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La grandezza “nominale” di Noise from Amerika e i fatti “reali”

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Premessa: come abbiamo spiegato diverse volte la Germania ha accumulato, ad euro vigente, ingenti surplus commerciali negli ultimi 10 anni grazie alla deflazione salariale. Rispondendo ad un commento di uno degli autori di questo blog, il prof. Giulio Zanella sul sito “Noise From Amerika” nega che ciò sia vero e mostra questo grafico:

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che poi il prof. Alberto Bisin ha prontamente integrato nel suo articolo “I negazionisti dell’euro“.

Peccato che il grafico riporti le retribuzioni nominali, invece di quelle reali. L’inflazione sarà pure bassa in Germania, ma non è zero.

Come stanno davvero le cose allora? E per “davvero”, intendiamo in termini reali, non monetari. Eccole (questo e i grafici successivi sono costruiti su dati Eurostat):

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Il che ovviamente ha portato la Germania a crescere grazie alle esportazioni, mentre gli altri paesi si sono dati al consumo (di prodotti tedeschi):

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Il che ha contribuito ai ben noti problemi di squilibrio delle partite correnti:

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Capiamo tutto, ma non negare l’evidenza, soprattutto confondendo le grandezze nominali con quelle reali.

Fonte dei grafici: http://www.social-europe.eu/2011/12/following-germanys-lead-to-economic-disaster/

Per un confronto Germania/PIIGS e Francia si veda inoltre questo post, dove sono messe in relazione le retribuzioni e la produttività tedesche da una parte e quelle dei Piigs più la Francia dall’altra, in modo da mostrare le variazioni relative tra paesi.

p.s.

Il prof. Zanella ha rettificato la sua affermazione:

Per una mia disattenzione le serie che ho riportato nella figura sono in termini reali per produttivita’ del lavoro e costo unitario del lavoro, ma in termini nominali per compensazione (oraria) del lavoro. In termini reali quest’ultima e’ stagnante in Germania, come affermato da Guido Iodice e come documentato in dettaglio qui.

Chiedo pertanto scusa a Guido per la mia imprecisione. Se intendeva (come credo intendesse) salari reali, allora quello che scrive e’ corretto.

Ringraziamo il prof. Zanella per la correttezza, tuttavia il grafico nell’articolo del prof. Bisin è rimasto al suo posto.  E ce ne dispiaciamo, perché tende a sostenere una tesi che, come ormai è chiaro nella vastissima letteratura in merito, non sta in piedi. (aggiornamento all’11 marzo ore 21.49: il grafico incriminato è stato rimosso)

p.p.s

Il lettore Daniele, nei commenti, solleva questa obiezione:

In che modo i salari reali influenzerebbero la competitività di un paese? Nella gran parte dei modelli economici, la capacità di un paese di esportare (alla fine, delle sue imprese) dipende essenzialmente da salari nominali + produttività + tasso di cambio (che poi vengono combinati nell’indice di costo unitario del lavoro). Non ho ben chiaro invece da dove derivi la rilevanza dei salari reali.

Si tenga presente che la stagnazione dei salari reali (anzi, nel caso tedesco si può parlare di un calo consistente) ha anche l’effetto di deprimere la domanda interna, costituendo così uno “scoraggiamento” per le importazioni. Se la produttività aumenta, ciò comporta la creazione di “eccedenze produttive” rispetto alla capacità d’acquisto domestica. Chi le compra? Nel caso della Germania (a parte i mercati extra UE) soprattutto gli europei meridionali e la Francia, ovvero i paesi che non hanno compresso i salari. Un po’ meno gli italiani, che vedono i salari reali stagnanti. Nel caso degli USA, invece, si è alimentata la domanda interna con il credito, in modo da assorbire le suddette eccedenze, ma creando così le premesse per la crisi finanziaria.

Si noti che la depressione della domanda è  il metodo con il quale si stanno riequilibrando le bilance commerciali in Europa, un riequilibrio che si sta rivelando controproducente per la stessa Germania.

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69 commenti su “La grandezza “nominale” di Noise from Amerika e i fatti “reali”

  1. Non capisco questo argomento. In che modo i salari reali influenzerebbero la competitività di un paese? Nella gran parte dei modelli economici, la capacità di un paese di esportare (alla fine, delle sue imprese) dipende essenzialmente da salari nominali + produttività + tasso di cambio (che poi vengono combinati nell’indice di costo unitario del lavoro). Non ho ben chiaro invece da dove derivi la rilevanza dei salari reali.

