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I sistematici errori delle previsioni economiche europee

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“L’unica funzione delle previsioni economiche è far apparire l’astrologia rispettabile” — J.K. Galbraith

di Francesco Saraceno (*)

Le tanto attese previsioni della Commissione Europea per 2013-14 sono finalmente uscite. In una frase, possono essere riassunte così: la situazione è grave, ma l’Unione Europea sta gradualmente superando le turbolenze e, indovinate un po’, la seconda metà dell’anno sarà migliore!

Lo abbiamo già sentito. Ogni previsione di primavera dipinge un quadro negativo, per poi prevedere un un miglioramento in autunno. E ogni anno l’autunno si rivela per quello che dovrebbe essere in natura, peggio della primavera…
Ho provato a fare un semplice esercizio. La figura seguente mostra l’errore di previsione della Commissione per le stime di crescita del PIL della zona euro PIL. Ho usato tre diversi orizzonti temporali. La previsione dell’autunno dello stesso anno, quella della primavera dello stesso anno, e quella dell’autunno dell’anno precedente. Un esempio può aiutare a chiarire: le tre barre per il 2012, rappresentano l’errore della previsione dell’autunno 2011 (blu), delle previsioni di primavera 2012 (rosso), e dell’autunno 2012 (giallo).

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Non sono abbastanza esperto per giudicare se questi errori siano “grandi” o “piccoli”. La previsione è un esercizio impervio, soprattutto in tempi di crisi acuta (la Commissione ha sottovalutato sia la gravità della recessione nel 2009, che il rimbalzo del 2010). Eppure, anche un osservatore casuale come me, non può fare a meno di notare due cose: la Commissione tende ad essere troppo ottimista e le previsioni risultano essere in generale più elevate rispetto ai valori poi osservati. Non dovrebbe essere così. Mentre mi aspetto che un governo gonfi un po’ i dati, un organo tecnocratico e neutrale dovrebbe avere un errore di previsione in media nullo.

È anche sorprendente che la Commissione resti eccessivamente ottimista nel novembre dell’anno stesso per cui fa la previsione (barra gialla). Per capirci, questo significa che nel novembre 2012 la Commissione ha commesso un errore sulla crescita del PIL per il 2012 (e così ha fatto nel 2008-09-10-11 …)

Nel loro insieme queste osservazioni sembrano indicare un uso politico delle previsioni da parte della Commissione. Essendo eccessivamente ottimisti, gli economisti di Bruxelles da un lato cercano di proteggersi dalle critiche sugli effetti delle misure di austerità che la Commissione contribuisce ad imporre alla maggior parte dei paesi europei; dall’altro, probabilmente, sperano di innescare la ormai celeberrima fata della fiducia che dovrebbe indurre il settore privato a compensare il consolidamento fiscale e quindi risollevare l’economia dell’UEM: “Ehi, guarda, le cose andranno meglio, andiamo fuori a spendere”. Vano tentativo, se volete la mia opinione…

Se si prende l’errore medio degli ultimi 5 anni, e si suppone che per il 2013 la Commissione faccia lo stesso errore (questo veramente è un mero esercizio intellettuale privo di qualsivoglia rigore!) si ottiene una figura del genere:

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A questo punto ho la mia personale previsione per la crescita 2013 dell’eurozona. Si va da -0,54% a -1,14%. La Commissione prevede -0,3%. Staremo a vedere …

(*) senior economist OFCE, Parigi –  fsaraceno.wordpress.com

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14 commenti su “I sistematici errori delle previsioni economiche europee

  1. tempo fa , ho fatto un intervento (modesto-non certo da esperto) che centrava il ragionamento sull’immoralità(corruzione_mafia-loggemassoniche,lobbie e da buon ultimo la super burocratizzazione della azienda stato(sclerotizzata) per cui le prescritte formule Keinesiane non potevano funzionare, e cosi’ (forse in Grecia-se come dicono ha problematiche vicine alle nostre)::: ma cio’ detto, sono in realtà un vero estimatore di Keines…. che da vero liberale difendeva il Capitalismo… ma a mio avviso, il problema sta proprio qui, chi sono i Veri difensori del Capitalismo??solo le nazioni che pongono le proprie finalità al raggiungimento del pieno impiego,(riconoscendo al lavoro quella infinità di valori che ha) alla collaborazione integrale degli stati (dalla moneta unica a sopperire con maggiore importazioni il surplus verificatosi con l’eccesso delle esportazioni (il forte che aiuta il debole ossia la solidarietà) premesse essenziali per ricercare addirittura la felicità'(Amartia Sem)::: ma tutte queste spoeranze hanno sempre dei presupposti… la cultura dei cittadini alla quale scaltramente nessuna se ne fa carico corrado stefanini

