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Gli scenari dell’euro e la soluzione del Bancor

euro-banconote

di Enrico Grazzini da Economia e Politica

La Commissione dell’Unione Europea per la prima volta in base al trattato Two Pack della UE ha revisionato la legge italiana di bilancio imponendo al governo Letta di garantire la diminuzione più rapida del deficit pubblico. E’ sempre più chiaro che Parlamento e governo italiano non decidono quasi più nulla della politica economica nazionale. I contratti di programma per attuare le cosiddette (contro)riforme strutturali prefigurano un’ulteriore cessione di sovranità nazionale verso organismi europei non eletti, e, in ultima istanza, verso i rappresentanti politici della UE che difendono gli interessi finanziari del nord Europa.

Il processo è destinato ad accentuarsi. La UE intende infatti centralizzare sempre di più le politiche di bilancio dei singoli stati. La cessione di sovranità nazionale avviene però senza contropartita alcuna. La UE inasprirà una politica recessiva di tagli che colpisce i lavoratori pubblici e privati e quello che resta del welfare e del patrimonio pubblico, grazie alle privatizzazioni. La strada imposta dalla UE è incompatibile con la ripresa dell’occupazione e con uno sviluppo economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. E’ una politica miope che potrebbe fare bene nel breve periodo solo alla Germania e agli altri paesi creditori (come Olanda, Finlandia e Austria).

Come uscire da questa situazione di cessione di sovranità che riguarda ormai non solo il fronte monetario ma anche la politica economica dei singoli stati? Rivedere i trattati alla base dell’euro, appare molto difficile, con questa sinistra europea debolissima (vedi anche i clamorosi flop di Francois Hollande) e con il nuovo governo tedesco CDU-SPD determinato sulla via dell’austerità. Se continuerà la politica di austerità e di “riforme strutturali” perseguita dalla UE, diventerà possibile che, come denunciato nel Monito degli economisti[1], qualche paese sia costretto a uscire dall’euro mettendo gravemente a rischio l’unione europea. La proposta che qui avanziamo mira invece a salvare la cooperazione europea restituendo agli stati la sovranità monetaria ma stabilendo anche una moneta comune europea rispetto alle altre valute internazionali, il dollaro, lo yen, ecc. Questa proposta è stata rilanciata recentemente da Frederic Lordon[2] e si basa sostanzialmente sul progetto di John Maynard Keynes relativo al Bancor[3]. Come noto, il sistema di moneta mondiale elaborato ai Keynes a Bretton Woods è stato respinto a favore del regime basato sul dollaro. Forse, settanta anni dopo Bretton Woods, il Bancor di Keynes potrebbe però salvare l’euro e la UE. La soluzione fondata sul Bancor è del resto autorevolmente proposta in Italia da Luca Fantacci e Massimo Amato[4], da Daniela Palma e Guido Iodice[5] e da Alfonso Gianni[6].

Perché occorre trovare un’alternativa a questo euro? In Italia il governo Letta-Alfano appare subordinato alla più stretta osservanza dei rigidi parametri imposti dai trattati europei; ma anche un ipotetico governo di sinistra potrebbe fare molto poco in questa eurozona a direzione tedesca. Se la sinistra non saprà proporre alternative lascerà alle destre il monopolio della protesta crescente contro i governi dell’austerità; e così verrà emarginata da un’opinione pubblica sempre più ostile a questa UE autoritaria e a questo euro che impone solo sacrifici e disoccupazione. Occorre una svolta.

Sono cinque a mio parere i principali possibili scenari a cui assegnare – secondo parametri certamente opinabili ma ragionevoli – degli indici di probabilità.

1. Scenario del crollo e del caos. L’euro potrebbe crollare quando le banche centrali, la FED americana e la Banca Centrale giapponese, e anche la BCE, ritireranno il mare di liquidità che hanno immesso nell’economia. Il crollo caotico dell’euro è un’ipotesi possibile e gli assegno il 30% di probabilità.

2. Scenario di mantenimento dell’euro e dell’austerità. In questo scenario la Germania del governo CDU-SPD riesce a imporre la sua egemonia. I governi europei si adeguano alla germanizzazione dell’Europa; la deindustrializzazione e l’immiserimento dei paesi deboli avanza ma non provoca rivolte e proteste in grado di produrre alternative politiche. Questo scenario potrebbe avere il 30% di probabilità.

