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Ecco perché annullare l’avanzo primario

di Riccardo Realfonzo Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2013

Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro).

Insomma, nonostante l’emergenza in cui ci troviamo, il governo sembra avere le mani legate e prospettarci ancora austerità. Ma è ormai acclarato che questo tipo di politiche frena la crescita e non assicura il riequilibrio dei conti pubblici. Lo abbiamo sperimentato in Italia, dove gli interventi restrittivi non hanno dato gli effetti previsti né in termini di crescita (le previsioni del precedente esecutivo per il 2013 erano di un + 0,5%, mentre il Pil si riduce al ritmo del 2%) né in termini di finanze pubbliche (il rapporto debito e Pil, stimato in diminuzione, continua ad aumentare). E lo abbiamo sperimentato in Europa, dove il Fondo Monetario Internazionale ammette che sono stati ampiamente sottostimati gli effetti deleteri delle politiche di austerità. Il punto è –  come ho già sottolineato mesi fa su queste colonne – che i modelli previsionali adottati dalle principali istituzioni internazionali hanno introiettato la “teoria dell’austerità espansiva”, attribuendo ai moltiplicatori della politica fiscale, che misurano l’impatto delle politiche espansive sul Pil, valori negativi o prossimi allo zero. In realtà, i moltiplicatori si sono rivelati molto più grandi ed è ormai innegabile che una politica restrittiva (un aumento del saldo tra prelievo fiscale e spesa pubblica) riduce il Pil in misura almeno equivalente, con retroazione negativa sulle entrate fiscali.

Per questo, proseguire con il rigore è a dir poco rischioso, e occorrerebbe imprimere una svolta alla politica economica nazionale, smettendola di considerare i vincoli europei alla stregua di “tabù”, come ormai riconoscono gli stessi campioni dell’austerità. La nuova strada da battere consisterebbe nell’azzeramento dell’avanzo primario, oggi pari a 2,4 punti di Pil. Ciò significherebbe disporre di oltre 35 miliardi di euro da utilizzare per ridurre la pressione fiscale sul mondo della produzione e promuovere politiche industriali. L’impatto sulla crescita di un intervento di questo tipo può essere analizzato alla luce delle nuove stime del moltiplicatore della politica fiscale. Alcuni studi relativi all’Italia mostrano che in condizioni recessive il moltiplicatore della spesa pubblica supererebbe il valore di 2 (ma esistono anche stime di moltiplicatori pari a 3). Qui, molto più prudentemente, consideriamo il valore medio (pari a 1,3) dell’intervallo calcolato dal capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Olivier Blanchard. Sotto questo assunto, l’azzeramento del nostro avanzo genererebbe una crescita del Pil di oltre 45 miliardi di euro, 3 punti di Pil, fornendo la spinta di cui abbiamo oggi tanto bisogno. Ed entro 9-15 mesi, raggiunto il picco espansivo, anche gli effetti immediati di incremento di deficit e debito risulterebbero in buona misura compensati da due fattori: l’aumento stesso del Pil, che naturalmente abbatte i rapporti significativi di finanza pubblica, e la crescita delle entrate fiscali, che trainate dalla ripresa incrementerebbero di almeno un punto di Pil.

Insomma, andare oltre il vincolo europeo sul deficit conviene, perché può permetterci di rilanciare l’economia italiana. Inutile sottolineare che sarebbe eccellente concordare a livello europeo una simile discontinuità, magari prima di procedere a più complessi interventi di riassetto delle istituzioni europee e del palinsesto macroeconomico. Infatti, al di là delle motivazioni più squisitamente politiche, una azione espansiva portata avanti di concerto dai membri dell’eurozona, e trainata da quelli che hanno i conti più solidi, darebbe ulteriore impulso alla crescita e gioverebbe agli equilibri della bilancia commerciale; e con una Banca Centrale Europea accomodante anche le possibili tensioni sugli oneri del debito risulterebbero efficacemente arginate. Ma se l’Europa continuasse a tergiversare e trascurare il baratro dentro cui stiamo scivolando, dovremmo considerare la possibilità di una azione unilaterale. Certo, si tratterebbe di una strada estremamente ardua, ma potrebbe finire con l’essere l’unica via che resta prima di arrenderci al declino o essere costretti a decisioni che metterebbero a repentaglio ancora maggiore la tenuta della zona euro.

