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Pareggio bilancio: ok Senato con 235 si’, e’ in Costituzione

(AGI) Roma – Il ddl sul pareggio di bilancio in Costituzione ha avuto il via libera definitivo dall’aula del Senato con i due terzi degli aventi diritto (cioe’ 214 su 321) necessari per evitare il ricorso al referendum confermativo. I si’ sono stati 235, i no 11, gli astenuti 34.
Hanno votato contro la Lega e l’Idv, si e’ astenuta Coesione Nazionale, a favore tutti gli altri gruppi. In dissenso dai rispettivi gruppi, Mario Baldassarri (Terzo Polo) che non ha partecipato al voto; Mauro Cutrufo (Pdl) e Massimo Garavaglia (Lega) che si sono astenuti .

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USA: come i Repubblicani intendono radere al suolo il paese seguendo l’esempio dell’Europa

Gregory Mankiw è uno dei più noti economisti al mondo. Docente ad Harvard, dal primo luglio ricoprirà il ruolo di presidente del dipartimento di Economia. La sua notorietà è in particolare legata all’essere autore di uno dei più diffusi manuali di macroeconomia.  Già consigliere economico di George W. Bush, oppositore del piano anticrisi di Obama, Mankiw ora ricopre il ruolo di mente economica del candidato repubblicano alla presidenza Mitt Romney. Ed è proprio in questa veste che il 15 aprile ha pubblicato un articolo sul New York Times intitolato “La competizione è una cosa buona anche per i governi“.

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Come è successo tutto questo? La crisi europea spiegata agli Argentini

Pubblichiamo un articolo di Sergio Cesaratto, docente all’Università di Siena, apparso sul quotidiano argentino Pagina12 e, in inglese, sul blog Nakedkeynesianism col titolo originale “L’inutile austerità europea”. Sempre di Cesaratto segnaliamo un articolo, scritto con Lanfranco Turci, pubblicato ieri sull’Unità, anch’esso sulla crisi europea e i suoi recenti sviluppi.

La crisi finanziaria europea non è finita, solo agli inizi. Nel lungo termine la tragedia greca appare come un episodio minore. Non è difficile per gli argentini capire l’origine della crisi, anche se è sorprendente perché una delle regioni più ricche del mondo e un punto di riferimento globale per la crescita accompagnata dall’equità sociale si sta suicidando con l’adozione di misure di austerità che aggravano la crisi.
L’Unione monetaria europea (UEM) è nata da un progetto politico francese che ha cercato di legare il destino della Germania post-unificazione all’Europa occidentale. In caso contrario, la nuova Germania avrebbe guardato ad est, come ha fatto in ogni caso, per diventare il centro di produzione manifatturiera dell’Europa orientale, verso cui ha decentrato la produzione di minor valore aggiunto. Con la partecipazione all’UEM Italia e altri paesi puntarono a importare la disciplina fiscale, monetaria e del lavoro tedesco.

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L’Europa si sta suicidando, avverte Krugman

Si può essere più autolesionisti dei leader europei? Difficile dirlo, ma sta di fatto che l’Europa, come qualsiasi persona di buon senso dovrebbe aver già capito, si è votata al suicidio. Paul Krugman non usa mezzi permini nel suo editoriale sul New York Times di oggi:

La Spagna versa in una condizione di piena depressione, con un tasso di disoccupazione complessivo del 23,6%, pari a quello che l’America sperimentò durante gli anni della Grande Depressione, e con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 50%. Questa situazione non può andare avanti, e la consapevolezza del fatto che non potrà andare avanti è il fattore che sta portando i tassi sui bond spagnoli a schizzare verso l’alto.

