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Come la BCE si è tagliata le gambe da sola

Salari e inflazione. Da qualche tempo Mario Draghi sottolinea che l’andamento debole dell’inflazione è causato dalla scarsa crescita dei salari. Ad aprile il presidente della BCE sostenne che:  “Un’importante fonte della debolezza dell’inflazione di base è stata la debole pressione inflazionistica interna, dovuta in parte alla crescita modesta dei salari ben al di sotto delle medie storiche”.

Su questa bassa crescita salariale – secondo Draghi – pesano tre componenti: 1) “un tasso di disoccupazione ancora alto” ; 2) “nei paesi dove l’indicizzazione formale dei salari è scesa fortemente durante la crisi, il trasferimento dell’inflazione ai salari potrebbe essersi indebolito”. 3) “la negoziazione salariale in molti Paesi è già stata in gran parte conclusa per quest’anno, con la conseguenza che qualsiasi impatto di una maggiore inflazione attraverso la negoziazione salariale probabilmente sarà ritardato”.

Ma cosa ha in effetti determinato la debole crescita salariale ce lo dice la BCE stessa in un recente report sui salari dove possiamo trovare questi due grafici:

 

Il grafico precedente indica la percentuale di imprese che riportano una maggiore facilità di licenziamento. Il grafico successivo invece rappresenta la percentuale di imprese che affermano di trovare più facile “aggiustare i salari”, vale a dire ridurli:

Come si può notare i due grafici sono praticamente identici. In sostanza poter licenziare facilmente qualcuno diventa un’ottima arma di ricatto per “aggiustare” i salari. Complice la disoccupazione, il lavoratore sarà costretto ad accettare riduzioni di paga, aumento dell’orario di lavoro, mansioni non previste, ecc.

Tutto ciò ovviamente contribuisce a tenere bassa l’inflazione, con il risultato che la BCE non riesce ancora a raggiungere l’obiettivo “al di sotto ma vicino al 2%”. Il problema però è che la facilità di licenziamento è il risultato di quelle riforme strutturali che la stessa BCE ha richiesto ai paesi europei per diventare più “competitivi” ed in particolare ai paesi della periferia dell’eurozona si sono imposte riforme per “aggiustare” la bilancia dei pagamenti. Anche se, in verità, la bilancia dei pagamenti non ha molto a che vedere con la crisi dell’eurozona.

Insomma, la BCE da un lato chiede più flessibilità, dall’altra vuole l’inflazione. Una contraddizione che avevamo già evidenziato in passato.

Si ringrazia per la segnalazione Daniele Della Bona

 

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26 commenti su “Come la BCE si è tagliata le gambe da sola

  1. Mario Draghi è un po’ “schizofrenico”.

    Ho chiesto notizie alla Commissione PETI del Parlamento europeo sulla mia petizione del 3.11.2014: “Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”.
    Ecco che cosa mi ha risposto:

    Da: PETI Secretariat (peti-secretariat@europarl.europa.eu) 30 giu 2017 – 17:01
    A: “‘v”
    Egregio Signore,
    Nel riscontrare il suo e-mail, la informiamo che abbiamo sollecitato la risposta della Banca centrale europea in merito alle sue osservazioni. Abbiamo anche contattato la Commissione europea per un eventuale parere in risposta alle sue argomentazioni che riguardano l’Esecutivo europeo. Non appena riceveremo una risposta sarà nostra cura informarla per il seguito dell’esame della petizione.
    Cordiali saluti
    La Segreteria
    Commissione per le petizioni

    Le mie osservazioni erano riportate qui:
    Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE, dalla quale traggo:

