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L’Area Merkelliana Ottimale

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I dati recentemente diffusi dallIstituto di Statistica  tedesco evidenziano che, sotto la pressione della crisi, una crescente quantità di lavoratori tende a migrare. Oltre un milione sono stati i nuovi arrivi nel paese guidato da Angela Merkel nel 2012, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente, raggiungendo flussi che non si vedevano dalle grandi migrazioni provenienti dall’Est Europa negli anni ’90. Significativamente, il numero di immigrati provenienti dai paesi meridionali dell’UE è aumentato tra il 40 e il 45%.

La Cancelliera Merkel ha salutato l’evento incitando ad una ancor maggiore mobilità del fattore lavoro. In un’intervista alla BBC il capo del governo tedesco ha paragonato la situazione europea a quella della riunificazione della Germania, quando dall’Est i lavoratori si spostavano nell’Ovest (o meglio nei lander del Sud, i più ricchi). Ovviamente si è ben guardata dall’aggiungere che la Germania dovrebbe aiutare i paesi “deboli” dell’UE sostenendo i costi dell’unificazione.

L’auspicio del resto discende direttamente dalla teoria delle aree valutarie ottimali. In quel modello, la mobilità del fattore lavoro, insieme a quella del capitale, è una condizione indispensabile per “assorbire” gli shock e favorire il riequilibrio tra le diverse “regioni” dell’unione monetaria.

Il punto di vista della Merkel è comprensibile: ogni lavoratore spagnolo, greco, italiano o portoghese che arriva in Germania abbassa le pretese economiche dei residenti e disciplina i sindacati, che ultimamente stanno chiedendo qualcosa di più (ottenendo in realtà poco) sul piano retributivo.

Il problema è che per questo stesso motivo le divergenze di competitività tra Centro e Periferia dell’Eurozona continuerebbero a crescere invece di ridursi, accentuando gli squilibri e quindi riproponendo la stessa situazione che ha determinato la crisi dell’UEM.

Certo, i sostenitori della Teoria delle AVO possono sempre contestare il fatto che la mobilità del lavoro non è ancora così elevata quanto servirebbe, e troverebbero quindi la Merkel al loro fianco. Il ragionamento però è fallace almeno quanto quello di chi sostiene che l’austerità non sta funzionando perché non si è tagliata abbastanza la spesa pubblica. Ma una medicina sbagliata non fa guarire il paziente se somministrata in dosi più elevate.

Ci sono ottimi argomenti per criticare l’architettura dell’area euro e mettere in dubbio la sua sostenibilità. La Teoria delle Aree Valutarie Ottimali non è tra questi.

Per approfondire l’argomento rimandiamo al nostro recente articolo sulle AVO.

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17 commenti su “L’Area Merkelliana Ottimale

  1. Guardate che la spesa pubblica non è stata tagliata. Almeno in ItaGlia.
    Tutti i tagli di cui si parla sono prospettici cioè a valere su previsioni di spesa pubblica futura. Per la cronaca anche quest’anno se andrà bene il nostro deficit (cioè entrate fiscali e contributive al netto della spesa pubblica) sarà del -3% del PIL

  2. Il deficit che citi comprende gli interessi. Al netto degli interessi siamo in avanzo.

    • Gli interessi ovviamente non sono spesa pubblica. Li porta Babbo Natale ;-)
      La carbonara e´ pasta in bianco… senza panna e pancetta, ehh!

      • La carbonara non si fa con la panna. Allo stesso modo la informo di un’altra cosa: i tagli prospettici degli anni scorsi sono divenuti effettivi. Inoltre, se un taglio prospettico abbassa l’aumento della spesa pubblica al di sotto del tasso di inflazione è una riduzione della spesa pubblica “reale”.

