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Gli effetti sui consumi della deflazione salariale in Germania

real consumption germany

Oltre dieci anni di deflazione salariale si fanno sentire anche in un paese ricco come la Germania. Il grafico mostra l’andamento dei consumi (in termini reali, quindi al netto della crescita dei prezzi) nella “locomotiva” d’Europa dagli anni 70 ad oggi. E’ impressionante la frenata negli anni 2000, preceduta da un rallentamento vistoso a metà degli anni ’90, sotto il governo Kohl.

Questo è l’analogo andamento dei consumi (sempre reali) in Francia:

real consumption france

Come si può notare, i consumi dei francesi frenano solo dopo la crisi del 2008.

E no, i tedeschi non sono stati illuminati dalla “decrescita felice” di Latouche. Certamente non più dei francesi.

Non c’è bisogno di spiegare dove sono andate a finire, in buona parte, le merci che i tedeschi non consumavano.

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35 commenti su “Gli effetti sui consumi della deflazione salariale in Germania

  1. I minori consumi (tra questi anche quelli pubblici) sono andati in maggiori investimenti che hanno permesso alla Germania di ridurre la disoccupazione da oltre il 10% degli anni 2000 a circa il 5% di oggi. Nonostante la crisi

  2. @gianni si, hai ragione, e anche in investimenti per rilanciare il settore delle marmotte che confezionano cioccolata.

  3. Gianni scommetto che sei un piddino!

  4. Il grafico mostra una verità ormai più che palese: grazie alle svalutazioni competitive interne (abbassamento dei salari), la Germania ha abbandonato la linea della crescita dei consumi interni per votarsi totalmente al mercantilismo (esportazioni a tutto spiano verso i partner europei); ovviamente il tutto favorito dalla moneta unica, la quale ha avvantaggiato solo loro.

    • Giusto, e l’istogramma delle componenti della crescita 1999-2008 mostrano che non solo la Germania ha compresso la crescita per consumi interni, ma anche quella per investimenti! Questo a riprova che la performance della Germania NON è dovuta a maggiori investimenti nel periodo in questione.

  5. Io sono un “piddino” ma le stronzate che scrive “Gianni” non le penso, e ovviemente non le scrivo.

  6. Gianni: dati, prego? perche’ io ne ho visti solo a supporto del fatto che ci sia stata una pesante deflazione salariale. Poi sai, magari il fatto che ci viva in Germania e che sappia (anche) sulla mia pelle cosa vogliano dire le riforme dell’Agenda 2010 magari mi aiuta ad accettarli, i dati….

    • Non penso che una riduzione cosi´notevole della disoccupazione possa essere stata ottenuta senza una qualche riduzione salariale. Ma che i salari tedeschi siano piuttosto elevati rispetto ai nostri non penso si discutibile
      Qui ci sono un po´di confronti http://www.worldsalaries.org/germany.shtml

      • Anche un orologio guasto indica l´ora esatta due volte al giorno ;-)
        Ma se ci sono cosi´ tanti disoccupati non ci vuole molto a immaginare a cosa sia dovuto

      • Confrontare i salari lordi tedeschi non ha molto senso, visto che il datore di lavoro deve pagare meno tasse e può permettersi di elargire stipendi lordi più alti. Il lavoratore deve poi pagare un sistema sanitario più costoso, contributi previdenziali, sicurezza sociale, contributo di solidarietà all’est, assistenza in caso di non autosufficienza, anche se divisi quasi a metà con il datore di lavoro.
        E’ vero che esistono categorie pagate meglio rispetto all’Italia e spesso si tratta di persone con un livello elevato di formazione, ma per quanto riguarda i salari, non sempre sono più alti. In Italia si parla spesso dell’operaio Volkswagen, dimenticando che il salario è legato alla produttività e VW negli ultimi anni ha avuto una produttività elevatissima (grazie a voi che ve le comprate). Altre aziende non pagano affatto bene e fanno largo uso di lavoratori presi in “leasing” con l’intermediazione di società di lavoro interinale, le “zeitarbeitsfirmen”.
        Conosco gente che lavora per 1000€ al mese netti e in Germania non è affatto semplice. In queste aziende, un operaio a fine carriera arriva ad un salario di 1600€ netti.
        Da quello che sento dire in giro, il pacchetto Hartz non piace molto ai tedeschi; ha certamente reso la Germania una potenza dell’export, ma come al solito, il lavoratore non ha niente da guadagnarci.

