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Cosa dovrebbe fare il nuovo governo

terzi_andreadi Andrea Terzi(*) per Keynes Blog

Il prossimo governo avrà una priorità su tutte: Rilanciare la domanda in Europa e farlo in fretta!

Erano 18,7 milioni i disoccupati nell’eurozona a dicembre. Ed erano 26 milioni i disoccupati nei 27 paesi dell’UE, di cui 5,7 milioni avevano meno di 25 anni (ovvero la generazione che l’austerità dice di voler proteggere!). Si tratta di stime prudenti, che non includono ex-lavoratori scoraggiati, lavoratori part-time che cercano il tempo pieno, ecc. E tutte le previsioni indicano questi numeri ancora in crescita.

In Italia, il conto dei disoccupati ha raggiunto i 2 milioni e 875 mila, ma il numero non basta a raccontare le difficoltà finanziarie di lavoratori dipendenti e non, le conseguenze sulle relazioni sociali e familiari, o la perdita di dignità, che piuttosto ci raccontano tragici episodi di cronaca.

Cosa dovrà fare il governo che uscirà dalle urne di domenica?

Il nuovo governo sarà il governo di uno degli stati dell’area euro, non tecnicamente in grado di mettere in moto politiche di occupazione davvero incisive. Dovrà quindi prediligere la strada dell’Europa: Parlare forte e chiaro in Europa, facendo appello alla propria credibilità e fermezza.

La voce degli economisti è ormai in larga parte contraria alla politica dell’austerità. Ma occorre uno scatto in più.

Occorre convincersi che la strada dell’Europa passa necessariamente attraverso uno sguardo visonario in grado di mettere al centro gli interessi europei, e non di questo o di quel paese.

È nell’interesse di tutti gli europei fare ripartire la domanda facendo cessare la repressione dei risparmi privati in atto con l’austerità.

Volere è potere: si può emendare il patto fiscale europeo consentendo ai paesi di non dover intervenire per correggere i disavanzi pubblici sotto il 6%, si può decidere un coraggioso taglio delle imposte finanziato da un emissione di eurobonds, e altre misure ancora. Non è impossibile salvare l’Europa. Si può fare, adesso!

(*) Franklin College Switzerland e Mosler Economic Policy Center mecpoc.org; docente di Economia monetaria, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

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26 commenti su “Cosa dovrebbe fare il nuovo governo

  1. In pratica si propone di aumentare il livello generale di indebitamento nella speranza che ciò faccia ripartire la crescita e quindi faccia diminuire il livello di indebitamento sul Pil. E’ il solito vecchio dilemma: viene prima l’uovo o la gallina?

    • Guarda che non vi alcun dubbio che aumentando la domanda, anche attraverso la spesa pubblica, aumentino i redditi e l’occupazione in misura tale da ridurre il rapporto debito/pil.
      Se non altro, perché quanto fatto finora ha dimostrato l’esatto contrario: le politiche di rigore fiscale hanno fatto crescere il debito/pil al 127%.
      Non si chiede di abbracciare la teoria keynesiana. Ma di riconoscere almeno i fatti.

      • salve,
        la mia non è una critica alla teoria keynesiana, era solo un’osservazione fatta con tono lieve :)
        certo che le politiche deflazionistiche, specie in un regime di cambio fisso, fanno peggiorare il rapporto debito pil. anche la storia ce lo mostra. ma la stessa storia ci dice che avevamo oltre il 120% di debito pil anche ai primi ’90, quando la crescita, spinta dalla svalutazione, era di sicuro migliore di adesso. concludo con un’altra osservazione: le teorie sono tutte suggestive, e bisogna conoscerle per farsene un’idea. però credo che legarsi troppo a un sistema teorico, qualunque esso sia, alla lunga rischi di far perdere di vista la realtà. tutto qua.
        saluti e grazie per la risposta