Fonte: riccardorealfonzo.it

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35 commenti su “Ecco perché annullare l’avanzo primario

  1. Il solito fiotto di parole che parte da alcuni isolati spunti realistici per approdare in terre infide.

    Sarebbe il caso di dire con chiarezza che c’è deficit e deficit.

    Se la Germania sforasse il limite del 3%, potremmo star certi che lo farebbe per realizzare investimenti destinati a dare importanti ritorni nel futuro.

    Se l’Italia sforasse lo stesso 3% potremmo star certi che lo farebbe/faremmo per:
    1) continuare ad elargire stipendi faraonici ai manager delle aziende pubbliche, semi-pubbliche, collegate e/o assistite, prime tra tutte queste ultime le banche;
    2) continuare a pagare pensioni e vitalizi assolutamente NON DOVUTI in quanto non giustificati da effettivi versamenti contributivi;
    3) investire in opere faraoniche ed inutili, destinate a non fornire alcun ritorno economico; prime fra tutte la TAV, che devasterà un ambiente che invece sarebbe prezioso per il turismo, per affiancare una linea ferroviaria già esistente e sottoutilizzata; e l’Expo2015, che trasformerà pregiatissima campagna nelle adiacenze della città in nuovi centri commerciali che resteranno deserti e nuove abitazioni che nessuno occuperà;
    4) continuare a mantenere un sistema amministrativo locale costosissimo perché iperframmentato in regioni, provincie, comuni;
    5) continuare a spendere in missioni militari all’estero che SOLO NOI IN EUROPA ci permettiamo nella misura che ci permettiamo, nonché in armamenti che SOLO NOI AL MONDO prendiamo in considerazione (vedi in primis gli F-35, al cui programma siamo ormai i SOLI partecipanti oltre agli USA);
    si potrebbe andare avanti a lungo …

    Quindi. Giusto ed ovvio dire che il 3% NON dovrebbe costituire un limite insuperabile in queste condizioni, perché ci sono cose più importanti tra cui il benessere della cittadinanza; ma ancora più giusto sarebbe dire che sforare il 3% con i “sistemi” di spesa Italiani NON SIGNIFICHEREBBE alleviare i problemi dei cittadini ma solo sperperare altri soldi che poi qualcuno dovrebbe restituire.

    • Forse bisognerebbe cambiare chi si manda al governo.
      Le indicazioni di politica economica illustrate da Realfonzo sono corrette. Con i tuoi ragionamenti avremmo che nel 2017 i conti pubblici sono a posto (ma non verrebbero meno gli sprechi, i privilegi, la corruzione e tutto ciò che vuoi dire di male sulla spesa pubblica), ma il tessuto economico e le famiglie sarebbero ormai morte, dato che già oggi sono allo stremo.
      Tu vorresti che all’economia privata fosse sottratto il 5,7% di quello che produce in termini di pil mediante le tasse rispetto a quanto riceverebbe in cambio con i servizi pubblici? E questo solo per pagare gli interessi sul debito pubblico, in mano per il 90% al settore finanziario?

    • Tutto condivisibile, tranne per la TAV.

    • Ottime considerazioni. Il moltiplicatore potrà pur essere di 1,3 – 2 – 3 o quanto vogliamo, ma se la spesa pubblica non viene poi incanalata in maniera efficiente, l’effetto del moltiplicatore si annacqua e otteniamo un risultato nullo, come si sta assistendo in realtà in questi ultimi anni. Purtroppo la teoria presuppone tutto un insieme di condizioni (tra le quali anche un corretto – e trasparente – comportamento degli operatori) che da noi non si verifica.

