12 commenti

Argentina, India, Turchia e gli altri. Tutto quello che vorreste sapere sulla crisi dei paesi emergenti

Map-EmergingMarkets2005_mar

All’indomani della mossa della Fed, numerosi paesi emergenti, dall’Argentina alla Turchia, sono finiti sotto la lente dei mercati. Il contagio potrebbe estendersi nei prossimi giorni, mentre Rajan – governatore della Bank of India – accusa l’Occidente di indifferenza.

di Nicolò Cavalli, da Pagina99

Continua a leggere »

6 commenti

Le illusioni di Saccomanni e la bassa domanda di lavoro qualificato

saccomanni

di D.Palma e G.Iodice, da Left 24 gennaio 2014

E’ alta e continua a salire la febbre della disoccupazione in Italia, raggiungendo punte sempre più drammatiche nel settore giovanile dove è arrivata a superare il 42%. Ma ancor più rilevante è la lettura che di  questo dato viene proposta da chi governa , che vorrebbe ricondurre  il  fenomeno ad una insufficienza qualitativa dell’offerta di lavoro.

I giovani sarebbero infatti  poco occupabili perché non dotati di una adeguata formazione, come ha recentemente ribadito il Ministro  dell’Economia Saccomanni  affermando che “Il sistema produttivo e industriale del terzo millennio richiede preparazioni e competenze che il sistema scolastico non e’ in grado di assicurare”.

Sorretta dalle cifre che parlano di un continuo scivolamento dell’Italia in posizioni di retrovia del sistema educativo, l’osservazione di Saccomanni sembrerebbe del tutto coerente e andrebbe a individuare nelle politiche per l’istruzione e la formazione il principale nervo scoperto della nostra disoccupazione giovanile. Sennonché se si guarda ai tassi di disoccupazione relativi ai laureati si scopre che questi sono più elevati di quelli relativi ai diplomati e che le quote più alte di contratti di lavoro c.d. “instabili” si riscontrano fra i lavoratori laureati. Ciò sta a significare che si è determinato un fenomeno di overeducation , ossia la presenza di una qualificazione dell’offerta di lavoro maggiore di quella che caratterizza la domanda da parte del sistema produttivo.

Sotto questo punto vista, l’arretramento del Paese nelle classifiche dell’alta formazione sembrerebbe dunque coerente  con le caratteristiche del suo sistema produttivo, e la dotazione di risorse umane ad alta qualificazione appare persino ridondante. Invocare il miglioramento del sistema dell’istruzione e della formazione è dunque legittimo, purché si consideri la composizione della domanda di lavoro e il ruolo che su di essa esercita la specializzazione del sistema produttivo. Che nel caso italiano ha un preciso significato, considerata la caduta della sua produzione industriale: esiste un consistente problema di domanda delle merci del nostro paese legato alla qualità di tale produzione, che disabilita le opportunità di impiego delle risorse umane più qualificate, ma che condiziona sfavorevolmente anche la domanda di lavoro meno qualificata.

Tornare ad investire sul sistema produttivo per approntarne una reale riqualificazione che aiuti il rilancio della domanda, risulta per questo la priorità fondamentale.

3 commenti

Addio Ben, e grazie per tutto il pesce

ben2

di Martin Wolf, dal Financial Times, 21 gennaio 2014 – Traduzione di Faber Fabris

In un’ aria dell’operetta The Pirates of Penzance, Gilbert e Sullivan (librettista e musicista rispettivamente, ndt.) tracciano una riuscita caricatura di un erudito generale moderno. Oggi prenderebbero forse di mira i banchieri centrali d’accademia, il cui miglior prototipo è senz’altro Ben Bernanke (ben presto ex presidente della Federal Reserve); uno studioso illustre, che ha portato alla Fed una testa brillante e competente.

Continua a leggere »

16 commenti

Quanto Phastidio per l’Argentina

photo

Giornalettismo pubblica un’intervista a Mario Seminerio nella quale l’animatore del noto blog Phastidio spiega, o almeno ci prova, la crisi argentina.

