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La bassa crescita fa aumentare il debito pubblico

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Il cosiddetto excelgate, la scoperta di significativi errori nel famoso paper di Reinhart e Rogoff sulla correlazione tra debito pubblico e crescita continua ad alimentare il dibattito tra gli economisti. Gli autori si sono difesi sostenendo che, anche se non è facile individuare una “soglia” oltre la quale il debito pubblico porta ad una crescita negativa, è pur sempre vero che ad alti debiti pubblici corrisponde una crescita più lenta.

Ma una correlazione non dice nulla circa la causalità. In questo articolo tratto dal blog The Next New Deal della Roosevelt Foundation si mette in evidenza come, dato un certo rapporto Debito/PIL, i dati mostrano che è molto più probabile che la bassa crescita sia precedente tale rapporto e non successiva, come ci si aspetterebbe se fosse il debito a causare il rallentamento della crescita. Ciò è un indizio consistente per affermare che è la bassa crescita a causare debiti pubblici elevati e non il contrario, come politici e istituzioni internazionali hanno sinora ritenuto. Coerentemente con ciò, l’aumento del debito pubblico porta, negli anni successivi al “picco”, tassi di crescita leggermente maggiori che nel periodo precedente. La fragilità delle ipotesi teoriche alla base delle politiche di austerità è sempre più evidente.

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Di cosa parliamo quando parliamo di IMU

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Quattro miliardi. Il 2 per mille del debito pubblico. Il 2,5 per mille del PIL. Il 5 per mille della spesa pubblica. Poco più dell’8 per mille (oh… vi ricorda qualcosa?) delle entrate fiscali. Il 4,6% della spesa per interessi. Poco più di un sesto dell’intero gettito dell’IMU. E’ questo ciò di cui parliamo quando parliamo di IMU sulla prima casa.
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Competitività, un’ossessione pericolosa

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Enrico Letta ha concluso il suo tour europeo senza ottenere grandi risultati. Angela Merkel ha anzi insistito sulla necessità di proseguire il risanamento dei conti pubblici e attuare le “riforme strutturali” necessarie per aumentare la competitività dei paesi periferici.

Ma cos’è la competitività? E perché dovrebbe essere un obiettivo di politica economica? Il futuro premio Nobel Paul Krugman, in questo noto saggio di quasi 20 anni fa, proprio prendendo spunto dall’ossessione per la competitività diffusa in Europa, spiega che un paese non è assimilabile ad una singola azienda e che la crescita può basarsi sulla domanda interna, senza ossessioni mercantilistiche.

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Sul mercato del lavoro Letta dichiara – tecnicamente – il falso

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di Emiliano Brancaccio

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato: «Il lavoro è il cuore di tutto. Se noi riusciamo sul lavoro a dare dei segnali positivi ce la faremo. Se sul lavoro non ci riusciamo, sono sicuro che non ce la faremo». Quanto alla riforma Fornero il premier ha commentato: «In un momento straordinario come questo è necessario un pochino meno di rigidità. Ci sono alcuni punti che in una fase recessiva stanno creando dei problemi come ad esempio le limitazioni sui contratti a termine, che sono necessarie in una fase economica normale, ma che in una fase di straordinaria recessione come quella l’attuale non sono utili, e per questo è necessaria una minore rigidità» (fonte: Il Sole 24 Ore). Un’argomentazione simile era stata sostenuta poco prima dal ministro del Welfare Enrico Giovannini.

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Il programma di Letta: di tutto, di meno

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Se ieri sullo scranno del Presidente del Consiglio ci fosse stato Angelino Alfano o Silvio Berlusconi, forse qualche voce in più si sarebbe alzata per dichiarare che il discorso tenuto dal premier alle Camere sembra più un libro dei sogni che un programma di governo. Invece su quella poltrona c’era Enrico Letta, sicché anche il Partito Democratico ha applaudito e ringraziato. Continua a leggere »

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L’economia pre-keynesiana del ministro Saccomanni

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Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, è il nuovo ministro dell’Economia del governo presieduto da Enrico Letta. 
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Stati disuniti d’Europa

HornGustav Horn, presidente dell’Institut für Makroökonomie und Konjunkturforschung della  Hans-Böckler-Stiftung (vicino ai sindacati), sulla progressista Die Zeit propone una riflessione sul meccanismo profondamente sbagliato alla base della moneta unica: la concorrenza fra stati [da Voci dalla Germania].

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Inflazione e moneta (6). Bibliografia

Nei prossimi giorni raccoglieremo la serie di articoli sulla Teoria della Moneta Endogena in un unico PDF da scaricare. Nel frattempo pubblichiamo una web/bibliografia.

Le precedenti puntate sono qui di seguito linkate:

  1. La Teoria Quantitativa della Moneta
  2. A cosa è dovuta l’inflazione?
  3. Domanda e offerta di moneta
  4. La Teoria della Moneta Endogena
  5. Le Banche Centrali e la Teoria della Moneta Endogena

Ringraziamo per i consigli e suggerimenti sul tema Marco Passarella, Hervé Baron e Andrea Terzi

Per una esposizione didattica dell’approccio della moneta endogena abbiamo in particolar modo attinto a:

  • Lavoie M., A primer on endogenous credit-money [link]
  • Passarella M., Dispense sul circuito monetario [link]
  • Terzi A., Appunti di Economia Monetaria, EDUCatt, 2012 [link]

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Quando Napolitano era contro l’euro

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E’ già circolato in rete, ma ci pare di attualità proporre ai nostri lettori l’intervento dell’allora deputato del PCI Giorgio Napolitano in occasione dell’ingresso dell’Italia nel Sistema Monetario Europeo. Era il 13 dicembre 1978 e Napolitano, intervenendo a nome del gruppo comunista, illustrava la contrarietà del PCI al sistema dal quale sarebbe poi nata la moneta unica con argomentazioni largamente coincidenti con quelle di quanti, oggi come allora, ritengono l’Euro una costruzione intrinsecamente insostenibile.
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Il programma del prossimo governo di larghe intese

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La rielezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica è il viatico a un governo di larghe intese tra PD, PDL e Scelta Civica di Monti. Il programma del nuovo esecutivo, si ipotizza guidato da Giuliano Amato, è già rintracciabile nel lavoro dei “saggi” nominati dal presidente. In questo articolo Davide Antonioli e Paolo Pini analizzano le implicazioni del programma presidenziale per le politiche  industriali. Continua a leggere »