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Salari, austerità e squilibri commerciali

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di Gennaro Zezza da gennaro.zezza.it

Uno dei meccanismi di riequilibrio della zona euro, nelle intenzioni della Troika (FMI, Commissione Europea, BCE) consiste nel ripristino della competitività esterna tramite la riduzione del costo unitario del lavoro nei Paesi periferici. Il costo del lavoro per unità prodotta si riduce tagliando i salari o aumentando la produttività, ma se un Paese non è in grado di fare investimenti o ricerca, la seconda strada – l’aumento della produttività – è difficilmente raggiungibile. Rimane quindi il taglio dei salari nominali. Che è efficace sulla competitività se le imprese fanno calare i prezzi in modo corrispondente, cosa che non segue necessariamente, come risulta alla Commissione europea per la Grecia nel suo recente rapporto.
E se i prezzi non scendono, il taglio dei salari, come dicono gli economisti, “riduce la domanda interna”, ossia i lavoratori non arrivano a fine mese (e le vendite calano, e le imprese chiudono, e i disoccupati aumentano…)

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Un piano Marshall per l’Europa? No, per la Germania

Il sindacato tedesco, appoggiato dalla SPD, presenta un piano dal sapore keynesiano per risolvere la crisi europea. Ma ad una attenta lettura è un Keynes che parla solo tedesco.

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Ma è proprio vero che gli italiani lavorano poco e male?

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di Guglielmo Forges Davanzati per Keynesblog

L’ex Ministro Fornero ha recentemente dichiarato che gli italiani lavorano poco e male, e che la bassa crescita della nostra economia dipende anche da questo. La dichiarazione merita di essere commentata perché esplicita una convinzione diffusa, spesso declinata in modo meno drastico.

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Le “riforme strutturali” non sono la soluzione

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Nonostante l’enfasi con cui molti commentatori hanno celebrato la fine dell’era dell’austerity non c’è molto di nuovo nelle strategie anticrisi della Commissione europea. Le “riforme strutturali” sulla quali si continua a puntare non sono un rimedio al problema legato alla crescita a breve termine dei Paesi della periferia dell’Ue. La soluzione va trovata in politiche keynesiane di rilancio della domanda.

di Dani Rodrik, da Il Sole 24 Ore, 16 giugno 2013
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Il problema è il debito privato, non quello pubblico. Lo dice anche la BCE

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La crisi europea e il ruolo del sistema finanziario
Discorso di Vítor Constâncio, Vicepresidente della BCE, alla conferenza presso la Bank of Greece riguardo “La crisi dell’eurozona”.
Atene, 23 Maggio 2013

traduzione Vocidallestero

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L’Area Merkelliana Ottimale

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I dati recentemente diffusi dallIstituto di Statistica  tedesco evidenziano che, sotto la pressione della crisi, una crescente quantità di lavoratori tende a migrare. Oltre un milione sono stati i nuovi arrivi nel paese guidato da Angela Merkel nel 2012, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente, raggiungendo flussi che non si vedevano dalle grandi migrazioni provenienti dall’Est Europa negli anni ’90. Significativamente, il numero di immigrati provenienti dai paesi meridionali dell’UE è aumentato tra il 40 e il 45%.

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Ecco perché annullare l’avanzo primario

di Riccardo Realfonzo Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2013

Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).
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Dazi sui pannelli fotovoltaici? Il problema è la Germania, non la Cina

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Se l’Italia non crea filiere industriali per le tecnologie avanzate (come i pannelli fotovoltaici) dovrà importarle peggiorando il proprio deficit commerciale

di Daniela Palma, da Greenreport.it

Infine sono puntualmente arrivati: i dazi sui pannelli fotovoltaici importati dalla Cina annunciati dalla Commissione nell’autunno scorso, sono divenuti realtà (ancorché “provvisoria”, stando ai comunicati ufficiali). L’applicazione sarà graduale (11,8% fino al 6 agosto e 47,6% successivamente), mentre si afferma che l’Europa continuerà sulla linea del dialogo con l’economia del dragone per delineare i contorni di una rinnovata partnership commerciale nel settore. Anche se il tempo stringe, poiché entro dicembre l’Ue deciderà se imporre eventuali dazi definitivi.

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La Teoria delle Aree Valutarie Ottimali non spiega la crisi dell’euro [PDF]

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Il peccato “originale” dell’euro non pare trovare adeguata spiegazione in una delle teorie che oggi sembra andare molto di moda a seguito della crisi della moneta unica. Una disamina critica della teoria delle “aree valutarie ottimali” porta a concludere che i “criteri” da essa enunciati sono contraddittori ai fini di illustrare le criticità dell’euro, mentre le sue conclusioni di politica economica sono controproducenti economicamente e socialmente insostenibili. Ciò che rende stabile un’area valutaria è, in ultima analisi, lo Stato.

 

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L’incoerenza della Lettanomics

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Enrico Letta ha messo il lavoro e la lotta alla disoccupazione al centro delle sua agenda di governo. Si tratta di (buoni) propositi che però mal si conciliano con la zelante accettazione dei vincoli europei (le famigerate politiche di austerity) più volte ribadita dallo stesso premier. Molte riserve suscita anche il “modello di crescita” sul quale si impernia la politica del nuovo governo: trasformare l’Italia nella “piattaforma logistica d’Europa” è davvero una buona soluzione per uscire dalla crisi?

di Stefano Lucarelli da Micromega online

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