      • I salari, come hai detto, dipendono dalla produttività. Quella tedesca è infatti superiore alla nostra e il sito che ho postato mi sa che lo dimostra empiricamente per una vastissima schiera di lavoratori. Si tratta di capire perchè. Non è una coincidenza divina. Si puo’ iniziare dall’abbattimento del peso di spesa pubblica e tassazione sul PIL, protezione dei diritti di proprietà, funzionamento della giustizia, certezza del diritto. Tutte variabili rispetto cui la Germania è ampiamente davanti a noi (vedi Doingbusiness, la banca dati WEO)

      • “I salari, come hai detto, dipendono dalla produttività”

        Magari. Al contrario, in Germania abbiamo assistito proprio al decoupling tra salari e produttività. E’ un fenomeno che dagli anni 70-80 si è prodotto anche negli USA.

      • Il “decouopling” è servito a mettre al lavoro qualche milione di tedeschi prima disoccupato a grazie a salari troppo elevati. Non di meno il livello dei salri tedechi è ben superiore al nostro. Cio’ dipende dal differenziale di produttività

  7. forse, Gianni, questo post potrebbe chiarirti qualcosa su salari e competitività..

    http://goofynomics.blogspot.it/2012/02/le-obiezioni-del-piddino-ma-in-germania.html

  8. Gianni, fai un errore comune, non so se per ingenuità o altro. Quello che è importante nel rapporto tra i salari, così come nel rapporto tra i prezzi è la dinamica. Con la moneta unica, il rapporto tra i loro salari e i nostri così come tra i loro prezzi e i nostri, è diminuito. Principalmente per le riforme Hartz (e parla con qualche tedesco coi figli in regime Hartz, chiedigli quanto stanno bene…). Visto che si partiva da un sostanziale pareggio nelle partite correnti, questa deflazione salariale (che ha portato ad una repressione della domanda interna) ha fatto pendere l’ago della bilancia fortemente verso il deficit (nostro) e il surplus (loro).
    Partendo stando messi meglio, e soprattutto per primi a fare il gioco del mercantilismo, hanno vinto, a tutto vantaggio di elite finanziarie e industriali tedesche, ma non del lavoratore medio, che ha visto il salario diminuire a fronte di una aumentata produttività.

    Sia l’ILO che gli stessi politici tedeschi riconoscono benissimo che questi risultati sono stati ottenuti con la deflazione salariale, quindi nessun complotto o dietrologia.

    Per fiinire, se non sbaglio hai anche parlato del fatto che son stati bravi a non aumentare la spesa pubblica: sbagli. I tedeschi sono stati i primi a non rispettare Maastricht, dal momento che per mettere a regiume le riforme Hartz hanno sforato, per primi, i parametri imposti dal trattato. Era ovvio che sarebbe successo, dal momento che il significato profondo delle Hartz è che lo Stato compensa il fatto che le aziende possano fare quello che vogliono, con una mancetta atta a sostenere il reddito del lavoratore. Lo Stato DEVE spendere di più, per sostenere un reddito che si fa minore e precario a tutto vantaggio delle aziende. Ti consiglio un bel giretto tra i lavoratori dei discount, e quelli del terziario…

    • Anche se fosse tutto vero, io non vedo nemmeno ragioni di preoccupazione. Il mercantilismo è un gigantesco imboroglio: se importo piu’ di quanto esporto c’è semplicemente qualcuno che sta investendo a casa mia e non è nemmeno possibile individuare il nesso causale trattandosi di un’identità contabile (come ben è stato scritto scritto in questo blog a proposito della teoria quantitavia della moneta)

      Il guaio è che guardando all’economia come un gigantesco aggregato si perdono dettagli decisivi.
      Così per esempio il problema è che gli investimenti dall’estero sono destinati a finanziare la spesa pubblica italiana non investimenti produttivi.
      Le bolle di cui spesso si parla non dipendono dalle partite correnti ma da flussi finanziari che notoriamente superano mediamente ormai di tre volte i saldi delle prime e sono quindi il risultato di politiche monetarie non di scambii nternazionali
      Parimenti è vero che la Germania ha sforato i parametri ma l’ha fatto per ristrutturarsi e mettere al lavoro milioni di esclusi. Noi continuiamo invece a accumulare debito pubblico per fare l’estto contrario: aumentare l’inefficienza

  9. E’ tutto vero, e dovresti preoccupartene dato che è il motivo per cui l’europa si sta avvitando in recessione totale….

    il debito pubblico calava fino alla crisi, e se è aumentato lo ha fatyto per gli interessi e per la crisi.
    Quindi è un imbroglio il mercantilismo, perchè “se importo piu’ di quanto esporto c’è semplicemente qualcuno che sta investendo a casa mia”?
    scusa, due cose:
    1) importare è impoverirsi, esportare arricchirsi. Le dinamiche dell’eurozona sono lì a testimoniarlo
    2) non so in che mondo vivi, ma importare capitale non vuol mica dire averlo a gratis, vuol dire indebitarsi. E’ quello che ha fatto l’europeriferia in questi anni, con l’aiuto di creditori irresponsabili. Poi è caduta la lehman e siamo arrivati fino a qui con tutta una serie di scelte sbaglliate.