    • Bisogna tener conto del fatto che esportazioni e importazioni sono due facce della stessa medaglia….se deflaziono il salario reale perché “l’inflazione me ne porta via una fetta” soffoco l’importazione. Mi concentro sulla visione interna di consumo semmai (o lo riduco). Riducendo salario in termini reali-relativi, riesco a compensare gli effetti di rivalutazioni di cambio sulla bilancia dei pagamenti. Non so fino a che punto, ma riesco a farlo nel breve.
      Sta di fatto che continua ad avere gran ragione la condizione di Marshall-Lerner. Indubbiamente incontrastata in questi anni.
      Alcuni tendono a non parlarne apertamente. Fortuna che sta sui libri…ancora…

  2. Ci sono due punti. il primo è che si negava che i salari tedeschi fossero stagnanti. Secondo, è ben vero quel che dici, ma la stagnazione dei salari reali ha anche l’effetto di non far crescere la domanda interna, costituendo così uno “scoraggiamento” per le importazioni, mentre la produttività aumenta, il che vuol dire che si creano “eccedenze”. Chi le compra? Gli europei meridionali, meno gli italiani che vedono i salari reali piuttosto stagnanti, e infatti noi siamo messi relativamente bene rispetto al resto dei PIIGS. Comunque in un post precedente vengono messe in relazione retribuzioni nominali e produttività tra Germania, Piigs e Francia: https://keynesblog.com/2013/02/20/la-germania-la-produttivita-e-san-floriano/

  3. Dunque se ho compreso bene, ci sarebbe stato questo:
    in Germania, c’è stata una leggera riduzione del costo del lavoro ed un livellamento della produzione ma, stante il fatto che il marco/euro ha goduto sia di un cambio favorevole rispetto alle altre nazioni, ed un interesse minore sulla concessione di crediti che hanno inciso sul costo complessivo dei prodotti, questo mix ha permesso di esportare meglio.
    Ho visto giusto?

    • be’ se vuoi vederla in termini di salari nominali relativi, puoi farlo tranquillamente, perché i salari nominali tedeschi sono comunque cresciuti meno di quelli di Francia e PIIGS. A questo si aggiunge la stagnazione della domanda interna tedesca. Riguardo i tassi di interesse, questo è un fenomeno più recente, prima erano allineati, le piccole differenze erano riconducibili probabilmente a diverse inflazioni.

  4. Con i dati in nostro possesso, le ore lavorate per lavoratore italiano fino al 2010 erano maggiori di quelle tedesche e francesi. La stessa produttività, se calcolata in dollari, è fra i 3 Paesi in linea. Ma, sempre con il dato in dollari, la produttività oraria italiana nel 2010 era di 15 dollari inferiore a quella francese. Declino permanente dagli anni ’90.
    In soldoni, produciamo fuffa. Le auto tedesche costano mediamente il 30% in più delle pari italiane, non sono queste che hanno fatto e fanno l’esportazione germanica, ma semmai il fatto di apparire come i migliori produttori di tecnologia meccanica per gli impianti produttivi. Noi, invece, negli anni ’90 ci accontentavamo di essere la Thailandia d’Europa, dove era possibile sommare bassi salari e competenza produttiva… con imprese che non investivano in tecnologia e conoscenza. Se in Italia, rispetto a Francia e Germania, abbiamo il minor numero di laureati, e il minor numero di laureati occupati in ruoli strategici nelle imprese… fate un po’ voi i conti del perchè.
    Non vogliamo fare spam, ma queste cose le scrivemmo in questo post

    http://noi-nuovaofficinaitaliana.blogspot.it/2012/11/il-mito-della-produttivita.html

    Prima usciamo dalla ricerca del capro espiatorio, meglio sarà per tutti.
    Questo Paese difetta di classe dirigente. Da un pezzo. Tanto quanto la Spagna, il portogallo, l’Italia e la Grecia… democrazie che lo sono da appena 40 anni. E chi come l’Italia da un po’ di più, senza che abbia visto ricambi generazionali senza interventi… eterodossi alla democrazia. Dell’Irlanda… sappiamo qual è la sua storia di indipendenza, e come anche dopo continuò ad essere schiacciata dalla Gran Bretagna. Anche di questo abbiamo scritto.

    Pensare di configurare le spiegazioni senza contestualizzare, consente di confondere delle correlazioni con le causalità.

    • Nessuno sostiene che l’Italia sia un campione. Ma la produttività in Francia è persino superiore a quella tedesca in termini assoluti. Eppure la Francia ha una bilancia commerciale in passivo dalla metà degli anni 2000. Come se lo spiega?