3. Scenario di riforma dell’euro. La crisi precipita e, di fronte al possibile crollo di sistema, si producono riforme radicali relative alla revisione del trattato di Maastricht, del Fiscal Compact, dello statuto della BCE e il lancio degli eurobond. La Germania è costretta ad accettare politiche di condivisione dei debiti e ad aumentare i salari, la domanda interna e le importazioni. Considerando che la Merkel domina incontrastata sulla politica tedesca ed è decisa a imporre la sua politica di rigore nella UE, e che in Germania esistono vincoli costituzionali alla condivisione dei debiti europei, e che la revisione dei trattati UE sarebbe possibile solo in tempi molto lunghi e non compatibili con il precipitare della crisi, assegno a questo scenario una probabilità del 10%.

4. Scenario dei “due euro”: la crisi spacca l’Europa e divide i paesi deboli mediterranei da quelli forti del centro e del sud Europa. I paesi del nord e quelli del sud decidono di separarsi e di creare due nuove monete. Considerando però che anche i paesi del sud Europa sono molto disomogenei tra loro, questo scenario potrebbe avere una probabilità del 10%.

5. Scenario concordato di ritorno alle monete nazionali con euro come moneta comune. La crisi precipita e gli stati europei, compresa la Germania (la Germania non ha infatti vincoli costituzionali che le impediscono di tornare alla moneta nazionale), per non crollare sono costretti ad accordarsi per ristabilire le monete nazionali con cambi fissi aggiustabili. L’euro potrebbe però rimanere come moneta comune di fronte alle altre valute internazionali come il dollaro e lo yen. Questo scenario potrebbe avere una probabilità del 20%.

Quest’ultimo è lo scenario a mio parere più realistico e meno dannoso. I paesi più deboli potrebbero svalutare la loro moneta per riequilibrare la bilancia dei pagamenti; e i governi europei potrebbero decidere politiche espansive per uscire dalla crisi e abbassare il rapporto debito/PIL. Il recupero della sovranità monetaria è un’operazione certamente complessa che non piacerebbe alla Germania: ma è praticabile e sarebbe condivisibile dall’opinione pubblica. Ovviamente questa soluzione richiederebbe un controllo stretto dei movimenti speculativi di capitale: ma il controllo dei capitali sarebbe comunque necessario per ogni progetto di reale riforma del sistema europeo. Il nuovo sistema di Bancor europeo dovrebbe prevedere che i cambi delle monete dei singoli stati siano periodicamente rivisti tenendo conto delle variazioni di produttività e dell’inflazione di ciascun paese. La BCE si incaricherebbe di gestire una European Clearing Union, cioè una camera di compensazione per le transazioni europee (prodotti, servizi e anche investimenti) analoga alla International Clearing Union proposta da Keynes. Si stabilirebbe così un meccanismo automatico che penalizza con tassi di interesse crescenti sia i paesi con forti surplus – come la Germania – che quelli con deficit strutturali delle bilance commerciali, come i paesi del Mediterraneo. L’obiettivo è infatti di ridurre in modo significativo le posizioni creditrici e debitrici della bilancia dei pagamenti. Tendenzialmente il saldo del sistema Bancor sarebbe pari a zero. Naturalmente questo è il punto che la Germania mercantilista avverserebbe di più. Tuttavia in questo modo nel lungo periodo il commercio nell’area euro potrebbe aumentare in maniera equilibrata a vantaggio di tutti – Germania compresa – e sarebbe più facile mantenere fissi i cambi tra i paesi.

Il nuovo euro funzionerebbe come “paniere” delle monete europee. La BCE avrebbe la responsabilità di mantenere stabile il tasso di cambio dell’euro con le altre valute dei paesi extraeuropei. Un “paniere di valute” è intrinsecamente più stabile di una moneta unica e in questo senso l’euro rappresenterebbe la barriera comune di fronte alla speculazione internazionale. Questa soluzione ha un grande merito: non richiede la mutualizzazione dei debiti dei singoli stati, fermamente respinta, come noto, dalla Germania.