Come è noto da qualche giorno la valuta del paese Sud Americano si è pesantemente svalutata, dopo che la banca centrale ha assottigliato le riserve tentando di mantenere un cambio accettabile con il dollaro.

Continua a leggere »

7 commenti

Il regalo di Bankitalia

banca-ditaliadi Massimo D’Antoni da re:vision

La rivalutazione delle quote di Bankitalia non è un’operazione priva di costi per la finanza pubblica. Essa comporta la distribuzione di elevati dividendi e quindi la rinuncia ad entrate rilevanti nei prossimi anni. E anche riguardo all’obiettivo di rafforzare per questa via il sistema bancario si possono avanzare perplessità

Continua a leggere »

39 commenti

Se l’Italia facesse come Roosevelt…

franklin-roosevelt

di Pier Giorgio Gawronski e Giorgio La Malfa, dal Sole 24 Ore, 11 gennaio 2014

Nel 2013 il mondo ha raggiunto nuovi vertici di benessere: +8% la produzione industriale, +11% il commercio mondiale rispetto al 2008. Le performance, tuttavia, sono molto diverse a seconda delle politiche economiche seguite. Dove, nel 2009, si è reagito con politiche espansive e si è mantenuta la barra dritta – Cina, Polonia – la crisi globale non è stata avvertita. Dove si è evitata l’austerità – come negli Usa – l’economia si è ripresa, il debito pubblico comincia a scendere, ed è stato possibile limitare una prolungata disoccupazione di massa. Anche dove sono state seguite politiche restrittive – in Gran Bretagna e in Giappone – non appena sono cessate, l’economia è ripartita.

Continua a leggere »

3 commenti

Scandalo in Francia

Paul_Krugman-press_conference_Dec_07th,_2008-8

di Paul Krugman 

Non ho seguito più di tanto François Hollande, il presidente francese, da quando si è capito chiaramente che non avrebbe rotto con l’ortodossia della politica economica europea, una politica distruttiva e ancorata all’idea dell’ “austerità”. Ma adesso ha fatto una cosa veramente scandalosa.

Continua a leggere »

19 commenti

I conti in tasca al jobs act di Renzi

tumblr_inline_mzhzspWcvZ1swzyy4

Per dare davvero un assegno a tutti quelli che hanno perso il lavoro servono almeno 18 miliardi. Dove trovarli, se non si vuole aprire la guerra per una redistribuzione tra poveri?

di Nicolò Cavalli da Thinking Pagina 99

Continua a leggere »

13 commenti

Jean-Baptiste Hollande

hollande

di Francesco Saraceno

le temps est venu de régler le principal problème de la France: sa production.
Oui, je dis bien sa production. Il nous faut produire plus, il nous faut produire mieux.
C’est donc sur l’offre qu’il faut agir. Sur l’offre!
Ce n’est pas contradictoire avec la demande. L’offre crée même la demande.

François Hollande – 14 gennaio 2014

La Francia è spesso citata come “il malato d’Europa”. La bassa crescita, le finanze pubbliche deteriorate, i crescenti problemi di competitività, una strutturale incapacità di riformare un’economia eccessivamente regolamentata. Riforme che, è inutile dirlo, aprirebbero la strada a una nuova era di crescita, di alta produttività, e di ricchezza.
François Hollande inizia la seconda metà del suo mandato presidenziale aderendo a questo punto di vista. 

Continua a leggere »

16 commenti

Gli scenari dell’euro e la soluzione del Bancor

euro-banconote

di Enrico Grazzini da Economia e Politica

La Commissione dell’Unione Europea per la prima volta in base al trattato Two Pack della UE ha revisionato la legge italiana di bilancio imponendo al governo Letta di garantire la diminuzione più rapida del deficit pubblico. E’ sempre più chiaro che Parlamento e governo italiano non decidono quasi più nulla della politica economica nazionale. I contratti di programma per attuare le cosiddette (contro)riforme strutturali prefigurano un’ulteriore cessione di sovranità nazionale verso organismi europei non eletti, e, in ultima istanza, verso i rappresentanti politici della UE che difendono gli interessi finanziari del nord Europa.

Continua a leggere »