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La crisi non è finita

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Secondo il ministro dell’Economia Saccomanni e il presidente del consiglio Letta, la crisi è finita e ci avviamo, a partire dall’ultimo trimestre del 2013, verso la ripresa. A sostegno di tale previsione (l’ennesima) vi sono il miglioramento della produzione industriale e segnali di ritorno alla fiducia di imprese e consumatori. Basta questo a sostenere che la crisi è alle spalle e ci avviamo verso un recupero?

 In primo luogo i fattori di rischio sono ancora presenti. Un nuovo downgrade dell’Italia, ad esempio, avrebbe stavolta effetti significativi perché diversi fondi pensione sono obbligati a non acquistare titoli con rating minore di BBB- (il limite minimo per l’ “investment grade”). Ancora non è chiaro cosa accadrà per IMU ed IVA. La situazione greca è ancora calda e potrebbe essere necessario un nuovo “haircut” del debito e nuovi aiuti. L’Asia e l’America latina hanno rallentato la loro crescita (e perciò non assorbiranno grandi quantità di export dall’Europa) mentre gli USA sono impegnati in una strategia di riduzione del deficit della bilancia commerciale.

Ma anche se tutto si incastrasse nel migliore dei modi per il nostro paese, non si potrebbe parlare di ripresa. La situazione che si prospetta, nello scenario migliore, è quella di una – probabilmente lunga – stagnazione, una situazione di equilibrio in cui la caduta del prodotto si arresta senza riprendere vigorosamente a crescere verso i livelli precedenti. E’ proprio la situazione “tipo” che Keynes descriveva nella Teoria Generale: “[il sistema economico] in effetti sembra in grado di rimanere in una condizione cronica di attività sub-normale per un periodo considerevole, senza alcun marcata tendenza sia verso la ripresa o verso completo collasso”. 

La stagnazione ha inoltre una conseguenza gravida di problemi: la disoccupazione permanente. Se l’economia non torna a crescere a ritmi sostenuti (oltre il 2-3% annuo), la disoccupazione non viene riassorbita e pertanto rimane in un equilibrio di sotto-occupazione, il che peraltro significa maggiori spese sociali per lo Stato e minori entrate. Nel quadro istituzionale europeo, in cui gli stati non possono sforare il 3% di deficit annuo, ciò comporta il mantenimento o anche l’aumento della tassazione. E ciò senza contare gli impegni presi con il Fiscal Compact che ci obbligano a ridurre il debito pubblico e a mantenere il pareggio di bilancio.

Insomma, non torneremo ai livelli pre-crisi, che peraltro non erano affatto brillanti, essendo il risultato di una sostanziale stagnazione nel decennio precedente.

L’Italia non si muove verso il recupero, ma – al più – verso una situazione di crisi permanente. Sempre che vada tutto bene.

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23 commenti su “La crisi non è finita

  1. la veritá é che voi sperate che l’Italianon esca dalla crisi per dare manforte alle vostre teorie irresponsabili che sono state proprio la causa di questa crisi:spesa deficit per decenni e intervento pubblico pesante in economia ecco cosa hanno portato

    • come pensa che crescerà la domanda e si ridurrà la disoccupazione senza un aumento della spesa pubblica? inoltre seppure vi sarà una de-tassazione per le imprese, i vincoli sul deficit strutturale obbligheranno a aumenti della tassazione (user fees? secondo me si) e taglio e privatizzazione del pubblico. Senza aumento della domanda non c’è aumento del reddito e del PIL e diminuzione della disoccupazione. Quindi secondo lei i bassi tassi d’interesse, (a cui cmq non strizzano l’occhio i falchi tedeschi) e una presunta de-tassazione basteranno a risollevare la domanda?
      E per quanto riguarda le aspettative negative degli agenti cosa ne pensa?
      Inoltre vi è il problema delle barriere strutturali del meridione
      Secondo me molto si giocherà nel mercato del lavoro, i bassi salari non contribuiranno certo all’aumento dei redditi.
      quali sono le sue idee a riguardo?

    • La Spagna e l’Irlanda erano in deficit? No, erano costantemente in surplus.

    • Caro PIPPO, per scrivere queste considerazioni bisogna che si verifichi una di queste due condizioni: ignoranza totale di macroeconomia o malafede. Speriamo nella prima, per non perdere mai l’ottimismo.

