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Perché l’euro non è ancora crollato?

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L’euro è un morto che cammina, ma gli zombie sono piuttosto resistenti

LA CRISI DELLA LIRA 1964

Per capire perché l’euro non è ancora morto, è utile guardare alla storia dei regimi monetari. Vi sono differenze notevoli tra questi: il vecchio gold standard non era uguale al regime di Bretton Woods, né questo allo SME, né lo SME all’Euro. A noi però interessa guardare ad una caratteristica particolare che sarà chiara in seguito.

Fino al 1971 l’Italia faceva parte dell’accordo di cambio noto come regime di Bretton Woods. Le monete dei paesi occidentali mantenevano un tasso di cambio fisso – ma eventualmente aggiustabile – con il dollaro americano, e questo a sua volta aveva un valore in oro.

Nel 1963-64 la lira italiana fu vittima di un attacco speculativo. L’Italia del boom economico aveva raggiunto la piena occupazione (il tasso di disoccupazione era sceso al di sotto del 4%), i sindacati erano particolarmente forti e riuscivano ad ottenere forti aumenti salariali, superiori alla produttività. Questo produsse un deficit di partite correnti notevole e i mercati si aspettavano per questo una svalutazione della lira.

Fonte: Report FMI 1963-64

Fonte: Report FMI 1964

 

Ma la svalutazione non avvenne. Già da maggio 1963 governo e Banca d’Italia avevano incominciato ad attuare politiche monetarie e fiscali restrittive, che causarono una caduta della produzione industriale e dell’occupazione a partire dagli inizi del 1964. Eppure la fase più acuta della crisi valutaria si ha proprio mentre l’Italia inizia l’ “aggiustamento”.

A questo punto interviene un fatto nuovo. Il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, si reca a Washington. L’incontro doveva rimanere segreto, ma così non fu. I giorni dal 1° al 13 marzo furono i più drammatici per la moneta italiana e la Banca d’Italia bruciò duecento milioni di dollari per mantenere il cambio. Ma Carli, contrario alla svalutazione, ottiene dal Tesoro americano e da altri enti prestiti per complessivi 800 milioni di dollari. A questi si aggiungono prestiti più piccoli della Bundesbank, della Banca d’Inghilterra e del FMI, coinvolti dallo stesso Tesoro americano, per un totale di 1275 milioni di dollari. Un’enormità. Che – è bene sottolinearlo – non fu utilizzata. Bastò infatti l’annuncio della concessione del prestito a calmare i mercati.

Pochi giorni dopo l’annuncio, la crisi valutaria era solo un ricordo. La lira non si svalutò e l’aggiustamento fu più che sufficiente a riportare in avanzo la bilancia commerciale. Già nell’ultimo trimestre 1964 iniziò la ripresa.

 

LA CRISI DEL 1992

Nel 1992 si produsse una situazione simile a quella del 1964. Anche in questo caso eravamo di fronte ad una crisi di bilancia dei pagamenti, dopo aver prodotto dal 1987 crescenti disavanzi delle partite correnti, in un sistema di cambi fissi (il Sistema Monetario Europeo, SME), sebbene con qualche margine possibile di aggiustamento. Come nel 1964, la lira (insieme alla sterlina britannica, al franco francese e alla peseta spagnola) fu attaccata dalla speculazione. L’occasione fu la bocciatura del Trattato di Maastricht da parte degli elettori danesi e il rischio, poi non concretizzatosi per pochi voti, di un eguale giudizio negativo dei francesi, chiamati alle urne nel settembre del 1992. Protagonista della vicenda, come è noto, fu George Soros. Questa volta però tanto la lira quanto la sterlina, dopo tentativi simili a quelli del 1964, furono costrette ad abbandonare lo SME, bruciando peraltro le riserve valutarie della Banca d’Italia. Eppure non sarebbe dovuto accadere. Il Sistema Monetario Europeo, infatti, prevedeva il sostegno delle banche centrali degli altri paesi in caso di attacco ad una valuta. La responsabilità maggiore ricadeva sulla Bundesbank, la banca centrale tedesca, poiché il marco era di fatto la valuta di riferimento del sistema. Ma questa collaborazione non vi fu né attraverso il sostegno alle valute attaccate né con una la rivalutazione pilotata del marco (come avvenuto in passato), anche perché all’epoca la Germania era in deficit di partite correnti e non voleva aggravarlo. L’aggiustamento doveva essere interamente a carico dei paesi “deboli”. Dopo un’iniziale svalutazione il 13 settembre 1992, il governo Amato decide l’uscita dallo SME il 17 settembre, all’indomani dell’uscita della sterlina. Anche la Francia subì l’attacco speculativo, ma alla fine la Bundebank si mosse in soccorso del Franco. Pochi mesi dopo l’Italia ratificherà il Trattato di Maastricht. Una coincidenza storica notevole fece in modo che una delle firme italiane sul Trattato fosse proprio quella di Guido Carli, ministro del Tesoro nel governo precedente (Andreotti VII). 

 

E INFINE L’EURO

Come è noto l’idea dell’euro non è tedesca, ma francese. Con la creazione della moneta unica la Francia sperava di sottrarre alla Germania la propria egemonia monetaria. A distanza di 22 anni dal Trattato di Maastricht si può dire che l’esperimento è riuscito solo in parte. Del sostanziale fallimento dell’euro abbiamo parlato diffusamente, ma qui ci interessa invece capire perché esso è sopravvissuto finora.

Nell’eurozona non esistono più le monete nazionali, ma i tassi di interesse sui titoli di stato ci danno una misura del rischio di cambio  percepito dai mercati finanziari. Dopo il fallimento di Lehman Brothers, i tassi di interesse incominciano a divergere e si manifesta il famoso “spread“. Ma è dal 2010, con la crisi greca, che i differenziali finiscono fuori controllo.

