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Nuovo? Renzi è un Blair con 20 anni di ritardo

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di Nicola Melloni da Esseblog

La schiacciante vittoria di Matteo Renzi alle scorse primarie è sicuramente una rivoluzione generazionale, ma non certo culturale e politica.

I segnali di un liberismo economico che rimane sempre rampante nelle file del PD c’erano già tutti prima ancora delle primarie. Basta riguardarsi la puntata di Anno Zero in cui Matteo Renzi delineava il suo programma economico, già sezionato e criticato da Angelo Marano su Sbilanciamoci. In particolare, ci si concentrava su una riforma del welfare che rischia di attaccare le pensioni di anzianità, e non solo quelle dei più ricchi – visto che con tutta evidenza i risparmi effettuati dalla sola riduzione delle pensioni più alte (ma perché non si alza invece l’aliquota sui redditi?) sarebbero risibili nella contabilità generale.

All’indomani delle primarie, Renzi ha poi nominato come suo responsabile per l’Economia Filippo Taddei, già estensore del programma economico di Civati. Una svolta a sinistra? Qualche dubbio c’è. Sul welfare, le proposte di Civati e Renzi erano e restano sovrapponibili. In una intervista a caldo a Europa, Taddei ha poi elencato quelle che per lui sono le priorità dell’economia italiana: “Il primo [ingrediente] è senza dubbio il superamento della dualità del mercato del lavoro tra garantiti e non garantiti.” Già il lessico ci spiega bene la posizione di Taddei: se per Renzi i privilegiati del welfare sono i pensionati, per il suo responsabile economico i privilegiati (cfr anche il programma di Civati in proposito) sono gli assunti a tempo indeterminato. Del fatto che, forse, i privilegiati, in Italia, non siano gli operai o gli insegnanti a 1500 euro, ma i detentori dei grandi patrimoni, nell’intervista non vi è traccia. Nuovamente, ed in linea con le riforme di questi anni – ed ancor più in linea con le parole d’ordine renziane – il conflitto non è sociale (ricchi contro poveri), ma generazionale (anziani contro giovani, cioè pensionati contro lavoratori, e lavoratori “anziani” con contratti a tempo indeterminato contro “giovani” precari).

Gli altri due punti imprescindibili per Taddei sono l’universalizzazione dell’assegno di disoccupazione e la diminuzione delle tasse sul lavoro. Punti di sinistra? No. E per altro piuttosto in contraddizione tra loro. Nel primo caso, nel giro di un giorno si è passati dal reddito minimo proposto da Civati ad una estensione delle tutele per i disoccupati, qualcosa di molto diverso. Nessuna difesa del lavoro, tutt’altro, quanto piuttosto un supporto maggiore per chi perde l’impiego, in linea con una generale maggiore flessibilità in uscita – come sembra lasciar intendere il  sopracitato superamento della dualità del mercato del lavoro. Uno strumento marcatamente liberale per mercificare ulteriormente il lavoro stesso.

Quanto alle minori tasse sul lavoro, ovviamente si tratta di una proposta di buon senso e condivisibile, ma che davvero non ha nulla di sinistra – non a caso le tasse minori su lavoro sono in paesi liberali. Che modello sociale, che tipo di capitalismo, si ha davvero in mente allora? Tasse ed assistenza sociale basse combinate con garanzie medio/alte o tasse alte (e welfare estensivo) in presenza di poche garanzie – come ad esempio la  flexsecurity danese, cui si parrebbe voler puntare con il sussidio di disoccupazione? Qui sembra volersi botte piena – tasse più basse – e moglie ubriaca – universalizzazione del welfare. Il rischio è ritrovarsi invece in un modello con poche protezioni sociali e grande flessibilità.

Il dubbio è rafforzato dalla vaghezza assoluta su dove reperire le risorse. Durante la campagna per le primarie, nel programma di Civati si parlava di IMU e della sua reintroduzione, ora Taddei su Europa parla di costi della politica. Entrambe le cose in realtà, porterebbero a risparmi irrisori (1 miliardo di euro, forse, secondo Roberto Perotti, anche se Taddei su Repubblica ha parlato di una cifra vicino ai 15 miliardi), certo non sufficienti per intervenire in maniera efficace.

