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Germania, il lato oscuro della (poca) crescita

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A un tasso di disoccupazione tra i più bassi in Europa fa da pendant un aumento esponenziale di precarietà, sotto occupazione e diseguaglianze all’interno del paese

di Vincenzo Comito, da Sbilanciamoci.info

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Nuovo? Renzi è un Blair con 20 anni di ritardo

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di Nicola Melloni da Esseblog

La schiacciante vittoria di Matteo Renzi alle scorse primarie è sicuramente una rivoluzione generazionale, ma non certo culturale e politica.

I segnali di un liberismo economico che rimane sempre rampante nelle file del PD c’erano già tutti prima ancora delle primarie. Basta riguardarsi la puntata di Anno Zero in cui Matteo Renzi delineava il suo programma economico, già sezionato e criticato da Angelo Marano su Sbilanciamoci. In particolare, ci si concentrava su una riforma del welfare che rischia di attaccare le pensioni di anzianità, e non solo quelle dei più ricchi – visto che con tutta evidenza i risparmi effettuati dalla sola riduzione delle pensioni più alte (ma perché non si alza invece l’aliquota sui redditi?) sarebbero risibili nella contabilità generale.

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Ricchi e poveri non sono uguali

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Messo in difficoltà dalla crisi, l’ “agente rappresentativo”, razionale e infinitamente previdente, sul quale si basano i modelli macroeconomici utilizzati per le previsioni dalle banche centrali, dai governi e dalle istituzioni internazionali, sembra cedere il passo agli “agenti eterogenei”. Ricchi e poveri non si comportano nello stesso modo. Chi è vincolato dalla liquidità non ha la capacità di risparmiare e non ragiona nei termini ricardiani che alcuni economisti spesso sembrano dare per scontati.

di Brendan Greeley – Bloomberg Businessweek

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I missionari del dio mercato

11dicdi Daniela Palma e Francesco Sylos Labini (Left 7.12.2013)

La crisi economica è giunta al suo sesto anno e, soprattutto in Europa, ancora pochi sono i segni di un suo arretramento. La ricerca di una via di uscita s’impone con sempre più urgenza, ma le contraddizioni che hanno scatenato la crisi continuano a mettere in discussione l’intero periodo che ha segnato lo sviluppo economico del secondo dopoguerra. L’irruzione sulla scena dei debiti pubblici ha mascherato le fragilità del sistema finanziario privato – vero responsabile della crisi – che per troppo e lungo tempo ha drogato il mercato, incapace di autosostenersi. Così, senza esitazione, il dito è stato puntato contro lo “Stato spendaccione”. E l’“austerità espansiva” è sciaguratamente diventata la chiave di volta delle politiche per la ripresa, riaffermando la posizione di thatcheriana e reaganiana memoria. Quella secondo cui “lo Stato è il problema”. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: una nuova e più profonda depressione, l’azzeramento delle prospettive di ripresa e lo spettro di dover fare un balzo all’indietro, cancellando di colpo decenni di storia in cui il progresso economico è stato reso inscindibile dalla conquista dei diritti sociali e dal radicamento della democrazia.

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Cosa dicono i candidati PD della crisi dell’euro?

RRealfonzodi Riccardo Realfonzo L’Unità, 5 dicembre 2013

Qualunque sarà l’esito, la partecipazione democratica dell’8 dicembre segnerà un punto a favore della sinistra. Ma sul tema cruciale dell’Europa il confronto tra i candidati alle primarie non è mai realmente decollato; eppure per le sorti del Pd è vitale che il prossimo segretario assuma una posizione chiara e non demagogica sull’Europa. Se questo non accadrà, non è difficile prevedere che, passata la festa delle primarie e anche indipendentemente dalle sorti del governo nazionale, le elezioni europee consegneranno alla sinistra italiana una nuova delusione. Il punto, infatti, è che mentre il Pd tentenna e il governo rispetta i vincoli europei, Grillo da un lato e Berlusconi dall’altro parlano alla pancia del Paese, e si attrezzano per cavalcare il profondo malcontento che cresce intorno all’euro. Insomma, in assenza di una posizione convincente, il Pd rischia di rimanere spiazzato dagli avversari politici. C’è invece da augurarsi che il Pd faccia propria una posizione seria e precisa, realmente utile al Paese.

