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Tutte le contraddizioni di Visco

E’ certo uno dei momenti più drammatici della crisi europea quello nel quale il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco si è trovato a dover pronunciare ieri le sue “considerazioni finali”. E non vi è dubbio che la preoccupazione e l’attenzione per lo svolgersi della crisi siano elevate, cosa palpabile in ogni parte della relazione. Ma non è questo il punto. Le considerazioni di ieri appaiono infatti, nei loro contenuti di fondo, molto parziali nell’analisi dei problemi sottesi alla crisi, e ancor più per quanto riguarda l’economia italiana.

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Rinegoziare il memorandum, unica via d’uscita dalla crisi per la Grecia

Se all’uscita della Grecia dall’euro si attribuiscono sempre maggiori probabilità, non è ancora del tutto chiaro quali sarebbero le reali conseguenze di tale evento sull’economia europea e su quella mondiale più in generale. E in verità sono ormai molte e spesso contraddittorie le opinioni che si confrontano, in una sequenza che va dalla possibilità che la stessa economia ellenica ritrovi un suo miglior equilibrio attraverso il deprezzamento del cambio dopo un primo periodo di aggiustamento, a dinamiche di contagio finanziario a livello globale.

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L’apparente austerità della Lettonia: una lezione per l’Europa (e per i liberisti)

Lettonia, Estonia e Lituania hanno tagliato la spesa pubblica ma si stanno riprendendo dopo una profonda contrazione. I liberisti esultano, ma nascondono un “piccolo particolare”. Ecco quale.

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La crisi dell’Europa vista dalla Cina

Una miniatura raffigurante Marco Polo

L’ostinata noncuranza mista a un certo disprezzo con cui nel consesso europeo si continua a guardare al destino della Grecia non fa certo onore alla civiltà e alla democrazia. Ancor più grave è l’espressione di una visione miope sullo stato dell’economia internazionale e sulla trasmissione del contagio finanziario, oggi più che decenni orsono, potente fattore di destabilizzazione globale.

Ci sembra perciò assai illuminante l’articolo pubblicato da Project Syndicate a firma Yu Yongding, Presidente della Società Cinese per l’Economia Mondiale e già Direttore dell’Accademia Cinese delle Scienze per l’Economia e la Politica Mondiali, che mette in luce quanto un’economia non europea come quella cinese deve invece temere gli effetti di una uscita della Grecia dall’euro.

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L’atto di accusa di Giuliano Amato: “La Germania vuole buttarci fuori dall’Euro”

“Le diagnosi di questi giorni dello stato dell’eurozona e delle sue prospettive portano in genere al più nero pessimismo.” Così Giuliano Amato esprime il suo pessimismo sulle colonne del Sole 24 Ore in un editoriale pubblicato domenica scorsa dal titolo estremamente eloquente: “Il cinismo tedesco più forte dell’ipocrisia”

“L’eurozona – prosegue Amato – viene perciò giustamente descritta come un organismo che ha subito un infarto. È più di là che di qua, come si dice sbrigativamente per gli esseri umani.”

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L’Italia, il crollo della domanda interna e le necessità dello sviluppo

Una spirale recessiva. Questa la situazione che si sta realizzando in molte parti dell’eurozona, con accenti particolarmente preoccupanti per i paesi periferici e tra questi l’Italia. All’indomani della pubblicazione del Rapporto Istat, che aveva già ampiamente tratteggiato i contorni del drammatico quadro macroeconomico che caratterizza il nostro paese, riflessioni sugli sviluppi della crisi italiana e sulle prospettive di un suo superamento sono l’oggetto di un articolo del Manifesto, ripreso da Sbilanciamoci.info, che segnaliamo ai nostri lettori.

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Tagliare la spesa pubblica o aumentare le tasse? In nessuno dei due casi funziona

Il dibattito economico e politico di queste settimane, non solo in Italia, è impelagato nell’alternativa tra due tipi di austerità: quella fatta di tagli alla spesa pubblica (detti anche spending review) e quella fatta di aumento delle tasse. Numerosi articoli vengono scritti per dimostrare che una minore spesa pubblica “libera le risorse” del settore privato e quindi ha effetti addirittura espansivi.

Gli animi si stanno eccitando particolarmente nelle ultime ore, poiché l’Economist ha pubblicato il seguente grafico:


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Fine dell’Euro o inizio dell’Europa?


Un destino annunciato fin dal suo inizio, quello dell’euro, non una crisi improvvisa e imprevedibile come le vicende che stanno attraversando attualmente il Vecchio Continente avrebbero la pretesa di far credere. Questo è quanto ci vuole ricordare Jean Pisani-Ferry, Direttore dell’Istituto Breugel (fino a pochi mesi fa presieduto da Mario Monti e oggi da Jean-Claude Trichet) e Professore di economia all’Università di Parigi – Dauphine nel suo intervento su Project Syndicate.

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L’opacità di Mario Draghi

L’opacità del Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, tra la linea conservatrice della Germania, le richieste di riforma avanzate dai paesi del Sud Europa, il rischio concreto di una deflagrazione della zona euro e le contestazioni degli studenti della Sapienza. Radio Popolare intervista l’economista Emiliano Brancaccio, docente dell’Università del Sannio.

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Il libro di Sbilanciamoci.info su precariato e riforma Fornero

da Sbilanciamoci.info

È arrivato un nuovo “Sbilibro”: Il lavoro in Italia. Dal precariato alla riforma Fornero. Un’analisi critica della riforma Fornero, con contributi per costruire una diversa politica del lavoro, più equa e inclusiva. Viene presentato con questo articolo di Matteo Lucchese, che ha curato il libro con Guglielmo Ragozzino. 

 

La riforma del mercato del lavoro che il governo ha presentato lo scorso aprile sotto la pressione dei mercati finanziari non è certo quella di cui abbiamo bisogno. Ancora una volta non si è preso atto che l’epoca della deregolamentazione non ha portato a più occupazione, ma a disuguaglianze crescenti e a una maggiore precarietà, spingendo le imprese su un sentiero di crescita di breve respiro. I più colpiti sono stati i giovani, il cui ingresso sul mercato del lavoro è divenuto frammentato e le cui prospettive sono ora messe in discussione dalla peggiore crisi economica del dopoguerra.

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