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L’articolo 18 non frena la crescita delle imprese


Nell’acceso dibattito intorno all’ipotesi di eliminazione dell’articolo 18 si afferma spesso che esso sarebbe di freno alla crescita dimensionale delle imprese, con tutto quel che ne consegue in termini di ricadute sulla scarsa competitività del sistema produttivo italiano. Le evidenze empiriche disponibili non sono tuttavia in grado di evidenziare l’emergere di un “effetto soglia”, ovvero di una discontinuità nella distribuzione delle imprese per dimensione di addetti intorno alla soglia dei 15 dipendenti, discriminante secondo il dettato dell’articolo 18.

Di questo dà ampia illustrazione l’articolo di Giuseppe Marotta (Università di Modena e Reggio Emilia) che, presentando elaborazioni da dati Istat, mostra l’inequivocabile assenza di tale effetto a diversi livelli di disaggregazione dei dati.

“Anche a un livello di indagine più fine – si veda il dettaglio per le imprese tra 10 e 20 dipendenti — sottolinea Marotta — secondo l’Istat si possono al massimo individuare ‘turbolenze’, in ogni caso non significative statisticamente, intorno alla soglia di 14-16 dipendenti. ‘Turbolenze’ analoghe inoltre si trovano in corrispondenza ai 21 e ai 31 dipendenti, valori questi che nulla hanno a che vedere con l’art. 18.”

Il grafico di seguito mostra la distribuzione delle imprese italiane per numero di addetti:

Leggi l’articolo di Giuseppe Marotta da Diritto delle Relazioni Industriali, XII, 3, pp. 428-34, 2002

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5 commenti su “L’articolo 18 non frena la crescita delle imprese

  1. Vorrei ripetermi dicendo che tutta la querelle sull’art.18 che non favorisci gli investimenti Esteri is a big excuse, in quanto avendo gli stipendi più bassi dell’euro zona e quindi una componente del costo del lavoro, più favorevole, ci dovrebbe essere una lunga fila fuori dell’Italia di investimenti stranieri. Invece no e questo perché c’è troppa burocrazia, non c’è adeguata protezione sul territorio ( pizzo camorra, mafia etc), poca trasparenza nelle gare di appalto, elevati costi di spedizione oltre al difficile momento per accedere al credito. Quindi non e’ colpa dell’art.18, ma di quanto appena elencato più una mancata politica di agevolazioni fiscali per chi investe . Ma come farglielo capire?

  2. L’ha ribloggato su Soldato Kowalskye ha commentato:
    A.A.A.
    Cercasi indipendenza del sindacato smarrita all’inizio degli anni ’90.
    Se ritrovata restituire a Camusso Susanna c/o CGIL.

  3. L’ha ribloggato su Appunti Scomodie ha commentato:
    I dati, quelli che contano.

  4. Vi invito a commentare questo studio

    http://blogs.lse.ac.uk/europpblog/2013/06/01/cost-of-french-firm-regulation/

    In Francia le aziende resistono ad andare oltre la soglia dei 50 dipendenti per evitare adempimenti burocratici aggiuntivi.

    Cio’ detto, in Germania le cose stanno ancora peggio che in Italia.

    Per prima di un’assunzione bisogna “flirtare” con una azienda per mesi, durante il periodo di “flirt” non e’ lecito nemmeno parlare di retribuzione. Un imprenditore tedesco ci pensa 100 volte prima di assumere qualcuno. Un assunzione e’ un matrimonio quasi inscindibile.

    Tuttavia l’economia tedesca va certamente meglio che quella italiana. Quindi probabilmente l’articolo 18 non e’ la chiave della ripresa, come molti sostengono.

  5. […] numeri dicono che questa è una sciocchezza. E’ sufficiente citare Keynesblog che, in un articolo del 2012 ha ricordato in merito gli studi del Prof. Giuseppe Marotta, ordinario di Economia presso […]

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