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Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico

IMF Greece Financial Crisis

Non è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.

Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” punta il dito sulla crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di “stringere la cinghia”.

Secondo gli autori, Luc Eyraud e Anke Weber, infatti, in presenza dei moltiplicatori fiscali maggiori di 1 trovati da Blanchard, l’austerità provoca l’aumento del rapporto debito/PIL, poiché riduce il denominatore più di quanto riesca a ridurre il numeratore. Un risultato non sorprendente di per sé, se non fosse che il modello che i due economisti hanno testato porta anche ad un’ulteriore conclusione: l’austerità produce risultati peggiori sul rapporto debito/PIL proprio quando tale rapporto è già elevato (come in Italia), rendendo controproducente il consolidamento fiscale nei paesi che ne avrebbero in teoria più urgenza.

screenshot1

Ma non solo: i due autori mettono in guardia rispetto alla reazione dei mercati finanziari, i quali, vedendo crescere il debito pubblico, chiedono tassi di interesse più elevati, peggiorando ulteriormente la situazione. Inoltre i governi, constatando l’inefficacia delle loro scelte, sono facilmente indotti a richiedere di anno in anno nuovi “sacrifici”, rendendo tutto ancor più complicato.

La cosa migliore, suggerisce lo studio pubblicato dal FMI, è rimandare il consolidamento fiscale dopo che l’economia sia tornata a crescere. Come sostenne John Maynard Keynes, insomma, “il momento giusto per l’austerità è il boom, non la recessione“.

Link al working paper “The Challenge of Debt Reduction during Fiscal Consolidation”

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69 commenti su “Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico

  1. L’ha ribloggato su Verso un Mondo Nuovoe ha commentato:
    Sono ormai almeno 3 (che io sappia) gli studi del FMI che dimostrano che Monti è un farabutto traditore, un imbecille, o un fanatico della peggior specie (idem come sopra per la Lagarde e per gli economisti neoliberisti che trovano ancora ampio spazio sui maggiori quotidiani italiani).

  2. Chiamate “stringere la cinghia” un gigantesco trasferimento di ricchezza dal privato al pubblico. In un momento come questo rendere la vita impossibile a chi la produce è demenziale e i risultati non possono che essere questi. L’austerità è altra cosa

    • chiamiamo austerità quello che va chiamato così: il togliere ricchezza allo stato per darla alla finanza globalizzata. l’austerità è sempre stata questa dal 29 in poi e non ha MAI risolto una crisi che fosse una. anzi le ha TUTTE aggravate.

      • Lo stato non ha di suo nessuna ricchezza se non quella che ci toglie a mezzo tassazione e non puo’ che toglierla a chi la produce pertrasferirla a chi è improduttivo. Che siano i clienti della finanza o altri non fa differenza (a parte che a noi la finanza al momento s’è presa 4 miliardi degli 800 che lo stato spende ogni anno)

    • e i nostri governanti lo sanno benissimo. solo che per fare i nostri interessi dovrebbero andare contro a quelli di bundesbank e soci…e allora si sa con chi è più facile fare la voce grossa.

    • “un gigantesco trasferimento di ricchezza dal privato al pubblico”

      Lei ha le idee molto, molto, molto confuse. Con l’austerità stiamo trasferendo ricchezza dai tax payer ai bond holders, vale a dire dai produttori ai rentier. E’ tutta un’altra storia.

      • Ovvio che lo stato trasferisce a qualcuno quello che rastrella. Che credi? Che foderi i materassi con gli euro? E ovviamente il tarsferimento è a danno di chi produce (visto che è il solo a poter pagare tasse) e favore di chi è improduttivo. In Italia comunue 800mld€ ogni santo anno non vanno ai bondholders

    • lo stato sei anche te bello mio. uno stato ricco, tranne che in germania, significa un cittadino ricco.

  3. D’accordo che l’austerità fatta tutta dal lato delle tasse non funziona (in tutti i Paesi europei, tranne Inghilterra, Germania e Paesi baltici i governi hanno enormemente aumento la pressione fiscale e tagliato zero dico zero spesa pubblica, perchè non si possono chiamare tagli la riduzione della crescita della spesa futura). L’unico modo per uscire dalla crisi è quella di agire sul lato dell’offerta (supply side economy) tagliando drasticamente le tasse su lavoratori e imprese (Imu, Irap, Ires, Irpef) e mettendo in moto gli incentivi per aumentare la produttività. Naturalmente la copertura di questa operazione si trova riducendo la spesa pubblica (Costi della politica e privatizzazioni)
    E’ semplicemente da irresponsabili pensare di poter crescere facendo più spesa e più debito (rispettivamente al 52% e al 130% del Pil).