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Verso la fine dell’estate del 2011, poi, linterbancario si blocca definitivamente. Il sistema delle banche centrali dell’eurozona, tramite il sistema Target2, interviene in automatico a finanziare i deficit esteri dei paesi in disavanzo di partite correnti, con grande disappunto dei tedeschi (Hans-Werner Sinn in testa, che oggi pretende di pareggiare in oro!), mentre i capitali vengono rimpatriati. Questo contribuisce ad evitare un crollo disordinato dell’eurozona e rappresenta una novità rispetto alle consuete crisi di bilancia dei pagamenti. 

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Ma il motivo fondamentale per il quale l’Euro sopravvive è l’intervento discrezionale della Banca centrale europea che, il 2 agosto 2012, annuncia il programma OMT, dopo il famoso discorso londinese di Mario Draghi (26 luglio 2012).

Quando si parla di fragilità dell’euro, di fragilità crescente dell’euro, e forse di crisi dell’euro, molto spesso gli stati o i leader che non fanno parte dell’eurozona sottovalutano l’entità del capitale politico che viene investito nell’euro. E invece noi lo vediamo, e non credo che siamo osservatori parziali, e pensiamo che l’euro è irreversibile. E non è una parola vuota, perché ho appena detto esattamente quali azioni sono state fatte, e vengono fatte per renderlo irreversibile.

Ma c’è un’altra cosa che voglio dirvi.
All’interno del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto quanto è necessario per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza. (Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough)

Il programma OMT consiste nell’acquisto “illimitato” di titoli di stato da parte della BCE, dopo aver accettato un programma di “salvataggio”,  per quei paesi che dovessero essere vittime della speculazione sul debito sovrano. Ne beneficia soprattutto l’Italia, paese che non ha chiesto “aiuti”, ma che vede il suo “spread” con i titoli di stato tedeschi ridursi da oltre 500 punti di allora ai circa 150 di oggi.

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E’ importante notare che anche in questo caso lo strumento non è stato in realtà mai utilizzato. A calmare i mercati è cioè bastato l’annuncio, da parte della Banca Centrale, della sua disponibilità a fungere da prestatore “senza limiti” di ultima istanza (sebbene sotto condizioni). Coperti dalla BCE, anche i titoli di un paese considerato sull’orlo del default diventano affidabili.

 

LA CRISI PUÒ TORNARE

La crisi dell’euro però non è finita. A rinfocolarla nei prossimi mesi potrebbe essere la deflazione e il costante aumento delle sofferenze bancarie causato dall’austerità. L’esito relativamente positivo degli stress test condotti dalla BCE, infatti, non deve trarre in inganno perché non contempla lo scenario deflattivo. D’altro canto la BCE non ha molti strumenti per invertire la tendenza. Il piccolo Quantitative Easing non può di per sé creare inflazione, se non in misura limitata, attraverso la svalutazione dell’euro. L’unica maniera affidabile per creare inflazione è aumentare i salari, come ha ammesso la Banca centrale giapponese e addirittura la Bundesbank. Pertanto la soluzione non è in mano alla BCE. A ciò si aggiunge il fatto che gli strumenti finora messi in campo per affrontare una crisi bancaria su larga scala (unione bancaria ed ESM) potrebbero essere insufficienti in caso di una crisi sistemica.

 

WHATEVER IT TAKES WHITIN OUR MANDATE. WHAT MANDATE?

L’esperienza dell’Italia del 1964, messa a contrasto con quella del 1992 e in analogia a quella del luglio 2012, deve indurre alla cautela quando si parla di esisto scontato della crisi dell’euro. Il punto è se la BCE farà – se potrà fare, se le sarà concesso di fare – davvero “tutto quanto è necessario” per preservare l’euro. Questo potrebbe includere l’acquisto illimitato di titoli di stato dei paesi meridionali, al fine di consentire il salvataggio del loro sistema bancario e contenere lo spread. Il programma OMT è già stato sfidato davanti alla Corte costituzionale tedesca. Ora si attende il giudizio da parte della Corte di giustizia europea, il cui esisto sarà determinante, sebbene pochi scommettano su una bocciatura.

Ma al di là dell’OMT, tutto sta nel risolvere questo dilemma: i trattati e lo statuto della BCE, se da un lato proibiscono il finanziamento monetario dei deficit, dall’altro danno alla BCE un mandato implicito nella sua stessa esistenza e nella vigenza dei trattati: preservare l’euro. E, all’interno di questo, “promuovere il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento“. La situazione è paradossale, ma non è raro che una legge o un trattato siano internamente contraddittori. E’ su questa lama di rasoio che si giocherà la partita nei prossimi mesi.

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41 commenti su “Perché l’euro non è ancora crollato?

  1. Tranquilli. Presto falliranno anche gli ultimi affamatori, e allora neanche se l’occupazione verrà protratta a mezzo di carri armati la “BCE” potrà fare abbastanza, figurarsi con le chiacchiere.

    • Errata corrige: alla riga 9, aggiungere, dopo le parole “(come previsto”, le seguenti: “dal regolamento PETI”).

    • Il problema era quando pagavano il 7% sui titoli decennali. Ma ora che si paga 1% il rischio è minimo. Basterà pagare quelli in scadenza con nuove emissioni trentennali. Da qui a 20 anni beato chi ci ha un occhio. Faremo defoult, una guerra, una carestia, in fin dei conti è una economia cartacea, e non reale. Quella l’abbiamo bella che distrutta grazie alla Troika, a. Berlu e a Monti, che pur di mantenere inalterati i problemi degli Itagliani, concussioni, evasione, lassismo etc. Insomma la Germania prima ci ha costretto alla poverta per sbarazzarsi della nostra concorrenza,ora ci tiene in vita con le flebo. Grazie Mortadella, Ciampi e Napolitano .