    Per quanto riguarda, poi, la questione dell’obliterazione da parte della BCE del secondo obiettivo statutario, mi limito a segnalare come prova documentale definitiva l’ammissione esplicita del presidente della BCE nel corso della sua audizione al Parlamento italiano del 26 marzo 2015 (v. Allegato alla petizione, terzo aggiornamento, post linkato: “10. Tasso di cambio: a 1h 37’ 35” [Draghi] fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE [solo stabilità dei prezzi] e FED [stabilità dei prezzi e occupazione]”, in palese violazione dello statuto della BCE in situazioni di deflazione o molto sotto target 2%, quando i due obiettivi statutari sono assolutamente concordanti, ed anche in evidente contraddizione con quanto viene affermato nella lettera: “quando il Consiglio direttivo della BCE prende decisioni di politica monetaria, tiene presenti “i cittadini europei e io tengo presente l’obiettivo che abbiamo di mantenere la stabilità dei prezzi, e di aumentare il tasso di inflazione vicino ma sotto il 2%. Teniamo presenti la crescita e l’occupazione e teniamo presente, in particolare, la disoccupazione”.). Se mi posso permettere una digressione di ordine psicologico, aggiungo che le affermazioni contraddittorie, inevitabile conseguenza delle “ambiguità” della impostazione e soprattutto della interpretazione maistream dei Trattati UE, sono una costante dell’attuale presidente della BCE, combattuto tra un côté “buono” e un côté “cattivo”.

  2. E se i 60 miliardi al mese (ripetete con me: sessanta-miliardi-di-euro-al-mese) che da anni vengono buttati con l’inutile QE fossero invece destinati ad un fondo che in qualche modo contribuisce all’aumento dei salari?

    Lo so che non è una voce di spesa che si può spostare in un giorno, ma se un decimo di quella cifra finisse nei salari o in finanziamenti all’economia reale, cosa succederebbe?

    Just Sayin.

    • @Mariano Giusti
      Hai scritto due fesserie insieme. 1. Il QE non è affatto inutile; e 2. il suo statuto (art. 21) vieta alla BCE di finanziare direttamente gli Stati (e, secondo Draghi, il MES). O, almeno finora, la BEI.

      • International and supranational institutions and agencies

        The initial list of international or supranational institutions located in the euro area and of agencies located in the euro area whose securities are eligible for the PSPP is as follows:
        International or supranational institutions located in the euro area

        Council of Europe Development Bank
        European Atomic Energy Community
        European Financial Stability Facility
        European Stability Mechanism
        European Investment Bank
        European Union
        Nordic Investment Bank

      • Grazie. In effetti non sono aggiornato, ma mi riferivo alle decisioni di Draghi ante-QE (apposta l’ho messo tra parentesi), quando servivano molti soldi sia per il MES (dal 2012, aiuto condizionato ai Paesi in difficoltà) e prima ancora al FESF, sia per la crescita economica, ed uno dei veicoli proposti era la BEI.
        In ogni caso, li acquista sul mercato secondario (per obbligo statutario, che deriva dai trattati):
        “La BCE acquisterà obbligazioni emesse da amministrazioni centrali dei paesi dell’area dell’euro, agenzie situate nell’area dell’euro e istituzioni europee nel mercato secondario a fronte di moneta di banca centrale, che gli enti creditizi cedenti i titoli potranno utilizzare per acquistare altre attività oppure erogare credito all’economia reale. In entrambi i casi ciò contribuisce ad allentare le condizioni finanziarie”.
        https://www.google.com/url?q=https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2015/html/pr150122_1.it.html&sa=U&ved=0ahUKEwju2tvml-_UAhWFI1AKHc0tCYcQFggIMAE&client=internal-uds-cse&usg=AFQjCNErrCVJWeby3KFIQ2miurU4xr4JNw

      • PS:
        Si sa a quanto ammontano gli acquisti di titoli MES e BEI?
        https://www.ecb.europa.eu/mopo/implement/omt/html/pspp.en.html

      • Ripeti con me: 60 miliardi di euro al mese.

        Dovresti rivedere il tuo metro di utilità.

        60 fottuti miliardi di euro al mese.

        Certo che non si possono prendere e dare alle aziende, hai ragione, e questo è esattamente il problema.

      • @Mariano Giusti
        Non hai capito: col QE la BCE può ben dare i soldi alle aziende private aventi determinati requisiti, comprandone le obbligazioni.
        Con 3 rilevanti omissioni: (i) secondo obiettivo statutario della BCE (art. 2); (ii) decisione improvvida di Trichet di aumentare i tassi di riferimento in piena crisi economica; e (iii) accompagnare le SMP con una “sterilizzazione” di pari importo,
        questo documento spiega bene il “nuovo” modo di agire della BCE.