    • il problema non è la spesa pubblica, anzi ma come si spendono i soldi. se li si getta dalla finestra dandoli agli amici…beh questo non è certo tipico di Keynes ma tipica di Berlusconi e dei suoi amici…

  2. tra l’altro Saccomanni non ha detto che la crisi é finita ma che la recessionea partire dal prossimo trimestre dovrebbe essere finita,cosa diversa se vi é chiara ladifferenza

    • Aria fritta!

      Nel giocare a testa e croce, nel giro di 100 lanci, prima o poi e’ probabile che una la azzecchi. (Lex dei grandi numeri).

      Ad oggi siamo 8 a zero, cioè’ sono 8 trimestri che qualcuno (tremonti, Berlusconi, monti, commissione europea, letta, sacconanni) ci dice che la luce e’ in fondo al tunnel.
      Forse è’ la volta buona ora. Ma sono sicuro che nessuno qui e’ un “gufo”, se ne usciamo tutti sono felici (ma scommetto che andiamo sul 9 a zero pur pregando di sbagliarmi!).

      Il problema tuttavia resta:
      – e’ stato fatto qualche cosa x evitare la drammatica caduta di pil e occupazione dal 2007 ad oggi?
      – siamo sicuri che quanto fatto andava nella giusta direzione o e’ stata attività pro-ciclica?
      – si ha idea delle conseguenze a MLT delle scelte fatte (regola d’oro in costituzione, riforma mercato del lavoro, firma del fiscal compact, adozione delle regole x salvataggi banche post 2017)?

    • scusate anche se è di qualche giorno fa’l,articolo vorrei dare il mio contributo,vista l,attualita del problema.Ho letto sia l,articolo che i commenti e mi sembra che si giri attorno al problema in quanto manca (oppure è insufficiente l,analisi politica)per cui anche l,analisi economica diventa monca…..ora analizziamo il problema ,il ministro saccomanni dice che la recessione è finita (?)fingiamo di credergli, e facciamo un piccolo ragionamento,paragoniamo l,italia ad un imprenditore che prima della crisi aveva 100 operai buoni macchinari un po di risparmi qualche propieta ed una bella moglie,ora lui dopo 6 anni di crisi ed a causa di essa lui ha dovuto fare fuori i risparmi a dovuto vendere qualche propieta a dovuto ridimensionare l,azienda (licenziare) in piu si è esaurito ed ha perso anche la moglie….ora tutto questo trasferiamolo alla azienda italia e prendiamo per buona che la salita sia finita ,pero 6 anni di crisi hanno fatto si che la benzina si esaurisse (o quasi)ora, a parte che manca il contributo di due tre milioni di lavoratori che non solo non rendono ma per di piu devono essere assistiti questo significa (visto che il pozzo non lo controlliamo piu )la moneta, significa che gli interessi sul debito continueranno a salire e poco vale se il debito è in mano italiane o straniere vista la natura di questi capitali (chiaramente speculativi)che hanno bisogno di interessi per coprire qualche buco di bilancio di qualche banca oppure pronti a “nuove avventure”e vista i vincoli visto la riduzione complessiva dei posti di lavoro ,questo siognifica che un minor numero di occupati deve fare fronte a inevitabili maggiore uscite di bilancio statale ….mi fermo ma ditemi voi se solo una parte delle mie analisi sono giuste come è possibile la crescita senza un massiccio intervento delle stato che brucia tutti quei trattati assurdi (firmati da una classe politica anchessa assurda oltre che profondamente corrotta

  3. Abbiamo iniziato l’attraversata del deserto, che rimarrò deserto per tanti
    anni,: nè peggio ne meglio; ma sempre deserto. Speriamo che l’attraversata non duri quaranta anni, come quella bibblica,, Anche perche il miracolo della manna. non ci sarà. E cercasi …Mose

  4. Abbiamo iniziato l’attraversata del deserto, che rimarrà deserto per tanti
    anni, nè peggio nè meglio; ma sempre deserto. Speriamo che l’attraversata non duri quaranta anni, come quella bibblica,, Anche perche il miracolo della manna. non ci sarà. E cercasi …Mose