      • In realtà i moltiplicatori sono pienamente operanti. Lo riconosce anche la Banca d’Italia: le politiche di austerità deprimono l’attività economica. Su questo non vi è ombra di dubbio. Tutto si riduce a quanto scende il pil per ogni punto di spesa pubblica tagliata. La Banca d’Italia è piuttosto “ottimista”. Ma – come riportato da Realfonzo – i fatti dimostrano è che comunque superiore a 1.
        E’ poi incredibile come non ci si renda conto che mentre vi dicono di voler ridurre gli sprechi, di fatto si tagliano i servizi pubblici (oltre che aumentare le tasse).
        Di fatto abbiamo un avanzo primario dal 1992. Vuol dire che da più di 20 anni abbiamo le entrate pubbliche che superano la spesa pubblica al netto degli interessi. E da 20 anni che con queste assurde politiche l’Italia non cresce. Quello che voi non comprendete è che la spesa pubblica è in un modo o nell’altro una quota del reddito privato. Ridurla significa ridurre i redditi del settore privato e quindi la domanda aggregata ovvero le vendite delle imprese e quindi l’occupazione.
        Ma voi vorreste tagliare solo gli sprechi! D’accordo.
        Ma allora prendete atto che non è con queste forze politiche che otterrete questo risultato. Le forze politiche che governano da 20 anni sono le stesse che lo ripetono (e voi con loro). E da 20 anni fanno tutt’altro.
        Siate allora onesti: dite che volete tagliare la spesa pubblica qualunque essa sia, pur di ridurre il peso dell’odiato Stato. Ma in tal caso le conseguenze – come insegna la teoria e la politica economica – sarebbero disastrose. Il rimedio sarebbe peggiore del male: crollo del pil e aumento della disoccupazione. In Grecia e in Spagna sono state seguite le vostre politiche e si vedono i risultati.
        Negli Usa, invece, la spesa pubblica ha superato abbondantemente le entrate e loro crescono ad un tasso annuo del 2% (mentre la zona euro cadrà per più dello 0,5 per il secondo anno consecutivo).
        Si cresce con più spesa pubblica, non con meno. Il guaio dell’Italia non sono gli sprechi (credete forse che negli altri paesi non ci siano?). Il guaio dell’Italia è la classe politica che voi avete mandato al governo in questi ultimi 20 anni.
        Io di certo non li ho votati.

      • Già…proprio la classe politica che vorresti facesse altri debiti a ns carico
        La politica ha fallito diamole piu’ soldi. Non fa una grinza ;-)

    • @Giorgio. Io non dico che la spesa pubblica deve essere eliminata (mia moglie è dipendente pubblico).Dico che, se i moltiplicatori sono operanti, allora bisogna rivedere qualcosa, dato che comunque non generano crescita. E allora (posto che – non avertene a male ma mi sa che oggettivamente è così – viene male aumentare la spesa) se non aumenti la spesa devi far lavorare meglio il moltiplicatore. E chiedo: mi dai una soluzione? Io non ne trovo (ma credo, non per sfiducia, che neppure tu me ne possa dare). Sarà forse che il sistema è arrivato alla saturazione (per tanti motivi)? In questo è ovvio che il moltiplicatore non funzioni in “positivo”, ma essendo sempre operante, funziona (eccome) con l’austerità e ci fa peggiorare progressivamente. Come miglioriamo il mopltiplicatore? Spesa più efficace, che vuol dire anche lotta all’evasione (che amplifica il ritorno che allo stato fornisce la spesa pubblica con il moltiplicatore). Lotta all’evasione che però non vuol dire maggiori imposte. Solo applicare regole. Questa è solo una ipotesi. MAgari ce ne sono altre.