        Il nuovo ruolo della BCE nella crisi del debito sovrano europeo
        LUCA LIONELLO
        http://www.thefederalist.eu/site/index.php?option=com_content&view=article&id=1451:il-nuovo-ruolo-della-bce-nella-crisi-del-debito-sovrano-europeo&catid=2:saggi&lang=it

      • Ad integrazione, in questo mio commento trovi una sintesi critica della politica monetaria della BCE durante la crisi economica.
        https://keynesblog.com/2017/05/23/la-politica-economica-al-tempo-della-crisi-da-keynes-alla-controrivoluzione-monetarista-e-non-ritorno/#comment-54388

      • quindi quando io ti dicevo che non aveva senso cercare di impallinare (tra l’altro in maniera alquanto velleitaria) l’unico presidente BCE che aveva la competenza e la volontà di far qualcosa di buono, al secolo Draghi Mario non avevo tutti i torti, o sbaglio?

      • @ihavenodream
        Fesserie esagerate e autolesionistiche di un ostinato.
        1. Impallinare? Esagerato.
        2. Velleitarie? (i) Termine esagerato, che peraltro contraddice il verbo al punto 1; (ii) termine anche apparentemente scontato, poiché un “attacco” di un Vincesko qualsiasi alla BCE e al suo presidente è, d’acchito, per definizione velleitario; (iv) ma in realtà fuorviante e turlupinatore, poiché (a) non entra nel merito, presumibilmente per ignoranza, (b) o lo stravolge, poiché non s’accorge che le critiche formulate nell'”attacco” alla BCE formalizzato (tra lo scetticismo generale) il 3.11.2014 e in un contesto in cui veniva dispiegata una resistenza fino all’ultimo dagli oppositori al QE, che affermavano che fosse addirittura vietato dai trattati, smentiti a stretto giro dall’ex presidente Trichet, con l’argomentazione inoppugnabile che la BCE aveva già acquistato titoli di Stato nel 2010 e 2011 (vedi l’SMP), sono state confermate dalle decisioni della BCE successive al 3.11.2014 (cfr. “Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE” linkato nel mio commento del 3.7 17:04); e (d) ignora che è l’unica modalità consentita ad un cittadino europeo, se non si può adire l’AG (Corte di giustizia europea).
        3. Per il resto, leggi le mie risposte nel secondo articolo linkato da Keiynesblog (https://keynesblog.com/2014/11/19/la-contraddizione-del-banchiere-centrale/), oltre a quella linkata nel mio commento del 4.7 16:55 (cave peiora).

        PS: Non contar balle, tutti sogniamo, anche tu…

  3. Ma che cos’è, uno scherzo?
    Si parte col consueto assurdo, che a forza di essere ripetuto rischia di essere creduto, secondo cui l’inflazione (a poco meno del 2%, chissà perché) sia qualcosa di desiderabile. Assurdo, perché si confonde l’osservazione ex post di un certo tasso d’inflazione in certe situazioni di benessere economico, con una sorta di “regola” secondo cui il meccanismo dovrebbe funzionare al contrario e quella stessa inflazione dovrebbe indurre quel benessere. Trascurando (ma questi grandissimi luminari possono veramente trascurare?) che inflazione e benessere sono sì collegati, ma non certo in modo diretto e biunivoco.
    Si prosegue legando con un bel salto mortale la bassa inflazione alla bassa crescita salariale e poi questa a tre fattori, scelti a piacere tra tremila possibili, chissà perché proprio questi tre. Trascurando alcune cosettine da nulla, tipo che il “salario” riguarda i “salariati” e pertanto una frazione, importante ma pur sempre una frazione, dei detentori del potere d’acquisto.
    Fin qui si cita Draghi, e va bene, ma per prendere sul serio quanto sopra bisogna comunque essere totalmente privi di capacità logiche.
    Poi però viene il capolavoro. Due bei grafici, che un pochino si assomigliano, ma che l’autore dell’articolo definisce come “praticamente identici”. Ma identici in cosa? Qui siamo di fronte ad una vera e propria mistificazione. Basta analizzare con un minimo di attenzione per vedere come Grecia e Spagna nel primo grafico hanno situazioni simili, nel secondo la Spagna mostra valori che sono metà di quelli della Grecia, e simili all’Olanda che nel primo grafico ha invece valori pari a circa la metà; e simili a quelli dell’Estonia che nel secondo grafico invece scompare. E si può andare avanti a piacere.
    Ed infine i fuochi artificiali. Perché il fatto che i due grafici siano in parte legati tra loro è ovvio e scontato, come è ovvio e scontato che non lo siano del tutto: infatti riportano due diversi aspetti della flessibilità, che evidentemente però sono regolamentati nei diversi stati in modo non del tutto parallelo (non è detto che la facilità di licenziamento sia correlata al 100% con la trattabilità dei salari in essere e/o nuovi, perfetto in questo caso l’esempio del Portogallo, in cui il grafico riporta essere facilissimo licenziare, possibile trattare i salari in essere ed impossibile negoziare quelli nuovi). Ma nulla dice che i grafici in questione abbiano qualcosa a che fare con il tasso d’inflazione in quei Paesi. Lo dice solo l’autore dell’articolo. Che dire: chapeau.