      • “Mortadella” è un epiteto della destra, che già da solo qualifica chi lo pronuncia. Perché non leggi il mio commento del 14 febbraio 2015 alle 12:03 e con l’intervista di Prodi e poi, già che ci sei, non dai un’occhiata attenta ai post del suo sito?

      • Grande , condivido, l’euro non è usato da tutti gli stati membri , con i risparmi degli italiani hanno ingrassato la finanza a discapito della crescita, alla faccia della povertà.

    • Grande , condivido, l’euro non è usato da tutti gli stati membri , con i risparmi degli italiani hanno ingrassato la finanza a discapito della crescita, alla faccia della povertà.

  2. LA VITTORIA PIRRICA DELLA GERMANIA

    La Germania, ottenuta la riunificazione, ottenuto di nuovo l’azzeramento dei debiti da risarcimento delle due guerre, iniziata la guerra economica agli altri paesi dell’Unione Europea con l’arma dell’euro, porta l’affondo decisivo utilizzando l’arma dell’unione bancaria.
    La prima mossa è stata la riunificazione della Germania ricca con quella povera. Si fissò la parità del marco dell’ovest con quello dell’est. Tale parità o avrebbe portato all’arricchimento del popolo dell’est a danno di quello dell’ovest oppure -alternativa ovviamente preferita dai teutonici- all’arricchimento del popolo dell’est a scapito degli altri paesi europei. La Germania ha scelto infatti la seconda soluzione utilizzando l’arma dell’euro (la moneta unica equivale all’adozione del cambio fisso); in questo modo ha evitato le svalutazioni competitive che fino a quel momento avevano riequilibrato le economie dei paesi meridionali nei confronti di quelli nordici.
    La strategia ebbe successo. La Germania infatti da un deficit della bilancia dei pagamenti nei rapporti commerciali tra i paesi euro, passò al surplus raggiungendo solo nei confronti dell’Italia oltre 1400 miliardi di surplus.
    La Germania non ha nemmeno rispettato il trattato europeo che prevedeva che il surplus non potesse superare il 6%. Per diversi anni ha ottenuto surplus superiori senza prendere gli opportuni provvedimenti; anzi ha attuato politiche di svalutazione fiscali che hanno incrementato l’esportazione.
    Naturale che ai surplus della Germania dovevano corrispondere i deficit degli altri paesi in quanto vi fu uno spostamento della ricchezza dai paesi meridionali a quelli nordici.
    La consistente liquidità dei surplus ottenuti fu investita in parte nell’acquisto di titoli statali dei paesi meridionali, finanziando in tale modo il debito della Spagna, Grecia, Italia ecc. Naturale che al primo segnale di rischio del debito greco, invece di tamponare tutto con una politica di intervento solidale, la Germania abbia scelto la via dei “compitini a casa propria” ossia, ogni paese doveva con politiche rigorose di bilancio pagare il proprio debito mentre non doveva essere assolutamente usata la politica monetaria per sostenere il debito degli stati.
    La Merkel impedì alla Bce l’uso degli strumenti non convenzionali di politica monetaria perché in questo modo si sarebbero espropriati i risparmiatori tedeschi.
    Abbandonando la Grecia al suo destino è nato il problema dello spread sul debito statale, problema che in una unione di stati mai sarebbe dovuto nascere. Mai lo stato può essere inadempiente; basta stampare la moneta per pagare ed in tale modo gli speculatori non avranno mai spazio.
    Gli Usa rischiano ogni anno il default ma si finanziano sempre ad un tasso prossimo allo zero.
    Gli spread si alzarono sui paesi meridionali, più indebitati grazie ai deficit della bilancia dei pagamenti, gli investitori tedeschi uscirono dal debito degli stati meridionali provocando ancora di più l’avvitamento della crisi del debito pubblico.
    La Germania, non soddisfatta del controllo della moneta cartacea, doveva ad un certo punto controllare anche la moneta creata dalle banche.
    Ricordo a tutti che le banche nei paesi meridionali erano le uniche che prestavano il denaro all’economia reale, avevano gli attivi composti da crediti alle imprese e crediti nei confronti dello stato, vi era un equilibrio che fino ad oggi aveva retto. Ricordo inoltre che le banche italiane non hanno avuto grossi problemi con la crisi finanziaria importata dagli Usa.
    Con l’abbassamento della qualità dell’attivo comportato dalla crisi del debito pubblico, le banche hanno dovuto ridurre gli attivi e quindi contrarre il credito alle imprese. Ciò ha provocato il credit crunch con conseguente trasmissione all’economia reale della crisi finanziaria. Naturale che le imprese non ottenendo più credito sono andate in crisi; naturale che ciò ha comportato l’incremento della disoccupazione, il calo dei consumi interni e quant’altro ne consegue.
    Come si vede il gioco degli spread inventato dalla Germania ha accentuato la crisi, trasmettendola subito all’economia reale con il peggioramento degli attivi bancari sia nei confronti dello stato che nei confronti dell’imprese.
    La Germania per controllare anche la moneta bancaria, con la scusa di evitare la crisi delle banche si inventa l’unione bancaria.
    Viene dunque stabilita l’unione bancaria che è una unione solo sulle regole e non nei rischi, e si inventano gli stupidissimi stress test giacché simulare la crisi della banca e fare una pagella di quelle che vengono promosse per il mercato finanziario è una manovra suicida.
    Con l’unione bancaria si chiude il diabolico disegno della Germania. Pur avendo perso entrambe le guerre, non ha pagato i debiti da risarcimento ed ha svuotato le ricchezze finanziarie degli altri stati con il giochetto dell’euro e dell’unione bancaria.
    Indubbiamente in questo è stata agevolata anche dalla mala fede dei politicanti e dall’ottusità della maggior parte dei politici che hanno governato il nostro Paese fino ad oggi oltre che dal governatore della Bce che ha gestito la politica monetaria sempre prono ai diktat della Germania.
    Tutte le scaramucce dei giornali all’interno del direttivo della Bce sono finte e i fatti parlano da soli: solo nell’ultimo anno la Bce ha ridotto la base monetaria di 1000 miliardi di euro e tutti gli strumenti non convenzionali utilizzati dalla Bce sono stati sterilizzati. Gli ultimi provvedimenti da questa presi sono falliti ed ancora non viene attuato l’unico provvedimento, preso da altre banche centrali e risultato di assoluto stimolo per l’aumento dell’attività economica e per l’abbassamento del costo dei prestiti, che doveva essere attuato fin dall’inizio della crisi ossia il QE. Tale provvedimento, al punto in cui siamo arrivati con una tale politica monetaria, deve essere di una portata di oltre 4000 miliardi di euro. Draghi, se vuole che la Storia dia un giudizio del suo operato come governatore della Bce un minimo indulgente, deve effettuare un programma di acquisto di titoli di stato dei paesi euro sul mercato, con partecipazione pro quota della Bce, per 800 miliardi annui per i prossimi 5 anni. Inoltre si deve riportare la parità del cambio con il dollaro e si deve riportare l’inflazione al 2%. Draghi deve decidere se iniziare a fare il Presidente della Banca Centrale Europea o continuare a fare il soldatino dell’esercito della Merkel.
    In ogni caso, quella che allo stato potrebbe apparire come una vittoria della Germania, non è che l’inizio di un’altra sua cocente sconfitta. Avere portato i Paesi meridionali alla miseria, avere spento lo spirito europeo nei cittadini dei Paesi meridionali che hanno visto in tutte queste politiche vantaggi solo per i tedeschi, alla fine avrà un effetto boomerang.
    La guerra, alla fine, verrà persa ancora una volta dalla Germania che non riuscirà mai a trasformare l’Unione Europea in un impero tedesco, perché anche i politici meno lungimiranti e più distratti, alla fine comprenderanno.
    Questa volta non sarà necessario azzerare i debiti da risarcimento danni perché all’uscita dal cappio dell’euro le nostre imprese riconquisteranno quei mercati che oggi risultano conquistati momentaneamente ed artificialmente dalla Germania.
    Fermo li 11 novembre 2014