  3. Quindi c’è ancora gente, anche lettori di questo blog, che insiste con la storia che la spesa pubblica italiana non è stata tagliata? E i due decreti Tremonti del 2011 e il decreto Monti del 2012? E la riforma delle pensioni? E i dati ufficiali secondo cui la spesa pubblica italiana è sotto la media UE? E il fatto che da 20 anni il nostro saldo primario (al netto degli interessi del debito pubblico) è attivo? Si vede proprio che il pensiero unico neo liberista, che tuttora occupa quasi tutto il sistema mediatico italiano, ha fatto danni irreversibili…
    Gianni Pinelli

    • Infatti la spesa pubblica non e´ stata tagliata e anche in termini reali decresce meno del PIL. Quelli che menzioni sono (come ho ricordato) tagli prospettici
      Non ha senso poi scomputare gli interessi dalla spesa ne´ piu´ne´meno di quanto abbia senso scomputare la spesa sanitaria o per stipendi

      • devi guardare meglio i dati, rischi di fare brutte figure

      • “Non ha senso poi scomputare gli interessi dalla spesa ne´ piu´ne´meno di quanto abbia senso scomputare la spesa sanitaria o per stipendi”

        Chissà perché allora si fa il computo della spesa primaria. Parliamo di contabilità nazionale, roba da econ 101.

      • La spesa pubblica non è stato affatto tagliata, almeno in Italia. I tagli sono prospettici cioè a valere su spesa futura

        Che si calcoli il saldo primario (o la sezione aurea di qualcosa) non elimina il fatto che gli interessi siano spesa pubblica e questi si cumulino al debito esistente

      • La domanda pubblica reale è in calo da 12 trimestri consecutivi (guardati i conti economici trimestrali dell’Istat).

        E’ vero gli interessi fanno parte della spesa pubblica. Ma voi – guarda caso – chiedete solo di ridurre i servizi pubblici, sebbene al netto degli interessi si abbia un avanzo primario. Ciò vuol dire che le tasse sono superiori a quanto il settore pubblico spende in servizi e investimenti a favore del settore privato.
        E mi si deve spiegare perchè si deve ridurre ulteriormente la spesa al netto degli interessi quando già adesso è inferiore a quanto lo Stato preleva mediante le tasse.

  4. Un economista parla giustamente di economia, con gli strumenti che questa disciplina gli offre. Non fa parte di questa disciplina il fattore umano. I teorici delle aree valutarie ottimali gestiscono il lavoratori solo dal punto di vista del lavoro e della “grande legge che tutto regola” ovvero offerta domanda o domanda offerta secondo i punti di vista. In questo modo l’esodo o emigrazione di masse di umani diventa la nobile “migrazione” e il tutto somiglia sempre di più ad un massiccio fenomeno di transumanza dove, al posto di bovini e caprini, ci sono esseri umani che magari vengono trasportati su carri bestiame li dove la domanda richiede un offerta a basso costo sempre pronti ad ulteriori transumanze; ma i tedeschi, anche gli operai, in un tempo non lontano, i carri li usavano per portare “i diversi” ad auschwitz…..attenzione ai corsi e ricorsi storici.

    • Vero, ma il problema si pone in termini persino peggiori. Se la migrazione offrisse più vantaggi che svantaggi, se come dice la teoria OCA avesse un effetto riequilibratore, allora uno potrebbe anche dire che è un prezzo da pagare in cambio di altri e più importanti vantaggi. Ma non è neppure così.

      • p’enso che lei intenda per ” effetto”equilibratore” un sistema politico compiuto cioe fatto con tutti i carismi. e con tutte le regole sia di democrazia ,che di sistema. allora si,che la mobilita all,interna avrebbe un effetto equilibratore….ma al momento visto anche la qualita dell,immigrazione gli stiamo servendo su un vassoio d,argento il meglio della nostra ” produzione” in cambio che ci daranno; ancora carbone

      • Una domanda: ma il “costo” in produttività è stato incluso nel calcolo delle AVO? Mi spiego: non credo che uno spagnolo che parla male tedesco possa “produrre” ed essere subito “efficiente”quanto un tedesco. Stessa cosa vale per l’italiano che va in Francia, etc etc. Non credo che questi spostamenti “di massa” includano solo laureati che parlano 3 lingue.