[1] Vedi Il monito degli economisti, Financial Times, 23 settembre 2013.
[2] Frederic Lordon, Le Monde Diplomatique-il Manifesto, agosto 2013 “Uscire dall’euro? Contro un’austerità perpetua”.
[3] John Maynard Keynes “Eutopia. Proposte per una moneta internazionale”, a cura di Luca Fantacci, et al./edizioni, 2011.
[4] Massimo Amato, Luca Fantacci, “Fine della finanza. Da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne”, Donzelli, 2012.
[5] Daniela Palma e Guido Iodice, Euro e monete nazionali, the best of both worlds, pubblicato da keynesblog il 26 agosto 2013.
[6] Alfonso Gianni, Micromegaonline, Tra perseverare nell’euro e uscirne, c’è una terza strada da percorrere, 3 settembre 2013, e Alternative per il socialismo N. 28.

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16 commenti su “Gli scenari dell’euro e la soluzione del Bancor

  1. Non mi è chiara una cosa, forse è stato compiuto un errore nell’assegnazione delle %: lei sostiene che “Questo scenario potrebbe avere una probabilità del 20%.” “Quest’ultimo è lo scenario a mio parere più realistico e meno dannoso.” Se assegna all’ultimo scenario (5.) il 20% di probabilità com può darlo come più realistico? quando ad altri scenari ha assegnato il 30% ?

    • Andrebbe chiesto all’autore cosa intendesse. Dalla lettura mi sembra che “realistico” non vada inteso come “probabile” ma come “più realistico e meno dannoso” vada letto “più semplice da realizzare (rispetto a quello dell’unione federale)” o se vuoi “più responsabile”.

  2. si anchio concordo che la situazione ideale sarebbe lo “scenario concordato di ritorno alle monete comune con euro moneta “comune”) in fondo di cosa attalmente l,area (euro) necessita, che gli stati dell,area euro abbiano un cambio flessibile per il mercato interno ed un cambio stabile per i mercati esteri e tutto cio e possibile solo se i differenziali all,interno dell,area euro si appianano.poi chiaramente ci sarebbero da rivedere in contemporanea altri fattori di instabilita sia attale che futuro. cosa molto piu facile da attuare che ecu od altra soluzione ma che comunque nei fatti onora l,idea di equilibrio di keynes..

  3. mercato interno intendo mercato area euro, ed estero il resto del mondo scusate per non averlo specificato nel post precedente

  4. Insomma: l’autore stima “ragionevolmente” al 60% la probabilità che si esca dall’euro. Per verificare la scommessa avrebbe dovuto anche esprimersi sull’orizzonte temporale …

    Una cosa non mi è chiara: per quale motivo l’euro dovrebbe crollare per effetto del rientro del QE particato da USA/JPN (scenario 1 – probabilità 30%) ?

    In questo scenario i tassi di internazionali verosimilmente aumenterebbero, ma anche le valute concorrenti dell’euro andrebbero a rivalutarsi, favorendo le nostre esportazioni.

    Inoltre, vorrebbe dire che ci troviamo già in uno scenario di espansione dell’economia americana, anche questo a tutto vantaggio delle nostre esportazioni.

    Mah

    Un cordiale saluto
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  5. L’Autore stima “ragionevolmente” al 60% la probabilità che si esca dall’euro. Per verificare la scommessa avrebbe dovuto anche esprimersi sull’orizzonte temporale …

    Una cosa non mi è chiara: per quale motivo l’euro dovrebbe crollare per effetto del rientro del QE particato da USA/JPN (scenario 1 – probabilità 30%) ?

    In questo scenario i tassi di internazionali verosimilmente aumenterebbero, ma anche le valute concorrenti dell’euro andrebbero a rivalutarsi, favorendo le nostre esportazioni.

    Inoltre, vorrebbe dire che ci troviamo già in uno scenario di espansione dell’economia americana, anche questo a tutto vantaggio delle nostre esportazioni.

    Mah

    Un cordiale saluto
    http://marionetteallariscossa.blogspot.it/

  6. mie probabilità

    1 25% crollo
    2 45% germanizzazione europa
    3 10% riforma trattati
    4 15% 2 euro
    5 5% bancor keynesiano