      • Maurizio, nel 1990 il rapporto debito/pil era inferiore al 95%. Raggiunse e superò il 120% nel 1994. In quei quattro anni, il debito pubblico passò da meno di 670 a 1070 miliardi di euro-lire. L’incremento di 400 miliardi è interamente dovuto agli interessi sul debito (390 miliardi per la precisione), dato che a a partire dal 1992 conseguimmo degli avanzi primari.
        La stessa dinamica è in vigore da allora. Dal 1992 la spesa per interessi cumulata fino al 2011 è stata di di 1.750 miliardi. Il debito pubblico nello stesso periodo è aumentato di 1240 miliardi (ad oltre 1.900). Se il debito è aumentato meno del cumulo degli interessi è perchè abbiamo conseguito un avanzo primario cumulato di 600 miliardi. Vale a dire che negli ultimi 20 anni, l’intervento dello Stato ha sottratto risorse al settore economico (famiglie e imprese) 600 miliardi, senza fermare la crescita del debito, giunta al 127%, e portando la crescita del pil ad un tasso medio annuo dello 0,8%. Tutto ciò non ha niente a che fare con le politche keynesiane. Ma molto con le politiche di rigore fiscale iniziate a partire dal 1992. Monti ha dato il suo contribuito al declino economico di questo paese: il pil è sceso del 2,2%, l’occupazione è scesa dell’1,3%, la disoccupazione ha superato l’11% e nonostante un avanzo primario del 2,6% (superiore a quello della Germania), il debito ha raggiunto il record del 127%.
        Se 20 anni di politiche di austerità non hanno risolto il problema che vi assilla di più, non è forse il caso di riconoscere che sono state attuate politiche sbagliate?
        Il peso del debito su può ridurre solo aumentando la domanda, ivi inclusa quella pubblica, se quella privata è depressa. La spesa pubblica può ridurre il rapporto debito/pil. Può sembrare strano, come strano era ai tempi di Galilei l’affermazione che la terra gira intorno al sole e non viceversa, come il senso comune percepisce. Ma il luogo comune era sbagliato e Galilei aveva ragione. E’ ora di finirla con ‘ste panzane della riduzione della spesa pubblica, soprattutto in momenti di recessione come questi. Se volete ridurre il debito/pil occorre sostenere la domanda effettiva, anche con la spesa pubblica. Fatevene una ragione.

    • nei primi anni 90 eravamo già nel circolo vizioso di ora. se vuoi guardare un periodo in cui le cose andavano diversamente da ora, guarda gli anni 60. lo so che sono lontani, ma sono gli anni in cui in italia si sono applicate politiche keynesiane.

      • negli anni ’60 non c’era bisogno di politiche keynesiane: c’era il boom. in quegli anni lo stato investiva molto (era l’epoca della partecipazioni statali) e i consumi erano in crescita. un po’ in tutto il mondo era così. le politiche di sostegno alla domanda sono iniziate più tardi :) (e comunque, ripeto, non ho nulla in linea di principio contro le politiche keynesiane)
        saluti e grazie per le tue osservazioni

      • Maurizio, nel momento stesso in cui dici “lo stato investiva molto” di fatto stai dicendo che si attuavano politiche keynesiane.
        A dire il vero vanno poi evidenziati i tipi di interventi, se utili o meno, se clientelari o meno. Ma questo è più attinente con la classe politica che ha governato quel periodo, piuttosto che alle politiche keynesiane.

  2. Che la strada obbligata sia quella di una politica europea come indicato nell’articolo non ci sono dubbi, forse ci sono le condizioni perchè qualcosa cambi visto che anche la Germania, come prevedibile, comincia ad arrancare perchè i suoi importatori stanno stringendo la cinghia. Bisognerebbe stringere un patto con Hollande ma anche con la Spagna per convincere la Germania a invertire la rotta dell’austerità e riportare l’idea di Europa a quella che era nelle menti dei padri fondatori e non dei ragionieri di Mastricht
    “L’ossessione dei vincoli di bilancio fa si che la gente dimentichi quali sono gli obiettivi della costruzione europea” J.Delors

    • DELORS?,Quale?