        Ciao, Ivan

  5. Continuo a pensare che finché gli economisti non avranno un loro “giuramento d’ippocrate” magari in linea, che so io, con la dichiarazione universale dei diritti umani, grande parte dello sforzo, anche dei benintenzionati, sarà vanificato. E’ ovvio che in attesa di una esaustiva critica del metodo, la critica nel merito è pur sempre utilissima se non indispensabile.

  6. Risposta del M. Friedman relativamente al EURO in un intervista al radio Australia Il 17/7/1998. E’ profetica.

    Non sono un liberista anzi.Il razionamento di Friedman e’ basato sulle AVO. Sta di fatto che l’ EZ non aveva ne ha I presupposti per diventare una AVO nei prossimi 50 anni , punto basta. Solo l’ insistenza del capitale industriale e finanziario e della stragrande maggioranza della sinistra, che vede e ha visto nell’ Europeismo una altra forma del internazionalismo , si mantenere in piedi una unione barcollante.

    Risposta di M. Friedman

    “Penso che sia una grossa scommessa e io non sono ottimista. Purtroppo, il Mercato Comune non ha le caratteristiche che sono richieste per un’area monetaria comune. Un area della moneta comune è una cosa molto buona, in alcune circostanze, ma non necessariamente in altri. Gli Stati Uniti sono uno spazio monetario comune. L’Australia è anche un’area monetaria comune. Le caratteristiche che rendono l’Australia e gli Stati Uniti favorevoli per una moneta comune sono che le popolazioni parlano tutti la stessa lingua o qualche approssimazione ad essa, c’è libera circolazione delle persone da una parte del paese all’altra parte, quindi c’è una notevole mobilità; e c’è una buona dose di flessibilità dei prezzi e in qualche misura dei salari. Infine, c’è un governo centrale che è di grandi dimensioni rispetto ai governi statali locali, in modo che se alcune circostanze particolari colpiscono una parte del paese negativamente, ci saranno flussi di fondi dal centro che tenderà a compensare questo.

    Se si guarda la situazione nel Mercato Comune, esso non ha nessuna di queste caratteristiche. Avete i paesi con i quali le persone parlano lingue diverse. C’è molto poco la mobilità di persone da una parte del Mercato Comune ad un altro. I governi locali sono molto grandi rispetto al governo centrale di Bruxelles. Prezzi e salari sono soggetti a tutti i tipi di restrizioni e di controllo.

    I tassi di cambio tra le diverse valute fornisce un meccanismo di adeguamento agli shock e gli eventi economici che hanno interessato diversi paesi in modo diverso. Nel determinare l’area della moneta comune, l’euro, i vari paesi stano butando essenzialmente via questo meccanismo di regolazione. Cosa sostituirà questo?

    Forse saranno fortunati. Può darsi che gli eventi, come risultano nei prossimi 10 o 20 anni, saranno comuni a tutti i paesi, non ci saranno scosse, ne sviluppi economici che influenzano le diverse parti della zona euro asimmetricamente. In tal caso, adranno avanti bene e forse i paesi separati gradualmente allenterano i loro accordi, si libererano di alcuni dei loro restrizioni e si aprirano in modo che siano più adattabili, più flessibili.

    D’altro canto, la più probabile eventualità è che ci saranno shock asimmetrici che colpirano i diversi paesi. Ciò significa che l’unico meccanismo di regolazione che devono soddisfare è fiscale e la disoccupazione: la pressione sui salari, la pressione sui prezzi. Non hanno altra via d’uscita. Con un currency board, vi è sempre l’ultima alternativa che si può rompere il currency board. Hong Kong può smantellare il suo currency board domani, se vuole. Esso non vuole e non credo che lo farà. Ma potrebbe. Ma con l’Euro, non vi è alcun meccanismo di scapatoia.

    Supponiamo che le cose vanno male e l’Italia è in difficoltà, come fa l’Italia uscire dal sistema euro? Non avra’ più la lira, dopo il – 2000 o 2001 – quindi è una scommessa molto grossa. Auguro la zona euro il bene, sarà nel proprio interesse di Australia e gli Stati Uniti che la zona euro abbia successo. Ma io sono molto preoccupato che ci sia un sacco di incertezza in prospettiva”.

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