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Perché lo spread sale? [video]

Venerdì il differenziale tra titoli di stato decennali di Italia e Germania, il famigerato spread, ha di nuovo toccato quota 500. Significa che l’Italia deve pagare sui buoni del tesoro un interesse superiore del 5% rispetto a quello che il governo tedesco paga per i suoi bund.

Perché? A leggere i giornali sembrerebbe che la colpa sia della “instabilità politica” (secondo Mario Monti) o del ritorno di Berlusconi nell’arena (secondo il prof. Giavazzi). Va da sé che si tratta di scuse assolutamente senza alcun fondamento, né teorico, né empirico, per nascondere il fallimento di una politica di rigore che non è affatto riuscita a ripristinare la “fiducia”.

Ma allora quali sono i motivi per cui, da oltre due anni, i paesi periferici della zona euro vengono letteralmente massacrati sui mercati finanziari? E perché i mercati finanziari hanno questo potere?

Alessandro Roncaglia, professore ordinario di Economia Politica dell’Università La Sapienza di Roma,  spiega in questo video i motivi alla base della crisi dei debiti sovrani e i meccanismi che guidano la speculazione.

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Venti anni di decrescita chiamata “fiscal compact”

Ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il cosiddetto “fiscal compact” e il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), l’architrave dell’austerità. Il paese è obbligato quindi, nei prossimi vent’anni, a portare il suo debito pubblico dal 126% (previsioni FMI per il 2012) al 60% del PIL. Si tratta di circa 45 miliardi di risparmi l’anno, miliardo più, miliardo meno, a seconda dell’andamento del ciclo economico. E, si noti, poiché il PIL durante una recessione scende, il rapporto debito/PIL sale. Pertanto il nuovo accordo si configura come una manovra suicida che aggraverà gli effetti di una fase discendente del ciclo.

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Il Corriere sbaglia, l’Italia non è keynesiana

Il sito greenreport.it ci ha chiesto un commento all’editoriale del Corriere della Sera di ieri. Lo ripubblichiamo qui.

di Guido Iodice e Daniela Palma, Keynesblog.com per greenreport.it

L’editoriale di Antonio Polito pubblicato sul Corriere della Sera del 18 luglio 2012 (Le risorse immaginarie) purtroppo non si distingue nel panorama degli articoli che, almeno da due anni a questa parte, ripropongono i luoghi comuni sull’eccessiva spesa pubblica italiana e sulle ragioni della crisi. Tuttavia è interessante che Polito abbia esplicitamente accusato l’Italia di “politiche keynesiane”. Ma partiamo dall’inizio.  Continua a leggere »

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Ridurre le ferie non farà crescere il Pil. L’ultima, insensata, proposta del governo Monti

Se si cancellasse una settimana di ferie, il Prodotto Interno Lordo crescerebbe di un punto percentuale. E’ quanto si legge in questi giorni sui maggiori quotidiani che riprendono la proposta del governo di eliminare alcuni giorni di ferie, farcita di insensate previsioni sui presunti effetti positivi dell’aumento forzato di ore lavorate nel nostro paese.

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All’Italia conviene lasciare l’Euro. L’analisi di Merrill Lynch

Athanasios Vamvakidis e David Woo di Bank of America Merrill Lynch pronosticano l’uscita dell’Italia dall’Euro, a sorpresa, prima della Grecia, in uno studio rilasciato pochi giorni fa. O almeno è ciò che potrebbe accadere applicando la teoria dei giochi. Secondo i due economisti l’Italia potrebbe avere diversi vantaggi nell’abbandonare volontariamente l’euro, prima che siano i mercati a deciderlo. Se così facesse, godrebbe di “benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica”. Il nostro paese, in particolare, non si troverebbe ancora in una posizione maggiormente vincolata come la Grecia.

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Nessuno è profeta in patria. Neanche Keynes

Robert Skidelsky

Vi sono circostanze politiche ed istituzionali che possono determinare il segno e la durata delle politiche economiche, più di qualsiasi altro fattore. E’ questo il messaggio che Robert Skidelsky, noto biografo di Keynes, trasmette dalla testata progressista “The New Republic”, tracciando un profilo comparato di quanto avvenuto negli Stati Uniti e nel Regno Unito in materia di politiche di intervento di stampo keynesiano, a partire dal periodo dell’attuale crisi e guardando a ritroso fino al periodo immediatamente successivo al secondo dopoguerra. Continua a leggere »

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Austerità, una cattiva medicina per la Spagna

Le drammatiche misure di austerità che si stanno applicando in Spagna sono “una chiara dimostrazione delle penalizzazioni che sono state imposte all’economia in cambio del salvataggio delle banche e della dilazione temporale accordata per riportare il deficit al 3% del Pil.”

Con queste parole l’economista Santiago Sanchez Guiu dell’Università Carlo III di Madrid si esprime in un post sul blog “Free Exchange” dell’Economist parlando della catastrofe economica che sta travolgendo la Spagna. Continua a leggere »

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Nessuno ricorda la curva di Phillips?

Ieri la BCE è tornata a chiedere salari più bassi per aumentare la competitività. In questo articolo Paul Krugman spiega – apparentemente rivedendo posizioni assunte di recente – che l’operazione non è utile e che, soprattutto, viene perseguita dai governi alimentando la disoccupazione. La curva di Phillips – cioè la relazione empirica tra variazioni salariali (o inflazione) e disoccupazione – evidenzia la “strategia” messa in campo dal governo conservatore.

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La spending review contro il Welfare State

La spending review cui sta lavorando il governo ha ben poco a che vedere con un’operazione finalizzata solo a ridurre gli sprechi. Il pericolo è che si metta in campo un potente meccanismo di (ulteriore) destrutturazione del welfare legittimando l’assunto (assai discutibile) che tutto ciò che è pubblico è fonte di inefficienza.

di Guglielmo Forges Davanzati da Micromega on line

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Roubini, Rodrik e Munchau disegnano scenari pessimistici per il futuro dell’Europa

E’ netto come sempre Nouriel Roubini nel ribadire la sua visione pessimistica sull’evoluzione della crisi: lo ha fatto ieri in una intervista a Bloomberg, ribadendo, anche su twitter, gli aspetti che aggraverebbero fortemente il quadro nel 2013. Gli “ingredienti” sono quelli di una “perfetta tempesta globale” già annunciata poco meno di un mese fa su project syndicate, vale a dire il contemporaneo verificarsi di più eventi catastrofici come il crollo dell’Euro, la battuta d’arresto della crescita economica dei Brics con in testa la Cina, una forte recessione in Usa e un conflitto dalle vaste proporzioni nel Vicino Oriente.

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