    • Peccato che il moltiplicatore delle tasse è minuscolo in confronto a quello della spesa pubblica (dati FMI, mica il Manifesto), per cui se tagli le tasse l’effetto espansivo è minimo mentre se tagli la spesa pubblica l’effetto depressivo è elevato. L’unico modo sensato di procedere è quello di spendere di più, possibilmente in deficit, così da non aumentare la pressione fiscale. Solo così il PIL può tornare a crescere.

      • Non esiste alcuno studio che afferma che ridurre contemporaneamente le tasse e le spese sia recessivo. Italia, Spagna, Grecia sono esempi sintomatici di come aumentare le tasse sia recessivo. L’Inghilterra, che ha tagliato parzialmente la spesa pubblica, non solo non ha diminuito le tasse ma le ha alzate(Iva). Neanche aumentare le spese in deficit funziona,vedi Obama, i cui stimoli fiscali e monetari finora non solo non hanno funzionato ma hanno contribuito a portare il deficit e il debito pubblico alle stelle. Quindi, ripeto, l’unica ricetta è ridurre le tasse e, per tenere il bilancio in equilibrio, ridurre anche la spesa.

      • Non esiste alcuno studio che afferma che ridurre contemporaneamente le tasse e le spese sia recessivo

        I moltiplicatori fiscali calcolati dal FMI dicono questo. Ripeto, FMI, mica il Manifesto.

        Neanche aumentare le spese in deficit funziona,vedi Obama,

        La disoccupazione diminuisce, il PIL aumenta. Il contrario di quanto sta avvenendo in Europa. Si vede che ci sono leggi dell’economia diverse. Poi uno può dire che è troppo poco, ed è vero, ma anche lo stimolo è stato di brevissima durata, solo un anno.

      • Tagliare le tasse e contemporaneamente la spesa.
        Il problema poi e´ sempre lo stesso: cosa capita una volta che in un modo o nell´altro si e´ costretti a fermare la spesa pubblica

      • Ripeto, se non ti è chiaro, che tagliare di un punto le tasse ha un effetto espansivo molto minore che l’effetto depressivo causato dal corrispondente taglio di un punto della spesa. Spero di non doverlo ripetere.

      • @ Panico.
        Direi che negli USA la politica della Fed e le timide politiche fiscali espansive dell’amministrazione Obama funzionino. La disoccupazione è scesa al 7,7% dal 10% dell’ottobre 2009. L’eurozona, nello stesso periodo – con le politiche di austerità che voi propugnate – ha portato la disoccupazione dal 10 al 12%.
        L’anno scorso il pil americano è aumentato del 2,2%. Nell’eurozona è sceso dello 0,5. Quest’anno gli Usa dovrebbero crescere più del 2%. L’eurozona vedrà ancora una volta calare il pil.
        Siete solo dei raccontaballe. Le vostre ideologie non vi fanno vedere la realtà e ripetete frase fatte che sono smentite dalla realtà.

      • Anche a credere alla religione del moltiplicatore basterbbe per esempio notare che dipende da molte cose http://www.nber.org/papers/w16479
        E in genere nessuno stimolo ha effetto oltre il brevissimo termine. Poi biosgna chiedersi cosa succede

  4. […] Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico. […]

  5. Caro Giorgio, se anche prendessimo per buoni i dati sull’occupazione (per me sono stati opportunamente taroccati per far vincere le elezioni ad Obama) vogliamo veramente comparare le due economie. Gli stati uniti hanno un mercato del lavoro infinitamente più flessibile del nostro (questo conferma la tesi liberista secondo cui un mercato del lavoro più flessibile permette alle imprese di riprendersi con più facilità) hanno una pressione fiscale molto più bassa della nostra e non hanno l’IVA (hanno un’imposta sui consumi molto limitata a livello statale).
    Quindi, per risponderti, anch’io sono contrario all’attuale austerità europea, in quanto condotta solo sul lato delle tasse (riduzioni della crescita futura della spesa non si possono definire tagli) e i pochi Paesi che tagliano la spesa (Inghilterra) non solo non diminuiscono le tasse ma addirittura le aumentano (aumento dell’IVA).

