
La politica industriale italiana non esiste: crisi di idee e crisi di strumenti (oltre alla crisi finanziaria) rendono difficile parlarne e, ancor di più, essere presenti sui principali media. L’affermazione prevalente viene riassunta in una espressione: “la migliore politica industriale è quella che non c’è”.
Si tratta di una espressione tanto gradita in alcuni ambienti intellettuali (e facilmente divulgabile sui mezzi di comunicazione di massa), quanto del tutto infondata nella realtà. Lo scenario internazionale non vede –e non ha visto in epoca moderna- nessun paese al mondo (con poche e trascurabili eccezioni) disinteressato alle sorti della propria struttura produttiva e dei suoi comparti più qualificanti. Tutti (dagli USA alla Cina, dalla Germania alla Francia, dal Giappone al Brasile, dall’India alla Gran Bretagna) intervengono con risorse finanziarie, con servizi di accompagnamento, con sostegni alla ricerca, con domanda pubblica e con ogni strumento possibile fino al limite consentito dalle regole e dagli accordi internazionali. Continua a leggere »
Riccardo Realfonzo e Roberto Romano da 


Pubblichiamo la presentazione di Paolo Savona al volume “
di Alessandro Bramucci da Sbilanciamoci.info
Secondo l’imprenditore ed economista americano il debito pubblico è, sic et simpliciter, l’ammontare di attività finanziarie nette in dollari detenuto dal resto del mondo – La fame di risparmio dei privati dunque giustifica il debito pubblico: tagliarlo significa mettere a repentaglio l’equilibrio finanziario dei privati, e dunque i consumi.