    • Vi sono tonnellate di letteratura sugli effetti di una bassa inflazione o di una deflazione sull’economia, ma arriva lei, dalla montagna del sapone, e ci spiega che si sbagliano tutti, basando la sua critica su affermazioni che nessuno ha mai fatto né sognato di fare.

  4. E saranno tonnellate e tonnellate, ma resta il fatto che la causa non andrebbe confusa con l’effetto. Questo lo si capisce anche dalla montagna del sapone.
    Serve un disegnino? Le uniche “fiammate” inflazionistiche dell’ultimo periodo si sono verificate a causa di variazioni del prezzo del petrolio. Secondo lei, portare l’inflazione al 2% tramite l’aumento del prezzo del petrolio, avrebbe un effetto positivo sull’economia?
    Visto che ci siamo, lei si è accorto dell’incongruenza tra la descrizione dei grafici riportata nell’articolo ed i grafici stessi? Così, tanto per capire se è consapevole di discutere sul nulla assoluto.

    • Non ha senso infatti…anche se credo che i livelli di inflazione target non tengano conto della componente energia. D’altra parte se il petrolio determina una inflazione totale del 5% che si fa? Si continua a stampare?La realtà è che le banche centrali dovrebbero essere SEMPRE espansive di default ed iniziare a fare tepering e alzare i tassi solo quando il tasso d’inflazione totale supera il gdp nominale. se l’inflazione è al 6 ma la crescita nominale all’8 qual è il problema?

      • Ma la cosa che ha meno senso di tutte è discettare dottamente su un articolo sbagliato nei suoi fondamenti e scritto da qualcuno che non è in grado di analizzare dati semplicissimi presentati in forma grafica.
        Come se la serietà dei toni potesse in qualche modo sopperire alla totale mancanza di serietà dei contenuti.

      • Anzi, a pensarci bene fa sbellicare dalle risate. Tanti piccoli Troisi che cercano di impressionare qualche Leonardo da Vinci, “ma sei per sei, farà veramente trentasei?”.
        Ed il meglio è che domani l’autore dell’articolo ne scriverà un altro, e qualcuno lo commenterà …

      • Egregio signore, le farei notare che a proposito di inflazione e petrolio, proprio Draghi ha sottolineato che la BCE guarda principalmente all’inflazione core. Insomma le sue critiche sono piuttosto insensate.

      • Dipende da cosa si intende per “principalmente”.
        E comunque per capirsi meglio: basta sostituire la semplificazione “petrolio” con il concetto esteso “variabile esogena con effetto inflattivo”.
        Il discorso non cambia. L’inflazione è un effetto, anzi, nemmeno, è un parametro misurabile. Ha a che fare solo indirettamente con il benessere e con lo stato di salute dell’economia. Abbiamo tutti (credo) chiara esperienza di periodi in cui abbiamo avuto un’inflazione più alta dell’attuale, in certi casi con più benessere, in altri con meno. Ed anche periodi di benessere elevato con inflazione bassa, simile a quella attuale.