    Ps: Obama avrà pure risolto il problema della disoccupazione, ma ha aggravato la situazione del deficit e del debito che non mi pare stiano scendo (anzi) anche in un periodo di crescita. Per non parlare dell’iperinflazione (anche i dati sull’inflazione sono taroccati) che sicuramente arriverà se Helicopter Ben stamperà ancora altra moneta.

    • Le elezioni le hanno fatte a novembre. Il 7,7% è di febbraio 2013.
      Sei pietoso.

    • Anche i dati dell’inflazione taroccati?
      Certo. E Obama è un comunista travestito da democratico che occupa abusivamente la presidenza, perchè forse non è neanche americano.
      Aggiungerei che Bernanke è un seguace di Lenin, perchè da seguito all’auspicio del capo comunista di affogare il capitalismo con la crescita dei prezzi.

      P.S. L’Italia secondo gli studi dell’Ocse negli ultimi anni è il paese che ha liberalizzato di più il mercato del lavoro (mai sentito parlare di co.co.co e precari?).
      Ma il guaio, per voi liberisti, è che proprio non capite che le aziende possono assumere solo se aumentano le vendite (ovvero se cresce la domanda).

    • Il pericoloso debito americano!
      Peccato che loro non abbiano alcuna crisi finanziaria.
      Mentre il problema esiste per l’eurozona, che nel complesso ha un debito inferiore a quello americano.
      Mentre da noi c’è il rischio che la Grecia o l’Italia possano uscire dall’euro, non mi pare che vi la Florida o la California abbiano mai voluto uscire dall’unione americana.

      Peccato che mediamente, in Europa i tassi sui titoli pubblici siano più alti di quelli pagati negli Stati Uniti.
      Come mai? Forse perché il debito è in dollari e può tranquillamente essere pagato da quel leninista di Bernanke?
      Da noi invece, abbiamo una BCE che per adempiere al compito che spetta a tutte le banche centrali impone delle condizioni ai governi democraticamente eletti. Come se Bernanke andasse da Obama e gli imponesse cosa fare.
      Tu che sei un liberista: qual è il comportamento più democratico? quello di Draghi o di Bernanke?

    • I dati dell’inflazione taroccati…. vabè. Pigliamola a ridere.

  6. Si perche’ svalutare la moneta come sta facendo Bernanke e’ pienamente democratico. Neanche Draghi e’ democratico poiche’, come Bernanke, non e’ responsabile del suo operato nei confronti di nessuno.
    Sarebbe democratico un pianificatore centrale che stabilisce il valore del denaro manipolando i tassi di interesse in maniera discrezionale ?
    Io sarei favorevole all’instaurazione di meccanismi che legassero le mani ai banchieri centrali (fine della discrezionalita’ dei banchieri, regola monetaria fissa, costituzione monetaria oppure perche’ no il gold standard) in modo da mantenere il piu’ possibile stabile il valore del denaro e non dare attenuanti ai governi. I governi che vogliono spendere di piu’ per alimentare le loro clientele e i loro bacini elettorali devono essere costretti ad aumentare le tasse e non a monetizzare i loro debiti rinviando cosi’ i problemi.

    • Il liberista si è dimenticato che i tassi di interesse erano manipolati dalle banche? Non quelle centrali, ma proprio le banche che fissavano a piacimento il libor?

      Se le banche centrali che guidano i mercati monetari mediante i tassi ufficiali qualificano un’economia pianificata, ho un consiglio per i liberisti:
      cercatevi un altro pianeta.
      Per voi anche gli Usa e la Gran Bretagna sono dei regimi a economia pianificata. Vivete letteralmente in un altro mondo.

