“L’austerità è di destra e sta distruggendo l’Europa” (Il Saggiatore, 152 pagine, 13 euro) di Emiliano Brancaccio e Marco Passarella è un libro che ha diversi pregi, il primo dei quali è forse la chiarezza con cui vengono spiegati i fenomeni che hanno portato alla crisi e smontate le tesi liberiste correnti, delineando al tempo stesso una via alternativa, basata da un lato su meccanismi di riequilibrio automatici e dall’altra sul ritorno dello Stato al ruolo di indirizzo dell’economia, attraverso la pianificazione (si parla segnatamente delle proposte del Premio Nobel Leontief).
Il secondo pregio che abbiamo riscontrato nel libro consiste nel fatto che gli autori – senza cadere mai nella polemica “spicciola” e fine a se stessa – non lasciano spazio alla nebulosità e al non-detto, che spesso contraddistinguono il dibattito pubblico su temi economici e, soprattutto, politici. Una critica precisa e puntuale all’austerità (socialmente di destra) non esime e anzi implica la corrispettiva critica alla sinistra politica, la quale ha assunto l’obiettivo dei tagli, del pareggio di bilancio, del “risanamento” come sua stella polare durante l’ultimo ventennio (e, per certi versi, anche prima). Allo stesso modo per gli autori si deve sottoporre a critica il “liberoscambismo di sinistra”, quel tabù antiprotezionista che ha imprigionato i progressisti, incapaci di governare la globalizzazione (obiettivo che a parole perseguivano) proprio perché convinti dell’ineluttabilità dei suoi meccanismi e dei suoi esiti, tanto da paragonarla ad un fenomeno naturale.
Ne parliamo con uno degli autori, Marco Passarella, ricercatore presso l’Università di Leeds, Gran Bretagna.
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