    Pierino Postacchini

    • In riferimento alla tua risposta alla mia e-mail circolare, con la quale ho trasmesso a circa 150 destinatari (in gran parte docenti universitari ed incluso Keynesblog) la mia petizione al Parlamento Europeo contro la BCE, ritengo utile risponderti qui pubblicamente, riportando la mia replica a SL di unibg (collaboratore di Sbilanciamoci) che mi ha informato sul perché non avrebbe firmato la mia petizione al Parlamento Europeo. Evidenzio che: a) ho già trasmesso, raggiunte le 50 firme, lo scorso venerdì 7 nov., la petizione alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, che non mi ha ancora risposto (come previsto; b) dei 73 parlamentari europei italiani ai quali l’ho inviata per conoscenza, finora mi ha risposto unicamente una parlamentare di M5S, membro della Commissione PETI, per ringraziarmi ed assicurarmi che avrebbe seguito la petizione con particolare attenzione; e c) ad oggi, la petizione, seminandola in giro ogni giorno sui social network, ha ottenuto 70 adesioni, neppure la metà del numero dei destinatari iniziali della e-mail, quasi nessuno dei quali ha firmato, e spesso nemmeno quelli che la apprezzano. A rappresentare plasticamente lo scarsissimo interesse, lo scetticismo e la notevole ritrosia (oltre, presumibilmente, alla coda di paglia per l’ignoranza dello statuto della BCE) a mettersi contro Draghi e la BCE.

      Ecco la mia replica a SL:

      Buongiorno,
      La ringrazio delle puntualizzazioni, che tuttavia conoscevo già (tant’è che, nel mese di agosto, l’ho fatto presente su Keynesblog ad un altro commentatore che aveva scritto a tutti i parlamentari del Parlamento Europeo per chiedere una commissione d’inchiesta. indirizzandolo alla Corte di giustizia ( https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701 ).
      L’unica Autorità sovraordinata giurisdizionalmente alla BCE è, infatti, la Corte di Giustizia Europea (cfr. art. 35 statuto BCE), ma, avendola già contattata, ho avuto conferma che 1. è possibile soltanto presentare un regolare ricorso, tramite un avvocato, nel caso si sia ricevuto un danno diretto dall’azione o omissioni della BCE (e non è il mio caso); 2. non è possibile inviarle petizioni (ne ho lanciata una alla Corte di Giustizia, prima di questa al Parlamento Europeo); 3. questa possibilità è invece prevista dal regolamento del Parlamento Europeo, che nella sua struttura ha una Commissione per le petizioni, che verranno pubblicate nella Gazzetta ufficiale e riceveranno il trattamento del caso, ma che non potrà che avere ovviamente un esito soltanto politico e non giurisdizionale.
      Basarsi sulle dichiarazioni di Draghi è un po’ come chiedere all’imputato di fare anche il giudice.
      Se si legge attentamente l’allegato, si vede facilmente che lo statuto (che quasi nessuno conosce, anche in ambito accademico) è chiarissimo ed attesta, al di là di ogni ragionevole dubbio, che attualmente Draghi e gli altri membri del Consiglio direttivo stanno disattendendo entrambi gli obiettivi, sia quello principale che quello subordinato, che, essendo stato raggiunto il principale, ha ora la stessa dignità e cogenza del primo (ne sono talmente consapevoli anch’essi, che stanno cercando di nasconderlo).
      E andrebbero sanzionati, almeno se si ritiene che le norme non vadano interpretate nell’ottica del più forte (Germania) e valgano non solo per gli Stati deboli e i poveri cristi, ma per tutti.
      Ora, è vero che una petizione al Parlamento Europeo non potrà mai essere risolutiva, ma, in assenza di alternative (se non si può adire la Corte di Giustizia), un suo eventuale pronunciamento politico avrebbe sicuramente un valore non soltanto simbolico.
      Cordialmente,
      VB

