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Salari, austerità e squilibri commerciali

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di Gennaro Zezza da gennaro.zezza.it

Uno dei meccanismi di riequilibrio della zona euro, nelle intenzioni della Troika (FMI, Commissione Europea, BCE) consiste nel ripristino della competitività esterna tramite la riduzione del costo unitario del lavoro nei Paesi periferici. Il costo del lavoro per unità prodotta si riduce tagliando i salari o aumentando la produttività, ma se un Paese non è in grado di fare investimenti o ricerca, la seconda strada – l’aumento della produttività – è difficilmente raggiungibile. Rimane quindi il taglio dei salari nominali. Che è efficace sulla competitività se le imprese fanno calare i prezzi in modo corrispondente, cosa che non segue necessariamente, come risulta alla Commissione europea per la Grecia nel suo recente rapporto.
E se i prezzi non scendono, il taglio dei salari, come dicono gli economisti, “riduce la domanda interna”, ossia i lavoratori non arrivano a fine mese (e le vendite calano, e le imprese chiudono, e i disoccupati aumentano…)

Ma c’è un altro aspetto forse meno ovvio. Se guardiamo i dati sul commercio estero per contenuto tecnologico, calcolati dall’Ocse nel database STAN e disponibili fino al 2011, notiamo che la Grecia fino al 2007 aveva aumentato lentamente le sue esportazioni nei settori ad alta e medio-alta tecnologia, e queste sono diminuiti dal 2008 al 2011, mentre sono aumentate le esportazioni agricole o a minor contenuto tecnologico (per la classificazione si veda qui).
Se, come è plausibile, parte della variazione nella specializzazione produttiva è dovuta al taglio dei salari, e di conseguenza all’aumento nel peso delle industrie ad alto contenuto di lavoro poco qualificato, quali saranno le conseguenze per il futuro? Le imprese che utilizzano lavoro poco qualificato hanno di solito una crescita della produttività minore delle imprese ad alta tecnologia. E quindi ci si può attendere un minor tasso di crescita per il futuro.
Viene immediato il confronto con il Mezzogiorno d’Italia, che alcuni vorrebbero più orientato al turismo…
[NB la forte crescita della voce delle esportazioni “Medium-low tech” è dovuta all’aumento nel prezzo del petrolio raffinato: le esportazioni in questa categoria passano dai 2 miliardi di dollari del 2010 a oltre 9 miliardi di dollari nel 2011. E’ un’altra nota dolente: una riduzione del prezzo del petrolio raffinato farebbe sparire il recupero della bilancia commerciale greca]

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7 commenti su “Salari, austerità e squilibri commerciali

  1. domanda su NB .. la grecia esporta petrolio raffinato? il prezzo del petrolio raffinato e quello non raffinato quanto hanno inciso in questo aumento?

  2. Condivido l’analisi. Diciamo che siamo nel cosiddetto “cul de sac”. E mi sa che questo dimostra, ma solo secondo la mia modestissima opinione, che tutto ciò che di crescita abbiamo avuto in questi ultimi 20 (?) anni è “drogata” e farlocca.

  3. Le autorita’ Greche possono incidere sul costo del lavoro per unita’ di prodotto operando solo sui salari.Pero’ questa unita’ dipende anche dalla produttitivita’ del lavoro interna della Grecia e della produtivita’ e il costo del lavoro nel resto del mondo. Quindi le autorita’ hanno uno solo strumento per influenzare una cosa dipendente da quattro variabili. L’ aquisto della competitivita’ diventa quindi faticosissima.

  4. Ricordiamoci che il Mezzogiorno d’Italia si trova in questa situazione perchè con l’unificazione i Savoia favorirono le imprese del nord: il Regno delle Due Sicilie venne svuotato delle sue fabbriche e delle sue risorse finanziarie. I Savoia governavano lo stato più indebitato del tempo e si rifecero svuotando quelle risorse. Poi applicarono politiche libero-scambiste che favorirono i soliti noti. Il ” libero commercio” o ” il mercato” sono solo meri eufemismi per definire una rapina. Adesso la Germania, che per costituzione economica segue sempre politiche di tipo mercantilistico, lo ha applicato al sud-Europa. Però adesso anche da loro si stanno presentando problemi visto che la Cina sta avendo problemi di ” cash crunch”, ne parlavano ieri su CCTV News. A chi venderanno i loro prodotti, visto che nel sud-Europa la spirale creditizia sta aumentando? L’America? Lasciamo perdere, basta guardare qui ( http://theeconomiccollapseblog.com/ ). L’Africa? Sono pieni di città fantasma costruite dai cinesi…

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