  7. […] politici che suggeriscono il contrario vengono accusati di populismo. La realtà, tuttavia, è che la cura non sta funzionando e non c’è alcuna speranza che funzioni; o meglio che funzioni senza comportare danni peggiori di […]

  8. @ Gianni_no

    L’unica religione è quella dei liberisti.
    Il moltiplicatore discende matematicamente dall’equazione del reddito.
    Si potrà discutere sul suo valore effettivo, ma che ve sia e che sia superiore all’unità è ormai riconosciuto dal FMI, dal CBO, e dai fatti: la crescita degli avanzi primari deprime l’economia e la domanda, allargando la disoccupazione.
    Le vostre assurde prescrizioni così rigorosamente applicate nei paesi del Sud Europa hanno portato alla miseria e alla disperazione vaste fasce della popolazione.
    Le politiche di sostegno alla domanda, ove attuate, hanno invece portato a una ripresa del pil e dell’occupazione. Sicchè chi racconta cose dell’altro mondo, fideistiche, sono proprio i liberisti.

    • Se “si potrà discutere sul suo valore effettivo” allora afermare che “che sia superiore all’unità” è una fola o giu’ di li’ (che tra l’altro confonde identità contabili con nessi causali)

      • Mi dia la dimostrazione che il FMI e il CBO raccontano balle.

        Le identità contabili sono tali ex post. Ma negare che il reddito di un paese sia dato dai consumi delle famiglie, dagli investimenti, dalle esportazioni nette e dal saldo dell’intervento pubblico è pura fol(li)a.
        CI spieghi lei che cosa determina il reddito nazionale.

      • Non perdete tempo (lo dico a Giorgio, Guido ecc.) a rispondere a questi straccioni dell’economia. Sono semplicemente trollazzi pagati dall’UE: che siano trollazzi lo si capisce dal livello penoso dei loro interventi. Siccome siete (oserei mettermici anche io) migliori intellettualmente di costoro, perchè gli date la soddisfazione di rispondergli? Vedete le figurazze di cacca che hanno fatto i loro capobastoni, da Giannino al sito dei rumorosi

  9. Francamente non si capisce nemmeno cosa raccontino. E’ così ma anche no
    http://www.nber.org/papers/w16479
    Chi nega che il redditio sia composto da consumi, investimenti, etc? Altra cosa è pensare che quell’identà contabile spieghi causalmente il reddito

    • Scusami Saverio, ma è troppo forte la tentazione di apprendere la nuova teoria del Gianni_no: ci spieghi che cosa determina il reddito di un paese, se non sono i consumi, gli investimenti, le esportazioni nette e il saldo dell’intervento pubblico.
      Può essere che se non vince il nobel per l’economia le diano comunque un master per partecipare allo zecchino d’oro.

      • Leggi il paper dell’IMF (che tanto citate) e vedrai che non è come pensate. Anche credendo alla magia del moltiplicatore ;-)

  10. Sarebbe comunque opportuno ricordare che la posizione dell’IMF (o dei suoi economisti) sull’Itaia è comunque questa http://www.econ-pol.unisi.it/fiorito/IMF_Italy_01_2013.pdf
    Non quella di svalutazione, pizza e mandolino per tutti ;-)

    • Vedi, c’è una sottile ma significativa differenza tra gli scenari e le analisi di ciò che è accaduto realmente. Gli scenari si basano su delle ipotesi che la realtà si incarica di smentire. Così, questi studi sui benefici in termini di pil che si avrebbero grazie alle riforme (liberalizzazione di qua, flessibilità del lavoro di là, privatizzazioni di su, pareggi di bilancio di giù, ecc.) non sono altro che dei wishful thinking (desideri). Come quando Monti asseriva che grazie alle sue riforme il pil sarebbe aumentato dell’11%. E poi si scopre che nel 2012 è caduto del 2,4%.
      Analogamente, il FMI nel settembre 2011 vaticinava una crescita nel 2013 – dopo le cure miracolose prescritte nella famosa lettera della BCE al governo italiano – dello 0,5%. Oggi sappiamo che se il pil cadrà dell’1,2% sarà andata bene.
      Il problema di voi liberisti, quando fate i vostri giochetti econometrici, è che le ipotesi non sono realistiche e siete costretti qualche tempo dopo, come il capo economista del FMI, ad ammettere che … ops!, ci siamo sbagliati: il moltiplicatore della spesa non è 0,5, ma mediamente di 1,3 e può arrivare a certe condizioni fino a 1,7.

      Poi ci sono i Gianni_no che negano perfino l’evidenza. Ma vorrei rassicurarlo: noi non abbiamo alcuna relazione con voi. Può quindi evitare di mentire.

      • Saranno pure “wishful thinking” ma è piu’ o meno quello che ha fatto (su scala piuttosto ridotta) la Germania e qualsiasi altro paese che non ha guai seri come i nostri.