      • Con una spesa pubblica superiore al 55% del PIL, i soliti twin deficits

      • al 2003 al 2010

        in italia il salario è aumentato ad un tasso medio del 2,47%annuo, la produttività dello 0,12 l’inflazione del 2,05

        in francia il salario è aumentato del 2,58%annuo, la produttività dello 0,71, l’inflazione dell’1,70

        in olanda il salario è aumentato del 2,3%annuo, la produttività del 1,26, l’inflazione dell’1,6

        in germania il salario è aumentato dell’1,25%annuo la produttività dello 0,87,l’inflazione dell’1,52

        ricordando che la produttività is defined as output per unit of labour input.

        penso appaia evidente come in italia il costo dei salari sia cresciuto in rapporto alla produttività molto più che negli altri paesi ,rendendo i nostri prodotti meno competivi. viceversa la germania facendo crescere i salari quasi come la produttività è stata maggiormente competitiva.seguono l’olanda e la francia.

        da notare che l’ordine si riflette sul saldo dei conti con l’estero.

        la maggiore produttività inoltre consente salari maggiori e robusta domanda interna:in olanda e in germania siamo sui 40000 32000 ,in italia si viaggia sui 27000 .

        un’ultima cosa: sempre dal 2003 al 2010 in germania e in olanda la quota di reddito andata al lavoro è diminuita ma visto il livello dei salari non penso che ciò abbia creato tensioni(non vedo tedeschi fare a cazzotti per venire a lavorare in italia e nemmeno olandesi) in francia e ancor più in italia la quota di reddito andata al lavoro invece è aumentata.in tutte comunque la quota che va al lavoro è 0,68

        naturalmente si parla di salari lordi ,ci sono poi da considerare le tasse e qui la questione si fa antipatica,soprattutto per coloro i quali vogliono salari elevati ,spese elevate e produttività chissenefrega.

        PRODUTTIVTA’ è la parola magica ch e non volete capire.senza produttivtà il reddito non cresce cominciano a non prestarti più i soldi e iniziano i problemi.guardati l’andamento francese.oppure l’irlanda dall’inizio della crisi ad oggi.ha abbassato il clup pur con salari medi di 48000 euro :ricomincia a crescere a ridurre il deficit ed il saldo del conto corrente è pressochè in pareggio

      • “… in germania il salario è aumentato dell’1,25% annuo la produttività dello 0,87,l’inflazione dell’1,52 … ”
        Ma… appuntooo! I salari sono aumentati meno dell’inflazione. I salari REALI sono scesi, scesi, scesi! La Germania ha fatto deflazione salariale. Ma perché, perché, accidenti perché la più grande economia del continente deve fare deflazione salariale? Perché approvate questa strategia economica assassina? Perché?

      • Ma sentite, a volte viene il dubbio che non ci si capisca sulla questione di fondo.
        A noi va benissimo che la Germania sia tanto produttiva e tanto brava, e se i lavoratori tedeschi vogliono accettare la deflazione salariale… va bene (tanto peggio per loro).
        Quello che noi diciamo è che così stando le cose -e va bene- la Germania dovrebbe RIVALUTARE la sua moneta. Rivalutare! Il problema è precisamente questo, che con l’euro ciò non può avvenire.
        Due sono le cose: o si coordinano molto bene le politiche economiche (e ciò non è mai stato seriamente fatto) oppure occorrono i cambi flessibili.
        E ricordo ai liberisti di passaggio che uno dei sostenitori del cambio flessibile era proprio Milton Friedman.

      • la verità è che,dati OECD,i salari tedeschi per ULA non sono affatto calati in termini reali,anzi sono lerggermente aumentati.E in verità,il dato che interessa per capire come il costo del lavoro incida sulla competitività dell’impresa,bisogna guardare al costo orario e alla produttività oraria e in particolare delle aziende esportatrici.E per quanto riguarda l’effetto sulle importazioni di presunte deflazioni salariali,dove sono i dati di un calo delle importazioni tedesche negli anni 2000,fino alla crisi del 2008?Io non li vedo,non vedo importazioni in calo.Le ho viste in calo solo nel 2009 quando il PIL è calato anche li del 5% come in Italia,per il resto,le importazioni non sono affatto calate in Germania negli anni 2000.Dovreste finirla di raccontare frottole.Voi prendete misure farlocche di produttività,non è corretto prendere il dato della produttività del PIL per occupati dipendenti,è una farloccata.Prendete il dato della produttività oraria dell’industria manifatturiera che esporta e poi ne riaparliamo.

