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Aumentare la precarietà del lavoro non produce occupazione

Da più parti nel dibattito degli ultimi giorni sulla riforma del mercato del lavoro è emersa l’osservazione che non è rendendo più precario quest’ultimo che si incentivano la domanda di lavoro e lo sviluppo. E d’altra parte sono a confermarcelo, ancora una volta, i numerosi rilievi provenienti da studi comparati sul tema, come ci illustra nel suo articolo Emiliano Brancaccio: “La figura seguente riproduce una delle numerosissime tipologie di test effettuati in questi anni dall’OCSE e da molte altre istituzioni per verificare l’esistenza o meno di una correlazione tra flessibilità del lavoro e disoccupazione. Il grafico mette in evidenza che non si ravvisa alcuna correlazione tra indici di protezione del lavoro (EPL, Employment Protection Legislation) e tassi di disoccupazione.”

Allo stesso tempo l’OCSE ci ricorda che l’Italia è tra i maggiori paesi industrializzati uno dei più flessibili (anche nel confronto con la Germania)-. La direzione che le riforme del mercato del lavoro vorrebbero intraprendere risulta dunque tanto irrilevante rispetto ai nodi dello sviluppo italiano quanto inefficace.

Leggi l’articolo di Emiliano Brancaccio

Leggi l’articolo di Repubblica sull’indice di protezione del lavoro

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10 commenti su “Aumentare la precarietà del lavoro non produce occupazione

  1. in Italia visto che c’è così feeling con la Germania, perché non importare quanto fatto per l’occupazione, in cui le aziende tedesche si sono impegnate a mantenere l’occupazione riducendo il lavoro e ridistribuindolo su di una base maggiore di unita’ lavorative. La perdita di stipendio e’ stata coperta dall’ equivalente Inps tedesco.
    P.s. I tedesco Hannover una normativa ancora piu’ restrictiva della nostra sui licenziamenti!

  2. […] 2,1 della media OCSE. Ci battono quasi tutti. Non sembra inoltre esservi correlazione negativa, come avevamo già esposto in passato, tra performance economiche (in particolare l’occupazione) e protezione del […]

  3. […] lungo periodo. Su quest’ultimo punto mi sentirei di aggiungere che, come già notato da voi, l’insistenza sulla flessibilità del mercato del lavoro è sproporzionata, rispetto alle mille strozzature che affliggono il mercato dei beni e dei servizi. Il furore […]

  4. […] lungo periodo. Su quest’ultimo punto mi sentirei di aggiungere che, come già notato da voi, l’insistenza sulla flessibilità del mercato del lavoro è sproporzionata, rispetto alle mille strozzature che affliggono il mercato dei beni e dei servizi. Il furore […]

  5. […] la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e all’idea (facilmente falsificabile) che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse […]

  6. […] accrescere la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e all’idea (facilmente falsificabile) che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse […]

  7. […] accrescere la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e all’idea (facilmente falsificabile) che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse […]

  8. […] la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e a quest’idea, facilmente falsificabile, che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse […]

  9. […] non è finita qui. Nel 2006 Olivier Blanchard, attuale capo economista del Fondo Monetario Internazionale, dopo una disamina dei lavori empirici […]

  10. […] accrescere la produttività stagnante delle nostre imprese. In base a questo assunto e all’idea (facilmente falsificabile) che maggiore flessibilità porti a maggiore occupazione, negli anni si sono susseguite diverse […]

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