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Ecco come Merkel e Draghi cuociono l’Italia e gli altri PIIGS

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di Guido Iodice, pubblicato su Giornalettismo (10.1.2013)

La BCE «userà tutti gli strumenti a sua disposizione contro la deflazione». Così si è espresso Mario Draghi giovedì scorso nella conferenza stampa seguita alla riunione del board della Banca Centrale Europea. Una dichiarazione che ricalca da vicino il famoso «preserveremo l’euro con ogni mezzo necessario» pronunciato  il 26 luglio 2012. Da quel giorno gli spread dei paesi periferici dell’area euro (cioè la differenza tra gli interessi pagati sui titoli di stato rispetto a quelli pagati dal governo tedesco sui propri) si stanno riducendo costantemente. Il nostro paese è da alcuni giorni sotto quota 200 punti base (2% di differenza con gli interessi dei Bund decennali).  Continua a leggere »

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Ora a Draghi farebbe piacere un po’ di inflazione

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A preoccupare Draghi non sono solamente la recessione dei paesi mediterranei e la deflazione greca: le politiche monetarie espansive non hanno dato risultati sulla ripresa dell’occupazione

di Nicolò Cavalli da Thinging pagina99

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L’austerity uccide il malato europeo

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di Paolo Pini, da il Manifesto del 3 gennaio 2014

L’appello “Invertire la rotta” di auto­re­voli stu­diosi (Bali­bar, Bur­gio, De Cecco, Lun­ghini, Pro­speri, Rossi, Set­tis, tra gli altri) con­tro le poli­ti­che di auste­rità in Europa (mani­fe­sto 22 dicem­bre) ha rice­vuto un auto­re­vole com­mento cri­tico da Michele Sal­vati (Cor­riere della Sera 29 dicem­bre). Sal­vati obietta che l’appello con­tiene una «mezza verità» per­ché disco­no­sce che oltre alla man­canza di con­di­zioni sod­di­sfa­centi di domanda vi sono altret­tante man­canze delle con­di­zioni di offerta; essendo viziato di «mezza verità» non è con­di­vi­si­bile, anzi rischia di essere dan­noso, inu­tile e non edu­ca­tivo.

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Augusto Graziani e la moneta tra Marx e Keynes

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“L’impresa […] non ha altro scopo al mondo se non avere alla fine più denaro di quanto ne avesse all’inizio. Questa è la caratteristica essenziale di un’economia di tipo imprenditoriale. […] Egli [Karl Marx] ha sottolineato che la natura della produzione nel mondo reale non è, come gli economisti sembrano spesso supporre, un caso Merce-Denaro-Merce’, cioè di scambio di merci (o lavoro) in cambio di denaro al fine di ottenere un’altra merce (o lavoro). Questo può essere il punto di vista del consumatore privato. Ma non è l’atteggiamento dell’impresa che costituisce un caso di Denaro-Merce-Denaro’, cioè essa si separa dal denaro per acquisire merci allo scopo di ottenere più denaro.”

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L’ingiustizia fiscale e la recessione

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di Guglielmo Forges Davanzati da MicroMega online

Fin dal Rapporto Growing unequal del 2008, l’OCSE ha documentato la crescente diseguaglianza distributiva nella gran parte dei Paesi industrializzati. Dal 2008 a oggi, e con particolare riferimento all’Italia, la diseguaglianza distributiva è costantemente aumentata. A fronte della molteplicità delle cause del fenomeno, non appare irrilevante considerare il profilo sempre meno progressivo che ha assunto l’imposizione fiscale in Italia: detto diversamente, in termini percentuali si è notevolmente assottigliata la differenza fra le imposte pagate dalle famiglie con reddito elevato e quelle pagate dalle famiglie con basso reddito. In tal senso, la questione fiscale, in Italia, non attiene tanto agli oneri eccessivi che, in termini assoluti, gravano su imprese e famiglie, ma alla sua distribuzione in base al reddito disponibile.

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La mano visibile dello Stato

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di Daniela Palma e Guido Iodice, da Left del 21 dicembre 2013

Negare l’efficacia delle politiche di aumento della spesa pubblica di ispirazione keynesiana per il superamento dell’attuale crisi, passa il più delle volte per l’affermazione che oggi siamo di fronte ad una realtà più complessa, che negli anni ’30 gli effetti potevano essere più diretti e visibili. E che, in definitiva, se le politiche keynesiane hanno potuto funzionare è perché c’è stata la guerra e la conseguente necessità di ricostruire tutto daccapo. C’è insomma una diffusa vulgata diminutiva del keynesismo, che vive sulle spalle di un’approssimazione storica di quello che è stato il suo momento di lancio. E’ la vulgata che predilige la metafora delle buche da scavare e poi riempire, e che ridimensiona l’interventismo dell’America di Roosevelt, mentre i fatti sono andati ben diversamente, prefigurando una visione rivoluzionaria a tutto tondo, consapevole che la mano visibile dello stato crea anche le condizioni per lo sviluppo futuro di un paese.

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Antonella Stirati: “Senza lavoro il reddito minimo è una chimera”

Antonella Stirati

Antonella Stirati

Intervista di Roberto Polidori da Siderlandia

Abbiamo parlato di reddito minimo con Antonella Stirati, economista e professore ordinario di Economia presso la facoltà di Roma Tre, molto conosciuta per le sue ricerche sulla distribuzione del reddito e mercato del lavoro.

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La crisi bancaria dell’eurozona è ancora tutta qui

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Secondo alcune stime le necessità di ricapitalizzazione del sistema bancario europeo possono essere valutate tra 1,0 e 2,6 trilioni di euro, una somma colossale

di Vincenzo Comito, da Sbilianciamoci.info

Per valutare cosa si possa fare in concreto per risolvere la crisi dell’euro e dell’eurozona, bisogna analizzare le vere ragioni delle difficoltà presenti. L’analisi appare complessa ed a noi pare che le motivazioni della crisi debbano essere analizzate ad almeno cinque livelli contemporaneamente.

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Perché serve una banca centrale soggetta al governo

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Un articolo dell’economista e storico dell’economia Nicholas Crafts, pubblicato da VoxEU, offre l’occasione per tornare a parlare del rapporto tra governo e banca centrale. Nell’eurozona, si sa, la Banca Centrale Europea è costruita sul modello dell’indipendenza totale dall’esecutivo (la Commissione Europea) e ancor più dai governi nazionali[1].

Crafts mette a confronto la situazione dell’odierna eurozona con quella dell’Europa durante la Grande Depressione. E’ noto che i paesi che uscirono prima dal Gold Standard (l’area della sterlina) ebbero un recupero più veloce di quelli rimasti legati all’accordo di cambio basato sull’oro. L’eurozona, in effetti, sembra comportarsi come questi ultimi.

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Italia, paese di bassi salari e bassa crescita

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di Stefano Perri da Economia e Politica

La debolezza dell’economia italiana, resa evidente dalla crisi globale, ha radici lontane e richiede una attenta riflessione sia sull’andamento della domanda aggregata sia sulle caratteristiche strutturali del nostro sistema economico. Come le due lame della forbice di Marshall, anche dal punto di vista macroeconomico questi due aspetti sono interdipendenti: quello che accade alla domanda aggregata influenza le caratteristiche strutturali e viceversa. Qui mi concentro sugli aspetti strutturali[1], legandoli però alla distribuzione del reddito; in quanto segue confronterò i dati stilizzati della nostra economia con quelli della Francia, della Germania, della media dell’area euro a 12 paesi e degli Stati Uniti, questi ultimi considerati come pietra di paragone per le performance dell’economia dei paesi europei.

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