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Intervista a Francesco Saraceno: “L’Europa deve scomputare gli investimenti pubblici dal deficit. Sbagliate le indicazioni della BCE su flessibilità e salari”

Francesco Saraceno  (fsaraceno.wordpress.com) è un economista italiano che lavora a Parigi presso in centro di ricerca economica Observatoire français des conjonctures économiques occupandosi in particolare di macroeconomia e politica economica. Insieme a Marcello De Cecco, Paul De Grauwe e André Grjebine ha scritto una lettera pubblicata dal Financial Time (e ripubblicata da noi in italiano) chiedendo ai leader europei di perseguire politiche di crescita e riequilibrio delle bilance commerciali tra i paesi dell’UE invece che insistere sull’austerità.

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2012, attacco al Welfare State

di Vladimiro Giacché

È almeno dal maggio del 2010 – allorché la crisi greca, pessimamente gestita dall’establishment europeo, esplose con virulenza – che lo Stato, e in particolare i suoi servizi sociali e le sue prestazioni assistenziali e previdenziali, hanno preso il posto di banche e speculatori sul banco degli accusati per l’attuale crisi. Grazie ad un vero e proprio coro dei principali mezzi d’informazione.
Il Washington Post espresse già allora con ammirevole chiarezza il concetto fondamentale: “Quanto stiamo vedendo in Grecia è la spirale della morte del welfare state. … Ogni nazione avanzata, inclusi gli Stati Uniti, deve affrontare la stessa prospettiva… I problemi sorgono da tutte le prestazioni assistenziali (indennità di disoccupazione, assistenza agli anziani, assicurazioni sanitarie) oggi garantite dagli Stati”. Ma il necrologio dello stato sociale letterariamente più ispirato uscì il 15 maggio sul Sole 24 Ore, a firma di Alberto Orioli. La sua premessa: “il welfare state del Vecchio continente si scopre vecchio come la sua patria. E insostenibile”. La sua conclusione: va messo in gioco “il costoso sistema di protezione sociale pubblica (che ormai aveva incluso anche la gestione dei posti di lavoro statali) che ha incarnato per quasi due secoli l’anima stessa del modello economico continentale. Pubblici dipendenti, pensionati e pensionandi da antichi referenti di un’Europa politica costruita tra un perenne compromesso tra stato e mercato e tra individuo e società si sfarinano di fronte ai colpi della crisi finanziaria che rischia di diventare crisi di moneta e poi crisi di nazioni”. Ovviamente i “pubblici dipendenti, pensionati e pensionandi” che “si sfarinano” sono una licenza poetica e grammaticale, ma l’espressione rende comunque abbastanza bene l’idea di quanto sta accadendo un po’ ovunque a causa dei “pacchetti anti-crisi” varati da praticamente da tutti i governi europei.

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Italia, paese dai bassi salari: una lettura ragionata


Siamo tra i paesi europei che pagano meno i lavoratori, mentre abbiamo gli orari di lavoro più lunghi. Nonostante ciò la competitività delle nostre imprese è tra le più basse. Il quadro di un paese che ha sbagliato obiettivi e che si appresta a commettere ulteriori errori.

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Keynes: “Occorre combattere la disoccupazione per risanare il bilancio”

“E’ un grossolano errore credere che le politiche per aumentare l’occupazione e quelle per portare il bilancio in equilibrio siano incompatibili. E’ vero piuttosto il contrario. Non c’è possibilità di equilibrare il bilancio eccetto che con l’aumentare il reddito nazionale, che corrisponde in gran parte ad un incremento di occupazione […]

Perché questo genere d’approccio appare a tanti così nuovo, bizzarro, paradossale? L’unica risposta che so trovare è che tutte le nostre idee di economia, instillate in noi dall’educazione, l’ambiente e la tradizione sono, che ne siamo consapevoli o no, imbevute di presupposti teorici applicabili propriamente solo ad una società in equilibrio, con tutte le risorse produttive impiegate. Molta gente cerca di risolvere il problema della disoccupazione con una teoria che si basa sull’assunzione che non vi sia disoccupazione.”

J.M.Keynes, “I mezzi per raggiungere la prosperità”, 1933. Questo scritto, contenente tra l’altro l’analisi del “moltiplicatore keynesiano” fu inviato dal direttore del Times al neoeletto presidente F.D.Roosevelt e costituì l’ispirazione del New Deal.

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Il Welfare è morto, viva il Welfare

Il governatore della BCE Mario Draghi aveva appena sentenziato che il Welfare “è morto” o perlomeno “superato”, ma non si è fatta attendere troppo la replica del neo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz: “No, non sono per nulla d’accordo con il governatore della Bce Mario Draghi. Il Welfare europeo non è quasi morto”, sentenzia Schulz e aggiunge: “Noi dobbiamo difendere il nostro modello sociale. I termini della questione sono questi. È meglio lavorare 8 ore e guadagnare un salario sufficiente a mantenere se stessi e la propria famiglia o avere 4 lavori in quattro aziende diverse e non avere soldi sufficienti per campare?”. E ancora: “L’ideologia attuale è tagliare, tagliare, tagliare la spesa pubblica. Non si parla più di investire…”.