      • I moltiplicatori sono operanti e non generano crescita perchè la domanda pubblica si riduce in termini reali da ben 12 trimestri consecutivi. E se la domanda pubblica al settore privato si riduce non vi può essere matematicamente nessuna crescita.
        Il pil può crescere solo se cresce la domanda, pubblica o privata. E poichè in questo momento quella privata si sta contraendo, sarebbe sensato che almeno quella pubblica aumentasse. Ma voi siete convinti che tagliando gli sprechi l’economia ritorni a crescere. Ebbene io non sono un dipendente pubblico, ma è da 20 anni che dicono di voler ridurre gli sprechi e dopo 20 anni gli sprechi sono ancora lì, mentre vengono tagliati i servizi pubblici (i dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono diminuiti da 4 milioni e 50 mila a 3 milioni e 895 mila tra il 2008 e il 2012), e la pressione fiscale continua ad aumentare.
        Allora finiamola con le ipocrisie: solo un pazzo o una persona che ha un interesse personale può dire che tutto va bene così com’è. Certo che non va bene. Ma dietro questa bandiera si vuol far passare l’idea che riducendo la spesa pubblica staremmo tutti meglio. Non è vero per la teoria economia, per la politica economica, per la cronaca. Basta chiederlo ai greci e agli spagnoli. La Spagna prima della crisi aveva un debito pubblico inferiore a quello tedesco. Ora – grazie alla crisi finanziaria, aggravata dalle politiche di austerità – il debito pubblico è superiore a quello tedesco e i disoccupati sono balzati al 25%. Ma le politiche di austerità non funzionano neanche in Italia: il debito pubblico salirà ad oltre il 130% alla fine di quest’anno e la disoccupazione ha già raggiunto il 12%. Il pil cadrà dell’1,8% (Ocse) dopo il -2,4 dell’anno scorso. Eppure ci hanno appena detto che dobbiamo essere felici perchè siamo rientrati dalla procedura di infrazione della Commisione Europea per il deficit eccessivo. Ecco: avremo la Commissione Ue e la BCE contenti per i conti a posto. Se poi chiudono le aziende, aumentano i disoccupati e la gente si suicida, che importanza può avere di fronte al pareggio di bilancio. Non c’è paragone.

      • La spesa pubblica non è mai diminuita, quest’anno si ridurrà di qualcosa in termini reali ma molto men di quanto si ridurrà il PIL. Cioè i moltiplicatori sono una religione e un’identità contabile non puo’ spiegare nulla

    • Ma Riccardo Realfonzo non e´ quello che si e´ dimesso dalla giunta di Gigggino DeMagistris perche´ non lo lasciavano risanare il bilancio? O e´ un suo omoinimo? E adesso propone di continuare a buttare soldi? Maledetta coerenza!!!:-)

    • E’ giusto parlare degli sprechi del settore pubblico, ma parliamo anche degli sprechi del PRIVATO (argomento tabù). Chiunque lavori in aziende private sa che ci sono, e sono emormi. I super-stipendi degli amministratori delegati delle banche, di cui parla la stampa, sono solo la punta dell’iceberg. E non si dica che le inefficienze del privato non riguardano la collettività: In Italia ormai quasi tutti i beni e servizi sono stati privatizzati, per cui se sprecano soldi, chi ci rimette sono i lavoratori (cioè noi) o i consumatori (cioè noi) o entrambi.

  2. Ogni dottore che vuole curare un malato se una medicina non da risultati la cambia, se non fa questo o non è un buon dottore o è in mala fede, cioè vuole uccidere il malato (il malato si potrebbe incavolare di brutto)

  3. L’ha ribloggato su .

  4. Concordo con .g.e.o., le risorse liberate finirebbero per svaporare in mille rivoli, perchè in Italia la POLITICA, ovvero i decisori, sono quelli di sempre.
    Ecco perchè in Europa NON SI FIDANO.
    Comunque in mancanza d’altro, visto che proseguendo cosí fra un anno crollerá inevitabilmente la giá fragile impalcatura socio-economica italiana, quella dell’utilizzo dell’avanzo primario potrebbe essere l’unica misura proponibile per cercare di smuovere le paludose acque in cui ci troviamo.
    Per quanto riguarda l’assenso dell’Europa : SCORDIAMOCELO.

  5. egregio .g.e.o. aggiungi pure al tuo semplice ma efficace ragionamento che Letta ha già chiarito che i soldi li vuole dare alle aziende per assumere i “giovani” magari quelli in obbligo scolastico a prezzi stracciati, così le aziende potranno continuare a sequestrare quei soldi dal dalla catena produttiva e trasformarli in prodotti finanziari magari alle cayman oppure facendo una bella passeggiata turistica nei pressi di san Pietro…..

