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La modifica dell’articolo 18 peggiora ulteriormente la competitività del nostro sistema produttivo

Considerare la riforma del mercato del lavoro e le proposte di modifica dell’articolo 18, significa anche dover considerare in che misura emergerebbe una maggiore efficienza del nostro sistema produttivo, date le caratteristiche che lo contraddistinguono. E’ questo che, senza mezzi termini, Roberto Tamborini intende spiegare nel suo intervento recentemente apparso su nelmerito.com.

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Franklin Delano Roosevelt: “Bisogna affrontare la crisi come si affronta una guerra”

Dall’intervento di insediamento del presidente USA Franklin Delano Roosevelt: 4 Marzo 1933

Con questo spirito tutti noi – io e voi – affrontiamo le nostre comuni difficoltà […] Non siamo stati colpiti dalla piaga delle locuste […] Ciò accade inanzi tutto perché chi domina lo scambio di beni materiali ha fallito […] La condotta degli speculatori senza scrupoli è ora di fronte al giudizio dell’opinione pubblica e alla ripulsa dei cuori e della ragione degli uomini.
Le uniche regole che conoscono sono quelle di una generazione di egoisti privi di di una visione del futuro e quando questa manca il popolo soffre. […] Il nostro obiettivo più importante è quello di far tornare la gente a lavorare […] Lo possiamo realizzare attraverso assunzioni governative dirette, affrontando l’impegno come faremmo con un’emergenza bellica, ma, al contempo, grazie a queste assunzioni, portare a termine progetti di riorganizzare le nostre risorse naturali.
[…] In questo sforzo per un rilancio dell’occupazione […] Abbiamo bisogno di una severa azione di controllo su tutte le attività bancarie, creditizie e di investimento, per porre fine alle speculazioni con danaro altrui.

Cinque mesi dopo

Gli aiuti comunali e statali sono stati estesi al massimo. Come sapete, abbiamo messo trecentomila giovani uomini a lavorare a progetti concreti e di pubblica utilità nelle nostre foreste e a prevenire l’erosione del suolo e le alluvioni […] Un grande programma di lavori pubblici da tre miliardi di dollari per la costruzione di reti strade e elettriche, di imbarcazioni per la navigazione interna, per la prevenzione delle alluvioni e per migliaia di progetti comunali e statali […] grazie a uno sforzo democratico dell’industria possiamo ottenere un aumento generale degli stipendi e una riduzione delle ore di lavoro.
Si potrà farlo solo se permetteremo e incoraggeremo la cooperazione in ambito industriale, perché se non ci sarà unità di azione pochi uomini egoistici in ogni ambito continueranno certamente a pagare stipendi da fame e a esigere lunghi turni lavorativi.
La concorrenza dovrà scegliere se seguirli sulla strada dell’aumento progressivo dello sfruttamento.
Abbiamo visto questo tipo di azioni determinare la continua caduta verso l’inferno economico degli ultimi 4 anni.
La proposta è semplice: se tutti i datori di lavoro agiranno di concerto per ridurre l’orario di lavoro e per aumentare gli stipendi, noi potremmo aumentare l’occupazione.

(segnalazione di Emilio Molinari)

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Spirale depressiva con il nuovo Patto Ue

di Stephan Schulmeister

L’interazione tra la norma sul deficit e quella sul debito porterà la maggior parte dei paesi della Ue sulla «strada greca».

Intensificare le politiche di austerità in un contesto come quello attuale, in cui prevale il capitalismo finanziario, non abbasserà il rapporto debito/Pil, ma minerà soltanto la crescita economica. Le conseguenze del patto di bilancio saranno pertanto depressive.

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La riforma del lavoro è iniqua e deprime la crescita

La riforma del mercato del lavoro proposta dal Governo Monti e sulla quale si sta dibattendo, è iniqua per i lavoratori e dannosa per il sistema economico. Un giudizio che non lascia appello e che questa volta ci proviene da Felice Roberto Pizzuti (docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza) dalle colonne del Manifesto.

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Il PIL è un indicatore del benessere? No, ma quasi

Ormai da molti anni gli economisti si chiedono se il Prodotto interno lordo sia un indicatore del benessere. I critici sostengono che il PIL non tiene conto di una serie di fattori che influiscono sulla qualità della vita: dall’ambiente al traffico cittadino, dalla salute alle pari opportunità. Sono quindi nati diversi indicatori alternativi, come l’Indice di sviluppo umano nell’ONU.

