira, dimmi un po’ come sarebbe possibile crescere al netto! In televisione ci sono tanti fior fiori di economisti che si inventano le assurdità più assurde di questo mondo per dirci come bisognerebbe fare; e dite la verità, dite che è impossibile! L’unico modo è farlo con una moneta sovrana.

  15. perfettamente d’accordo con tè Matteo, e mi scuso ancora con il sig. Raimondo. nessuno vuole impedire niente a nessuno e nessuno pensa di avere la soluzione in tasca. nessuno pensa che ci debba essere chi può o chi non può intervenire. premetto che non sono un economista e non ho la pretesa di esserlo. non mi nascondo dietro nickname ma sono sul blog con il mio nome e cognome. sono totalmente con il sig. Raimondo su La Malfa, come non lo ero sul post precedente sulla confusione tra Inflazione e svalutazione. questo non toglie la preparazione che sicuramente il Sig. Raimondo ha nella cultura e nella vita, le quali non mi permetto di criticare.

  16. Purtroppo l’Italia è un paese abitato sempre più da persone anziane che cercano in ogni modo possibile di difendere i loro privilegi, senza contemplare la possibilità di rinunciare a qualcosa in favore delle generazioni più giovani.
    Chiaro esempio l’abbandono dell’Euro per tornare ad una nostra valuta nazionale che comporterebbe chiaramente una svalutazione ed in misura molto minore un aumento dell’inflazione.
    Ora se ci ragionate, chi ha paura dell’inflazione ?
    Non certo i giovani o la parte produttiva del paese che capisce benissimo che se aumentasse l’inflazione anche i loro salari aumenterebbero rapidamente di conseguenza, oltre a portare un aumento dell’occupazione, ma chiaramente le persone che vivono di rendita senza lavorare (pensionati…..).
    Purtroppo per ripartire l’Italia ha bisogno che la situazione diventi disperata, troppi privilegi da difendere.

  17. @Luigi Maria
    Non mi meraviglia che ci stiamo “abituando” a tutto quel che ci sta capitando, a considerarlo “normale”. Le consiglio, se non lo ha già letto, un denso ma piacevolissimo volume, “Shock economy” di Naomi Klein: dopo un iniziale scoramento (perchè, le giuro, mi son depresso a leggerlo), per fortuna (e questa era l’intenzione della Klein) la rabbia mi è montata e continua sempre più a montarmi.
    E ringrazio siti e blog come questo, o quelli di Bagnai, Brancaccio, Piga, Iceberg finanza, Orizzonte48 ed altri per avermi aiutato ad aprire la mente. Penso di essere una persona di cultura medio-alta, buon background economico e sempre assetato di informazioni, ma appartenevo anch’io alla categoria “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. La lettura del libro e dei siti citati mi ha fatto capire quanto il martellamento incessante, continuo, inesorabile dei media di regime abbia instillato nella mente delle persone comuni una tale serie di falsità e stupidaggini da aver interiorizzato la colpa. Perchè se tutti abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità significa che anche io l’ho fatto; e allora alla colpa deve seguire l’espiazione! E giù sacrifici, e stringere la cinghia, e dire: “ci dovevamo pensare prima”… La depressione è la più grande arma di cui le classi dominanti dispongono!

    • ah! naomi klein :D
      la campionessa mondiale di citazioni false :D
      vabbè, del resto, da uno che dice “i prezzi sono determinati dai costi”, cosa ci si può aspettare :)

      • Atteso che per un prodotto non esiste “il” prezzo, ma tanti prezzi, ci sono essenzialmente 2 strade per determinare il prezzo/ricavo: una, è proprio partire dal costo di produzione e aggiungere un ricarico: positivo (mark-up) o, talvolta, negativo (mark-down) o nullo; l’altra, più complessa, è fissare il prezzo soprattutto in base ad altre variabili: analisi del mercato, studio della concorrenza, strategia commerciale (marketing mix).

      • il discorso è più a monte.
        il fatto è che sono, alla fine, i prezzi che determinano i costi. su questo c’è una lunghissima discussione in un altro post (credo, da cosa deriva il debito pubblico), che non avrebbe senso ripetere qui.

      • Ti dispiace linkare la discussione, così me la leggo?