    • sì dai andiamo. e la slovenia? che 5 anni fa era il modello di buona gestione e ora è al collasso? cipro? la bulgaria colla sua valuta pingata all’euro? l’ungheria che rifiuta l’indipendenza della banca centrale? la francia che entra in recessione? l’olanda che è già avvitata nel circolo vizioso? tutti questi paesi con economie in deterioramento (pur senza far parte dei piigs) come li spieghiamo bello mio?

      il tempo delle favole è finito. e la gente si sta svegliando. piano piano, ma si sta svegliando.

    • so che ci proverete, ma non riuscirete a rimetterci a dormire.

  5. […] di capire, con gli ovvi limiti dovuti alla mia estraneità ai termini economici, una interessante discussione tra due cardinali del web, mi permetto di cadere ancora più in […]

  6. fantastica l’ossessione per i tedeschi.peccato ci si dimentichi di come belgio,austria,olanda,finlandia siano comodemente cresciuti senz avere nessun tipo di problema di spread e simili.
    la germania abbassando i salari reali ha recuperato competitività e ridotto la disoccupazione.sono i piigs che hanno fatto esplodere i salari senza nessuna correlazione con la produttività.piantatela di raccontare fesserie

    • esplodere i salari? tu devi essere un eurotroll stipendiato da bruxelles. oppure vivi nel mondo delle favole dove il potere d’acquisto del salario degli italiani non si è drammaticamente ridotto negli ultimi 10 anni.

    • Scrivere che i PIIGS hanno fatto “esplodere i salari” senza correlazione di produttività, linkando il grafico riportante il costo unitario del lavoro, in risposta ad un post dove si scrive chiaramente (e si dimostra) che sono i salari reali da prendere in considerazione…
      Nessuno vuole capri espiatori qui. Nessuno qui scrive “è solo colpa della Germania, i PIIGS non hanno colpa alcuna”, soprattutto se lo stesso redattore – e la maggior parte dei commentatori qui, ma anche in altri post – ha(nno) scritto e asserito di concordare sulla totale mancanza di classe dirigente capace nel nostro paese.
      Ma se si vuole analizzare bene la realtà, bisogna anche prendere in considerazione il fatto che gli squilibri della politica mercantilista tedesca, nel disastro eurozona ha enormi responsabilità.

      • di nuovo con questa politica mercantilista.la germania non ha fatto altro che riequilibrare la quota di pil che andava al lavoro che era troppo elevata rispetto a quella degli altri paesi e per questa via ha recuperato disoccupazione

    • Ma sei proprio un eurotroll, Wolf! Ma ridotto la disoccupazione cosa?! Guarda un po’ la serie storica della disoccupazione in Germania, e commenta in particolare il periodo 1995-2007 http://www.tradingeconomics.com/germany/unemployment-rate

      • Ma Wolf! quando diciamo politica mercantilista della Germania ci riferiamo specialmente a quella pre-crisi, cioè quella che ha permesso alla Germania di fare enormi avanzi commerciali con il resto dell’Europa, cioè quella pre-2007. Il fatto che DOPO il 2007 (quando il resto dell’Europa comincia ad andare a gambe all’aria) la disoccupazione tedesca diminuisca non ci sorprende affatto (anche se dà l’idea di che partita sta “giocando” la Germania).

      • non il resto d’europa.irlanda,grecia,portogallo,spagna.tutti paesi che hanno fatto aumentare i salari senza nessun collegamento con la produttività.e ,in questo modo hanno accumulato debiti.la francia per esempio,avendo una produttività sostenuta pur accumulando squilibri commerciali non ha avuto difficoltà finanziarie.trovo surreale questo addossare le politiche irresponsabili degli altri paesi ai tedeschi

      • Anche la Germania ha fatto stagnare i salari invece di seguire la produttività. Come la mettiamo? E se gli altri avessero fatto come la Germania, a chi avrebbe esportato la Germania? ai merziani?

      • Salari e stipendi sono pagati PRIMA della commercializzazione dei prodotti

      • @ Gianni: Eh?! Anni prima della commercializzazione?

        @ Wolf: Don’t worry, la Francia sta per entrare nel club, e in Germania lo sanno http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/03/lultimo-tango-di-parigi.html

        Noi non parliamo affatto di irresponsabilità dei tedeschi, ma di non coordinazione delle politiche economiche, che è mancata da entrambe le parti.
        L’irresponsabilità semmai è stata di alcune istituzioni finanziarie dell’Europa “core”, queste sì, soprattutto tedesche. Come si spiega altrimenti il sempre crescente afflusso di capitali esteri verso la Grecia (per fare un esempio), quando dall’andamento delle partite correnti era evidente già dal 2000 che la Grecia si stava avvitando nella spirale del debito estero? (http://www.tradingeconomics.com/greece/current-account-to-gdp) Perchè continuare a gonfiare (e a ritmi accellerati) una bolla che si sapeva sarebbe esplosa?
        Se un debito irresponsabile è palesemente tale, dall’altra parte ci dev’essere anche un credito irresponsabile.