Soprattutto, però, è lecito domandarsi se siano questi gli elementi cruciali per l’economia italiana. Partire dall’ennesima riforma del mercato del lavoro – o meglio, togliere la dualità, come è stato detto – sembra puntare nella direzione sbagliata. Va affrontato il problema della precarietà, non ci sono dubbi, ma non mettendolo in contraddizione – inesistente in effetti – con i cosiddetti garantiti. Diminuire il costo del lavoro avrebbe certamente un impatto positivo sui redditi e sui costi dell’impresa e l’intenzione, meritoria, è di riattivare un ciclo virtuoso consumo-investimenti.  Rimane però da stabilire come si finanziano queste minori entrate. Per Renzi il punto decisivo rimane sempre diminuire le tasse, e cioè ridurre la spesa pubblica. Che questa vada riorganizzata non ci sono dubbi, a cominciare ovviamente dagli sprechi. Il modello meno tasse è però assai poco convincente: le tasse andrebbero ridotte ad alcuni ed aumentate ad altri.

Non sorprende dunque che dal campo di Renzi ci sia silenzio assoluto anche sulla patrimoniale, non foss’altro che per diminuire il debito. Allo stesso modo non si parla neppure di altre imposte – su rendite, redditi alti, successione – né di alcun piano per ridistribuire la ricchezza, forse il tema centrale del capitalismo contemporaneo. Alla stessa maniera, non c’è alcun accenno al ruolo dello Stato in economia e alla sua funzione decisiva per uscire dalla crisi, a meno che non ci si aspetti che la riduzione del cuneo fiscale possa essere salvifica in presenza dei programmi di austerità europei che non sembra volersi ridiscutere.

Insomma, manca – e non poteva essere altrimenti – una sostanziale svolta a sinistra. Quel che si offre, invece, è una riproposizione di politiche liberali in continuità con le scelte del l’Europa, senza nessuna proposta coraggiosa e di rottura, di riesame critico dei modelli economici dominanti e delle cause e conseguenze della crisi attuale. Un programma per una modernizzazione “liberale” per l’Italia che il PD porta avanti, senza successo, da una ventina d’anni. Che poteva aver forse senso a metà anni novanta, ma che sembra obsoleto all’ombra di una crisi che è mondiale e non solo italiana.

Fonte: Esseblog

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20 commenti su “Nuovo? Renzi è un Blair con 20 anni di ritardo

  1. Ostentare perplessita’, e/o addirittura cattivi pensieri rappresenta,spesso, un esercizio utile per chi antepone sempre il dubbio alle dichiarazioni di presunto ottimismo sui progetti di chi vorrebbe (anche in buona fede) innovare in profondita cio’ che,per anni,è stato solo un ritornello tornacontistico.Questo,pero’,non deve indurci ad ostentare critiche e valutazioni sulla volontà di una qualsiasi persona senza aver verificato la concretezza dei fatti, Mi pare ancora prematuro ogni giudizio di valore se dimentichiamo,questi ultimi vent’anni che hanno contrassegnato sfaforevolmente la vita politica di questo Paese,sia da parte della destra che della stessa sinistra.Le disillusioni non devono confondersi con le prevenzioni in senso sfavorevole,altrimenti continueremo a pingerci addosso.

  2. Caro Paolo, concordo. Ma qui non si tratta di pregiudizi, ma di valutazioni di merito su quanto Renzi e Taddei si propongono di fare. Non dobbiamo aspettare che abbiano agito per vedere se le cose van bene o no. Vero e’ che nel passato si e’ detto ma non fatto – e non vedo come dovebbe essere diverso sta volta. Ma se invece pure facessero, non e’ che ne saremmo troppo contenti..

    • Il commento del Sig. Gruppuso è identico alle risposte che mi diedero all’interno del PD ai tempi dello sciagurato accordo con il duo Monti Napolitano. Dissi che Monti avrebbe fatto in 17 giorni quello che avevamo impedito a Berlusconi per 17 anni (azzeccai persino i giorni …). Non c’è bisogno di aspettare per conoscere le intenzioni del Preside della Bocconi nominato Premier, non c’è bisogno di aspettare per sapere quello che farà Renzi: purtroppo lo sappiamo perfettamente.

  3. ciao matteo renzi 6 l’unica persona onesta nella politica e’preparato.aiuta tu la povera gente dissocupata dopo 35 anni di contributi e’ senza pensione

    • che sia preparato è tutto da dimostrare
      che sia onesto, beh lo vedremo ma a giudicare da come si è comportato finora ai miei occhi c’è poca onestà intellettuale

      insomma di sicuro signor Donato non da questa figuretta televisiva potremo aspettarci un miglioramento per la ‘povera gente’….

