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Mainstream e teorie economiche critiche. Intervista ad Emiliano Brancaccio sul suo nuovo libro “Anti-Blanchard”

Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, è uno dei più autorevoli esponenti del cosiddetto “mainstream”, la corrente principale della teoria economica contemporanea. Blanchard è anche autore del manuale Macroeconomia, uno dei libri di testo più diffusi nelle università di tutto il mondo. L’edizione italiana, edita da Il Mulino, è stata realizzata in collaborazione con Alessia Amighini e Francesco Giavazzi.1

Il manuale di Blanchard rappresenta la versione più avanzata della cosiddetta “sintesi neoclassica”. La “sintesi” trae origine dal famigerato modello IS-LM con il quale John Hicks, nel 1937, diede avvio a un celebre quanto discusso tentativo di assorbimento del tipico problema keynesiano della carenza di domanda di merci all’interno di un impianto concettuale tradizionale di tipo neoclassico. Un “keynesismo bastardo”, come venne rudemente definito da Joan Robinson, che però è andato evolvendosi nel tempo e che oggi rappresenta il mainstream, l’approccio dominante alla macroeconomia.

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L’inutile vertice europeo

Nonostante l’euforia a caldo del post-Bruxelles, qualche riflessione a freddo induce al pessimismo. Più che per il poco che si è fatto, il vertice sarà ricordato per quel che non ha fatto per bloccare la speculazione e avviare davvero la crescita

di Vincenzo Comito da Sbilanciamoci.info

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Mario Draghi abbassa il tasso di interesse a 0,75%. Basterà? La parola a Lord Keynes

“… sembra improbabile che l’influenza della politica bancaria sul saggio di interesse sarà sufficiente da sé sola a determinare un ritmo ottimo di investimento. Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento si dimostrerà l’unico mezzo per consentire di avvicinarci all’occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con l’iniziativa privata.”

— J.M.Keynes, Teoria Generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, cap.24

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L’Italia ha bisogno di qualificare la domanda di lavoro delle imprese

Dopo anni sprecati a insistere solo sul lato dell’offerta, per uscire dalla crisi serve una strategia di più ampio respiro. In questo quadro è essenziale potenziare i servizi di welfare

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Stiglitz: “L’accordo di Bruxelles serve solo a prendere tempo, mentre nessuno pensa alla crescita”

C’è poco da stare allegri, nonostante l’immediata euforia che è seguita alla conclusione del summit europeo sulle misure salva-euro: la voce di Joseph Stiglitz si unisce al diffuso scetticismo di molti economisti circa la possibilità degli accordi presi a Bruxelles di ristabilire la fiducia dei mercati nella moneta unica.

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Disoccupazione e squilibri commerciali nella zona euro

Lo si ricorda spesso. Ma forse non abbastanza: le tensioni nella zona euro sono alimentate da importanti squilibri strutturali attinenti al potenziale di crescita delle economie ed uno degli aspetti salienti della questione è rappresentato dai deficit nei conti con l’estero. Ma c’è di più: non solo le economie gravate dal deficit estero sono destinate a registrare minori tassi di crescita, esibendo per questo dei più alti rapporti tra debito e Pil, ma vanificano ben presto gli sforzi (anche ingenti) che debbono essere fatti per la ricapitalizzazione finanziaria.

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Il keynesiano che non ti aspetti

Le condizioni economiche dell’Area euro si stanno rivelando molto peggiori di quel che era stato previsto pochi mesi fa. Le misure finora adottate dalla BCE e dai governi, alla luce dell’andamento delle variabili reali e della reazione dei mercati finanziari (con una stretta interrelazione in entrambe le direzioni tra le prime e i secondi), si sono dimostrate del tutto inadeguate.

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L’Europa danza sul ciglio del burrone

di Alfonso Gianni

Riemergere dall’onda lunga del conformismo e della retorica nazionalista che hanno improntato i commenti post vertice Ue, non è facile. Eppure bisogna farlo, pena patire troppo dure delusioni quando le sirene delle magnifiche sorti e progressive delle élite economiche finanziarie europee avranno finito il loro canto. Se ne sono sentite di tutte. La contemporaneità dei campionati europei ha impastato i giudizi politici con metafore calcistiche. Così veniamo a sapere che ai Tre-Monti si sono sostituiti i Tre-Mario e persino un raffinato giornalista di lungo corso come Eugenio Scalfari non riesce a evitare di scadere nell’orrido, con il doppio parallelismo Hollande come Cassano, Monti uguale a Balotelli. Leggere, per credere, i giornali di domenica. Poi ci ha pensato la nazionale di calcio spagnola e l’apertura non proprio travolgente dei mercati il lunedì mattina a raffreddare i troppo facili entusiasmi.

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Vertice UE: i mercati (per ora) abbassano lo spread, ma non è cambiato nulla

C’è davvero un che di irrazionale nelle valutazioni che stanno dilagando nella stampa italiana circa il presunto successo del Summit europeo del 28 e 29 giugno. Avevamo riportato sabato 30 giugno i giudizi di una serie di economisti circa l’inconsistenza delle misure prese ai fin i di un risolleva mento dell’eurozona, siamo stati travolti dall’euforia dilagante, “certificata” in qualche modo dai positivi segnali dei mercati. Per capire come questo punto di vista sia effimero, niente di meglio allora che “interloquire” con un esperto di mercati, che troviamo netto e puntuale sulle pagine di Project Syndicate del 1° luglio. Si tratta di Christopher T. Mahoney, già vice-presidente di Moody’s, che tra lo stupito e il divertito spiega:

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Giorgio Lunghini: “Marx e Keynes per capire la crisi. E uscirne”

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Le teorie economiche di Marx e Keynes sono al centro della riflessione di Giorgio Lunghini. Per l’economista, essi sono i principali autori ad aver spiegato i limiti dell’economia di mercato, in contrapposizione alle teorie dominanti del tempo (e di oggi) che non hanno una spiegazione convincente delle crisi economiche, e che pure vengono utilizzate per “curare” la recessione in atto. Lunghini illustra anche i motivi della crisi tra i quali lo spostamento nella distribuzione del reddito e l’incapacità del sistema economico di autoregolarsi e ci illustra le possibili soluzioni per uscire dall’attuale situazione di crisi economica.

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