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Nicky Kaldor e l’ingenua apologia del cambio flessibile

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Davvero i cambi flessibili sono il migliore dei mondi possibili? L’economista Post Keynesiano Nicholas Kaldor (tra i più prolifici e rilevanti studiosi di questa scuola) ha cambiato radicalmente opinione sui regimi di cambio quando si è trovato di fronte a nuove evidenze.

In un paper del 1965 intitolato “The Relative Merits Of Fixed Exchange And Floating Rate” (I meriti relativi dei cambi fissi e dei cambi flessibili), un memorandum scritto come consigliere economico del Ministero delle Finanze britannico, aveva sostenuto che i cambi flessibili costituivano la migliore soluzione possibile. Ma nel 1978, dopo aver toccato con mano il loro funzionamento (nel 1971 infatti salta il sistema di Bretton Woods) Kaldor rivede completamente le sue vecchie tesi.

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I tassi sotto zero congelano la deflazione

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di Andrea Terzi (*) – ateconomics.com

 

Rispondendo alle domande dell’ultima conferenza stampa, il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha affermato che la BCE è ‘tecnicamente pronta’ a portare i tassi di interesse sotto zero. 

Mentre i trader cercano di indovinare se e quando Draghi lo farà, i cittadini europei vorrebbero probabilmente solo capire meglio gli effetti sull’economia reale di un tale provvedimento che non ha precedenti nella pur breve storia dell’euro.

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Un euro a 5 stelle?

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Beppe Grillo durante il V3 Day svoltosi ieri a Genova ha rilanciato l’idea di un referendum per la permanenza nell’euro. Diversi giuristi ritengono questa proposta impraticabile, ma è pur vero che una legge costituzionale potrebbe superare le obiezioni in punta di diritto, come del resto già avvenne per il referendum consultivo del 1989 con il quale furono conferiti poteri costituenti al Parlamento Europeo. Va da sé, comunque, che l’approvazione di una legge costituzionale richiederebbe una maggioranza che oggi il M5S non ha e che difficilmente conquisterà in futuro. Inoltre un referendum del genere esporrebbe per mesi i titoli di stato alla speculazione sui mercati finanziari. Non di meno va colto il punto politico di far pronunciare il popolo italiano su una questione sulla quale ha avuto occasione di dire la sua solo una volta, più di 20 anni fa (quando peraltro l’euro ancora non c’era).

Più interessanti quindi diventano i restanti 6 punti della “modesta proposta” di Grillo tra cui, citiamo, una “alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all’adozione di un Euro 2”.

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Una crisi di lunga durata

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di Nicola Melloni*

La crisi non è finita, lo sappiamo bene in Italia con l’economia in recessione e la disoccupazione in aumento. Il resto dell’Europa meridionale non è messa molto meglio mentre Germania e Stati Uniti sembrano essere usciti dal momento peggiore, almeno se si guardano gli indicatori macroeconomici più classici, come crescita e disoccupazione.

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Lettanomics: bugie e masochismo

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La ‘cura Monti’ ha ricevuto una sonora e inequivocabile bocciatura alle ultime elezioni politiche. Tutti si sono affrettati ad invocare discontinuità, a cominciare dal nuovo presidente Letta, per il quale era giunto il tempo di chiudere la fase del ‘cieco rigore’ e dare priorità
alla ‘crescita’. Peccato che la sua politica economica non si sia discostata affatto da quella del suo predecessore. Anzi: l’austerità è stata addirittura rafforzata. Ma le alternative non mancherebbero.

di Gustavo Piga da MicroMega 8/2013

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