      • LA BANCA CENTRALE EUROPEA NON STA SVOLGENDO IL RUOLO ASSEGNATOGLI DALL’ART. 127 DEL TRATTATO SUL FUNZIONAMENTO DELL’UNIONE EUROPEA STA METTENDO IN CRISI TUTTO IL SISTEMA ECONOMICO EUROPEO.

        Abbiamo in Italia un debito statale pari al 140% del Pil, debito che ogni anno cresce, mentre il Pil ogni anno arretra, abbiamo una politica monetaria, gestita dalla BCE, germano centrica (nella scelta del modello di banca centrale ha prevalso la visione monetarista), a tutti i costi si vuole un euro forte sul dollaro, si cerca una stabilità dei prezzi anche con la minaccia della deflazione.
        Il premier Renzi, nella sua qualità di Presidente del Consiglio dell’Unione Europea in linea con quanto già dichiarato dal suo ministro Padoan, deve richiamare ufficialmente la Bce ad esercitare compiutamente il suo ruolo assegnatogli negli artt. 2 e 3 dello statuto sociale, deve rispettare tutti gli obbiettivi citati e non quello che si è assegnato da sola “la stabilità dei prezzi”, mentre gli altri sono lasciati ai politici. Questa “auto assegnazione” degli obbiettivi è stata permessa in quanto in Europa è assente una forte istituzione politica capace di esercitare il controllo sull’operato della Bce, dobbiamo in questo semestre dimostrare che vi è una forte istituzione politica capace di fare rispettare compiutamente il Trattato europeo, ciò dovrà essere una conquista del nostro paese che fino ad oggi è stato subalterno all’asse Franco/Tedesco.
        Tutti hanno compreso che per avere una unione monetaria tra più stati occorre un’integrazione fiscale che compensa gli squilibri (la flessibilità dei salari e la mobilità del lavoro non è uno strumento efficace per ristabilire gli equilibri economici, l’attuale crisi ha stabilito il fallimento dell’AVO “endogena”). Nel caso che uno stato va in crisi di fiducia sul mercato finanziario, gli investitori escono dal titolo, il tasso di interesse sul titolo aumenta. Poiché sono le banche il principale investitore nel mercato dei titoli statali, l’aumento di quel tasso di interesse produce nei bilanci bancari notevoli perdite. Le banche avranno un problema di finanziamento, la liquidità interna si prosciuga, in tale modo si propaga la crisi del debito statale al settore bancario e di conseguenza al settore dell’economia reale, con il fenomeno chiamato “credit crunch”, tale situazione si avvita in un circuito sempre più veloce, le imprese non hanno credito, vanno in crisi, i loro crediti concessi dalle banche non possono essere restituiti e quindi gli attivi delle banche sono composti principalmente da crediti di bassa qualità, si arriva al punto che anche se le banche hanno liquidità, non effettueranno più prestiti all’economia reale se non ad aziende più che virtuose.
        Questa è la situazione delle imprese in Italia, abbiamo poche imprese virtuose, ma la maggioranza sta soffrendo, sono costrette, in primis a finanziarsi con il mancato pagamento delle imposte e dei contributi, e alla fine a ricorrere alle procedure concorsuali.
        Dal lato europeo le misure annunciate il 5/6/2014 dalla Bce per risolvere tali problemi, sono state già bocciate dai mercati finanziari, oggi i mass media hanno enfatizzato gli TLTROs, come uno strumento che risolve il problema del credito alle imprese, tale strumento non è altro che la brutta copia di quanto già fatto nel 2011 per salvare le banche (nel decreto salva Italia di Monti, fu perfino data la garanzia statale al collaterale dato alla BCE per i 250 mld), a settembre in due tranche la BCE erogherà 400 mld in tutta europa, serviranno sicuramente al rimborso del vecchio prestito in scadenza a fine anno, poco arriverà alle imprese, anzi nulla arriverà a chi ne ha veramente bisogno. Il vero provvedimento che, effettivamente crea liquidità nel sistema è il quantitativ easing comunemente chiamato QE, la Bce deve acquistare sul mercato secondario i titoli statali dei paesi euro a partire dalle scadenze piu lunghe senza sterilizzarne gli effetti sulla liquidità (tali acquisti devono essere fatti proquota i singoli stati aderenti all’euro). Con tale manovra verranno liberati i bilanci delle banche dai titoli di debito statale e le stesse potranno tornare a fare il loro mestiere, ossia prestare i soldi alle imprese, che ricordo sono il motore dell’economia.
        Dal lato interno, il Governo dovrà facilitare la concessione del credito bancario alle aziende tramite il fondo centrale di garanzia, si dovrà dare in modo automatico una garanzia statale pari almeno al 40/50% del fatturato a condizione che l’azienda mantenga il livello occupazionale per almeno tre anni e che non sia in una situazione di insolvenza, per quanto concerne le imprese che devono essere ristrutturate dovrà scendere in campo la CDP con operazioni di lease-back finalizzate alla monetizzazione di assets immobiliari o immateriali dell’azienda al fine di ricostituire la liquidità necessaria per la ristrutturazione aziendale, naturale che dovranno essere salvate solo le imprese che non sono già nella situazione di default.
        Abbiamo il peso fiscale più alto in Europa e abbiamo la produttività della pubblica amministrazione più bassa di tutti gli altri paesi, immediatamente si possono raggiungere entrambi gli obbiettivi riducendo la spesa pubblica del 10%, arriviamo alla stessa % della germania, la riduzione potrà essere fatta con lo studio di Cottarelli, con l’applicazione dei costi standard anche sulla sanità e per la differenza con tagli lineari, si liberano risorse pari a 70 mld che dovranno essere utilizzati per 39 mld per cancellare l’Irap sulle imprese e per la differenza di 31 mld per diminuire le imposte sul reddito di lavoro dipendente e sopprimere quindi il “bonus fiscale” temporaneo che a mio avviso è anche incostituzionale.
        Inutile precisare che qualsiasi provvedimento che deve prendere il Governo non deve rinviare a nessun provvedimento attuativo, esso deve essere completo ed immediatamente attuabile, oggi le imprese stanno ancora aspettando i provvedimenti attuativi del Governo Berlusconi, Monti e Letta.
        Queste sono le vere emergenze del paese, non ha bisogno di altro, vogliamo fare la riforma costituzionale per adeguare la Costituzione ai tempi attuali, vogliamo fare la riforma del lavoro per renderlo più flessibile in entrata o in uscita, va tutto bene, se non facciamo le riforme che sostengono le imprese non ci sarà un problema di lavoro in Italia, tutti cercheranno il lavoro all’estero, ciò vuol dire che i nostri politici non sono stati all’altezza di guidare il nostro “bel paese”.
        Il problema dell’ingente debito italiano non deve spaventare nessuno, se ne esce solo con la crescita delle nostre imprese e con l’aiuto di un po’ di inflazione, ricordiamoci che non è possibile pagare l’ingente debito con manovre di bilancio, se i prossimi anni la Bce mantiene un inflazione tra il 2% e il 4%, tutti gli stati che garantiscono il pareggio del bilancio che oggi in virtù del fiscal compact è obbligatorio, potranno rientrare di almeno il 50% del loro debito in 15 anni.
        A mio avviso questa è la strada più giusta per pagare il debito statale in quanto, l’attuale debito non è altro che “un regalo” fatto a questa generazione da quella passata, quindi non può essere pagato con il sudore degli attuali lavoratori, ma solo attingendo alla rendita, con l’inflazione che non è altro che una “tassa occulta” si avrà uno spostamento della ricchezza dalla rendita ai lavoratori e alle imprese.
        Chi propone soluzione alternative per il pagamento del debito non è altro che un “bugiardo”, sa benissimo che non vi è un’altra soluzione, nessuno fino ad oggi ha fatto esempi scientifici realistici, non con previsioni che come quelle degli ultimi anni non si sono mai realizzate.
        A questo punto, se la BCE svolge il suo vero ruolo, il fondo salva stati (ESM) non ha più senso di esistere, lo stesso potrà quindi essere utilizzato per l’emissione di eurobond destinati al finanziamento di opere pubbliche di interesse europeo che devono essere fatte in ogni stato aderente all’unione.
        Ove il Governo Italiano non riesca a fare modificare la politica monetaria e valutaria alla Bce in linea a quanto stabilito nel Trattato sul Funzionamento Europeo, i Parlamentari Europei possono chiedere ai sensi dell’art. 226 del TFE, l’istituzione di una Commissione temporanea di inchiesta sull’operato della Bce.
        Fermo li 21 agosto 2014
        Pierino Postacchini
        EMAIL INVIATA A TUTTI I PARLAMENTARI EUROPEI IN DATA 21/8/2014

