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Gli economisti francesi suggeriscono moderazione ad Hollande

L’endorsement dell’Economist per il presidente uscente Nicolas Sarkozy ha portato bene allo sfidante François Hollande, eletto ieri dai francesi alla presidenza della Repubblica, il secondo socialista all’Eliseo nel dopoguerra (il primo fu Mitterand).

Mentre Standard and Poors annuncia che aspetterà l’azione concreta del nuovo presidente (non cancellando la minaccia di un downgrade nel 2012 o 2o13), Paul Krugman analizza il voto francese e greco in un commento sul New York Times parlando di “rivolta” (attesa ed auspicabile) degli Europei contro l’austerità e ironizzando proprio sull’editoriale dell’Economist che aveva definito Hollande “alquanto pericoloso”. Secondo l’economista americano la vittoria di Hollande dà qualche possibilità in più all’Euro di sopravvivere.

Sempre il New York Times spiega che, a parere degli analisti interrogati dal quotidiano liberal, i mercati daranno un periodo di tregua a Hollande.

Ma è particolarmente significativo ascoltare quanto dicono gli economisti francesi.

Bernarde Delbecque su Economonitor, il sito promosso da Nouriel Roubini, suggerisce al neopresidente di proporre un programma “ambizioso” di crescita e integrazione europea. A ben vedere però non si capisce dove sia l’ambizione. Secondo Delbecque in primo luogo i governi dovrebbero mettere un freno all’austerità, modificando il fiscal compact in modo che il consolidamento fiscale non venga calcolato sul rapporto debito/pil ma sono come percentuale di quest’ultimo; la BCE dovrebbe adottare una politica espansiva più diretta poiché la massa monetaria cresce molto meno di quello che dovrebbe essere il suo stesso target; infine si dovrebbero fare investimenti nei paesi del Sud Europa. Ma il tutto sempre in una cornice in cui essi dovrebbero ratificare il trattato fiscale e puntare al pareggio di bilancio. Insomma sempre austerità, ma dal volto umano, come quella proposta (ma mai decisamente perseguita nelle trattative) dal Fondo Monetario Internazionale.

Sulle colonne di Repubblica torna a parlare Jean Paul Fitoussi in un’intervista in cui spiega che Hollande ha due strade: o mettere tutti in discussione, non approvando il Fiscal compact, oppure dare il via libera trattando su una parallela iniziativa sulla crescita, basata su eurobond e intervento della Banca europea degli investimenti. Secondo Fitoussi Hollande sceglierà questa seconda strada per non entrare in totale confritto con la Merkel sin dall’inizio ma anche per non gettare nel panico i mercati. Un cambio di tono non indifferente da parte dell’economista francese dopo che, nelle scorse settimane, aveva sostanzialmente suggerito di ignorare il parere dei mercati. In ogni caso Fitoussi insiste sulla misura ormai indifferibile e che trova ferma opposizione tedesca: la riforma della BCE.

E’ ovvio che, quando si guida un grande paese, non si può rovesciare il tavolo e il “senso di responsabilità” deve guidare le scelte più importanti. Tuttavia sembra ingenuo credere che si possa dare l’ok ai trattati restrittivi e poi sperare che i tedeschi siano abbastanza malleabili su altro, in futuro. Una tattica già percorsa, ma che non ha sortito risultati apprezzabili.

Nel frattempo lo spread BTP/Bund torna a salire, ma si mantiene sotto i 400 punti. Attendismo?

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4 commenti su “Gli economisti francesi suggeriscono moderazione ad Hollande

  1. Importante e’ iniziare a cambiare direzione. E’ chiaro che di fronte ad un atteggiamento aggressivo di Hollande i mercati faranno sentire la loro voce. Il problema é che il liberismo é morto, ma come un Breshnev mummificato continua a governare.
    Necessita un Nuovo Paradigma Umanista capace di creare una nuova ”egemonia”
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  2. Tendo a pensare che non cambierà molto, e che Hollande seguirà una strada deflazionista. Se solo riuscisse a fare un po’ di investimenti pubblici sarebbe già un grande risultato.

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  4. Le prospettive suggerite da Fitoussi sembrano le più concrete. Un nuovo new deal in chiave europea è la strada migliore.

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