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“Finiranno per riscoprire Keynes” – Federico Caffè

di Federico Caffè
pubblicato sul manifesto il 4 dicembre 1981. Da: Federico Caffè, “Scritti quotidiani”, manifestolibri, 2007

«Di continuo egli affermava che il rischio nell’adottare la scelta apparentemente più audace era molto inferiore al rischio dell’inazione. E considerava che persone oltremodo caute, poste in posizioni di responsabilità, costituissero pericolose passività per la nazione». Cosi Harrod nella sua Vita di J. M. Keynes. Tutto induce a pensare che la recessione di cui sembrano avvertirsi sintomi sempre più preoccupanti, indurrà a una riconsiderazione del fondamentale messaggio keynesiano, che conserva la sua validità indipendentemente dalle «politiche» le quali vanno, naturalmente, adattate ai tempi e non possono essere codificate una volta per tutte. Continua a leggere »

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I dubbi di Federico Caffè sull’Europa

Venticinque anni fa spariva Federico Caffè, uno dei più illustri economisti italiani, tra i primi a sviluppare il pensiero di Keynes in Italia.  Proponiamo un estratto di un ampio documento di Mario Tiberi che ricostruisce le perplessità di Caffè, pur convintissimo europeista, sulla costruzione dell’Europa monetaria. Nonostante Caffè non abbia mai visto l’Euro, i dubbi di allora sullo Sme appaiono incredibilmente, e tragicamente, attuali.

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Stiamo peggio di 10 anni fa. Le origini del declino italiano analizzate da Mario Pianta

Nella copiosa letteratura sulla crisi fiorita negli ultimi tempi il libro di Mario Pianta – “Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa” – ha il merito di collocarsi su un angolo visuale di più ampio raggio: quali sono le cause profon

de del declino italiano? Perché su di noi la crisi ha avuto conseguenze peggiori che negli altri paesi europei? Come uscirne?

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Le disuguaglianze rendono fragile l’economia

Francesco Saraceno* dal Corriere della Sera del 12 aprile 2012

I dati sui salari diffusi da Eurostat hanno suscitato un’accesa discussione sulla performance italiana rispetto agli altri Paesi europei. Il dibattito ha fatto ombra ad un altro aspetto dello studio, recentemente certificato anche dall’Ocse: la crisi ha esacerbato un trend decennale di aumento della diseguaglianza. L’allargamento della forbice ha preso forme diverse. In alcuni Paesi, ad impoverirsi sono state le classi medie, mentre in altri (la Cina) sono stati i poverissimi. Ma ovunque la redistribuzione ha avvantaggiato i ricchi e soprattutto i ricchissimi. Ci sono ovviamente molti motivi di ordine etico e sociale per preoccuparsi di una società dove le diseguaglianze crescono in maniera costante. Ma questo crea problemi anche dal punto di vista dell’economia. La tendenza verso una maggiore disparità è come un movimento carsico, che negli scorsi decenni ha reso più fragili le nostre economie, causando l’accumularsi di squilibri globali: eccesso di risparmio in alcuni Paesi (Germania, Est asiatico), ed eccesso di domanda in alcuni altri (Stati Uniti, periferia della zona euro). Il trasferimento di risorse da poveri e classi medie, che spendevano in consumi la quasi totalità del proprio reddito, a quelle più agiate, che invece ne risparmiano una parte consistente, ha avuto due effetti: da un lato la riduzione della propensione media al consumo, e conseguentemente una tendenza al ristagno della domanda aggregata; dall’altro, l’aumento del risparmio che ha alimentato bolle speculative in serie.

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Salari: la Cina è vicina

Costo dell'outsoucing USA-Cina

Un solipsimo senza fine, quello dell’Europa. Una gara infinita tra chi la sa più lunga sulle virtù dell’ “austerity” e sulle sue improbabili proprietà espansive sulla crescita. Tanto da non accorgersi più nemmeno che “la Cina è vicina” e, soprattutto, che il destino dei paesi emergenti è (guarda un po’) quello di crescere. E anche in fretta.  Continua a leggere »

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Hayek aveva torto (realtà contro fiction)

E’ probabile che molti nostri lettori abbiano visto su Youtube il famoso rap “Fear the boom and bust“, una rivisitazione moderna dello scontro intellettuale tra Keynes e F.A. Hayek. A chi non l’ha ancora visto, consigliamo di farlo e di guardare anche il seguito. Sebbene siano stati prodotti da chi apertamente parteggia per le tesi dell’economista austriaco, i due rap sono molto godibili. Ovviamente Hayek “vince” lo scontro intellettuale, ma a ben vedere neppure nella fiction riesce a rispondere in modo convincente alla domanda di Keynes: “Cosa faresti per i disoccupati? Staresti seduto ad aspettare che il mercato di autoriequilibri?”

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