  6. La prossima volta che avrò mal di testa, poiché il realtà il corpo assorbe una piccola parte del principio attivo dell’aspirina e il resto va sprecato, non prenderò l’aspirina. Invece mi butterò di testa dal balcone, che è esattamente ciò che serve a risolvere il mal di testa. Per sempre.

    • Purtroppo questo modo di pensare è difficile da essere assimilato. Anni di predicazioni televisive da parte dei soliti Alesina, Giavazzi e cultori vari di Excel, hanno imposto un modello culturale che, anche di fronte ai disastri provocati, è duro a morire.

  7. Questo articolo fa capire molto bene che se lo stato spende 100 e tassa 100 ( pareggio di bilancio), l’economia crolla. E’ la migliore prova che abbiamo per capire che l’unica nostra salvezza è il keynesianesimo, che deve necessariamente passare per un ritorno alla sovranità monetaria. Si alzi la spesa pubblica, si azzerino le tasse ( da usare solo quando c’è troppo denaro rispetto ai prodotti in commercio, certo non il nostro caso) e la nostra economia tornerà a sorridere, anche in relativamente breve tempo.

  8. […] Le prospettive economiche per l’Italia restano gravissime, al punto che secondo le ultime previsioni il 2013 si chiuderà con una ulteriore contrazione di circa due punti del Pil (qui e in seguito dati Ocse). Il ministro Saccomanni afferma che la crisi è “peggiore di quella del ‘29” ma continua a ripetere che il governo deve rispettare il vincolo del deficit pubblico al 3% del Pil. Ne segue che per quest’anno sono ormai possibili solo manovre a saldo zero e anche nel 2014 ci saranno ben pochi margini di intervento, limitati alla differenza tra il deficit tendenziale e il vincolo del 3%: circa mezzo punto di Pil, non più di 8 miliardi. Risorse che non sarebbero più nemmeno disponibili se dovessimo dare corso al Documento di Economia e Finanza che – in linea con Six Pack e Fiscal Compact – si pone l’obiettivo di azzerare il deficit (in termini strutturali) mediante nuovi progressivi innalzamenti dell’avanzo primario sino a un valore record di fine legislatura del 5,7% del Pil (90 miliardi di euro). Continua a leggere » […]

  9. Siccome tutto il modo e’ paese ,Il dibattito sul multiplicatore si e’ acceso anche qui in Grecia. La scintilla la ha fatta una diciarazione , alcuni mesi fa , del capo degli economisti del FMI Olivier Blanchard che rivello’ come le stime iniziali del FMI riguardante il multiplicatore per la Grecia erano spagliate fissandolo al o,5 , invece del 1,71 che era nella realta’. Questo “errore” ha portato ad una previsione totalmente sbagliata della recessione totale prevista . Invece del 6,5% iniziale , sfiorera’ il 30%. Il 2012 e’ chiuso con una recessione accumulativa del piu’ di 22% e quest’ anno si stima un altra attorno il 5%.

    Dalla teoria Keynesiana la formula matematica che si calcola il multiplicatre e’ uguale a:
    Π=1/[(s+m)(1-τ)+τ]

    Ove S e’ la tendenza al risparmio, m e’ la tendenza alle importazioni e τ rappresenta le tasse per unita’ di reddito. Le cifre dei coeficenti per la Crecia sono s=O,12, m=O,28 e τ=0,31 che danno un risulato del 1,71 per appunto. Naturalmente non e’ stato un errore, ma un scelta politica di stabilire la stima iniziale del multipliatore soltanto o,5. Come altrimenti avrebbero persuasuso la popolazione a seguire un progarmma conducente ad una a recessione del 30% e ad un altrettanta disoccupazione?.