      La costruzione europea é una rivoluzione, anche se i rivoluzionari non sono dei cospiratori pallidi e magri, ma degli impiegati, dei funzionari, dei banchieri e dei professori. L’Europa non nasce da un movimento democratico. Essa si crea seguendo un metodo che potremmo definire con il termine di dispotismo illuminato.

      tommaso padoa-schioppa.estratto da un articolo intitolato “gli insegnamenti dell’avventura europea”, apparso sulla rivista francese “commentaire” n. 87, autunno 1999.Economista e politico,ha fatto parte delle più alte istituzioni finanziarie italiane (banca d’italia) ed europee (commissione e bce).Convinto europeista, ha fatto parte del comitato

      delors

      che ha disegnato la strada per la creazione della moneta unica.Poi ministro dell’economia e delle finanze nel governo prodi ii e dirigente del fondo monetario internazionale.

      http://www.pmcouteaux.org/cabris/cabris2.html

  3. Se fosse un governo serio, ma serio per davvero, non un’accozaglia di partiti sottomessi alle banche, per fare quello che Terzi dice, occorrerebbe rivedere con urgenza tutti i trattati… e riprenderci la nostra sovranità monetaria!!!!!!!!!!
    Si lo so per molti sembra un’utopia.

  4. Non ce n’è: la BCE dovrebbe stampare euro per creare occupazione, ma questo (secondo loro) va contro il mandato principale di “stabilizzazione dei prezzi” e “contenimento dell’inflazione”, oltre agli interessi dei singoli stati (limite grossissimo per gli eurobond). L’Italia potrà convincere la BCE a seguire teorie le teorie di Wray, Mosler o Mitchell? la vedo dura… Professore secondo me non ne usciremo (dalla situazione, ma anche dall’euro), o almeno ci vorranno decenni (per uscire dalla situazione), un ridimensionamento del mercato del lavoro, passando attraverso grossa sofferenza per larga parte della popolazione :(

  5. Sono d’accordo soprattutto dopo le previsioni 2013 della Commissione che smontano quanto detto finora dall’attuale premier.
    http://taccuinoonline.com/2013/02/22/commissione-ue-recessione-e-deficit-per-tutto-il-2013-crescita-italiana-al-1/

  6. Gli eurobonds sono, ormai, una necessità! Luigi Spagnolo.

  7. bella domanda che cosa deve fare il governo che uscira’ dalle urne come se non lo sapessimo come se l,esperienza di ventanni di liberismo non ci avessero insegnato niente la 1) cosa da fare è sbloccare il credito soprattutto verso le piccole imprese a carattere familiare 2)è importante che lo stato garantisca il welfare perche i privati non possono garantirlo (non si puo far pagare il biglietto (tiket)su ogni prestazione) perche i privati devono fare profitti sulla pelle della gente 3)investire nella scuola per produrre cultura, e sapere scentifico…che facciamo un universita a numero chiuso dove si studia solo quello che al padrone di turno interessa ..per esempio nel campo economico ,che facciamo creiamo solo ufficiali giudiziari, oppure insegniamo agli studenti ,teorie è punti di vista differenti,in modo di lasciarli ragionare con la propia testa..nel campo delle risorse energetiche che facciamo continuimo a dipendere dalla russia ed altre ,o cerchiamo soluzioni alternative per renderci autosufficienti….(per esempio se spendendo a deficit dotiamo di pannelli solari un numero sempre crescenti di edifici quando risparmieremmo in futuro…..non so’ se queste cose si possono fare tutte ma un governo serio dovrebbe pensare al benessere dei cittadini…comunque ci sono ancora tante risorse che possono essere utilizzate per creare lavoro e bellezza…..

  8. Le questioni da approfondire non mi sembrano quelle delle politiche keynesiane sì o nò, ma piuttosto su come regolarle dal momento che viviamo in una economia aperta e con lo sviluppo la questione dei saldi commerciali non gioca a nostro favore…….

  9. Siamo in una crisi di paradigma ed il videogioco rotto del liberismo usa ogni mezzo per riaffermare la sua egemonia, arrivando a negare la realtá. Che in Europa la BCE parli di obbiettivi di contenimento dell’ inflazione e’ un insulto alla intelligenza e alla coscienza. Rinegoziare rapidamente anche affacciando una uscita ordinata dalla EZ.