      • Enrico,guarda che a me andrebbe benissimo che la germania incrementasse la sua domanda interna.ma ti ricordo che ci sono 2 questioni:quanto di questa domanda interna tedesca andrebbe a beneficio degli italiani?i problemi italiani sono tutti interni.a partire dalla produttività.prova a confrontare l’italia con il belgio:entrambe partivano da una situazione di altodebito pubblico,entrambe hanno fatto registrare avanzi primari ma mentre il belgio ha diminuito in maniera impressionante il suo debito pil l’italia non c è riuscita ed è rimasta abbondantemente sopra il 100.questo perchè la produttività dei fattori in italia è stagnante.
        se non cominciamo prima di ogni cosa ad abbattere tasse e a tagliare le spese e ad aggredire il debito per diventare più competitivi per poi agire sui fattori a lungo termine anche un aumento della spesa tedesca sarebbe irrilevante

    • esplodere i salari dove??l olanda è in recessione…la francia a crescita zero..un benvenuto a loro nel gruppo dei maiali…l euro è un metodo di governo..una lotta di classe contro le fasce meno abbienti e meno protette che un giorno avevano uno stato che li proteggeva…manca poco al crollo poichè la Germania sega il ramo sul quale è seduta…imporre austerità e rigore agli stessi paesi che hanno fatto crescere le sue esportazioni vuol dire suicidarsi…insieme al fatto di non voler procedere ad un unione fiscale(eurobond) politica o bancaria, alla riforma della bce significa essere stupidi ed egoisti…andare avanti come robot…l eurozona doveva essere un posto di cooperazione tra stati non farsi la guerra su chi svaluta di più i propri salari!!abbiamo perso il senso delle parole!!è aumentato il precariato con le riforme hartz del 2003 e la disoccupazione è mascherata…i mini job pagati 400 euro netti senza tasse e contributi per 15-20 ore di lavoro alla settimana!!la storia si ripete come 70 anni fa…questa è una guerra..ma finanziaria…produce danni in più tempo ma li produce..basta guardare consumi e disoccupazione…quella degli anni ’30..e spero che gli eurocrati e le varie classi politiche siano processate per i danni causati a milioni di persone!!una nuova norimberga!!ma gli italiani con il solito culo vedranno tolte le castagne dal fuoco da qualcun altro…penso i francesi che nn sono fessi come noi…

    • In Germania hanno recuperato competitività perchè hanno abbassato i salari reali e svalutato il loro tasso di cambio, dato che l’Euro ha 1 valore intermedio tra Marco e Lira e tra Italia e Germania dal 1998 si è accumulato 1 differenziale di inflazione di circa il 30%. Di conseguenza i prezzi dei beni tedeschi vengono scontati del 30% mentre quelli italiani hanno un sovrapprezzo del 30%.
      La disoccupazione può essere ridotta anche truccando i dati, ad esempio facendo risultare come OCCUPATI circa 8 milioni di mini jobber che guadagnano 450 Euro al mese e sono sussidiati dallo Stato ( tenendo conto che per erogare questi sussidi la Germania ha sforato il parametro del 3% deficit/Pil del Patto di Stabilità per 4 anni di fila senza subire alcuna procedura di infrazione ).
      Barando in questo modo sono capace anch’io di essere “competitivo”. Del resto è la stessa cosa che fa la Cina contro cui tutti si scagliano per la “concorrenza sleale” ( tra l’altro VIETATA dai Trattati europei ). I krukki invece no, eh?
      La produttività italiana ha smesso di crescere in corrispondenza dell’aggancio valutario col Marco ( 1998 ) mentre quella tedesca ha continuato a crescere ( ovviamente a scapito dei salari reali che in Germania sono STAGNANTI da oltre 1 decennio ).
      Studia che è meglio.

    • Modello tedesco=moneta sottovalutata+manodopera sottopagata=MERCANTILISMO.
      In pratica la stessa cosa che ha fatto la Cina per decenni e che può andare bene finchè nel resto del mondo c’è qualcuno che COMPRA ciò che PRODUCI. Basta che quest’ultimo vada in crisi di DOMANDA o scelga di COMPRARE da qualcun altro e tu vai a gambe all’aria ( infatti l’economia cinese ha smesso di crescere dopo la crisi americana e quella tedesca ha smesso di crescere dopo la crisi dei PIIGS ).