    Mesi fa Monti andava dagli sceicchi chiedendo loro di fare spese in Italia: quello è importare capitale…credi he la germanai abbia accumulato surplus (s)vendendo i propri assetts e le proprie aziende?

    Ma quali investimenti dall’estero vanno a finanziare la spesa pubblica? ma di cosa stai parlando si può sapere? tutti i paesi in crisi stavano tagliando il debito pubblico fino all’inizio della crisi.

    La Germania ha sforato i parametri per giocare al mercantilismo delle politiche beggar-thy-neighbour, e dopo esser stato il secondo paese nell’eurozona a crescere meno (sostenendosi solo grazie a un export che NON arricchiva i lavoratori), ora si sta accorgendo di aver tagliato l’albero su cui era seduta…..

    Guarda, tutte queste cose sono supportate da dati di FMI, BCE, ILO e pubblicazioni internazionali di alcuni tra i massimi esperti.

    Se vuoi non crederci, libero di farlo, ma a questo punto si passa dalla discussione fattuale alla religione, che non è il mio campo….

  10. “1) importare è impoverirsi, esportare arricchirsi. Le dinamiche dell’eurozona sono lì a testimoniarlo”

    Direi proprio di no: se acquisto qualcosa è solo perchè lo ritengo di maggior valore rispetto a quello che cedo. Occhio poi che lo scambio ha una duplice componente e si passa quindi al punto 2

    “2) non so in che mondo vivi, ma importare capitale non vuol mica dire averlo a gratis, vuol dire indebitarsi. E’ quello che ha fatto l’europeriferia in questi anni, con l’aiuto di creditori irresponsabili. ”

    Se uno viene a casa mia e costruisce uno stabilimento produttivo, assume quindi lavoratori, fornitori, tasse, etc. non vedo davvero dove sarebbe il problema.
    Questo semmai sorge per la ragion che facevo notare: gli “investimenti” in realtà finiscono per finanziare il debitio pubblico e quindi la spesa pubblica per lo piu’ per consunmi dello tato italiano

    • Se uno viene a casa mia e costruisce uno stabilimento produttivo, assume quindi lavoratori, fornitori, tasse, etc. non vedo davvero dove sarebbe il problema.” e allora sei ORBO perchè se 1 operatore ESTERO acquista 1 azienda nazionale tutti i profitti di quell’azienda se li porta all’ESTERO a meno che non ci sia lo STATO che gli IMPONGA di lasciarne almeno il 50% sul territorio nazionale.

    • gli “investimenti” in realtà finiscono per finanziare il debitio pubblico e quindi la spesa pubblica per lo piu’ per consunmi dello tato italiano” e allora? La spesa dello STATO nella maggior parte dei casi è diretta verso il SETTORE PRIVATO nazionale e quindi contribuisce al PIL. La SPESA delloSe lo Stato SPENDE denaro per FINANZIARE la costruzione di 1 ponte l’AZIENDA PRIVATA che lo costruisce INCASSA quel denaro. Il problema non è che lo Stato SPENDA in sè ma il fatto che per farlo debba farsi PRESTARE i soldi da soggetti ESTERI che a loro volta stabiliscono anche gli INTERESSI che lo Stato deve poi RIPAGARE per ONORARE quel PRESTITO. E’ lì casomai il problema.

  11. quindi mi stai dicendo che se acquisti qualcosa da fuori invece che da casa, ti arricchisci……..uhm…..quindi le importazioni sono crescita e arricchimento, le esportazioni il contrario…..uhm…..

    se uno viene a casa tua, compra i tuoi terreni e ci costruisce uno stabilimento, dà lavoro e ti “premia” con l’indotto. I profitti dove vanno? e quando acquista un’azienda che era sua diretta concorrente, secondo te questo che impatto avrà sulle bilance commerciali?