  10. sergio una frase che molti di noi hanno sentito spesso (cioe qui o si fa l,italia o si muore (la potremmo replicare in questo modo:qui o si fa l,europa o si muore )altre strade non c,e ne sono,o meglio ce solo un,altra strada ed è, che se moriamo come europa dobbiamo neccessariamente risorgere come italia è a quel punto diveniamo relativamente padroni del nostro destino (quindi come vedi a quel punto il problema diventa politico )quindi sicuramente l,economia diventa subordinata alle scelte politiche che noi facciamo ed i paradigmi attuali possiamo sia reinterpretarli,che abolirli…chi ce lo impedisce? …forse il sapere che possediamo ci impedisce di far prevalere gli interessi “collettivi”a discapito di quelli particolari…”non è per caso quello che stanno facendo i nostri avversari, bisogna solo invertire il paradigma…..

  11. Vorrei segnalarvi la proposta di Marco Cattaneo con i certificati di credito fiscale-

    http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/02/ccf-volevate-i-numeri-eccoveli.html

  12. A chi la racconti Terzi?Illudi alla volontà politica?Leggi questo,tu..non gli altri

    SCRITTI NON MIEI

    Quando si è proceduto a un ingresso forzato nell’EUR, dopo aver completato la svendita di asset pubblici negli anni precedenti. Non un economista, ma anche un analfabeta sapeva che l’EUR era contrario all’Interesse Nazionale e un’autentica sciagura, visto che questo fior fiore della scienza economica già aveva avuto modo di sperimentare l’ECU in precedenza, e agio di far due conti, si suppone. E sapevano benissimo che l’Italia veniva pressata fortemente a entrare, ammettendo qualunque puffo contabile, altro che parametri, come poi si è visto. Non occorreva nemmeno fare sforzo di ingegno dato lo avevano dichiarato apertamente Francesi e Tedeschi che senza Italia l’EUR non si sarebbe nemmeno fatto, perchè nessuno certo voleva un competitore ed esportatore della nostra forza con una propria moneta e tutti sapevano che l’obiettivo era incatenarlo dentro una moneta insostenibile e nel frattempo annacquare il Marco, cioè svalutarlo tramite l’EUR, dando così un vantaggio enorme all’export Tedesco oltre che ammazzare il nostro. Dove stavano tutte queste menti illuminate? Forse non sapevano che in mancanza di possibilità di regolare con una propria valuta le ragioni di scambio, si sarebbe poi proceduto inevitabilmente a una svalutazione interna, con riduzione di salari, servizi, tagli ecc…Specie i nobili difensori delle “masse opevaie” dov’erano? Forse non sapevano che noi potevamo entrare in Europa, ma mantenendo la LIRA? (Clausola opting-out prevista da Maastricht) così come fece l’Inghilterra? Certo era censurata questa cosa dai giornali e Tv e perciò alla gente comune, ma loro, le menti, questi eterni paladini dei “deboli” la dovevano pur conoscere, o no? E a che cosa servono se stanno sempre muti e colla schiena piegata? E a che serve l’altra compagnia di giro dei Costituzionalisti che si indignano a comando per ogni scandaletto di nani e ballerine..a ma tacciono regolarmente sulle cessioni di sovranità fatte più e più volte in condizioni non paritarie, come invece prevede esplicitamente la Costituzione?

    Io ricordo Paolo Savona o Antonio Martino almeno balbettare qualcosa contro l’entrata nell’EUR.Perfino 12 anni dopo, nel Novembre 2011 quando 100 e passa economisti fanno finalmente un appello

    http://temi.repubblica.it

  13. SCRITTI NON MIEI

    L’industria manifatturiera,Ancora adesso, con quello che ci hanno messo in groppa da tempo(l’euro) e soprattutto negli ultimi 2-3 anni e con il chiaro obiettivo di ammazzare la PMI, o comunque non sostenerla, ancora oggi ha un peso notevole.La piccola media impresa italiana era (non solo manifatturiero ma anche servizi) di nicchia client-oriented ma non prodotti scadenti anzi.

    Prima che distruggessero la media e grande industria, la chimica, la cantieristica, la telefonia, il nucleare, la farmaceutica, oltre alla meccanica di precisione e alla macchine utensili,le PMI erano di punta. Così anche l’alimentare o il tessile che sono settori produttivi in cui si compete. E i nostri erano di eccellenza.

    AVEVAMO.In risposta alla “Liretta” che si cita spesso.Siamo stati davanti all’Inghilterra.Non solo per la Liretta ti compravano i prodotti in giro per il mondo. Anche, ma non solo.