  7. tu invece di raccontar balle dovresti considerare la produttività italiana(inchiodata)e l’aumento degli stipendi.ah già ,per voi tagliare le tasse non si può altrimenti come continuiamo a far aumentare la spesa.vai a vedere i dati anzichè raccontar fesserie

    • sei chiaramente pagato da bruxelles per dire ste corbellerie planetarie: la produttività italiana storicamente è sempre diminuita non appena si effettuava un qualche tipo di aggancio valutario europeo. direi che questa fa game, set and match. vai a confondere qualcun altro, magari alle ospitate a ballarò,, i lettori di sto blog sono informati purtroppo per te e per i tuoi simili.

  8. se c è qualcosa che aumentava casomai era dopo l’uscita.vai a vedere l’andamento del debito dopo l’uscita dallo sme e già che ci sei anche la disoccupazione passata dall’8 all’11.se c è una cosa ferma in italia è la produttività totale dall’85 al 2011 cresciuta dello 0,4.il tasso più basso dei paesi ocse

    • che bugiardo. il debito è andato in costante calo dall’uscita dallo sme (alla quale è seguita una grossa ripresa dell’export e della produttività) all’entrata nell’euro, dopo la quale si è cmq stabilizzato fino alla crisi del 2008. controlla su wikipedia. mica c’è bisogno di andare sul sito del FMI. ripeto: le bugie non attaccano.

    • non attaccano più. provateci finchè vi pare, ma come dice il maestro: “non si può fermare il vento con le mani”

    • Il debito pubblico ( per effetto del calo dei tassi di interesse ) italiano è costantemente SCESO a partire dal 1992 ( ossia da quando abbiamo svalutato la Lira per l’ultima volta e siamo usciti dallo SME ) fino al 2007 ( inizio della crisi americana ).
      La produttività per tutti gli anni ’70 e buona parte degli ’80 è cresciuta sostanzialmente allo stesso ritmo di quella tedesca ha avuto una battuta d’arresto tra il 1988 ed il 1992 ( ossia il periodo del famoso “SME credibile” in cui abbiamo FISSATO il cambio ) per dopo ritornare a crescere e bloccarsi definitivamente dopo il 1998 ( ossia quando abbiamo di nuovo FISSATO il cambio per poi entrare nell’Euro.
      La disoccupazione è stata “diminuita” ( ma sarebbe meglio dire CAMUFFATA ) solo per l’effetto della Riforma Treu e per il fatto che nel resto del mondo l’economia era in espansione. Infatti la famosa “flessibilità” del mercato del lavoro funziona solo quando l’economia cresce o è stabile ma è fallimentare quando l’economia è in recessione perchè non fa altro che aumentare la disoccupazione e ridurre i salari reali, il potere d’acquisto, i consumi e la domanda interna ( ossia esattamente ciò che sta avvenendo ora ). Studia che è meglio.

  9. Perché ci dovrebbe importare il dato tendenziale? L’unificazione europea non richiedeva proprio una convergenza degli indicatori, e i problemi non sono proprio figli del mancato raggiungimento della stessa?

    Ora, guardiamo ai dati attuali:
    1. L’indice dei prezzi in Germania è leggermente più basso di Italia e Francia: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&init=1&plugin=1&language=en&pcode=tec00120
    2. Le retribuzioni tedesche restano più alte di quelli di Francia e soprattutto Italia: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Wages_and_labour_costs

    Ergo: in Germania nell’ultimo decennio c’è stata sì una riduzione del potere d’acquisto medio dei lavoratori, ma lo stesso resta sensibilmente più alto di quello di altri Paesi comparabili, come Italia e Francia.

    La consapevole scelta tedesca è stata iniziare una convergenza verso la situazione dei partner, non mi sembra siano da condannare per questo, anche considerato che grazie a ciò le loro esportazioni anche extra-UE vanno molto bene.

  10. Ma i salari reali li si si puo’ fissare dove si vuole. Avete presente dove era la disoccupazione tedesca?

    • certo era stata alzata con politiche volutamente disegnate per quello al fine di ottenere le riforme che consentissero di abbassare i salari. è stato uno stillicidio ai lavoratori per portarli ad accettare condizioni di lavoro inique. purtroppo i tedeschi hanno subito supinamente.

      ora, che quel processo è in atto anche da noi, speriamo di avere la forza di opporci. speriamo che la democrazia vinca.

      e non tiriamo fuori stronzate comne il bisogno di competitività che studi illustri mostrano come la parte ricca della popolazione tedesca si stia arricchendo sempre più e costantemente. le risorse perse in questi anni dai lavoratori sono andati alle grandi imprese e alla finanza. e i dati lo dimostrano. punto.