    • Il discorso è questo: una banca centrale che gestisce una moneta fiat puo’ fare sostanzialmente una cosa sola: aumentare o restringere l’offerta di denaro.
      Non puo’ aumentare l’occupazione, fare deficit o avanzo primario, aumentare il Pil ecc. questi sono effetti al massimo indotti dalla politica monetaria scelta, cioè dall’aumentare o diminuire l’offerta di denaro. L’unico parametro possibile per monitorare e quindi regolare l’offerta di denaro è l’inflazione, core o meno, non ce ne sono altri. E’ ovvio che, come dici tu, l’inflazione è un effetto (a volte indesiderato) più che un obiettivo, però è l’unica strada possibile. Il ragionamento è: se c’è crescita questa crescita produrrà inflazione, quindi io regolo l’offerta di denaro in modo che l’inflazione sia intorno al 2% che è il livello che qualcuno ha deciso sia indicativo di una crescita robusta. Io non farei così, come ho detto prima. Io regolerei l’offerta in modo che la crescita nominale sia sempre superiore all’inflazione (non core), Cioè in modo che ci sia sempre crescita reale, però anche così hai sempre un cruscotto con un timone tarato sull’inflazione. Tu che parametro utilizzeresti? La crescita nominale no, perchè io posso stampare a manetta per indurre una crescita nominale a piacere e non risolvo nulla, il livello di occupazione? già è più accettabile come parametro ma è davvero troppo indiretto e non ha una dipendenza diretta con l’unica azione che una banca centrale può fare: aumentare o restringere l’offerta di denaro. Ci sono certi casi in cui devi alzare i tassi anche se l’occupazione è bassa per dire!

      • Ti faccio un esempio.
        Immagina di avere un medico che pretende di “regolare” il tuo benessere fisico tramite la temperatura. Ti applica una coperta termica se la tua temperatura è bassa, oppure che ne so ti mette le pezze fredde sulla fronte se è alta. Obiettivo: ottenere una temperatura prossima ai 36,6° C, un poco meno al limite ma lì vicino.
        Poi se hai un’infezione, una crisi glicemica, la polmonite, una gamba rotta o altro, stigrandissimic@##i, l’importante è che la temperatura stia vicina ai 36,6° C senza superarli. Ah ovviamente stigrandissimic@##i anche se la tua temperatura “normale” sarebbe di 36° C scarsi o di 37.
        Tu cosa ne penseresti di quel medico? Io, che è un pazzo scatenato ed un perfetto incapace.
        Dici che l’unico parametro possibile da considerare è l’inflazione? Guarda non voglio nemmeno entrare nel merito, ma credo che se la BCE altro non può fare, allora la BCE è perfettamente inutile ed ha certamente un’importanza che non le compete. Tutti i suoi dirigenti e funzionari potrebbero essere serenamente ed efficacemente sostituiti da un algoritmo. Ed anche parecchio banale. Altro che Eurotower.

    • “Ti faccio un esempio.
      Immagina di avere un medico che pretende di “regolare” il tuo benessere fisico tramite la temperatura. Ti applica una coperta termica se la tua temperatura è bassa, oppure che ne so ti mette le pezze fredde sulla fronte se è alta. Obiettivo: ottenere una temperatura prossima ai 36,6° C, un poco meno al limite ma lì vicino.
      Poi se hai un’infezione, una crisi glicemica, la polmonite, una gamba rotta o altro, stigrandissimic@##i, l’importante è che la temperatura stia vicina ai 36,6° C senza superarli. Ah ovviamente stigrandissimic@##i anche se la tua temperatura “normale” sarebbe di 36° C scarsi o di 37.
      Tu cosa ne penseresti di quel medico? Io, che è un pazzo scatenato ed un perfetto incapace.
      Dici che l’unico parametro possibile da considerare è l’inflazione? Guarda non voglio nemmeno entrare nel merito, ma credo che se la BCE altro non può fare, allora la BCE è perfettamente inutile ed ha certamente un’importanza che non le compete. Tutti i suoi dirigenti e funzionari potrebbero essere serenamente ed efficacemente sostituiti da un algoritmo. Ed anche parecchio banale. Altro che Eurotower.”

      L’inflazione è un parametro abbastanza indicativo del livello generale del benessere economico di una area monetaria a moneta “fiat”, soprattutto se la confronti col tasso di crescita. Molto più di quanto la temperatura corporea sia indicativa del livello di salute di un individuo, ordini di grandezza in più direi.
      E comunque fammi un esempio di cosa una banca centrale può fare a parte regolare l’offerta di denaro. Può assicurare il funzionamento del sistema bancario, attraverso la vigilanza, che se ci pensi è uno dei modi con cui si declina l’offerta di denaro. Cioè quel che fa è sempre connesso al fornire al sistema più liquidità o meno liquidità e questo lo fa in funzione del tasso d’inflazione corrente. L’algoritmo magari ce l’ha pure, però hanno bisogno di uomini che lo implementino anche perchè la gente tende a non fidarsi degli algoritmi…
      Non capisco sinceramente dove sia lo scandalo, nè cosa vorresti fare tu in alternativa.