  2. Le previsioni vengono fatte basandosi sugli stessi criteri e le stesse analisi che sono alla radice della crisi e dunque non hanno alcun senso. limitandosi appunto ad essere strumento di pressione politica. La medesima matematica utilizzata è poco funzionale a restituire risultati credibili in caso di turbolenza. Del resto i massimi teorici del liberismo alla domanda su come mai la crisi non fosse stata prevista, hanno risposto che la teoria stessa non prevede la possibilità di previsione. Ora, a parte lo scarso senso di una scienza priva di capacità previsionale, è del tutto evidente che le previsioni sono semplici congetture., esprimono aspettative e sono da esse influenzate.

    • diciamo anche che se fossero in buona fede dopo 5 anni di errori giganteschi senza neanche una eccezione cercherebbero quantomeno di mettere in dubbio il modello utilizzato.

  3. […] E poiché le politiche di austerità non sono state compensate altrove da politiche espansive, l’economia europea nel suo complesso – che non ha mai avuto un gran recupero dalla crisi…, con incrementi della disoccupazione sempre più […]

  4. Even if there is ‘some improvement’ anything less than full employment remains an inexcusable crime against humanity.

    Warren Mosler
    ME/MMT

  5. […] E poiché le politiche di austerità non sono state compensate altrove da politiche espansive, l’economia europea nel suo complesso – che non ha mai avuto un gran recupero dalla crisi del 200…, con incrementi della disoccupazione sempre più […]

  6. Purtroppo, dopo il saggio metodologico di Friedman, lo sviluppo della teoria economica è stato rivolto alla previsione, lasciando da parte la comprensione delle cause profonde dei fenomeni economici osservabili. Un buon modello è utile se riesce a prevedere i fenomeni futuri anche sulla base di assunzioni “assurde”. Si dovrebbe invece indirizzare lo studio in un accezione Milliana (J.S Mill, Varian, Gibbard) per la quale i modelli vengono valutati in base alle assunzioni e non in base al potere predittivo. Giuste o sbagliateche siano, le previsioni in economia dovrebbero avere un peso minore.

  7. Quel che veramente segnalano gli errori di previsione della Commissione (e non solo) è la sottovalutazione della forza della politica di bilancio in una congiuntura fortemente depressa. nel 2010 l’eu era sotto l’impatto delle stimolo monetario e fiscale varato nel 2009 in molti paesi EU, e l’effetto è stto maggiore del previsto. Nel 2011 l’Eu era sotto l’imptto della svolta di austerità del 2010, e così negli anni successivi… e ha sottostimato l’impatto. Inoltre la crisi degli spread – causata dai rialzi dei tassi d’interesse, inopinati, della prima parte del 2011, ha pesato.

  8. […] che la ripresa nella seconda metà dell’anno non era nelle carte. Ho già parlato della distorsione sistematica nelle previsioni ufficiali. Si scopre che non basta semplicemente dire ai mercati che le cose vanno bene per farli agire di […]

  9. sarebbe interessante confrontare la correttezza delle previsioni dell’area euro con quelle dell’area dollaro. per capire se conviene davvero passare a fare degli oroscopi economici o se qualcuno è in grado di fare delle previsioni affidabili o almeno decenti.

  10. […] a partire dall’ultimo trimestre del 2013, verso la ripresa. A sostegno di tale previsione (l’ennesima) vi sono il miglioramento della produzione industriale e segnali di ritorno alla fiducia di imprese […]

  11. […] a partire dall’ultimo trimestre del 2013, verso la ripresa. A sostegno di tale previsione (l’ennesima) vi sono il miglioramento della produzione industriale e segnali di ritorno alla fiducia di imprese […]

  12. […] a partire dall’ultimo trimestre del 2013, verso la ripresa. A sostegno di tale previsione (l’ennesima) vi sono il miglioramento della produzione industriale e segnali di ritorno alla fiducia di imprese […]

  13. […] a partire dall’ultimo trimestre del 2013, verso la ripresa. A sostegno di tale previsione (l’ennesima) vi sono il miglioramento della produzione industriale e segnali di ritorno alla fiducia di imprese […]

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