Tra questi indicatori c’è anche il QUARS (Indice di Qualità dello Sviluppo Regionale) che la campagna “Sbilanciamoci!” calcola ogni anno per le regioni italiane, basato su oltre 40 parametri suddivisi in 7 categorie: Ambiente, Economia e lavoro, Diritti e cittadinanza, Salute, Istruzione, Pari Opportunità e Partecipazione. Continua a leggere »

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La BCE con le armi spuntate

di Andrea Terzi da lavoce.info

Alla Bce sarebbe bastato un annuncio per mettere fine alla crisi del debito sovrano. Quello con cui si impegnava a mantenere lo spread tra i titoli di Stato dell’Eurozona entro un determinato limite. Ma non era una soluzione politicamente praticabile. E perciò Mario Draghi ha optato per le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine, che hanno avuto il merito di rimuovere lo spettro di una crisi bancaria di proporzioni enormi. Non potevano però far ripartire l’economia reale. Restano dunque irrisolti molti problemi. E restano le ambiguità della Germania.

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L’importanza dei sindacati

E’ corretto semplificare la nostra economia moderna come una scelta tra il lavoro ad alto salario modello General Motors rispetto a quello a basso salario, strategia di Walmart?

KRUGMAN: Credo che la scelta che abbiamo fatto, in realtà senza capire che la stavamo facendo, è stata quella di permettere a Walmart di creare posti di lavoro a basso salario. Non avrebbe dovuto essere essere così. In un contesto giuridico diverso, un megacorporation con più di un milione di dipendenti avrebbe potuto essere una società con un sindacato, con il risultato di avere salari decenti.  […] Se l’aumento di mega negozi non avesse avuto luogo in base a regole del gioco reaganiane, con i datori di lavoro liberi di fare quello che volevano bloccando la sindacalizzazione, avremmo avuto un risultato diverso. Parte dell’opposizione isterica al piano di salvataggio dell’industria automobilistica è stata l’idea che stavamo salvando il posto di lavoro di lavoratori sindacalizzati ben pagati. Continua a leggere »

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E’ il caso di cominciare a chiedere qualcosa all’Europa

“Ce lo chiede l’Europa” è ormai un refrain ricorrente nel dibattito pubblico italiano. Cancellare l’art.18? “Ce lo chiede l’Europa”. Tagliare le pensioni? “Ce lo chiede l’Europa”. Quando però si tratta di crescita e occupazione, l’Europa diventa immediatamente timida. L’intero bilancio UE, come abbiamo mostrato, ammonta all’1% del PIL complessivo degli Stati membri.

Sergio Rossi, su Economonitor (sito fondato da Nouriel Roubini), elenca una serie di cambiamenti necessari a rendere l’Unione Europea in grado di dare e non solo pretendere. In un articolo intitolato “Sostituire recessione e austerità con crescita e solidarietà in Eurolandia“, Rossi indica un programma di trasformazione dell’UE. In particolare punta l’attenzione sulla necessità di una riforma della BCE, anche riguardo i suoi obiettivi di inflazione che rischiano di essere “anticrescita”, una tassazione coordinata e non competitiva tra gli stati membri, il riequilibrio delle bilance commerciali, la stabilizzazione del precariato (riducendo anche la flessibilità in entrata) per indurre le imprese a investire e non affidarsi alla riduzione dei costi: Continua a leggere »

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L’Irlanda di nuovo giù, sbagliate le previsioni

Ne avevamo già parlato quando Mario Monti, incontrando il premier irlandese, aveva elogiato l’Eire come modello di austerità espansiva. Ora però arrivano i dati che confermano la nuova contrazione irlandese:

“L’economia irlandese inaspettatamente si è contratta nel quarto trimestre, spingendo il paese in recessione, guidata da un calo delle esportazioni e della spesa pubblica”, scrive Business Week (in corsivo è nostro).  “Il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan – riferisce sempre Business Week – ha detto la settimana scorsa che si aspetta di tagliare le previsioni di crescita per quest’anno, poiché le esportazioni rallentano e la spesa dei consumatori continua a contrarsi. L’Irlanda sta lottando per rilanciare la sua economia nazionale ma le misure di austerità pesano sulla domanda delle famiglie e la disoccupazione rimane sopra il 14 per cento.”

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Lo spread e l’articolo 18

“Finale contrastato per le Borse europee, con Milano che ha accusato la perfomance peggiore, penalizzata dalla notizia del mancato accordo tra il governo e le parti sociali sulla riforma del lavoro. Notizia che ha riportato lo spread sopra i 300 punti e il rendimento dei titoli di stato a dieci anni sulla soglia del 5%”

Questo sosteneva l’agenzia stampa Sole 24 ore – Radiocor il 21 marzo. E’ credibile? Difficile sostenerlo.
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