      • Ecco appunto, “soprattutto se la confronti col tasso di crescita”, esatto! Quindi NON è l’inflazione il parametro da (eventualmente) considerare. Come non lo è la temperatura. Poi spero mi perdonerai se l’esempio non è perfettamente aderente, non è che ci sono stato a pensare troppo.
        Infatti come già detto abbiamo attraversato periodi di elevato benessere con forte inflazione ed anche periodi di crisi nera con forte inflazione; come anche bei periodi di serenità con inflazione prossima allo zero.
        In più, mi pare chiarissimo come la STESSA inflazione “in un’area monetaria a moneta flat” possa accompagnare situazioni di benessere (o malessere) economico diversissime in Stati diversi della stessa area.
        Quindi. E, in più.
        Un conto è tenere l’inflazione sotto controllo, puntando ad un valore “quasi 2%” (Draghi) anziché “0” (Trichet) (e qui sta tutta la “bravura” di Draghi rispetto a Trichet). Ben altro è identificare il livello “quasi 2%” come ottimale, perché si confonde il risultato di un’analisi ex post con una regola da far valere ex ante. Cosa questa peraltro frequentissima tra gli “economisti”, costretti ad avere a che fare con cose (i numeri) di cui non arrivano ad afferrare il significato.

        “E comunque”. No, su questo hai ragione, non è che possa fare molto altro (a parte quanto qui sotto). Nel senso che di altre cose c’è già chi dovrebbe occuparsi. Il punto è che si dà un’importanza enorme ad un’istituzione che in realtà può fare pochissimo; o, meglio, pochissimo non è, ma è una cosa di una semplicità terrificante, ovvero regolare l’offerta di liquidità in funzione delle condizioni economiche esistenti.
        Ecco, magari la vigilanza bancaria sarebbe una cosa di cui la BCE potrebbe anche occuparsi. Se ne avesse voglia. Chissà, magari un giorno.

      • Comunque quello su Draghi ed il fatto che identifichi l’inflazione al 2% come indice di benessere economico tout court era solo un inciso.
        Il mio post originale voleva invece mettere in luce il fatto che un nostro geniale compatriota scrive addirittura un articolo basato sulla somiglianza di due grafici senza rendersi nemmeno conto che in realtà sono parecchio diversi tra loro, ne trae una conclusione estemporanea riguardante una grandezza ulteriore e diversa senza portare alcun argomento a supporto, mette in luce come tutto ciò a suo modo di vedere contraddica per l’appunto l’assurdo paradigma universalmente quanto stolidamente accettato (“Insomma, la BCE da un lato chiede più flessibilità, dall’altra vuole l’inflazione”) ed alcuni dotti ed illuminati economisti dilettanti si mettono persino a discutere sull’inesistente argomento …

  5. Cari lettori, ormai siamo nel pieno di una catastrofe economica, io che vivo nel sud e specifico in Sardegna, si punta con le cure da paziente ormai deceduto o prossimo.
    Più inflazione dovrebbe rispondere a maggiore crescita economica, ma con quali soldi
    qui il lavoro pagato bene non esiste, sa hai una busta paga molto spesso i soldi sono solo nella carta, o meglio ai in busta 1000 euro, e ne prendi 750-800, con 13 e ferie pagate che non esistono. Però sei fortunato che hai un minimo con cui vivere.
    Draghi vive su un’altro pianeta, il mio moto è sempre stato più lavoro e meno politici.
    Grazie

  6. Sono d’accordo sulla flessibilità promossa dall’UE come principio ma non lo sono per come è stata declinata nei singoli paesi. Sono mancati prima , a mio parere, in generale, gli investimenti delle Imprese per aumentare produttività (da cui la possibilità di aumentare i salari per margine su prodotto) e soprattutto delle persone (programmi di life long Learning, aumento scolarizzazione) che ne aumentano il valore .

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