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Mario Draghi abbassa il tasso di interesse a 0,75%. Basterà? La parola a Lord Keynes

“… sembra improbabile che l’influenza della politica bancaria sul saggio di interesse sarà sufficiente da sé sola a determinare un ritmo ottimo di investimento. Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento si dimostrerà l’unico mezzo per consentire di avvicinarci all’occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con l’iniziativa privata.”

— J.M.Keynes, Teoria Generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, cap.24

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8 commenti su “Mario Draghi abbassa il tasso di interesse a 0,75%. Basterà? La parola a Lord Keynes

  1. alla faccia di krugman e degli stampatori della fed e della bce

    “By a continuing process of inflation, governments can confiscate, secretly and unobserved, an important part of the wealth of their citizens.
    By this method they not only confiscate, but they confiscate arbitrarily; and, while the process impoverishes many, it actually enriches some. The sight of this arbitrary rearrangement of riches strikes not only at security, but at confidence in the equity of the existing distribution of wealth.
    Those to whom the system brings windfalls, beyond their deserts and even beyond their expectations or desires, become ‘profiteers,’ who are the object of the hatred of the bourgeoisie, whom the inflationism has impoverished, not less than of the proletariat.
    As the inflation proceeds and the real value of the currency fluctuates wildly from month to month, all permanent relations between debtors and creditors, which form the ultimate foundation of capitalism, become so utterly disordered as to be almost meaningless; and the process of wealth-getting degenerates into a gamble and a lottery.”

    “There is no subtler, no surer means of overturning the existing basis of society than to debauch the currency. The process engages all the hidden forces of economic law on the side of destruction, and does it in a manner which not one man in a million is able to diagnose.”

    –John Maynard Keynes

    from The Economic Consequences of the Peace (p. 235-6)

    • Fa piacere vedere così tanti lettori di Keynes (per le cose che fanno più comodo). Peccato che per Keynes si avrebbe inflazione solo qunando l’attività economica fosse in prossimità della piena occupazione.
      Con una disoccupazione dell’11% nella zona euro, quasi 17,5 milioni di persone che non riescono a trovare un lavoro, e dell’8,2% negli Usa, ossia 12,7 milioni di persone, le preoccupazioni dell’inflazione sono del tutto secondarie. Anche perchè sono al 2,4% in Europa e all’1,7% negli Usa.
      E se si continuasse con le attuali politiche recessive, soprattutto nella Zona Euro, non si può escludere che ci si avvii verso la deflazione. La quale, se l’inflazione può avere le sue perverse conseguenze, è ben peggiore, come Keynes si rese conto pochi anni dopo aver scritto “Le conseguenze economiche della Pace”, ossia con la crisi degli anni ’30. E a tal fine scrisse la Teoria Generale.
      Qualcun’altro dovrebbe quindi fare uno sforzo ulteriore e proseguire nella lettura delle opere di Keynes. Krugman non è sicuramente tra i primi della lista.

  2. Behh…”che per Keynes si avrebbe inflazione solo quando l’attività economica fosse in prossimità della piena occupazione” è l’ennesimo fallimento del buon Milton. C’è una cosa che si chiama stagflazione che smentisce automaticamente quell’assunto
    Cosa altro deve capitare perchè i keynesiani se ne convincano? Non ci resta che aspettare che la Madonna appaia loro in sogno

    Non capendo cosa sia il tasso di interesse, Keynes pensa rappresenti l’equilibrio tra domanda e offerta e di moneta. Sfortunatamente è ben piu’ probabile che questo sia il livello dei prezzi:-)