    La PMI ha fatto innovazione di processo, di prodotto, ed è cresciuta culturalmente.
    I guai sono iniziati dal primo SME (che era un EURO mascherato). Poi dalla svendita dello Stato che era con IRI, ENI e FIAT quello che poi tirava, a livello di Ministero degli Esteri, grandi commesse, (si pensi solo ai Paesi Arabi) per le imprese grosse che a cascata poi subappaltavano lavori a migliaia di imprese piccole e medie. E infine la botta finale con l’EURO. E’ vero che quelli grossi, i Benetton ad esempio sono divenati rentiers, e altri hano tirato i remi, e altri hanno delocalizzato. E che quelli che hanno resistito hanno investito poco, ma per forza.

    Prima era un sistema Paese. Con una sua moneta e con i suoi tassi.
    Anche coi suoi difetti per carità.MA C’ERA L’INTERESSE DEL PAESE.
    Quello non c’è più stato, è stato sgretolato. Anzi è diventato anche “cattivo” l’interesse nazionale.
    Ma solo per noi, mica per i Francesi, o i Tedeschi, o gli Inglesi…..

  14. SCRITTI NON MIEI

    La magistratura conosceva da 50 anni i finanziamenti ai Partiti da parte delle imprese di Stato, era il segreto di Pulcinella e finanziavano tutti i Partiti e si diceva pure sui giornali, veniva chiamato Manuale Cencelli. Fu creato “il Terrore” a riguardo così i manager pubblici minacciati di galera per corruzione, cioè finanziamento ai Partiti, che era una prassi obbligata da 50 anni, dovettero star zitti e firmare cambi di Statuti, ecc….Qualcuno si oppose come Franco Nobili che era Vicepresidente IRI e lo misero in gattabuia, mentre il Presidente Prodi neanche convocato, come se un vicepresidente potesse fare a cazzo senza che il Presidente sapesse nulla. Quando si vide quello (e altri,)poi calarono le braghe tutti.

    Fino all’81 in realtà l’Italia si finanziava in attivo, cioè quel che pagava di tassi erano tassi reali negativi, significa che riduceva in realtà debito. L’esplosione del debito che viene detto Craxi ecc.. non è vero. E’ da divorzio BDI/TESORO. Puoi vedere i grafici storici e lo vedi benissimo. Con Craxi aumentò nominalmente perchè tutti i tassi mondiali erano altissimi. I Fed Funds US stavano al 20%. Ma aumentarono ovunque i debiti nominalmente. In realtà poi quel perido di alta inflazione non colpì tanto i lavoratori, fu un immenso trasferimento dai risparmiatori alle imprese, che con quei soldi ristrutturarono il sistema
    industriale. Cioè col 20% di inflazione il mio debito (impresa) in banca dopo tot anni in valore reale è dimezzato o più. Gli interessi li pago al 20% ma il debito s’è dimezzato o meno. Mentre io risparmiatore prendo sì le cedole del 20% di interessi ma
    in linea capitale il mio capitale s’è dimezzato o meno. Poi come la vuoi vedere “cattivo” “buono” ma di fatto gettò le basi di ripresa del sistema industriale.
    Ci sarebbero tante cose da dire. Perchè non fu solo quello,fu che negli anni 90 venne distrutta mezza industria strategica con le
    privatizzazioni: farmaceutica, telefonia, cantieristica, chimica, nucleare, una parte di meccanica ecc. Ci sono cose che deve
    fare o controllare uno Stato e sono strategiche.
    I Francesi se le tengono, gli US se le tengono, gli Inglesi pure, scherzi.
    Qui fu fatta un’oscenità e intanto mostravano in TV le bustarelle da quattro soldi mentre si svendeva mezza Nazione e pure per metà prezzo. Centinaia di miliardi di EUR a valore di oggi, altro che Pio Albergo Trivulzio.

