All’indomani delle fosche previsioni del Rapporto ILO sulle tendenze della disoccupazione di massa, ci sembra quanto mai opportuno approfondire la riflessione sul ruolo dell’azione pubblica da parte di William Beveridge, centrata sulla considerazione che “Le depressioni economiche non sono come i terremoti o i cicloni: esse sono opere dell’uomo”.
Beveridge, dichiaratamente liberale, è chiamato da Churchill nel 1941, in piena guerra, ad elaborare una riforma delle assicurazioni sociali, ma si spinge ben oltre con un Rapporto che si ascrive alla storia come l’origine del moderno Welfare (messo poi in atto dal governo laburista a partire dal 1945). Dissertando di come immaginare di far fronte alla crisi di occupazione che il suo paese, il Regno Unito, avrebbe incontrato all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, lo sguardo di Beveridge è attento non solo a valutare i problemi concernenti le pur rilevanti contingenze che obbligano i governanti alla ricerca di soluzioni al problema della disoccupazione di massa, manche le implicazioni di ordine sociale e costitutive di princìpi di libertà e democrazia: Continua a leggere »
Pubblichiamo il testo dell’appello diffuso il Primo Maggio dalla DGB, la centrale sindacale tedesca, omologa della CGIL. Il documento si segnala per una forte critica all’austerità e al pareggio di bilancio. Mentre nel dibattito nostrano questi temi sono assenti (il pareggio di bilancio) o trattati come dolorosi doveri (l’austerità), il sindacato tedesco pare essere molte lunghezze più avanti dei progressisti italiani. 


Piero Sraffa è stato uno dei più illustri economisti italiani. Amico di Antonio Gramsci (scrisse sull’Ordine Nuovo fondato dal filosofo sardo) e “protetto” di John Maynard Keynes in Inghilterra, ha avuto una grande influenza sulla scuola keynesiana di Cambridge, formata dagli allievi diretti di Keynes, e su numerosi economisti italiani che si rifanno a quel filone critico, detto anche “sraffiano” o “neoricardiano” (da Dadid Ricardo).
Ieri i giornali erano pieni di grafici che mostrano come i salari degli italiani siano tra i più bassi d’Europa. 