
Nel dibattito pubblico l’espressione “modello tedesco”, in riferimento alla riforma del mercato del lavoro, ha assunto il significato di concedere al giudice la possibilità (non l’obbligo, come è oggi, salvo diversa scelta del lavoratore) di reintegrare la persona licenziata ingiustamente nel posto di lavoro. Ma è davvero solo questo? No. I due articoli che proponiamo descrivono la complessa e per molti versi opposta situazione tedesca rispetto a quella italiana. Prendere un particolare di un sistema così differente e pretendere di incastrarlo nell’attuale sistema italiano non ci avvicina alla Germania, ma ci allontana dall’obiettivo di modernizzare il Paese. Troppe energie sono state spese e ancora si spenderanno su una riforma, quella dell’articolo 18, che non creerà posti di lavoro aggiuntivi, ma rischia di aumentare l’incertezza di lavoratori e imprese, dando alla magistratura il compito di decidere, caso per caso, la forma e l’entità del risarcimento in caso di licenziamento ingiustificato.
Il primo articolo che proponiamo analizza la “cogestione”, il sistema che da decenni regola il funzionamento delle grandi imprese tedesche, nelle quali i lavoratori hanno diritto ad eleggere i propri rappresentanti negli organismi aziendali.
Il secondo articolo è un’intervista ad una dirigente della lega dei sindacati tedeschi che spiega puntualmente come funziona “l’articolo 18 alla tedesca”.
La lettura congiunta permette di misurare le distanze tra la realtà e il dibattito in Italia.
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