    Questi investimenti che son andati a ingrossare i ldebito pubblico davvero devi dirmi dove li vedi. Io vedo solo che i capitali arrivati soprattutto grazie all’euro sono andati a gonfiare il debito privato estero (meno in italia, di più in grecia e spagna, per dire, ma solo perchè noi siamo degli oculati risparmiatori), mentre il debito pubblico calava grazie a maggiore gettito e minore spesa.

    Ripeto: dimostrami che questi capitali andavano a finanziare il debito pubblico e non il debito estero. dimostrami che la spesa pubblica e di debito pubblico aumentava. Circostanziami questi dati, altrimenti sono solo opinioni derivate dall’aneddotica…

    • Non so bene cosa intendi con “arricchirsi” ma se ci pensi ho certo risparmiato un sacco di soldi comprando la carne dal macellaio anzichè allevare polli o maiali nel salotto di casa mia o mucche per avere il latte

      I profitti vanno ovviamente a chi ha investito ma questi esistono solo grazie a quell’investimento. Mentre non sarebbero esistiti i posti di lavoro quindi salari locali, i profitti e i pagamenti a favore dei fornitori locali, le maggiri tasse, etc. Non pochi, non solo l’investotore, quindi si sono “arricchiti” grazie a quell’investimento

      • Il vero nodo della questione è il perché devono venire dall’estero a rilevare le nostre imprese e a dare lavoro. E’ ovvio che riempiono un buco lasciato dai nostri investitori. Se poi rilevano le nostre aziende e acquisiscono anche il nostro know-how – come accade oggi quasi sempre, si veda Ducati e Richard Ginori – allora la frittata è fatta.
        Nel dopoguerra dall’estero impiantavano le industrie e importavamo il loro know-how; i le nostre maestranze imparavano e tante persone poi si mettevano in proprio e le imprese decollavano . Oggi non è più così: chi investe dall’estero si impossessa del nostro know-how, fa una bella piazza pulita degli esuberi – cioè licenzia – e i redditi finiscono all’estero. E’ davvero triste e umiliante fare appello affinché dall’estero vengano ad acquistare le nostre imprese e ad assicurare almeno “un po’ di lavoro”, sembra davvero che abbiamo raggiunto l’ultimo gradino. E pensare che tutto questo dramma è indotto dall’estero e potrebbe essere fermato una volta per tutte con un po’ di coraggio uscendo adesso dall’euro.

      • I profitti vanno ovviamente a chi ha investito ma questi esistono solo grazie a quell’investimento. ” FALSO. Almeno la META’ di quei PROFITTI sono stati possibili grazie alle INFRASTRUTTURE e la MANODOPERA che quel paese offre, senza considerare ciò che ha fatto la DOMANDA INTERNA di quel paese nell’ACQUISTARE i prodotti che quell’azienda PRODUCEVA. Ergo se tu investi in un determinato paese è LOGICO che i PROFITTI che almeno la META’ dei PROFITTI che hai INCASSATO devi LASCIARLI nel paese in cui hai investito ( o allo STATO o ai LAVORATORI ).

  12. intendo le bilance commerciali: saldo positivo è essere creditore, ed esserlo basandosi sull’import la vedo un pò dura. Tu mi stai dicendo che acquistare beni dall’estero a fronte di un export nullo sia cosa buona e giusta…

    Gli investimenti li puoi fare quando non le tue aziende non sono strozzate da un aggancio valutario che non è minimamente coerente coi tuoi fondamentali economici. Gli investimenti richiedono TEMPO e SOLDI, e poichè richiedono TEMPO e SOLDI non puoi farli legato mani e piedi da cifre arbitrarie e insensate sul rapporto debito pil e sul deficit, e tantomeno quando metti la tua sovranità monetaria in mano ai mercati, che non allocano capitali dove è più efficiente e lungimirante farlo, ma semplicemente dove è più remunerativo e rapido…

    Secondo te siamo diventati una potenza economica per pura fortuna, e poi dal 1999 all’imporvviso siamo diventati pigri redneck del sud?

  13. […] debba ricostituirsi tramite una deflazione interna dei costi di produzione, in particolare dei costi salariali, e quindi dei prezzi. Ciò conduce a riforme del mercato del lavoro che lo precarizzano, in modo da […]

  14. […] da volàno per lo sviluppo economico dell’intero continente, preferisce attuare politiche di deflazione interna per ridurre le proprie importazioni e aumentare le esportazioni. Come abbiamo segnalato anche di […]

  15. […] da volàno per lo sviluppo economico dell’intero continente, preferisce attuare politiche di deflazione interna per ridurre le proprie importazioni e aumentare le esportazioni. Come abbiamo segnalato anche di […]

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