  7. professore euro 2 mi sembra una ipotesi impraticabile in quanto metterebbe ulteriormente fuori grecia portogallo e forse irlanda in quanto anche con euro 2 svalutato dubito che questi paesi possono recuperare competitivita 2) germanizzazione europea mi sembra una semplificazione in quanto in realta si tratterebbe di acquisizioni esteri multiproveniente (che per me sono una jattura)3)bancor keynesiani potrebbe essere contenuto a come sopra descritto in quanto l,uscita concordata obbligherebbe la “GERMANIA” a fare delle scelte cioe se fare sistema con il sud o perdere quote di mercato in questi paesi,(oltre ad una concorrenza basata sui prezzi da questi paesi) e quindi trovando favorevole la penetrazione delle merci da questi paesi (cosa io credo sara costretta a fare),inoltre nel caso descritto il progetto politico potrebbe anche continuare , ma su basi nuove….l,altra ipotesi riforma trattati questo è un questione che in ogni caso va trattata, in quanto non avrebbe senso rimanerli tali e quali se l,UME viene rivista

    • ho semplicemente assegnato le mie personali probabilita’ ai 5 scenari sopra indicati
      la somma degli esiti negativi 1 e 2 ammonta al 70%, sono pessimista nella ragione, per avendo l’ottimismo della volonta’

  8. L’idea (cara agli amici di Keynesblog) di (ri)modellare l’euro come moneta per gli scambi internazionale mi pare irrealistica.
    Il progetto di unificazione europea, che per molti ha rappresentato l’opportunità di crescita, sviluppo e cooperazione fra le popolazioni europee, nasce con un intrinseco e intenzionale “difetto di fabbrica”: impedire ogni meccanismo di riequilibrio fra le evidenti asimmetrie economiche, politiche e culturali fra i vari stati membri.

    L’Europa è un progetto “artificiale” creato ad arte per acuire e speculare sulle diverse velocità con cui viaggiano le economie dei paesi + ricchi rispetto a quelli + poveri.

    Sotto questo profilo, la moneta unica è il “tassello finale” di un progetto, ancora più subdolo, che espropria i governi nazionali delle sovranità monetarie attraverso cui impostare le proprie politiche economiche e industriali.

    E’ impossibile riformare questo progetto a causa della cosciente miopia e soprattutto dell’asservimento della classe politica (italiana ed europea) ai grandi interessi finanziari che dominano oggi la globalizzazione.

  9. E perchè non immaginare che l’Italia decida di reintrodurre una Nuova Lira con corso legale appaiato a quello dell’euro. E’ necessario che lo facciano assieme tutte le nazioni che hanno l’euro come moneta? Le monete complementari esistono già in molti di questi paesi.

  10. Io credo che lo scenario 5 sia invece il più probabile vediamo perchè : lo scenario 1 non conviene a nessuno e il peggio lo abbiamo passato una ripresa americana incomincia ad essereci , scenario 2 pure non funziona alla lunga ,le situazione economiche dei paesi deboli peggiorerebbero e il malcontento sociale arriverebbe a livelli incontrollabili e anche il modello funziona male per la stessa Germania se gli altri paesi UE vanno in crisi, secenario 3 fantascienza non si è fatto fino adesso, non ci sono le condizioni politiche, ci vorrebbe un miracolo, scenario 4 alla lunga anche nelle due aree euro, sopratutto del sud con paesi che sono molto diversi ( altro che AVO) si replicherebbero gli stessi squlibri , quindi per me la soluzione più probabile e auspicabile è la 5, torniamo alle monete nazionali con paniere euro

  11. scenario 5.. ci sono forse condizioni politiche migliore dello scenario 3 ? non credo proprio
    sarebbe meno impegnativo fare il 3 del 5

  12. Obiezioni:
    1. La bilancia commerciale italiana è positiva.
    2. La svalutazione sbilancerebbe la bilancia commerciale italiana, diminuirebbe il valore reale delle imprese pubbliche e private italiane con il rischio di una svendita generale, impedirebbe l’uscita dai confini nazionali agli italiani non ultraricchi.
    3. Il bancor è un’eccellente idea, ma la Germania la impedirebbe come appunto fecero gli USA a Bretton Woods. Dunque si tornerebbe semplicemente al sistema delle svalutazioni competitive.
    4. I paesi dell’Est Europa farebbero sempre più concorrenza al ribasso, mentre la loro partecipazione all’integrazione europea è l’unico modo perché questo fenomeno vieppiù diminuisica.
    5. Le politiche di austerità fiscale e monetaria troverebbero ancor più ragione nella necessità di tranquillizzare i mercati e di impedire una spirale inflazionistica.

  13. Se mi rispondete non mi offendo

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