Ma è a questo punto che il pensiero corre veloce a colui che del Welfare fu inventore, e cioè William Beveridge, che chiamato in piena guerra da Churchill per elaborare una riforma delle assicurazioni sociali, finì con l’andare ben oltre:

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Mario Draghi contro Mario Draghi

Welfare

“Il pregiato modello sociale ed economico dell’Europa è obsoleto”.
(Intervista al WSJ, 24 febbraio 2012)

“L’eguaglianza delle opportunità è uno strumento che avvantaggia anche i meno capaci, grazie all’incremento di efficienza conseguito dal sistema nel suo complesso. Essa implica però il rischio che vantaggi e svantaggi sociali siano generati dalla distribuzione naturale dei talenti o dalle diverse possibilità di sviluppo di questi ultimi determinate da contesti sociali e familiari disomogenei. Occorre quindi una istanza compensativa di natura etica, ispirata all’ideale di solidarietà.”
(Intervento al Meeting di Rimini, 27 agosto 2009)

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L’OCSE politica contro l’OCSE dei dati

E’ stata ampiamente ripresa dai media la presentazione di un rapporto dell’OCSE nel quale si consiglia al nostro paese di ridurre le tutele dei lavoratori a tempo indeterminato. Riprendendo la sintesi di Repubblica:

Roma è chiamata ad “ammorbidire la protezione del lavoro sui contratti standard“. Un ambito nel quale l’Italia “non ha ancora intrapreso azioni significative” anche se sta “considerando una riforma del mercato del lavoro, mirata ad ammorbidire le tutele sui contratti standard” con “una riforma welfare per migliorare la rete di sicurezza per i disoccupati”.

Si potrebbe quindi pensare che in Italia vi sia un eccesso di tutele per i lavoratori a tempo indeterminato (i “contratti standard”) rispetto ad altri paesi.  Continua a leggere »

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Brancaccio e Zingales su occupazione, crisi e mobilità sociale

Ogni tanto, nel mezzo di trasmissioni confuse, possono capitare 10 minuti di confronto serio sull’economia e la situazione sociale del Paese. E’ quello che è capitato ieri a “Piazza Pulita” su la7, dove si sono confrontati Luigi Zingales ed Emiliano Brancaccio.  Il video che vi proponiamo, sul sito dello stesso Brancaccio, sintetizza i momenti salienti del diverbio in studio.

Brancaccio in particolare ha sottolineato due aspetti: il primo è il deficit di analisi sull’occupazione, che porta a puntare sul cavallo sbagliato (la flessibilità) piuttosto che su quello efficace (gli stimoli pubblici all’economia, la creazione diretta di posti di lavoro nel settore pubblico). Il secondo è l’ipotesi che un mercato del lavoro più flessibile, con la fine del “posto fisso”, ma anche l’abbattimento delle cosiddette “caste”, porterebbe di per sé ad una maggiore mobilità sociale, ovvero a maggiori probabilità per i figli di svolgere lavori meglio retribuiti dei padri e salire la scala sociale. Questo risulta smentito dai dati OCSE. In mancanza di politiche sociali, la mobilità non si realizza.

Nota: Zingales e Brancaccio ad un certo punto citano Blanchard. Si tratta di Olivier Blanchard, attuale capo economista del Fondo Monetario Internazionale ed autore di uno dei più diffusi libri di testo di macroeconomia.

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Monti, l’esempio irlandese e quello greco

Confronto tra le parole del presidente del consiglio italiano Mario Monti e i fatti.

Irlanda

Da “Repubblica”:

Monti: “Rigore difficile da sopportare ma poi genera la ripresa economica”
Il presidente del Consiglio dopo l’incontro con il premier irlandese cita Dublino come esempio dei risultati che possono essere ottenuti con il consolidamento di bilancio e le riforme strutturali. (24 febbraio 2012)

Pil in termini reali, picco=100; peggiori performance: Grecia e Irlanda

Debito pubblico Irlanda in percentuale sul PIL

Grecia

“Oggi, secondo me, stiamo assistendo – non è un paradosso –  al grande successo dell’Euro. E qual è la manifestazione concreta del grande successo dell’Euro? La Grecia. Perché? Perché l’Euro è stato creato sì per avere una moneta unica, ma soprattutto per convincere la Germania – che ha fatto il grande sacrificio di rinunciare al marco per avere una moneta comune europea – che attraverso l’Euro, attraverso i vincoli che nascevano dall’Euro, la cultura della stabilità (il presidente Ciampi richiamava sempre la cultura della stabilità tedesca) si sarebbe diffusa un po’ per volta a tutti.
Quale caso di scuola si sarebbe mai potuto immaginare… caso limite di una Grecia che dà – è costretta a dare – abbastanza peso alla cultura della stabilità che sta trasformando se stessa.” (Mario Monti, 26 settembre 2011, trasmissione “L’Infedele”: guarda il video)

Grecia: PIL, Debito, rapporto Debito/Pil

Grecia: Disoccupazione

Anche la Commissione UE finalmente scopre la recessione

Guerra di cifre tra le previsioni di crescita per l’Europa, diffuse ieri dalla Commissione e quelle (precedenti) del Fondo Monetario Internazionale. A fronte di un arretramento del lo 0.3% stimato dalla prima, il secondo aveva infatti previsto una contrazione dello 0,5% . Sta di fatto che, in ogni caso, si è passati da valutazioni (del novembre scorso) che attestavano una stagnazione dell’economia europea, a valutazioni che ne sanciscono l’inequivocabile recessione.

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