      • Ho letto la lunga discussione sui prezzi. Osservo:
        – la parte condivisibile è la conclusione tra Saverio e Fanfulla, in cui viene messo da parte il termine “valore” e si parla di costo e di prezzo; perché il “valore soggettivo” del compratore non è un dato fisso e immutabile, gioca evidentemente un ruolo ma esso è modificabile, entro certi limiti, attraverso tecniche appropriate messe in campo dal venditore;
        – al di là della “filosofia”, nella concretezza aziendale dire che “sono i prezzi a determinare i costi” è affermazione errata se considerata in senso assoluto e non relativo, altrettanto quella che “sono i costi a determinare i prezzi”: nel senso che DIPENDE, il processo aziendale di determinazione dei prezzi di vendita è un processo iterativo che tiene conto di diverse variabili (tipo di mercato, stadio di vita del prodotto, strategia commerciale, tipologia del target commerciale, ecc.);
        – confermo pertanto ciò che ho scritto sopra.

  18. scusate. poi esco. caro Croppy. lo sbaglio che voi commettete e che non si riesce a farvi capire è nella premessa. la premessa del tuo discorso è il “debito pubblico”. la vostra ossessione è data dal fatto che, come l’economia liberista ci dice (Ballarò, Porta a porta, Gruber, etc, etc compagnia dittatura giornalistica serva del potere cantando), un paese con un debito pubblico molto elevato no può crescere economicamente. ora a parte che anche in ambito liberista è dimostrato, e la risonanza che ha avuto il caso di R&R del data base sbagliato ne è una prova, è dimostrato che sono tutte palle. vorrei che sia ben chiara una cosa. è la premessa che è errata. cioè quella che il debito pubblico è un problema. cerco di spiegarti perché secondo me che non sono economista. il debito pubblico è un problema per una nazione quando questo è denominato in una valuta straniera. cioè in una valuta che lo stato deve comprare perché lui non ne è il proprietario. come nella situazione dell’euro. se lo stato fosse proprietari della moneta che chiameremo per comodità fiorino tu capisci che il debito da esso emesso sarebbe una mera scrittura contabile poiché esso lo stato emettendo fiorini crea un debito con se stesso. che è sempre in grado di restituire. non ci sarebbero ricatti sulla probabilità del fallimento. non ci sarebbero tassi d’interesse determinati dai mercati. non ci sarebbe bisogno di ricorrere al prestito da parte dello stato presso i privati per avere moneta da investire nel welfare e per l’occupazione. quindi è la premessa che è sbagliata. si cerca una spiegazione ad un problema che è quello del debito, ma non si vuole capire che questo se solo si volesse non sarebbe un problema reale.

    • Ah, non sei economista? Però, in compenso scrivi parecchio, di economia, e Matteo ti prende a conforto delle sue tesi… strampalate, perché è riuscito a creare l’Eldorado in Italia (secondo lui c’era già negli anni ’80, io c’ero ma non me ne accorsi), purché beninteso usciamo dall’Euro. C’è una certa confusione sotto il cielo, in questo blog. Mi permetto di rammentarti il detto milanese “Ofelet fa el tò mesté” (ragazzo pasticcere, fa il tuo mestiere).

      • Vincesko, io concordo con ciò che ho letto nei commenti di Luigi Maria, ma ciò che dico deriva dalla lettura dei libri di persone come Barnard. …Negli anni ’80 l’Italia stava 100 volte meglio di ora ( non ci vuole poi molto a stare meglio di ora, sinceramente). Poi aggiungici che, anche se a quei tempi la moneta era sovrana, chi la emetteva non era keynesiano e non concepiva di poterla usare come Keynes insegna. Dunque ci vuole sia una moneta sovrana che persone competenti che sappiano come usarla. Unendo le due cose, avremo davvero l’Eldorado :)

  19. Segnalo sullo stesso tema del reperimento delle risorse per la crescita:

    Quella ricchezza che arriva da lontano
    07.06.13
    Carlo Favero e Nicola Gennaioli
    ll problema del debito non può essere risolto prescindendo dalla ricchezza privata. L’Italia dovrebbe chiedere un contributo a favore della crescita a quelle generazioni che hanno beneficiato di una tassazione del reddito troppo bassa. E dovrebbe mobilitare la ricchezza pubblica verso il credito.
    http://www.lavoce.info/il-peccato-originale-e-lurgenza-della-crescita/

  20. Forse sono cattivo, ma mi sembra della serie “purché respirino”

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