    • Sono d’accordo :la Germania perderà di nuova la “guerra” perché anche la sua politica la fanno i sui economisti e grandi poteri economici ,non hanno una leadership di un vero statista, ma la portavoce di tali interessi (vedi crisi del ’29).Avrà però la germania un probabile vantaggio: i vincitori la perdoneranno ancora e continuerà a sbagliare forse in eterno…….

  3. Per commentare l’articolo, ritengo più utile riportare il testo delle norme, che attestano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la BCE, per ubbidire alla Germania, sta disattendendo entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2-Obiettivi) e violando l’articolo 7-Indipendenza. E perciò andrebbe denunciata alla Corte di Giustizia Europea

    1. Statuto BCE
    Articolo 2 – Obiettivi
    Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

    Secondo l’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea (poi art. 127), oltre all’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC “sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità” agendo “in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
    Tali obiettivi (definiti dall’articolo 2 del Trattato di Maastricht, poi art. 3 del Trattato di Lisbona, modificato) sono:
    • uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità
    • una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l’ambiente
    • il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
    • la coesione economica e sociale
    • la solidarietà tra stati membri.

    Articolo 7 – Indipendenza
    Conformemente all’articolo 130 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dai trattati e dal presente statuto, né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell’Unione, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni, gli organi e gli organismi dell’Unione nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

    Articolo 21 – Operazioni con enti pubblici
    21.1. Conformemente all’articolo 123 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.

