
Che l’euro sia un bene o un male, è fatto puramente relativo. E non era certo impossibile evitare il disastro economico al quale stiamo assistendo, come evidenzia l’articolo di W. Godley da noi ripubblicato. Ma vale sicuramente la pena tornare sull’argomento, non fosse altro per evitare il rischio che, a disastro avvenuto, non si possa far altro che demonizzare l’euro, facendo credere che la storia che si è compiuta fosse al di fuori delle aspettative e che margini di manovra per una Europa che possa uscire intera (e magari più forte) dai colpi della crisi internazionale, non ve ne siano più.
Ci sembra perciò utile illustrare l’intervento su Project Syndicate di Barry Eichengreen, Professore di Economia e Scienze Politiche a Berkeley e in precedenza advisor del Fondo Monetario Internazionale, che fa un preciso richiamo a quanti vorrebbero rifarsi alla sfortunata vicenda del gold standard per fare saltare l’euro. Ciò che Eichengreen vuole mettere in risalto è infatti la profonda differenza di condizioni politiche ed istituzionali presenti nell’Europa del 1929 rispetto a quella attuale.

“Non ci sono strumenti miracolosi contro la crisi: gli eurobond sono insostenibili”: così ha sentenziato oggi la cancelliera Merkel, nonostante i pareri favorevoli del Presidente del Consiglio italiano Monti e di quello della Commissione Europea Barroso, e nonostante il credito che a questi strumenti era stato recentemente attribuito da Bruxelles.