    • La stagflazione è un fenomeno che si è verificato negli anni ’70 quando i prezzi dei prodotti energetici aumentarono del 300% nel giro di una notte (il costo del barile di petrolio passò da 3 a 12 $). In questa circostanza, saltano tutti i parametri. E’ inevitabile che i prezzi aumentino e le economie vadano in recessione. Quindi è un caso particolare, che non smentisce affatto la tesi di fondo, che non si può avere vera inflazione fino a quando non si è prossimi alla piena occupazione delle risorse.
      Quanto al tasso di interesse, che cos’è se non il prezzo in cui domanda e offerta di moneta si incontrano?
      Il mercato della moneta è quello in cui alcuni operatori offrono la loro liquidità ed altri la domandano. Ciò si verifica nelle contrattazioni quotidiane dei titoli e la prevalenza delle vendite di titoli (ossia di domanda di moneta) o degli acquisti (offerta di moneta) determina un aumento dei tassi di interesse o meno. Chi domanda moneta, ossia vende i titoli, ritiene che i tassi saliranno nel prossimo futuro e quindi teme che i titoli che possiede perderanno valore, da qui la decisione di vendere. Viceversa, chi offre moneta, ossia acquista titoli, ritiene che i tassi scenderanno nel prossimo futuro e quindi ritiene di acquistare titoli con un rendimento vantaggioso.
      Il tasso di interesse non è solo un fenomeno monetario, ma anche psicologico, relativo alle aspettative future. Dall’andamento delle contrattazioni emerge un tasso di interesse relativo ad ogni durata dei titoli obbligazionari dettato dal prevalere di una aspettativa piuttosto che l’altra.

    • “Sfortunatamente è ben piu’ probabile che questo sia il livello dei prezzi:-)”

      Quanto lei sostiene è corretto. E’ il prezzo della moneta. Che si chiama appunto tasso di interesse.

      • Non è così. Il tasso di interesse esisterebbe anche se abolissimo la moneta.
        Anche se non c’è dubbio che lo si osservi quando si scambia risparmio, visto che è denominato in moneta. Come ha scritto qualcuno, anche la quantità di birra che si ottiene dopo aver ceduto la liquidità per ottnerla è un compenso per la sua perdita, proprio come il tasso di interesse. .

        La stagflazione è la semplice dimostrazione empirica del fatto che domanda e offerta di moneta determinano il livello dei prezzi. Il livello di attività produttiva, in proposito, non conta nulla. Il buon Maynard era andato a lezione da John Law:-)

      • La tua tesi che il tasso di interesse ci sarebbe comunque, magari espresso in termini di grano, piuttosto che di moneta è giusta. Keynes ne parla nella sua Teoria Generale. Resta il fatto che il tasso di interesse è il prezzo richiesto per cedere/ottenere liquidità. Ed è quindi un fenomeno tipicamente monetario influenzato dalle aspettative degli operatori e dagli interventi della banca centrale.

        La tua banale teoria quantitativa della moneta non spiega come mai negli Usa la M1 (banconote e depositi a vista) cresca più del 17% e i prezzi meno del 2%.
        I prezzi sono determinati su mercati differenti, quello dei prodotti e dei servizi, ove operano costi delle materie prime (e quindi anche gli shock esogeni come quelli degli anni ’70), il costo del lavoro per unità di prodotto e, ultimo ma non ultimo, i margini di profitto in funzione del mercato di riferimento (concorrenza, oligopolio, duopolio, monopolio).
        La tua teoria quantitativa della moneta è monca. Poichè tiene conto solo di una parte dei motivi per cui si detiene moneta (quello delle transazioni), mentre ignora completamente (e tu con essa) l’altro motivo per cui si domanda o offre moneta, ossia quello speculativo, ove si determina il tasso di interesse. Ma una riduzione dei tassi, a parità di altre circostanze, favorisce gli investimenti e quindi la produzione e l’occupazione. Così un aumento della quantità di moneta può benissimo influire sulla produzione e lasciare sostanzialmente invariati i prezzi, soprattutto se vi sono capacità produttive e risorse inutilizzate.

        Visto quello che scrivi, c’è da chiedersi da chi – tu – sei andato a lezione.

  3. Scusate: Maynard

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