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Il terzo stadio della crisi europea: ora tocca anche alla Germania

La contrazione della produzione industriale tedesca

La contrazione della produzione industriale tedesca

di Ashoka Mody*

Mentre tutti gli occhi erano puntati sulla periferia dell’eurozona, i paesi centrali hanno subito un tracollo? La Bundesbank ha ridotto le sue previsioni per la crescita del PIL tedesco nel 2013 allo 0,4%, mentre la Banca Centrale dei Paesi Bassi prevede per quest’anno una contrazione del PIL olandese pari allo 0,5% e un’ulteriore contrazione nel 2014.

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Fassina fuori tempo massimo

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Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico, in una recente intervista al Financial Times ha avanzato la proposta di fermare gli aumenti salariali in cambio di maggiori investimenti, che porterebbero maggiore occupazione. Si scambierebbe cioè una possibile riduzione del potere d’acquisto in cambio di maggiore occupazione. Tenendo poi conto del fatto che i salari sono una delle componenti che guidano l’inflazione, in realtà i lavoratori andrebbero a perderci, in termini reali, molto poco, se non nulla.

Se questa ipotesi fosse plausibile i sindacati farebbero probabilmente bene ad accettarla. Il problema è che essa appare, a seconda di come la si interpreta, contraddittoria o fuori tempo massimo.

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L’Agenda Monti e la tecnica della falsificazione

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Pietro Ichino detta l’Agenda Monti

di Guglielmo Forges Davanzati

Il Presidente Monti ci dice che, nel novembre 2011, nei giorni dell’insediamento del Governo “tecnico”, l’Italia era a rischio di fallimento e che si rischiava di non poter pagare i dipendenti pubblici. Ci dice anche che l’aumento del debito pubblico nel corso del 2012 è imputabile agli aiuti forniti dal nostro Paese a Grecia e Portogallo. Come è possibile tenere insieme queste due affermazioni? E’ ragionevole pensare che uno Stato a rischio di fallimento si adoperi per aumentare questo rischio (o accetti di farlo) per destinare proprie risorse al salvataggio di altri Stati?

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Produttività, torniamo ai classici attraverso Sylos Labini

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Paolo Sylos Labini

di Paolo Palazzi

Sulla produttività che non cresce – e sulle politiche necessarie – occorre chiarire molti equivoci, ripartendo dai concetti di base dell’economia e dalle analisi di Paolo Sylos Labini

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Smontiamo i luoghi comuni (2): il keynesismo non è più attuale a causa della globalizzazione?

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La globalizzazione è un fenomeno tutt’altro che recente. In effetti, come abbiamo visto, il capitalismo nasce con le borse in cui si trattavano gli scambi commerciali internazionali.

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#mintthecoin : Come gli USA potrebbero ridurre il debito pubblico coniando una moneta da un trilione di $

keep-calm-and-mint-the-coin-3di Andrea Terzi(*) per Keynesblog.com

La moneta di platino che Obama non conierà

La petizione sul sito della Casa Bianca ha raccolto ottomila firme in dieci giorni. Si chiede al Presidente Obama di metter fine all’estenuante braccio di ferro tra l’amministrazione e il partito repubblicano facendo ricorso ad una soluzione di carattere straordinario: coniare una moneta da mille miliardi di dollari che renderebbe superflua l’approvazione da parte del Congresso del nuovo tetto del debito (il “debt ceiling“) neutralizzando così l’assedio repubblicano al bilancio federale. Il portavoce del Presidente in conferenza stampa non l’aveva categoricamente esclusa dal tavolo della trattativa. Ma sabato, un portavoce del Tesoro si è affrettato ad affermare che l’ipotesi non è percorribile: “Neither the Treasury Department nor the Federal Reserve believes that the law can or should be used to facilitate the production of platinum coins for the purpose of avoiding an increase in the debt limit.”

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“Servizio Pubblico” un corno!

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di Emiliano Brancaccio

Silvio Berlusconi poteva essere attaccato per avere impresso una tremenda accelerazione ai processi di precarizzazione del mercato del lavoro italiano; per aver contribuito più di altri al depotenziamento della contrattazione nazionale sui salari; per avere assecondato un micidiale regresso culturale, oltre che giuridico, nel campo dei diritti civili; più in generale, per esser stato convinto propugnatore di una visione aziendale e quindi autoritaria dello Stato. Poteva esser messo sul banco degli imputati politici per avere ridotto la politica industriale nazionale a una scassata congerie di prebende, lassismo fiscale, riduzione dei controlli sulla sicurezza del lavoro. Poteva essere accusato di aver contribuito in modo decisivo al dilagare di una concezione magliara delle relazioni sociali, affettive e sessuali. Berlusconi, insomma, poteva essere presentato come la più fedele incarnazione di un capitalismo nazionale imbolsito, retrivo, perennemente tentato dalla logica della reazione: l’arrocco di un Gulliver monopolista sostenuto da una invereconda miriade di lillipuziani proprietari.

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I fattori psicologici che aggravano la crisi

pigadi Gustavo Piga

Escono i dati Istat su risparmi, consumi e reddito. Dopo avere letto il comunicato che mi dice che:

a) dal terzo trimestre 2011 al terzo trimestre 2012, i redditi disponibili delle famiglie sono scesi di 1,9%;

b) dal terzo trimestre 2011 al terzo trimestre 2012, i consumi delle famiglie sono scesi del 2,2%;

c) dal terzo trimestre 2011 al terzo trimestre 2012, i risparmi delle famiglie sono cresciuti dello 0,3%.

a) ci ricorda che il 2012 è un anno di recessione. Nulla di nuovo in questo senso. Ma che tipo di recessione? E che tipo di aspettative paiono avere le famiglie che vengono rivelate da questi dati?

Normalmente se una recessione è intesa come passeggera e non permanente dovremmo vedere che il calo dei consumi odierni è minore del calo dei redditi: non vogliamo ridurre i tenori di consumo oggi così tanto e li scarichiamo in parte anche sui consumi futuri. Come? Risparmiando di meno o indebitandoci di più oggi. Continua a leggere »

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Il precipizio economico dell’Agenda Monti

scelta cinicadi Luciano Gallino – Micromegaonline

Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l’Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L’agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l’ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa – su proposta del governo Monti – il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce. L’art. 4 prescrive: “Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%… tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l’inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015.

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La società solidale non basta, è necessaria una politica economica per la piena occupazione

full employment after the war

di Andrea Terzi(*)

Nell’amaca del 3 gennaio, Michele Serra esprime il proprio apprezzamento per un articolo di Gad Lerner su La Repubblica del 2/1  [link] a proposito della povertà in Italia e conclude che “una nuova società più conviviale in cui ritrovare il modo di aiutarci” può rappresentare “un’eccellente sintesi del programma elettorale di qualunque sinistra”. Condivido, come mi capita spesso, le valutazioni di Serra, ma sono convinto che occorra una postilla essenziale per dare maggior forza propositiva al suo lodevole auspicio.

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