      • Iniquo? E’ iniquo espellere dal mercato del lavoro, lavoratori a produttività piu’ bassa fissando prezzi (salari) d’imperio. Se vogliamo maggiore occupazione e salari piu’ elevati non c’è alternativa: consumare di meno (in special modo con la spesa pubblica) e risaprmiare quindi investire di piu’

      • Se vogliamo maggiore occupazione e salari piu’ elevati non c’è alternativa: consumare di meno (in special modo con la spesa pubblica) e risaprmiare quindi investire di piu’

        N= f(Y) = C+I+G+(X-M)
        dove N è l’occupazione, che è in funzione del reddito Y, che a sua volta dipende dalla domanda, data dai consumi C, dagli investimenti I, dalla spesa pubblica G e dalle esportazioni nette (X-M).
        riducendo G aumenta forse il reddito e l’occupazione?
        aumentando il risparmio e quindi riducendo i consumi aumenta forse il reddito e l’occupazione?
        Gli investimenti non sono determinati dal risparmio. Gli investimenti sono guidati dalle aspettative di profitto. Ma se si prevede che i consumi scenderanno, ovvero scenderà la domanda per le imprese, perchè mai le imprese dovrebbero fare gli investimenti? Il tuo aumento di risparmio rimane inutilizzato (e non è detto che il tasso di interesse possa invogliare gli investimenti, se questi rimangono poco profittevoli).
        La tua politica economica aggrava l’occupazione e riduce il reddito.

  11. @signor wolf: smettila di dire stronzate: il debito in termini assoluti non ha nessun senso e tu lo sai benissimo dato che sei in malafede. il debito su pil è andato calando dal 94 in poi e stabilizzandosi dopo il 2000. siamo passati dal 120% al 105% in 10 anni. ripeto: il tempo delle favole è finito, la verità sta emergendo e vi travolgerà.

  12. Wolf è un euro troll.

    Come ha detto Mister T, è dal ’94 che il debito/pil cala. L’euro non c’entra con una tendenza già in corso, peccato che ha posto le basi per l’esplosione post 2008.
    Sei cieco o in malafede? Il bello è che accusi gli altri di sparar balle.

  13. vai a leggere il discorso completo.io rispondevo al fattoche fuori dallo sme siamo cresciuti.lo abbiamo fatto grazie ad un debito che è esploso ,passando dal 104 al 121%e da li per qualche anno si è stabilizzato.poi ha cominciato a diminuire una volta entrati nell’euro grazie ad un aumento delle tasse e aminore spesa ,soprattutto per interessi.fuori dallo sme anche la disoccupazione passò dall’8 all’11

  14. A beh guarda, se calcoli come inizio dell’euro il ’97 stiamo a posto. Guarda, un riassunto di come la penso sull’adesione nel ’97 e sul fatto che dalle guerre puniche si parla di un’unica moneta, lo trovi qui: http://storify.com/borghi_claudio/il-trionfo-del-sevedevismo
    E’ inutile che replichiamo una discussione già sviscerata da professori di economia.

    • http://www.econstats.com/weo/CITA.htm
      infatti nel 97 si passa da una pressione fiscale del 45 ad una del 47 %e da una spesa del 52 %ad una del 49%.il deficit dal 6,9 al 2,6
      Al fine di integrare e precisare le disposizioni del Trattato, il Consiglio europeo adottò nel giugno 1997 il Patto di stabilità e crescita, comprendente due regolamenti e volto a garantire la disciplina di bilancio nell’ambito della UEM.

  15. Non si capisce nemmeno dove sia il problema. I tedeschi esportano capitali. Il problema semmai e´ che questi soldi invece di finire in investimenti produttivi finiscono a finanziare il debito pubblico e la sua spesa improduttiva

    • è un punto che continuo a non capire. insieme ad altri.
      l’euro NON è causa del calo dei rendimenti, ma è colpa dell’euro l’afflusso anomalo di capitali esteri.
      l’afflusso di capitali esteri è male ma quello di capitali interni (pubblici) è bene.
      il debito privato è un disastro ma il debito pubblico è bene.
      e così via.

      • l’afflusso di capitali esteri è male ma quello di capitali interni (pubblici) è bene.

        Debito estero, do you know?

        il debito privato è un disastro ma il debito pubblico è bene.

        Il debito privato è un disastro se cresce più dei redditi di coloro che dovrebbero ripagarlo e/o se poggiato su asset che si possono svalutare da un momento all’altro. Si chiama deflazione da debiti, Irving Fisher, 1933.