        I giochini econometrici mi sa che sono poi quelli sulla religione del moltiplicatore: quando tornano utili sono Vangelo. Quando non vanno bene (come qui http://www.nber.org/papers/w16479) allora sono “giochini” ;-)

      • Vedo che continui a negare l’evidenza dei fatti: Blanchard ha preso atto che le politiche di austerità hanno aggravato i conti pubblici e il pil, perchè erano stati assunti moltiplicatori non corrispondenti a quelli che effettivamente sono stati accertati dopo l’applicazione delle politiche restrittive.

        Ma ovviamente sei libero di credere alle favole liberiste che raccontano di un mondo meraviglioso grazie al taglio della spesa pubblica. Peccato che noi si debba vivere in un mondo ove se fai politiche restrittive il pil scende, anzichè aumentare.
        A proposito, sto ancora aspettando la tua favolosa (in senso di favola) teoria della determinazione del reddito.

      • vai a vedere di quanto è aumentata la spesa in italia negli ultimi 14 anni.e poi se hai un pò di cervello mi dici quanto vale il moltiplicatore.sieti semplicemente ridicoli

  11. Come dicevo l’IMF è Bibbia quando fa comodo, in particolare un solo paper. Quando non fa comodo è “wishful thinking” o “favole”. Ed è meglio buttarla in caciara politica. Bssta svalutare ed è pizza e mandolino per tutti

    BTW: in Italia i libbbberisti devono essersi distratti un po’ con una pressione fiscale e una spesapubblica di oltre il 50% del PIL, un debito pubblico a quasi il 140, la pressione fiscale sulle imprese piu’ alta dell’UE, quasi 4mln di dipendenti pubblici, 5 livelli di governo, 200,000 leggi…;-)

    • Vedi, non è questione di quanti paper vengno scritti. Il fatto è che tu ti basi sugli scenari, ovvero: cosa succederebbe se … Scenari che implicano certe ipotesi.
      Blanchard, sia nel World Economic Outlook del settembre 2012 che in uno studio specifico, riportano cosa è successo realmente.

      In merito alla pressione fiscale sulle imprese, ti consiglio di affidarti ancora una volta alla realtà (anziché alle favole). Il CBO a gennaio ha pubblicato questo studio:
      http://www.cbo.gov/sites/default/files/cbofiles/attachments/43764_MultinationalTaxes_rev02-28-2013..pdf
      Se vai a pag. 30 del rapporto (ovvero a pag, 33 della numerazione del file Pdf), scoprirai che le imposte sui redditi delle società in Italia sono inferiori non solo a Giappone e USA, ma anche (tra gli altri) Francia, Belgio, Germania e Spagna.
      Quindi un po’ meno balle, please.

      Quanto alla spesa pubblica e alle entrate fiscali, ti ricordo che l’effetto sull’economia è dato dal saldo. E dal 1992 abbiamo sempre avuto un avanzo primario, ossia un effetto restrittivo.
      Per quanto mi riguarda, non avrei nulla in contrario a ridurre la pressione fiscale. Il guaio è che voi volete ridurre anche la spesa pubblica. E il risultato delle vostre manovre è che nella migliore delle ipotesi il rapporto debito/pil resterebbe invariato e che di fatto peggiorerebbe. Perchè? Perchè la discesa della spesa pubblica in misura analoga alla riduzione fiscale ha un effetto depressivo sull’economia maggiore dell’effetto espansivo derivante della riduzione fiscale.
      Così è stato nel 2012: la domanda pubblica è scesa in termini reali del 2,9% (ed è il terzo anno consecutivo che diminuisce). L’ho dice l’Istat non un Gianni_no qualsiasi, dal quale sono impaziente di apprendere la sua straordinaria teoria della determinazione del reddito (solo per non buttarla in politica, ma restare saldi alla teoria economica).

      • Dato che il link allo studio del CBO non è andato a buon fine, provo a riproporlo qui:
        http://www.cbo.gov/sites/default/files/cbofiles/attachments/43764_MultinationalTaxes_rev02-28-2013..pdf

        in alternativa, cliccate su
        read complete document
        dopo esservi linkati a
        http://www.cbo.gov/publication/43764

        I dati relativi alle imposte sui redditi delle società li trovate, come ho detto, a pag 30 del rapporto (ovvero 33 secondo la numerazione del file pdf).

