Pubblichiamo il testo dell’appello diffuso il Primo Maggio dalla DGB, la centrale sindacale tedesca, omologa della CGIL. Il documento si segnala per una forte critica all’austerità e al pareggio di bilancio. Mentre nel dibattito nostrano questi temi sono assenti (il pareggio di bilancio) o trattati come dolorosi doveri (l’austerità), il sindacato tedesco pare essere molte lunghezze più avanti dei progressisti italiani.
Il sindacato tedesco: no all’austerità e al pareggio di bilancio
Perché la spending review è sbagliata

Spending review, revisione della spesa. E’ questo il mantra degli ultimi giorni, con la nomina della commissione formata dai tecnici Bondi, Amato e Giavazzi. Sull’argomento le battute sono sin troppo facili: un governo di tecnici che nomina altri tecnici (di cui però uno è in realtà anche un politico).
Al di là di ciò, la spending review significa una cosa semplice: tagli alla spesa. Attenzione: l’obiettivo del governo non è la riqualificazione della spesa stessa, attraverso l’eliminazione delle spese meno produttive e l’utilizzo delle somme così risparmiate per investimenti e spese più utili. L’obiettivo dichiarato è diminuire la spesa pubblica.
Keynes, l’eretico, e la società giusta

Economics is a very dangerous science
— John Maynard Keynes, Thomas Robert Malthus
di Daniela Palma, da “Etica e economia”
“Dobbiamo inventare una saggezza nuova per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disobbedienti agli occhi dei nostri progenitori”. E’ con queste parole che Keynes si avvia a concludere nel 1925 il saggio Sono un liberale?, consegnando alla riflessione dei contemporanei le numerose questioni di ordine politico, economico e sociale che nel nuovo contesto mondiale, governato dal capitalismo, si vanno prefigurando. Ed è con una domanda – quella stessa che dà il titolo allo scritto – che il ragionamento si chiude, approdando a quell’unica possibile conclusione che poteva scaturire da una disamina tanto articolata, quanto problematica, sull’irrompere dei “tempi moderni”. Il senso ultimo di questa disanima è quello che accompagnerà Keynes per lungo tempo, fino all’uscita della Teoria Generale nel 1936: è lì che sarà data unitarietà e consistenza alla critica della economia monetaria di produzione – in cui il capitalismo palesa compiutamente la sua natura di sistema instabile ed iniquo – e alla capacità di autoregolazione dell’economia di mercato.
M. Kalecki: Perché eliminare la disoccupazione non conviene a tutti
Il giorno della Festa dei Lavoratori ci pare opportuno riproporre un testo storico particolarmente attuale: “Aspetti politici del pieno impiego” di Michal Kalecki. Kalecki è stato un importante economista polacco che, partendo dall’economia marxista, approdò alle stesse conclusioni teoriche di Keynes, peraltro qualche anno prima di Keynes stesso. Il suo contributo all’indagine sui cicli economici e sugli effetti della distribuzione del reddito torna di attualità proprio in un a crisi che pare avere forti legami con i bassi salari.
In questo articolo, che risale al 1943, Kalecki spiega perché i capitalisti, in genere, avversano le politiche di intervento pubblico tese ad assicurare l’eliminazione della disoccupazione, preferendo tenere vivo quell’esercito di riserva di disoccupati di cui parlava Marx. Continua a leggere »
Il mondo descritto dai liberisti non è quello in cui realmente viviamo. Brad DeLong vs Friedman

“Free to Choose” di Milton e Rose Friedman è stato un programma televisivo e un libro che ha rivoluzionato il modo di vedere l’economia degli americani e, per riflesso, degli occidentali. Il più potente, pervasivo e affascinante manifesto liberista del secolo. Un’opera che ha profondamente influenzato tanto il senso comune del cittadino medio, quanto la politica, e che ha avuto probabilmente un peso nell’affermazione elettorale di Ronald Reagan.
Piero Sraffa, quel “Nobel” tra Gramsci e Keynes
Piero Sraffa è stato uno dei più illustri economisti italiani. Amico di Antonio Gramsci (scrisse sull’Ordine Nuovo fondato dal filosofo sardo) e “protetto” di John Maynard Keynes in Inghilterra, ha avuto una grande influenza sulla scuola keynesiana di Cambridge, formata dagli allievi diretti di Keynes, e su numerosi economisti italiani che si rifanno a quel filone critico, detto anche “sraffiano” o “neoricardiano” (da Dadid Ricardo).
Sraffa vinse nel 1961 la medaglia Söderström dell’Accademia reale svedese, da cui poi nacque il premio Nobel per l’economia nel 1969. Nonostante ciò e nonostante l’indiscussa (anche dai suoi avversari) importanza del contributo di Sraffa alla teoria economica, egli è uno degli autori oggi più ignorati dal mainstream.
Di questi argomenti e della vita dell’economista italiano ci parla Alessandro Roncaglia, che di Sraffa è discepolo, in due “lezioni” video sul sito Economia.Rai.it
Prima parte: http://www.economia.rai.it/articoli/piero-sraffa-prima-parte/13858/default.aspx
Seconda parte: http://www.economia.rai.it/articoli/piero-sraffa-seconda-parte/13857/default.aspx
Fitoussi: “Il rigore del fiscal compact è il contrario di ciò che serve”

“Non si risolve il problema del debito abbassando il reddito con programmi di austerità”. Lo sostiene l’economista Jean-Paul Fitoussi in una intervista all’Unità aggiungendo che se “l’obiettivo è di ridurre il debito in misura più forte di quanto non si riduca il Pil tutto questo ammazza il popolo e non risponde alla crisi”. Continua a leggere »
La produttività non aumenterà con maggiore flessibilità e riduzione dei salari
Ieri i giornali erano pieni di grafici che mostrano come i salari degli italiani siano tra i più bassi d’Europa. Ne abbiamo già parlato ma tocca tornare sull’argomento e legarlo al problema della produttività. Anche perché su questo concetto si innestano da una parte delle letture volutamente parziali e ideologicamente segnate (la colpa sarebbe del “troppo Stato” che per di più “funziona male”, come fa intendere Irene Tinagli su La Stampa) e dall’altra delle vere e proprie invenzioni senza alcuna base scientifica (del tipo: “i lavoratori italiani sono scansafatiche e i sindacati li difendono”) tese a nascondere le responsabilità pubbliche e private.Monti contro Keynes

“Accogliamo con favore l’attenzione maggiore degli altri Paesi sulla crescita europea, senza che ciò comporti un contrasto con la disciplina di bilancio a cui si è arrivati grazie all’iniziativa tedesca”
“L’Europa ha bisogno di politiche per l’aumento della crescita potenziale, ed evitare politiche che in modo effimero darebbero l’impressione di lavorare per la crescita. [Bisogna evitare] politiche keynesiane di vecchio stampo che favoriscano l’espansione di deficit di bilancio. La crescita potenziale deve fondarsi sulle riforme strutturali”. Continua a leggere »
L’Europa dell’Euro è il malato dell’economia mondiale
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di Francesco Saraceno (OFCE – Sciences Po, Parigi)
L’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale è uscito la settimana scorsa. Ha un sacco di osservazioni interessanti sul austerità europea. È indicativo che si ponga il problema dei tempi: il risanamento di bilancio, se attuato troppo in fretta, può finire per essere controproducente. Ho giocato un po’ con i dati che accompagnano il rapporto, comprese le previsioni. Continua a leggere »