  15. SCRITTI NON MIEI

    I saldi di bilancia di c/a sono impietosi dall’entrata nell’EUR e valgono 60mld di USD l’anno, e quelli futuri previsti da IMF lo stesso, quando prima si avevano saldi positivi per 40. Ma anche sul mercato interno la cosa è disastrosa, poiche una lira e un’economia con PPP analogo ma un nominale differente dai paesi forti consentiva protezione da invasione di beni di quei paesi. Quindi non solo chi esportava è stato colpito. La valuta serve a equilibrare le ragioni di scambio. Per qualche strano motivo una svalutazione è “cattiva” per noi ma non per il dollaro, e nemmeno per l’EUR che all’esordio si svalutò del 35% prima di rivalutare. Viene poi raccontato che abbiamo goduto di tassi bassi con l’EUR ed è vero, ma non era un problema di tassi il nostro, per le imprese, ma di competitività, quote di mercato, vendite, profitti. E anche per il debito è una questione complessiva, se non tira economia cala gettito e il tasso più basso non è la panacea. Il beneficio dei tassi ha coinvolto poco il sistema produttivo, e più invece i non tradable goods, ovunque. Infatti si sono viste bolle immobiliari e finanziarie. Se non produci ricchezza e l’EUR è una soma che lo impedisce, non c’è soluzione. Le stesse pretese riforme strutturali, quelle possibili almeno, hanno i primi effetti dopo anni e anni, e nel caso Italiano significano poi cambiare struttura produttiva e distributiva. Quando non si può svalutare esternamente si svaluta internamente, non c’è alternativa e questo sta avvenendo. Tagli e tasse, ma questa non è una ricetta perchè le condizioni di questi Paesi non sono adatte a una moneta forte e per l’Italia sono anche esiziali per una struttura di PMI come la nostra. L’effetto dei tagli e delle tasse è in termini di calo dei consumi e del PIL superiore al beneficio, stanti anche gli stabilizzatori automatici e considerato poi che ciò avviene in una condizione di debolezza modiale e di contrazione del credito. Infatti si vedono i saldi peggiorare, dopo le manovre, anzichè migliorare, e peggio ancora si vedono i dati economici peggiorare molto. L’unico errore che si nota in genere nelle analisi e nei commenti delle persone riguarda la convinzione che il Governo o chi per esso agisca autonomamente e soprattutto nell’interesse degli Italiani. Questo è un atto di fede assurdo. Già a suo tempo che l’entrata nell’EUR fosse una condanna e contro l’interesse Italiano non era un segreto. Tuttavia siamo entrati a forza. Quindi chi Governa o fa finta di Governare, come minimo risponde più ad altri interessi che a quelli del popolo Italiano. Se si guardano le cose dal punto di vista di altri interessi si vede molto bene che procedono secondo i piani, non certo che hanno sbagliato. Nè per economia nè per il resto. Un Paese man mano marginalizzato, privato di libertà e Sovranità. Mi pare che se uno non si intestardisce a pensare (chissà perchè) che sono stupidi e ragiona che questi erano gli obiettivi loro, quelli camminano benissimo sia qui che altrove.

  16. SCRITTI NON MIEI

    Svalutazione e inflazione sono due cose diverse. Il pass-through solitamente è 1/10 e anche meno. Per noi nel 92 quando uscimmo da SME (che era un simil EUR un pò annacquato dalle bande consentite) fu positivo, cioè calò inflazione dopo la svalutazione.
    Ed è abbastanza logico per il nostro Paese che ha PMI votate ad esport, molto dinamiche, ma client-oriented, sensibili al prezzo.
    Quel che si dice su stipendi Cinesi o Indiani bassissimi è giusto, ma vale per tutti. Quello andrebbe semmai risolto con tariffe, cosa che fanno gli stesi Cinesi ad esempio nei confronti di molti beni (prodotti dì oreficeria ad esempio dove hanno barriere doganali altissime, noi invece no, così distruggiamo Valenza Pò e Vicenza, ma siamo molto democratici e “multietnici” e un pò cog.lioni). Per non parlare delle barriere US.
    Comunque la storia dell’EUR è che ora importi ANCHE da Germania ecc…e distruggi pure il mercato interno, e non esporti a loro molto, mentre con una tua moneta e un cambio che si aggiusterebbe in modo naturale sulla tua economia esporteresti, come hai sempre fatto.
    I Cinesi sul groppone, ammesso di non avere una politica doganale, ti restano, ma anche agli altri. MA non ti restano US, Germania, Francia, Svezia, ecc…Noi facevamo +40mld di surplus di c/a nel 1999 e ora -60mld all’anno dopo l’EUR. Fanno -100mld all’anno tra andare e venire. 1000 miliardi in 10 anni.
    Te li puoi guardare, sono dati pubblici.