    • Dire che è preparato un individuo (renzie) che dichiara che “se si torna alla moneta sovrana lo spred aumenterà paurosamente” è da audaci.

  4. Da ex portavoce di Circolo PD (ed ex elettore PD), concordo al 100%. Quello che manca adesso è un’alternativa politicamente valida, che dica e faccia cose diverse da Blair e Clinton.

    • Il problema del PD è che, per come lo vedo io, è tripartito: da una parte usa una dialettica che ricorda vagamente quella di una sinistra vicina ai lavoratori, dall’altra, prendendo chiaramente le distanze dall’anticapitalismo, propone o appoggia politiche palesemente dirette verso una direzione neoliberista che si è dimostrata essere portatrice di disuguaglianza sociale, precarizzazione delle vite e impoverimento generale, e dall’altra attua una criminosa e ossequiosa riverenza nei confronti dei mantra che arrivavano dalla commissione europea che hanno soltanto portato problemi alle fasce più deboli della popolazione.

  5. ma aumentare le tasse sarebbe deleterio cmq. anche x i ricchi. si chiama moltiplicatore fiscale.

    • perché sarebbe deleterio aumentare le tasse a chi ne ha sempre pagate poco o nulla? a chi dopo aver evaso per anni è stato concesso di ‘ripulire’ i propri patrimoni accumulati all’estero con una piccolo obolo del 5% (e io lavoratore dipendente pago – annualmente, regolarmente e per di più con prelievo anticipato alla fonte, prelievo totale e non in acconto – un 30% di tasse sul mio reddito medio-basso, ormai più basso che medio?) e comunque la propensione al consumo è molto più alta per i redditi più bassi, dunque aumentare la disponibilità di questi è ciò che conta, e per pareggiare il conto è giusto oltre che economicamente corretto aumentarlo sui redditi elevati

    • è ampiamente dimostrato che il moltiplicatore degli investimenti pubblici è molto più alto del moltiplicatore fiscale, così come è ampiamente dimostrato che la propensione al cosumo dei reddit bassi è molto più alta di quella dei redditi alti e poiché questa è palesemente, checchè ne dicano Alesina e Giavazzi, una crisi della domanda, tutto quello che ci fa uscire dalla Supply Side Economy è buono a priori.

    • direi che le ha gia’ risposto gaviraghi. x diminuire le tasse ai lavoratori bisogna cmq o ridurre la spesa – e il moltiplicatore c’e’ anche in quel caso… – o aumentarle, appunto, ad altri. l’impatto cumulativo di una ridistribuzione verso il basso e’ chiaramente positivo, a meno che non si pensi ancora che ci vogliono tasse basse per i ricchi per aumentare gli investimenti. cosa che, come puo’ leggere in un precedente pezzo proprio su questo blog, non e’ assolutamente all’ordine del giorno visto che di capitale da investire al momento ce ne e’ tanto, mentre mandano le opportunita’ di investimento stesso, anche a causa del basso consumo dei lavoratori e del ceto medio.
      grazie in ogni caso per il commento!

  6. Davvero!!! La sua Thatcher è stato Monti

  7. Con Renzi alla guida del PD la trasmutazione PCI-DC è finalmente completa. Una nuova DC, versione 2.0, con tutti gli affascinanti aspetti della prima, come l’ossequio ai potenti o il trasformismo politico e, in più, totale identificazione con le direttive di Bruxelles (e Francoforte).

    • Condivido pienamente, con in più una doppia beffa: la transizione si completa col voto di milioni di persone che votavano PCI (cfr. indagine di Europa) e vedevano la DC come il fumo negli occhi; e Renzi ora gestisce un patrimonio immobiliare che vale circa un miliardo di € accumulato dai compagni (che lui espone al pubblico ludibrio) a forza di salamelle e con quel finanziamento pubblico che lui vuole abolire.

  8. che bello, è solo un gran complimento !…Blair è un fulgido esempio per una sinistra liberalsocialista che sappia interpretare e rispondere alle esigenze della società complessa del 2020…. basta con le muffe della obsoleta , parolaia e inconcludente sinistra italiana, che in questo blog vedo molto ben rappresentata !

    • Blair è il fulgido esempio di un centrista conservatore che ha usato i voti dei lavoratori per occupare il potere e diventare ultra milionario. Distruggendo allo stesso tempo la vita dei lavoratori che lo avevano votato, ovviamente.

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