      • Non esiste nessuno studio che conferma che la ricetta meno spesa meno tasse è sbagliata, semplicemente perché nessun Paese al mondo sta adottando questa politica. Il resto sono chiacchiere. In Italia queste misure avrebbero invece un effetto benefico perchè contribuirebbero a ridurre l’evasione fiscale (pagare meno pagare tutti).Ridurre la pressione fiscale senza ridurre la spesa pubblica è economia Voodoo.
        Per quanto riguarda la pressione fiscale e burocratica sulle imprese ti sbagli di grosso. Guarda il rapporto Paying tax della Banca mondiale. L’Italia si posiziona ultima in Europa e al 170° posto nel mondo con una percentuale del 68,5%.
        La verità è che stiamo diventando sempre di più un Paese socialista e burocratico, altro che liberista

      • Purtroppo il link che ho messo nel mio ultimo post non è andato a buon fine.
        Se Keynes Blog mi sblocca il commento che ho messo successivamente troverai il link che dimostra quello che affermo.

        La Banca Mondiale, invece, considera gli oneri sociali come imposte sui profitti. Una emerita cavolata, essendo in realtà una quota del costo del lavoro e non un’imposta sui redditi.

        Quanto allo studio meno tasse e meno spesa e alla possibilità di un intervento mediante la spesa pubblica c’è lo studio pubblicato da Gustavo Piga (ripreso anche da Keynes Blog):
        http://www.gustavopiga.it/2013/ecco-le-prove-si-puo-fare-si-deve-fare/

        Ma il discorso era facilmente prevedibile, se solo non si fosse dei neoliberisti. Per la semplice ragione che un aumento del reddito, grazie alla riduzione delle tasse, resta parzialmente inutilizzato (mai sentito parlare di risparmio?). Viceversa – senza tirare in ballo alcun moltiplicatore – una riduzione della spesa ha un effetto immediato sulla domanda per lo stesso ammontare della manovra. Se quindi entrate e uscite diminuiscono nella stessa misura, il pil scende.

      • In merito all’evasione fiscale, ti consiglio di guardare il grafico pubblicato da uno studio della Commissione Europea dell’agosto scorso:

        http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2012/pdf/ocp114_en.pdf

        se vai a pag. 13 dello studio (o 15 del file pdf) troverai una curiosa relazione: l’evasione data dall’economia sommersa è maggiore ove le imposte rispetto al pil o in termini di aliquota marginale effettiva sono minori.

        Ma il grafico dice anche che l’Italia è sopra la retta di regressione. Vale a dire che vi è una evasione superiore alla media che ci si aspetterebbe in rapporto alla pressione fiscale italiana.

        Meditate gente, meditate!

      • La correlazione tra economia sommersa e pressione fiscale e´ notoriamente stringente (lo suggerisce anche la logica). Vedi per esempio Schneider “Shadow economies around the world” con il classico outlier dell´Austria. Tra l´altro l´autore stima il peso dell´economia sommersa svedese prima e dopo che il paese di imbarcasse nei suoi vasti programmi di welfare.
        Direi che si tratta di un esperimento decisivo, all´Acemoglu

        Se poi gli “scenari” hanno rilevanza allora il paper che ho postato e´ risolutivo: spiega bene come il moltiplicatore dipenda da molte varibili e sia tutto fuorche´ una costante
        Occhio poi che lo studio del caro Blanchard ha destato qualche serio dubbio http://www.ft.com/intl/cms/s/0/85a0c6c2-1476-11e2-8cf2-00144feabdc0.html#axzz2NXoJajx2

        Mi sa che e´ proprio perche´ l´effetto sull´economia e´ diverso tra aumentare la spesa pubblica e abbattere le tasse a parita´ di saldo che la religione del moltiplicatore varia cosi´ ampiamente (se non sbaglio la Bundesbank e´ uscita recentemente con un paper in proposito ma e´ solo in tedesco)

  12. Guarda che lo studio della Commissione Europea si basa proprio sul lavoro di Schneider (dai un’occhiata alla fonte del grafico:
    http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2012/pdf/ocp114_en.pdf
    p. 15 del file pdf o 13 dello studio), solo che è aggiornato al 2011.

