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Paura e confusione a Francoforte

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di Francesco Saraceno (*)

Devo dire che sono perplesso per la decisione [di ieri] della BCE di lasciare i tassi di interesse invariati. Semplicemente non trova corrispondenza con quanto Mario Draghi ha detto durante la conferenza stampa.

Lasciate che lo citi:

Le aspettative di inflazione per l’area dell’euro continuano ad essere saldamente ancorate in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. Allo stesso tempo, una debole attività economica caratterizza la prima parte dell’anno e una ripresa graduale è prevista per la seconda metà dell’anno in corso, soggetta a rischi al ribasso. In questo contesto generale la nostra politica monetaria resterà accomodante per tutto il tempo necessario.

Se le parole in realtà hanno un significato, Draghi ci ha informati che (a) l’inflazione e le aspettative di inflazione sono in linea con le previsioni e gli obiettivi; (b) allo stesso tempo, l’attività economica è più debole del previsto e il recupero futuro è a rischio; (c) la BCE è disposta ad avere una posizione monetaria accomodante.

Due considerazioni: in primo luogo, il re è nudo, ma era evidente fin dall’inizio che la ripresa nella seconda metà dell’anno non era nelle carte. Ho già parlato della distorsione sistematica nelle previsioni ufficiali. Si scopre che non basta semplicemente dire ai mercati che le cose vanno bene per farli agire di conseguenza. La “Fata fiducia”, come la chiama Krugman, non è stata vista in nessun posto. Vorrei aggiungere che questa distorsione sistematica rischia di rendere gli istituti dell’Unione Monetaria Europea meno credibili e quindi indebolire ulteriormente la loro capacità di ancorare le aspettative dei settori privati…

E poi la perplessità: se l’inflazione è sotto controllo, e se l’attività economica è debole, e se la BCE ritiene necessario l’accomodamento, perché, perché mai sono stati lasciati invariati i tassi? Dovremmo ricordare a Mario Draghi ciò che è scritto all’articolo 127 del trattato di Lisbona?

L’obiettivo principale del Sistema europeo delle Banche Centrali, d’ora in poi denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea.

Tra le politiche generali che la BCE dovrebbe sostenere vi è la crescita e l’occupazione. E abbassare i tassi oggi certamente non porterebbe a “pregiudicare l’obiettivo della stabilità dei prezzi”

Perché la BCE ha tanta paura di inviare il segnale ai mercati che è pronta a rilanciare l’attività economica? C’è un’Agenda nascosta di cui non siamo a conoscenza?

(*) l’autore è Senior economist, OFCE Parigi

Articolo originale: Fear and confusion in Frankfurt

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7 commenti su “Paura e confusione a Francoforte

  1. La BCE non riduce i tassi ufficiali perché è germanocentrica.
    E non nel senso (o non solo) che risponde alle indicazioni del paese più forte della zona euro. E’ germanocentrica – anche se non verrà mai ammesso – perché reagisce alla situazione economica tedesca. In Germania sono di fatto in piena occupazione (il tasso armonizzato dei disoccupati è sotto il 5,5%). Non vi è pertanto ragione di allentare ulteriormente la politica monetaria. Non ha nessuna importanza che vi siano oltre il 25% dei disoccupati in Spagna e in Grecia e che nella media della zona euro siano al 12% (record assoluto). Non ha nessuna importanza che l’inflazione sia sotto il 2% tanto in Germania quanto nella media dell’area. Ciò che vedono e temono è che in Germania i salari e gli stipendi potrebbero avere un forte incremento. E la BCE, in tal caso, sarà pronta ad intervenire.

  2. D’accordo con quanto detto da Giorgio, ma non credo che un taglio dei tassi aiuterebbe l’economia reale nelle condizioni in cui siamo. Senza un impulso alla domanda nessuna politica monetarie è in grado di farci uscire da questa spirale recessiva.
    Qualcuno che conosciamo ha detto che se i cavalli non hanno sete è inutile continuare a dargli da bere..

  3. SI SONO D’ACCORDO CON LE DUE POSIZIONI SONO CORRETTE

  4. la politica monetaria non basta la leva e in fondo e non può accelerare più di tanto, occorre invece una differente politica economica e di salario per cambiare la propensione al consumo e conseguentemente al risparmio che genera nuovamente investimenti e occupazione, il tasso del 2% di inflazione (tra l’altro fittizzia) è un tasso che statisticamente non prevede crescita, stante le cose alla stadio attuale.
    E’ notorio infatti che per avere crescita non occorre mettere le briglie all’inflazione (Von Hayek) e occorre un tasso di sviluppo sul pil, come conteggiato attualmente, del 3% in sequenza per due o tre anni per avere uno slancio lungo

  5. come se tagliare i tassi di 0,25 cambierebbe qualcosa nella depressione dilagante che ormai attanaglia quasi tutto il continente.

  6. Non avrebbe alcun senso abbassare ulteriormente i tassi, perché’ se non vi è’ fiducia, per quanto i tassi siano bassi le persone non investono e preferiscono rimanere liquide. E’ opportuno dare avvio a politiche volte a colmare la ” crisi di fiducia ” per rilanciare la domanda.

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