  5. giá cancellati i miei commenti?Non li vedo piú

  6. Dire che la crisi sia alla fine,mi sembra assurdo,credo si potra dire questo quando si ricomincerà ad assumere.Gli incentivi del “FARE”sono solo toppe,ciò che serve è quello che chiedeva la MARCEGAGLIA e prosegue SQUINZI,cambiare le regole per fare impresa:meno burocrazia e meno costi burocratici,detassazione delle buste paga e riduzione tasse per l’imprese .Deatassazione busta paga ,farà aumentare i consumi e quindi più produzione con ciòche ne viene dietro,riduzione tasse alle imprese vuol dire renderle più competitive.Gli incentivi del “FARE”sarebbero discriminatori nei confronti dei piccoli che non hanno modo (per tipologia d’impresa)di ingrandirsi

  7. La recessione o stagflazione o stagnazione o come diavolo si vorrà chiamare la considererò terminata quando tuti i nostri figli potranno svegliarsi e dire: “Ancora non è pronta la colazione, farò tardi al lavoro”!
    kiriosomega semplicemente papà!

  8. Con un rapporto debito/pil che sfiorera’ il 135% il 2013 ,come una persona seria puo’ sostenere che un paese si trova alla fine della crisi. Da notare inoltre che la soglia della sostenibilita’ del debito e’ stata fissata da loro il 120%, che il governo Monti ha ereditato un debito del 121%. Vale a dire che In un paio d’ anni si e’ avuto un aumento piu’ del 10%. Due anni di dolori in vano.Come in Grecia in una scala molto piu’ grave.
    Ma dove questi, come i nostri in Grecia, hanno imparato tutto questo? Pare a scuola da Goebbels.

    • Mi permetto di dire che:
      1) qualunque debito e’ sostenibile se si è’ in possesso della sovranità monetaria e il debito e’ nella PROPRIA valuta nazionale (qualcuno parla di default degli usa o del Giappone con debito/pil oltre il 200%??)
      2) tecnicamente un debito e’ sostenibile se non aumenta in % del pil, quindi se crescita % debito < crescita % pil. Allora (deficit/debito) < %pil. Ridico una cosa già detta ma, con un moltiplicatore fiscale attorno a 2, si può tagliare la spea quanto si vuole, ma la caduta del pil (e delle entrate fiscali) sarà proporzionalmente + elevata e addio sostenibilità.

      • Sono d’ accordo. Nel mio post era sottointeso : a. Grecia e Italia facendo parte nella Eurozona non disonessero lo strumento della politica monetaria e b. il debito esterno Greco e’ 174% del pil e quello Italiano 110%. Quindi i proprii debiti sono difficilelmnte sostenibili. Il Greco assolutamente NO. La conferma sta anche nel fatto che nonostante la pesante austerita’ i rapporti debito statale/pil sono in continuo aumento. La stessa cosa vale per la Eurozona. Quest’ anno si aspetta un rapporto vicino al 95% e l’ anno prossimo salira’ verso il 100%. Da notare prima che la crisi scoppiasse tale rapprto era appena 66%. A che cosa serve quindi l’ austerita’?. La risposta spetta ai Eucrati. Se esiste. Grazie

  9. Ecco, proprio lo smettere di dire “Ancora non è pronta la colazione, farò tardi al lavoro”! sarà la soluzione per la crisi.
    O ci si candida a governare la decrescita, che nei fatti c’è e continuerà ad esserci come effetto della globalizzazione dei mercati, e quindi cambiare paradigma… oppure resterà solo il teatrino e le macerie di fine spettacolo.
    Ripensare l’economia, le relazioni economiche e produttive, le relazioni di welfare. Questo è e sarà l’imperativo. Il resto è fuffa, perdita di tempo alla ricerca del tempo.

  10. I debiti (pirvati e pubblici) aumentano
    la disoccupazione galoppa
    i lavoratori guadagnano sempre meno
    l’economia si svaluta
    le aziende chiudono
    altre aziende vengono comprate da acquirenti esteri

    Che dire, questa sì che si chiama ripresa.

  11. […] La crisi non è finita. La verità è che siamo obbligati a farla finire. (da: https://keynesblog.com/2013/08/08/la-crisi-non-e-finita/) […]

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