      • Non chiamate “capitali” esteri o interni cio’ che in genere non sono. Il risprmio è altra cosa

    • O le bolle immobiliari

      • Questo è un problema causato dalla BCE e dai suoi tassi tanto che ormai meno di un terzo dei flussi finanziari ha a che fare con la bilancia commerciale

  16. Fail. Ritenta. Crisi fu preceduta da incremento debito estero, ma non da incremento debito pubblico.

    http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html

    • (In risposta a Gianni)

    • Sono punti di PIL

      • Quindi, tu dici, crescita PIL drogata da grande spesa pubblica in deficit coi capitali esteri?
        Diamo uno sguardo al saldo primario in rapporto al PIL nel periodo 1999-2007:
        Ireland +2.9 ; Italy +2.4 ; Spain +2.2 ; Netherlands +1.7 ; Austria +0.7 ; Germany +0.4 ; Greece +0.4 ; France -0.1 ; Portugal -1.2

        Se poi non ti basta, e vuoi sapere quale fosse la spesa pubblica totale in rapporto al PIL nel suddetto periodo (1999-2007), eccolo:
        France 53 ; Austria 51 ; Italy 48 ; Germany 47 ; Netherlands 46 ; Greece 45 ; Portugal 43 ; Spain 39 ; Ireland 33
        …Quali erano gli Stati meno spendaccioni?

        (Elaborazione prof.Bagnai http://goofynomics.blogspot.it/2012/05/la-spesa-pubblica-al-bar-dello-sport.html, da dati FMI http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/01/weodata/download.aspx)

      • Dico che gran parte dei capitali che si muovono cross-border non hanno ninete a che fare con le partite correnti. Non hanno niente a che fare con capitali cioè risparmio (vedi per esempio Claudio Borio alla BIS). E per di piu’ vanno a alimentare debito e spesa pubblica

      • ah si Enrico,vero,proprio come dice Bagnai,la nostra spesa pubblica primaria corrente da inzio anni 80 al 2007 è rimasta pressoche’ invariata rispetto al PIL :)).Peccato che invece,da inizio anni 80 al 2007,la spesa corrente primaria si aumentata di 6-7 punti di PIL

  17. […] dieci anni di deflazione salariale si fanno sentire anche in un paese ricco come la Germania. Il grafico mostra l’andamento dei […]

  18. Chiedo scusa ma, al di là della critica di Keynesblog, ho qualche altra perplessità riguardo al grafico originario del prof. Zanella. In che senso quel grafico negherebbe la deflazione tedesca in termini nominali? Come Emiliano Brancaccio ci spiega è sufficiente che il costo unitario nominale del lavoro cresca meno rispetto agli altri paesi perché si abbia deflazione relativa. Come può un grafico riferito a un solo paese spiegare se ci sia o meno deflazione relativa? Se guardo ai dati riportati in un recente paper di Brancaccio:

    http://mesharpe.metapress.com/openurl.asp?genre=article&issn=0891-1916&volume=41&issue=1&spage=47

    la deflazione relativa tedesca si registra sia riguardo alle retribuzioni nominali, sia riguardo alle retribuzioni reali, sia riguardo alle quote salari. Nello stesso paper è riportata pure una proiezione dei costi nominali unitari del lavoro: la forbice che favorisce la Germania è evidente.

    Quindi va bene l’obiezione di Keynesblog, ma si può anche andare oltre: non è solo un problema di collegamento tra stagnazione dei salari reali e stagnazione della domanda effettiva. Mi sembra che ci sia anche un problema di competitività relativa in termini nominali.

  19. […] dieci anni di deflazione salariale si fanno sentire anche in un paese ricco come la Germania. Il grafico mostra l’andamento dei […]

  20. Anche se in ritardo, rispetto alla data di pubblicazione dell’articolo ( mi scuso per non essere riuscito a leggere tutti i post, per mancanza di tempo ), un aspetto che si è accompagnato alla svalutazione salariare in germania,, per “piazzare” l’eccesso di prodotto , è la corruzione anche a livello di funzionari politici attuata da alcuni industriali tedeschi, come la recente cronaca greca, e non solo ( vendita di armi ), ha dimostrato.
    Quello che voglio dire che se anche svaluti più degli altri in termini reali, non è detto nel breve periodo che la maggiore produzione la vendi subito, sottraendo quote di mercato ai alle aziende dei paesi che hanno svalutato dimeno, ma è necessario “accompagnare” il surplus di prodotto con modi poco leciti.
    Non so se sono stato chiaro e, nel caso si, vorrei sapere la sua opinione.
    Grazie

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