    Permettetemi un commento: Se l’ avanzo primario per l’ Italia del 2013 sara’ 2,4% quasi come il 2012 , suponendo di conseguenza un deficit di 3% ,come l’ anno scorso e una diminuzione del pil del 2%, allora il rapporto debito/pil chiudera’ quet’ anno al 133%.

    • Infatti è questa la previsione per quest’anno: debito pubblico ad almeno il 132%. E non certo perchè aumenta il deficit (non ci dicono infatti tutti contenti che siamo rientrati nei parametri tanto cari alla Commisione Europea?). Il debito aumenta perchè le politiche di austerità deprimono il pil e così passiamo dal 127 al 132-33%.
      Avanti così con le manovre di austerità e tra un po’ raggiungeremo al Grecia. Tempo al tempo.

  10. Tutto giusto, ma prima strozziamo la spesa improduttiva e poi si potrà utilizzare la maggiore liquidità per incrementare lo sviluppo. Senza le riforme strutturali, senza tappare prima i buchi al colabrodo, tutto sarebbe inutile ed i vantaggi rimarrebbero solo teorici.

  11. “Tutto giusto, ma PRIMA strozziamo la spesa improduttiva e poi si potrà utilizzare la maggiore liquidità per incrementare lo sviluppo. Senza le riforme strutturali, senza tappare prima i buchi al colabrodo, tutto sarebbe inutile ed i vantaggi rimarrebbero solo teorici.”

    ecco, PRIMA. qui è il punto. dopodichè si può discutere su quello che si vuole, anche deficit. ma PRIMA strozziamo la spesa improduttiva.
    ma in verità il punto è proprio l’opposto. tutte queste belle parole, sono solo una foglia di fico. quello che in verità viene urlato, se solo si hanno orecchie per sentire, è “PIU’ SPESA IMPRODUTTIVA! VOGLIAMO SOLDI!”.

    • Non mi pare che qualcuno dica buttiamo via i soldi pubblici dalla finestra. Si chiede piuttosto di spendere di più e meglio per far crescere l’economia.
      Non è possibile con queste forze politiche? Non mandiamole al governo, dato che per di più sono quelle che hanno permesso gli sprechi e dato privilegi in tutti questi anni.
      Le prescrizioni di politica economica sono giuste. Sono le classi dirigenti che sono inadeguate. Prima ve ne renderete conto, meglio sarà.

      • giorgio.
        se la spesa pubblica fa crescere l’economia, vuol dire che si tratta di investimenti che si ripagano. giusto? bene, il debito pubblico testimonia che tali investimenti NON si ripagano.
        proprio non si capisce da dove vi deriva il mito della spesa burocratica e centralizzata. anzi, si capisce, eccome.
        ah, in ogni caso. la realtà è una cosa, l’utopia un’altra. la realtà ci dice proprio che le classi dirigenti sono inadeguate, per qualsiasi cosa. quindi la soluzione reale è togliere potere alle classi dirigenti. fra 50 anni, con un sistema paese credibile, parleremo di aumentare la spesa. per ora, tieniti questo bell’assist, occorre solo “affamare la bestia”.

      • Peccato che il debito è cresciuto tra il 1991 e il 2012 di 1237,6 miliardi. Nello stesso periodo gli interessi pagati (che sono confluiti sul debito crescente) sono stati 1748,8 miliardi.
        Per favore evita di dirmi che gli interessi sono superiori all’aumento del debito. Lo so. E’ proprio così. Se il debito è cresciuto meno lo si deve all’avanzo primario (che tu rifiuti di considerare). Ben 650,8 miliardi per il periodo 1992-2012.
        E ti ricordo che l’avanzo primario è il saldo tra entrate e uscite pubbliche al netto degli interessi. Vale a dire che le amministrazioni pubbliche mediante le tasse hanno prelevato più di quanto hanno restituito in termini di servizi e investimenti al settore privato.
        Quindi il problema non è la spesa pubblica in sè. Certamente vi è un problema nella qualità della stessa. Ma il problema si risolve cambiando la classe politica che ha gestito la spesa pubblica.
        Mentre da un punto di vista economico, innanzi ad un calo della domanda privata, se si vuole contrastare la recessione non resta che agire sulla domanda pubblica. Tutto il resto (riduzione dei salari, precariato, tagli di spesa pubblica, ecc.) non fanno altro che aggravare il problema. Poichè in un modo o nell’altro riducono i redditi delle famiglie e quindi i consumi privati. La conseguenza è il calo delle vendite delle imprese. Si riduce quindi la propensione agli investimenti e l’occupazione si riduce. Aggravando ulteriormente la situazione.
        Occorre spezzare questa spirale perversa. E non vi è altro modo se non aumentando la domanda pubblica, aumentando cioè la domanda direttamente o indirettamente alle imprese.