    Quanto al moltiplicatore della spesa, nessuno ha mai sostenuto che è fisso e immutabile. Nemmeno Keynes. Quindi non vi è nulla di nuovo in questa osservazione.

    Il fatto è che una riduzione della spesa pubblica ha un effetto depressivo sull’economia, come ha dovuto prendere atto il capo economista del FMI e come ha dovuto certificare l’Istat: i consumi collettivi (ossia la domanda pubblica) è scesa del 2,9% contribuendo a deprimere il pil che è arretrato solo del 2,4 grazie ad un calo delle importazioni del 7,8% e un aumento delle esportazioni del 2,2, utili solo a compensare il crollo dei consumi del 4,3% e degli investimenti dell’8%.

    La vostra riduzione della domanda pubblica non solo ha contribuito a far scendere il pil e ad aumentare la disoccupazione, ma non ha nemmeno evitato che il pil salisse al 127%.
    Sbagliare è umano, perseverare è …. da deficienti.

    • Alla frase:
      La vostra riduzione della domanda pubblica non solo ha contribuito a far scendere il pil e ad aumentare la disoccupazione, ma non ha nemmeno evitato che il pil salisse al 127%.

      mi riferivo ovviamente al rapporto debito/pil, pari appunto al 127%

      • No. Non è affatto una questione di dati aggiornati.
        Tra l’altro il saggio di Schneider ha il vantaggio dell'”esperimento decisivo” con il caso svedese.

        Occhio poi che la domanda pubblica non è stata affatto ridotta: tutti i tagli sono prospettici mentre una quota sempre maggiore di risorse è trasferita allo stato: l’Italia è 131a su 185 paesi per qualità del sistema fiscale e 170° per imposizione fiscale su imprese. Cioè su chi produce http://www.doingbusiness.org/data/exploretopics/paying-taxes

      • Gianni, manda una mail alla Commissione Ue.
        Ma come si fa negare in maniera così evidente la realtà?
        Capisco che tu possa non condividere ciò che dico, ma se ti presento un grafico della Commissione UE (la paladina del rigore) che smentisce un luogo comune, il problema è tuo. I dati sono lì pubblicati in maniera evidente e sono quelli del 2011 (basta che ti guardi il grafico).

        Quanto alla domanda pubblica, i tagli sono reali ed effettivi, non prospettici. Sono quelli contabilizzati dall’Istat per la determinazione del pil.
        Ma anche in questo caso, puoi sempre mandare una mail e far loro presente che in base alla tua teoria della determinazione del reddito (di cui resto in attesa), stanno sbagliando i conti.

        Buona fortuna. Ne hai bisogno.

  13. […] – sarebbe diminuito. Peccato che gli stessi economisti abbiano successivamente ammesso almeno due volte di aver sbagliato – sulla base dei dati registrati dopo l’applicazione delle misure di […]

  14. […] più: l’austerità, lungi dall’assicurare il risanamento dei conti pubblici, rischia al contrario di peggiorarli poiché i moltiplicatori fiscali fanno sì che tagliare un miliardo di euro riduce il reddito […]

  15. […] più: l’austerità, lungi dall’assicurare il risanamento dei conti pubblici, rischia al contrario di peggiorarli poiché i moltiplicatori fiscali fanno sì che tagliare un miliardo di euro riduce il reddito […]

  16. […] ricordate del moltiplicatore fiscale? (vedasi Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico e Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo […]

  17. […] ricordate del moltiplicatore fiscale? (vedasi Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico e Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo […]

  18. […] ricordate del moltiplicatore fiscale? (vedasi Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico e Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo […]

  19. […] ricordate del moltiplicatore fiscale? (vedasi Uno nuovo studio del FMI conferma: l’austerità fa crescere il debito pubblico e Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo […]

  20. Ma non capisco una cosa, il FMI è consapevole del link tra austerità – debito pubblico, ha un credito enorme verso la Grecia (http://randomwalkproject.it/2015/02/18/greece-trubles-are-just-getting-started/) e nonostante ciò sta a guardare? Anzi ci mette pure il suo membro nella troika che alimenta la spirale recessiva austerity-debito.

  21. […] il paradosso dell’austerità che persino i “comunisti” del Fondo Monetario Internazionale hanno dovuto alla fine ammettere: ridurre la spesa pubblica deprime l’economia e rende […]

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