    Articolo 35- Controllo giudiziario e materie connesse
    35.1. Gli atti o le omissioni della BCE sono soggetti ad esame o interpretazione da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati. La BCE può avviare un’azione giudiziaria nei casi ed alle condizioni stabiliti dai trattati.
    35.2. Controversie tra, da un lato, la BCE e, dall’altro, i suoi creditori, debitori o qualsiasi altra persona sono decise dai tribunali nazionali competenti, salvo nei casi in cui la giurisdizione sia attribuita alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
    35.3. La BCE è soggetta al regime di responsabilità previsto dall’articolo 340 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le banche centrali nazionali sono responsabili conformemente alle rispettive legislazioni nazionali.
    35.4. La Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a giudicare in virtù di una clausola compromissoria contenuta in un contratto di diritto privato o di diritto pubblico stipulato dalla BCE o per suo conto.
    35.5. La decisione della BCE di portare una controversia dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea è presa dal consiglio direttivo.
    35.6. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha giurisdizione nei casi di controversia relativi all’adempimento da parte di una banca centrale nazionale di obblighi derivanti dai trattati e dal presente statuto. La BCE, se ritiene che una banca centrale nazionale non abbia adempiuto agli obblighi derivanti dai trattati e dal presente statuto, può formulare un parere motivato sulla questione dopo aver dato alla banca centrale nazionale di cui trattasi l’opportunità di presentare osservazioni.
    Se la banca centrale nazionale in questione non si conforma al parere entro il termine fissato dalla BCE, quest’ultima può portare la questione dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
    https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

    • 2. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
      Stabilità dei prezzi: definizione
      Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
      Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE.
      https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

    • 3. Evidenzio che neppure la FED può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro USA.

      Why doesn’t the Federal Reserve just buy Treasury securities directly from the U.S. Treasury?

      The Federal Reserve Act specifies that the Federal Reserve may buy and sell Treasury securities only in the “open market.” The Federal Reserve meets this statutory requirement by conducting its purchases and sales of securities chiefly through transactions with a group of major financial firms–so-called primary dealers–that have an established trading relationship with the Federal Reserve Bank of New York (FRBNY). These transactions are commonly referred to as open market operations and are the main tool through which the Federal Reserve adjusts its holdings of securities. Conducting transactions in the open market, rather than directly with the Treasury, supports the independence of the central bank in the conduct of monetary policy. Most of the Treasury securities that the Federal Reserve has purchased have been “old” securities that were issued by the Treasury some time ago. The prices for new Treasury securities are set by private market demand and supply conditions through Treasury auctions.
      http://www.federalreserve.gov/faqs/money_12851.htm

    • È solo questione di tempo, l’Euro fallirà, In un modo o nell’altro, ma finirà. Aggiungo che esiste anche la possibilità di una mezza catastrofe finanziaria. Anche se la Lira dovesse perdere finanche il 30% del suo valore, sarà meglio per noi, perchè da li comincerà la vera ripresa, proprio perchè potremo fare concorrenza con i nostri prodotti. Un bel mini defoult del 30% ci aiuterebbe parecchio. Se smettessimo di ricorrere al debito in modo spudorato anche gli interessi calebbero, basta togliere tutto il grasso dei furbacchioni di stato. A quel punto la lira sarà più forte e di parecchio. Con i nostri prodotti Made in Italy, staneremo dal bunker tutta la troika, basterebbe smettere di rubare, vero martirio italiano.

      • La conclusione sarà sicuramente questa, il mio dispiacere che i nostri politici vogliono continuare a credere all’imperatrice Merkell e quindi non prenderanno nel breve periodo la decisione di uscita dall’euro.
        Ci aspetteranno tempi duri, dove vi saranno ancora i morti a causa della moneta ( guerra fatta con il cambio fisso dalla germania).
        Succederà ciò che avvenne nel 1992, tutti contro la svalutazione della lira, poi quando visto che la moneta non poteva essere più difesa, ci fu la svalutazione di oltre il 40%, gli stessi detrattori salirono sul carro della svalutazione, considerandola la migliore medicina per l’economia italiana, medicina che alla fine ebbe successo.
        Oggi si ripete la stessa manfrina, solo che abbiamo i nostri governanti schiacciati sulla Germania, comprendo ieri che Prodi, baratto’ l’adesione dell’Italia nell’euro con la sua futura carriera politica, oggi Renzi non può barattare nulla con la Merkel, i partiti antieuro vinceranno la lotta in Europa, gli conviene quindi salire subito sul carro.

      • Segnalo:

        “Abbiamo concepito l’Euro pensando a misure successive, ma non sono state mai realizzate”
        Perché l’Europa e l’Italia non funzionano più
        Intervista di Lucio Caracciolo e Federico Petroni a Romano Prodi su “Limes, rivista italiana di geopolitica” del 26 novembre 2014
        http://www.romanoprodi.it/interviste/abbiamo-concepito-leuro-pensando-a-misure-successive-ma-non-sono-state-mai-realizzate_10000.html

  4. Scusate, ma, in merito al 1992, l’ intervento della Bundesbank non avvenne proprio perche’ non si voleva SVALUTARE il marco (altro che “non lo si voleva far rivalutare”). L’ intervento immagino dovesse consistere nell’ acquisto di titoli in lire, ergo, una svalutazione del marco (vendere marchi per comprare lire comporta un deprezzamento del marco e un apprezzamento della lira). Infatti, l’ Italia usci’ dallo Sme e svaluto’, di converso, ovviamente il marco RIVALUTO’.

