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Cosa dovrebbe fare il nuovo governo

terzi_andreadi Andrea Terzi(*) per Keynes Blog

Il prossimo governo avrà una priorità su tutte: Rilanciare la domanda in Europa e farlo in fretta!

Erano 18,7 milioni i disoccupati nell’eurozona a dicembre. Ed erano 26 milioni i disoccupati nei 27 paesi dell’UE, di cui 5,7 milioni avevano meno di 25 anni (ovvero la generazione che l’austerità dice di voler proteggere!). Si tratta di stime prudenti, che non includono ex-lavoratori scoraggiati, lavoratori part-time che cercano il tempo pieno, ecc. E tutte le previsioni indicano questi numeri ancora in crescita.

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Perché il Fiscal Compact sprofonderà l’Europa nel baratro

La ratifica del Trattato di stabilità fiscale condurrà a una forma di austerità perpetua e a un restringimento mortale della democrazia in Europa. Proponiamo da MicroMega online un capitolo da “Cosa salverà l’Europa. Critiche e proposte per un’economia diversa” a cura di B. Coriat, T. Coutrot, D. Lang e H. Sterdyniak (gli autori del “Manifesto degli economisti sgomenti“) , in questi giorni in libreria per Minimum Fax. 
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Sette punti per gli “Stati Uniti d’Europa”

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Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo l’articolo del prof. Paolo Pini, ordinario di Economia politica all’Università di Ferrara [curriculum] sulla crisi europea e la possibile via d’uscita rappresentata dall’ipotesi federale degli “Stati Uniti d’Europa”. L’articolo del prof. Pini ha il pregio, non indifferente, di mettere in fila sette punti per creare un’Europa federale e marcatamente “keynesiana”, rispetto a programmi di partito spesso confusi o contraddittori.

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La Germania, la produttività e San Floriano

Lo abbiamo sottolineato molte volte, ma un grafico vale più di mille parole:

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La flessibilità non fa crescere la produttività

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Capita spesso di leggere che le cosiddette “riforme strutturali“, tra cui quella del mercato del lavoro, siano necessarie per accrescere la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e all’idea (facilmente falsificabile) che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse modifiche del diritto del lavoro, sia da parte di governi di centrosinistra che di centrodestra.

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FARE al contrario: ridurre il debito pubblico aumentando la spesa

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Si può ridurre il debito pubblico (o meglio il rapporto debito/PIL) aumentando la spesa pubblica, finanziata con le tasse? Sì, si può.

E’ scritto su tutti i libri di testo di economia: a causa del moltiplicatore keynesiano, l’effetto depressivo dovuto all’aumento delle tasse è minore dell’effetto espansivo dovuto alla spesa pubblica. Pertanto è possibile, anche mantenendo il pareggio di bilancio, aumentare il prodotto interno lordo e così ridurre il rapporto debito/PIL.

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Le ricadute dell’austerità sulla Germania

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di Francesco Saraceno (*)

Sono usciti i dati Eurostat [link]. La zona euro è in recessione, ed è peggiore del previsto (-0,6% nel 2012). L’austerità non funziona, ed è recessiva. Accidenti, chi l’avrebbe mai detto!

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Come lo spread è stato usato per imporre l’austerità

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Un paper di Paul De Grauwe mostra che l’austerità è stata imposta ai PIIGS sulla base della paura dello spread e dei “sentiment” dei mercati. Ma non sono le politiche dei governi che determinano lo spread: è la BCE.

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Amartya Sen: “L’austerità sta trascinando l’Europa nel baratro. La Sinistra italiana? Non la vedo”

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Indiano d’origine “prestato” a Harvard, Amartya Sen, 76 anni, Nobel per l’Economia nel 1998, è una delle massime teste pensanti del nostro presente. Guru liberal, raro esemplare di filosofo-economista, in questa intervista comparsa sul “Giornale” non lesina scudisciate contro la costruzione dell’euro e il vangelo dell’austerity. Criticando anche la sinistra italiana: non pervenuta. 

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Bilancio UE: tutti i numeri di sette anni di austerità

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di Paolo Pini (*)

Si è chiuso con un accordo al ribasso il Consiglio Europeo dei governi e dei presidenti dei 27 paesi dell’Unione sul bilancio comunitario per il prossimo settennato. Per alcuni una mediazione, un compromesso onorevole, con varie sfumature di grigio, che ha salvato l’Europa dal bilancio provvisorio. Per altri un accordo che truffa i cittadini europei perché prevede quel deficit che ogni paese non dovrebbe avere. Nel mezzo, e sono i più, la tesi di un accordo miope, che non attiva strumenti nuovi e le risorse necessarie per contrastare la crisi e favorire la crescita.

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