    L'”erosione” del cambio è terribile se siamo noi, ma se è il dollaro che “erode” ed erode eh se gli conviene, eccome se “erode”, allora quella non si chiama “erosione”. E non è “cattiva”. Pensa un pò. Nemmeno quella Inglese è cattiva quando erode la Sterlina.
    E nemmeno quella giapponese se erode lo Yen. La Cina poi ha sempre “eroso” attaccandosi al dollaro secco secco al centesimo dal 1994 al 2005. E così molte economie Asiatiche. Ma quasi tutte.
    Praticamente nessuno è “cattivo” se ha una moneta e adegua il cambio alle sue esigenze, alla sua competitività, salvo noi. Accidenti!!! Solo noi se eroddavamo eravamo cattivi!
    Guarda che è un bel fatto eh!
    Così ci hanno dato una moneta forte, e fissa. Una furbata. Neanche un’associazione per deliquere di stampo mafioso avrebbe avuto il pelo sullo stomaco di far questo a un Paese com l’Italia. O la Grecia. O la Spagna.
    Noi siamo un paese esportatore, non abbiamo molte materie prime, le compriamo le lavoriamo e le esportiamo. Il cambio favorevole è una necessità. E poi non abbiamo mica sempre “eroso”, abbiamo anche rivalutato, il cambio si aggiusta da solo con la bilancia commerciale essenzialmente.
    Ma noi eravamo cattivi. Per fortuna Prodi, Amato, Padoa Schioppa, Draghi ecc..ci hanno salvato. E siamo diventati buoni.

  17. SCRITTI NON MIEI

    E l’EUR aveva penalizzato proprio le condizioni della domanda, specie estera che era funzione del prezzo, on avendo l’export Italiano generalmente caratteristiche di know how specialissime.
    Il bene in LIT era cioè conveniente da comprare per uno straniero, questo in EUR invece non più , detta semplicemente. Oppure ad esempio al turista conveniva venire nell’Italia della LIT ma non nell’Italia dell’EUR.
    Nella realtà i bassi tassi EUR hanno prodotto domanda solo nel settore finanziario, dove ad esempio è stata utilizzata per carry-trade dalle stesse banche (finanziati in EUR a tasso basso e impiegati in paesi Emergenti, specie Est Europa a tasso più alto) o da chi comunque valutasse uno sharpe-ratio conveniente. Inoltre nel settore immobiliare, visti i parametri di Maastricht e la politica del 3% deficit/PIL potenzialmente deflazionistica e l’obiettivo BCE inflazione, cioè una politica di lungo termine, questi modificavano ROE e ROI nel settore convenientemente.
    -Non potendo regolare il valore di una propria valuta, che si pone sempre NATURALMENTE dove si equilibrano le ragioni di scambio, come prima era con LIT, ed essendo cioè legati a forza nell’EUR, per trovare competitività si è dovuto cercare allora di ridurre i costi dalle altre parti. Quella che si chiama svalutazione interna.
    L’Italia aveva sempre avuto come problema da risolvere una quota maggiore di altri di inefficienza, corruzione, disorganizzazione, mancanza di strutture, burocrazia eccessiva, conflittualità ecc… che si tramutavano poi in costi maggiori per un prodotto.
    Ma infrastrutture, regolamentazioni, efficienza burocatica ecc..(quelle chiamate riforme strutturali) sono processi lunghi, contrastati, anche decennali.
    E qui ci volevano però cose anche più svelte, per compensare il calo di domanda dovuto all’EUR, perchè quello era immediato.
    E quindi riduzione del costo del lavoro, delle tutele, delle pensioni ecc…Quella che viene chiamata svalutazione interna. O austerity.
    A sua volta però la compressione dei redditi si tramuta nel calo dei consumi e del PIL e quindi del gettito fiscale, a cui si è fatto fronte aumentando le aliquote fiscali, che però diminuiscono ancor più il reddito disponibile in una spirale negativa continua.
    Perchè il punto principale è creare ricchezza. E nel caso Italia questa in buona parte derivava da export e da indotto. Sul quale l’Italia in decenni aveva creato una struttura industriale adatta, e non per capriccio.

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