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L’Euro è figlio del neoliberismo

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Il sito Forexinfo intervista Gennaro Zezza, professore associato presso l’Università di Cassino, e ricercatore presso il Levy Economics Institute degli Stati Uniti partendo dal suo contributo presente all’interno dell’ebook “Oltre l’austerità“. Per Zezza “dichiarare fallito l’esperimento dell’euro” sarebbe “una soluzione preferibile allo status quo, soprattutto se la fine dell’euro è concertata tra i Paesi dell’eurozona”. Inoltre “l’uscita dell’Italia dall’euro, unita alla disponibilità di una nuova Banca centrale italiana a finanziare il deficit pubblico, trasformerebbe il deficit pubblico in un surplus, togliendo ogni motivo ad ulteriori manovre di austerità.”

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L’insegnamento di Roosevelt a 80 anni dalla sua prima elezione

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di Stefano Rizzo (*) per Keynes blog

Quando il 4 marzo del 1933 Franklin Delano Roosevelt pronunciò sulla scalinata del Campidoglio il suo primo discorso di investitura la crisi economica che da quattro anni imperversava negli Stati Uniti aveva raggiunto il suo punto più basso: la disoccupazione aveva raggiunto il 25 per cento, i prezzi erano crollati del 60 per cento, la produzione industriale si era ridotta della metà, migliaia di banche in quasi tutti gli stati erano state prese d’assalto ed erano fallite, le campagne e le città erano percorse da milioni di senza tetto, laceri e affamati. Il giorno dopo anche la Federal Reserve (la banca [centrale] federale) era stata costretta a chiudere i battenti.

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Un governo per ricattare l’Europa e far cessare l’austerità

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di Sergio Parrinello (*) da Economia e Politica

Sono convinto che i risultati delle recenti elezioni politiche in Italia siano un segnale chiaro e potenzialmente positivo per i paesi forti dell’Unione Europea, come la Germania e la Francia. Essi sono anche un ammonimento per quei politici italiani abituati ad usare la metafora “Europa” per demonizzare chi invoca o un cambiamento degli accordi europei o, se ciò non fosse realizzabile, qualche sganciamento da quegli accordi. Sono anche convinto che i maggiori partiti tradizionali italiani, da un lato, e i governi europei, dall’altro, si assumeranno una grande responsabilità se non sfrutteranno appieno tale segnale continuando a dipingere effetti apocalittici per l’Italia, se, con un’altra metafora, il paese “uscisse dall’euro”.

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L’Oscar della credibilità

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La singolare vicenda dei titoli di studio mai conseguiti di Oscar Giannino può sembrare una delle tante farse all’italiana. In realtà si tratta di qualcosa di molto serio, che coinvolge direttamente la credibilità di molti noti economisti di area liberista con decine di pubblicazioni e continuamente presenti nel dibattito pubblico in qualità di “esperti” quasi incontestabili. Come è possibile che nessuno di questi accademici si sia accorto che Giannino non era neppure laureato nella propria disciplina? Se lo chiede in questo articolo per Keynes blog Francesco Sylos Labini, dopo che nessuno sui maggiori media ha posto in discussione la credibilità di chi ha creduto a Giannino. 
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“La Merkel ha perso le elezioni italiane e la sinistra non ha capito nulla”

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di Wolfgang Münchau da Der Spiegel – traduzione vocidallagermania.blogspot.it 

I grandi sconfitti nelle elezioni italiane non sono Mario Monti né Pier Luigi Bersani, ma Angela Merkel: se la crisi Euro è ancora qui, la colpa è solo sua. La sua politica anticrisi ci sta portando verso il disastro.
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Il vero obiettivo è privatizzare il pubblico

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Enrico Mattei, presidente dell’ENI

A che serve la crisi europea? Una risposta è che rende inevitabile la privatizzazione delle attività pubbliche, con grandi profitti per i privati. Come mostrano i casi di Spagna, Grecia e Portogallo

L’Europa è avvolta in una spirale senza uscita fatta di ricette controproducenti, mentre la crisi fa il suo lento, inesorabile lavoro. Le famiglie, se possono, risparmiano e contraggono i consumi. Le imprese non investono. Le banche cercano di limitare i danni e riducono il credito. Una crisi di debito estero (prevalentemente privato) è stata spacciata per una crisi di debito pubblico. La spesa pubblica viene bloccata con perfetto tempismo da un trattato internazionale che impone un rozzo vincolo di pareggio di bilancio, senza troppo distinguere se si tratti di spesa per investimenti o di spesa corrente.

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Brancaccio: “L’euro è un morto che cammina, exit strategy da sinistra”

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Il signor euro aveva più volte rischiato l’infarto. Il dottor Draghi decise allora di metterlo in coma farmacologico. Sulla cura però indugiava, e a intervalli periodici il dilemma amletico gli si ripresentava: lasciarlo dormire o farlo morire? Draghi insisteva per la prima soluzione. Ma ad un tratto il popolo italiano ha improvvisamente optato per la seconda: ormai l’euro è solo uno zombie, un morto che cammina. Volenti o nolenti, prendiamone atto.

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Un voto contro l’austerità, ma senza prospettive

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Per capire cosa è successo in Italia bisogna guardarla dall’estero. Ieri Paul Krugman spiegava che il nostro paese avrebbe votato Berlusconi e Grillo per protestare contro l’austerità di Monti. Oggi il Financial Times riprende lo stesso concetto: “Gli italiani arrabbiati dicono basta all’austerità”. E “basta” è scritto nella lingua di Dante, per sottolineare la sua perentorietà.

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Krugman: “Monti proconsole della Germania per imporre l’austerità all’Italia”

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In un duro editoriale sul New York Times, Paul Krugman accusa la tecnocrazia europea e la Germania di aver imposto ai paesi  periferici dosi crescenti di austerità, ignorando anche la revisione del Fondo Monetario Internazionale. E’ così che le “persone rispettabili” hanno dato fiato ai populismi, come quelli di Berlusconi e Grillo.

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I sistematici errori delle previsioni economiche europee

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“L’unica funzione delle previsioni economiche è far apparire l’astrologia rispettabile” — J.K. Galbraith

di Francesco Saraceno (*)

Le tanto attese previsioni della Commissione Europea per 2013-14 sono finalmente uscite. In una frase, possono essere riassunte così: la situazione è grave, ma l’Unione Europea sta gradualmente superando le turbolenze e, indovinate un po’, la seconda metà dell’anno sarà migliore!

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