  12. Riprendo un punto di discussione: ok un’azione combinata espansiva pan-europea di azzeramento degli avanzi primari x uscire dalla recessione continentale, accompagnata da politica fiscale espansiva/accomodante,

    … Ma questa e’ la negazione delle riforme demenziali, monetsriste, liberiste e libertivide che si sono succedute dagli anni 80 in poi!! (Divorzino banca centrale/tesoro, avanzi primari, contenimento rapporti deficit/pil).

    Sulla seconda opzione (Europa ferma, avanti solo noi con azzeramento dell’avanzo primario), x me ok ma… se siamo solo noi:
    1) pil Italia su
    2) reddito disponibile privati Italia su
    3) consumi privati itslia su
    4) importazioni italia su
    5) saldo partite correnti italia (ancora +) giù
    6) resto d’Europa ne beneficia gratis…
    A me la Germania and friends cominciano a rompere!!

  13. ma com’è che non si parte dall’assunto fondamentale che, se non si scioglie la zona euro, attuare politiche espansive è inutile in quanto peggiora la bilancia commerciale???? fuori dall’euro subito!

    • Appunto. Questo e’ il problema. Con le politiche espansonistiche peggiorera’ la bilancia commerciale. Quasi nessuno vuol ammettere. Il problema principale del Europa Sud sta nella mancanza della competitivita’.Con la moneta fortissima l’ euro,non si riesce a ripristinarla, Neanche le cosidette riforme strutturali auieteranno.
      Soluzione. Scioglimento della zona euro e creazione di zona economica commune Sud Europea , con alla testa l’ Italia..

      • Con le politiche espansonistiche peggiorera’ la bilancia commerciale.

        Sì, è vero, ma se le politiche espansionistiche consistono in investimenti mirati alla sostituzione delle importazioni e non (mi spiace dirlo) in velleità come il reddito minimo, la cosa è differente.

      • Gia´…il reddito per tutti e´ la tipica misura che peggiorera´ la bilancia commerciale mentre scommetto che gli investimenti li decide Fassina con Brunetta giusto per essere bi-partisan ;-)

      • signor Iodice sono d’accordo con lei che c’è differenza…ma lo vogliamo capire che non si può stare perennemente a deficit del 10% (perchè questo sarebbe necessario per dare respiro alla nostra economia…non robette da 1% in più) se non si stampa moneta???? tutto il resto sono misure che alla lunga ci alleviano le sofferenze, ma ci lasciano davanti un futuro di dipendenza dall’estero.

        ritornare alla nostra moneta (e a un controllo sulla nostra banca centrale) è il primo dei tanti passi da fare per rimettere in piedi questo paese. ed è anche quello, l’unico, che può dare il via alla cosa.

      • perchè se per i suoi investimenti mirati poi non posso stampare significa che ogni investimento devo farmelo prestare dall’estero sul mercato dei capitali. e capisce che bene che è una cosa che non può funzionare alla lunga….lo stiamo facendo da 30 anni e guardi come la quinta potenza industriale del mondo è andata a finire.

    • Peggiora comunque Euro o non Euro. A meno di mettere barriere all´importazione. Ma quel punto mi terrei l´Euro almeno Vendola e Cicchitto non avrebbero la stamperia

      • ma non è vero niente se la tua moneta svaluta del 20% a seguito dell uscita dall euro vuoi vedere come la bilancia commerciale torna in pareggio anzi in attivo addirittura???

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