  5. Segnalo, sullo stesso tema:

    Carlo Clericetti
    12 NOV 2014
    “Se avessimo un “mr. Thatcher” di sinistra”
    http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/11/12/se-avessimo-un-mr-thatcher-di-sinistra/

  6. […] Sarebbe però ingenuo credere che Rossi non si renda conto di tutto ciò. La “pentola a pressione” dell’euro ci sta cucinando ben bene e i banchieri centrali sembrano avere tutte le intenzioni di continuare. […]

  7. i vari commenti che precedono sono di altissimo livello e di non facile replica…una cosa comunque per me è certa..per evitare il lento declino dell’istituzione europea occorre ritrovare-riprendere gli ideali iniziali- un europa dei popoli con larga parte di sovranità cedutagli dagli stati…e mediaticamente dovremmo lavorare in questo senso
    corrado stefaanini

  8. sisi..euro euro…tiziano aiutaci tu
    http://www.tizianomotti.com/

  9. […] e alla svalutazione delle monete dei paesi in deficit con l'estero. Occorre quindi chiedersi perché l'eurozona non sia affondata già allora. Per fortuna gli economisti per una volta hanno una risposta e in questo caso […]

  10. Voi tornereste alla lira?
    Io nel dubbio la penso come lui: https://twitter.com/tizianomotti

  11. […] attacco speculativo rivolto ad uno dei cinque Paesi appena citati [si veda tuttavia su questo punto l’ipotesi di uno scenario diverso, nd […]

  12. L’ha ribloggato su Appunti Scomodie ha commentato:
    Da leggere attentamente.

  13. Parole al vento di chi ha i piacere di leggersi e di sentirsi.
    Per l’incapacità cronica serve un colpevole “l’euro”.
    Molto infantile.

    • Purtroppo le affermazioni vanno provate, l’infantilismo sarà di chi sta portando al suicidio collettivo il nostro bel paese, i nostri mali, noti a tutti non ci ha impedito di diventare la quinta potenza economica mondiale.
      Naturale che i mali cronici fanno curati, ancora di più, oggi in un mondo globalizzato cone quello attuale, essi non sono la causa di questo suicidio di massa collettivo.

  14. Contraddizione in termini.
    Da un lato accusi semplicisticamente l’euro.
    Dall’altro lato elenchi una serie di malanni coi quali l’euro non ha nulla da spartire.
    Mettiti d’accordo con te stesso ed esprimi le tue convinzioni, magari confortandole con ragionamenti sostenibili ed evitando le lamentele trite e ritrite e fini a se stesse.

    • Le mie posizioni sono ben note, basta vedere i commenti.
      L’euro come è nato e come è stato gestito non può che avere una vita breve, già nel 2007 feci un commento all’articolo di Giavazzi sulla rivista La Voce che anticipo tutto ciò che è successo fino ad oggi.

      • Il fatto che le tue posizioni siano ben note sta a significare che tu sei così famoso che per qualificarti basta il nome di battesimo. Presunzione!
        Il fatto che le tue posizioni sino ben note significa solo che sono tue posizioni non c’è verifica di attendibilità e di comune riconoscimento od accettazione.
        Apprezzabili le tue doti di oracolo, consentimi: un pochino uccello del malaugurio.
        Traspare il piacere per veder, forse, verificarsi un evento negativo.
        Ovviamente è apprezzata la tua passione per l’autocitazione e l’autoincenso.
        Quanti hanno letto e ricordano il tuo commento del 2007?
        Se non hai null’altro da dire è meglio che smetti di scrivere.

      • Le posizioni note sono descritte nei commenti.
        Famoso, assolutamente no, io sono un semplice commentatore, faccio il commercialista, non sono un economista.
        Su alcuni commenti vi è anche il nome completo, Pierino Postacchini.
        Il commento del 2007, forse non lo ha letto nessuno, sul blog si fanno commenti e si espongono le proprie opinioni, le mie sono ampiamente motivate, forse saranno sbagliate, non lo so ma sono opinioni articolate, i battipecchi non servono a nulla.

  15. […] i suoi membri”, attraverso l’OMT e poi il Quantitative Easing. La credibilità della BCE, l’unico collante che ha tenuto l’euro in piedi sinora, e quindi della stessa moneta che essa emette, ne verrebbe danneggiata e l’istituto di […]

  16. […] Come abbiamo spiegato, l’euro esiste ancora perché la Banca Centrale Europea è intervenuta spendendo la sua credibilità attraverso il programma OMT (e ora il Quantitative Easing). A ciò si aggiunge il funzionamento automatico del sistema Target2 che ha finanziato i deficit dei paesi meridionali nonostante il blocco del credito interbancario all’interno dell’eurozona. […]

  17. […] Come abbiamo spiegato, l’euro esiste ancora perché la Banca Centrale Europea è intervenuta spendendo la sua credibilità attraverso il programma OMT (e ora il Quantitative Easing). A ciò si aggiunge il funzionamento automatico del sistema Target2 che ha finanziato i deficit dei paesi meridionali nonostante il blocco del credito interbancario all’interno dell’eurozona. […]

  18. […] Tutto ciò ovviamente contribuisce a tenere bassa l’inflazione, con il risultato che la BCE non riesce ancora a raggiungere l’obiettivo “al di sotto ma vicino al 2%”. Il problema però è che la facilità di licenziamento è il risultato di quelle riforme strutturali che la stessa BCE ha richiesto ai paesi europei per diventare più “competitivi” ed in particolare ai paesi della periferia dell’eurozona si sono imposte riforme per “aggiustare” la bilancia dei pagamenti. Anche se, in verità, la bilancia dei pagamenti non ha molto a che vedere con la crisi dell’eurozona. […]

I commenti sono chiusi.

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