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L’Oscar della credibilità

giannino

La singolare vicenda dei titoli di studio mai conseguiti di Oscar Giannino può sembrare una delle tante farse all’italiana. In realtà si tratta di qualcosa di molto serio, che coinvolge direttamente la credibilità di molti noti economisti di area liberista con decine di pubblicazioni e continuamente presenti nel dibattito pubblico in qualità di “esperti” quasi incontestabili. Come è possibile che nessuno di questi accademici si sia accorto che Giannino non era neppure laureato nella propria disciplina? Se lo chiede in questo articolo per Keynes blog Francesco Sylos Labini, dopo che nessuno sui maggiori media ha posto in discussione la credibilità di chi ha creduto a Giannino. 

di Francesco Sylos Labini

Ricapitolando: candidato alla Presidenza del Consiglio Oscar Giannino, leader del movimento Fare per Fermare il Declino (FID), si è dimesso dalla presidenza del movimento, ma non da candidato premier, perché, come ha riconosicuto lui stesso, non si è laureato in giurisprudenza, non si è laureato in economia e non ha preso il master alla Booth University di Chicago. Aggiungiamo che non  ha neppure  superato gli scritti e gli orali del concorso per l’accesso in magistratura,  rifiutando poi l’assegnazione a ruolo, come ha scritto nel blog Noise from Amerika nel 2009. Insomma, come è stato definito in vari siti , “un pokerista consumato” che ha scientemente divulgato, da anni, titoli inventati dando al contempo una immagine di sé tanto stravagante nell’aspetto. Come è potuto accadere che nessuno se ne sia accorto prima? Una situazione del genere per una candidato alla presidenza americana, ad esempio, è semplicemente inimmaginabile in quanto (ovviamente) c’è sempre  qualcuno che si occupa di verificare ogni piccolo dettaglio del passato del candidato. E’ vero che in Italia viviamo da un ventennio immersi in bugie colossali di tutti i tipi, ma nel caso di FID  c’è in più l’elemento paradossale di  una folta schiera di accademici che, mettendoci la propria faccia, ha avallato altre bugie, presentandosi al contempo come innovatori di un paese corrotto, arretrato (statalista!) e, appunto, condannato ad un inesorabile declino.

FID è stata promossa da alcuni professori di università americane, noti in Italia sopratutto per aver fondato il blog Noise from Amerika, ed ha come garanti altri economisti di università americane ed italiane, alcuni noti all’opinione pubblica per i loro editoriali su vari quotidiani nazionali. Per comodità riportiamo i nomi e le affiliazioni qui di seguito (attualmente questa lista non è reperibile sul sito di FID)

  • Alberto Alesina (Harvard University)
  • Orazio Attanasio (University College London)
  • Alberto Bisin (New York University)
  • Francesca Cornelli (London Business School)
  • Luigi Guiso (EIEF e Roma Tor Vergata)
  • Alessandro Penati (Università Cattolica)
  • Aldo Rustichini (University of Minnesota e Cambridge University)
  • Paola Sapienza (Northwestern University)
  • Paolo Siconolfi (Columbia University)
  • Michael Spence (Stanford University)

In aggiunta vi è una nutrita schiera (62) di “economisti accademici sostenitori del programma di FID”  appartenenti ad università di diversi paesi. Dunque la domanda può essere posta in questi termini: possibile che nessuno di queste teste d’uovo abbia avuto il dubbio che Giannino avesse dichiarato di avere titoli accademici che non ha? Quale credibilità può avere un comitato di garanti di un movimento politico che non è in grado di garantire per il proprio stesso candidato premier? E gli altri candidati sono “garantiti” allo stesso modo? Ma sopratutto: è possibile che un professore universitario non sappia riconoscere alla prima chiaccherata se il proprio interlocutore sia o meno laureato nella sua  stessa materia di insegnamento e ricerca? Magari in casi eccezionali è possibile ma Giannino rientra tra questi? C’è da dubitarne (vedi ad esempio pag.146 di questo documento).

Chi scrive è dell’opinione che  sia semplicemente impossibile che nessuno si sia accorto del fatto che Giannino non fosse laureato e non avesse un master in economia: questo fatto è stato però ricordato con perfetto tempismo elettorale. Tutt’al più può essere sfuggito che lo abbia dichiarato. Ma anche questa spiegazione non sembra credibile perché, ad esempio, Giannino occupa la posizione di Senior Fellow al noto Istituto Bruno Leoni, che “è attivo nell’elaborazione di ricerche e studi, e in un importante programma di pubblicazioni a vasto raggio … Tutte le pubblicazioni dell’IBL sono nel contempo rigorose sul piano della ricerca…” Se ne deve concludere che all’IBL sono rigorosi nelle pubblicazioni ma non nel controllo del curriculum di un proprio Senior Fellow nonché direttore del blog dell’Istituto stesso. Inoltre, come notato,  Giannino stesso, proprio nelle discussioni su NfA, ha sbandierato i suoi titoli.

Dunque un comitato dei garanti che non garantisce ed economisti accademici che non sanno riconoscere un (non) lauerato/”masterizzato” nella loro stessa materia. Va anche considerato che ben 10 degli esperti valutatori dell’agenzia italiana di valutazione (ANVUR) nell’area economica appartengano a questo gruppo – uno è anche candidato. Se da una parte non  è opportuno che la valutazione in un campo politicamente sensibile come l’economia veda una tale massiccia presenza non di elettori ma di proponenti, garanti e sostenitori di un movimento politico con forti connotazioni ideologiche, dall’altra chi si farebbe valutare da un garante, promotore, sostenitore o candidato di un movimento politico il cui leader presenta false credenziali accademiche proprio nella disciplina scientifica di competenza?

Potremmo fare della facile ironia  su uno dei capisaldi del programma di FID: l’abolizione del valore del titolo di studio. Ma, davvero, non è il caso: questa è una vicenda triste e deprimente su cui purotroppo non si può stendere un velo pietoso ma che deve essere chiarita  in ogni suo aspetto proprio per la visibilità pubblica e accademica che hanno i suoi proponenti, garanti, sostenitori e candidati.

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52 commenti su “L’Oscar della credibilità

  1. Circa il post “L’Oscar della credibilità” si biasima che Giannino non abbia superato scritti ed orali del Concorso per Magistratura…. ai quali avrebbe partecipato anche se NON laureato in Giurisprudenza? Ma basta non ne posso più di gente che scrive senza documentarsi. Siete tutti uguali ? spiegazioni dovute

    • Mi scusi non capisco il senso del suo commento: in che senso non sono documentato? Ci sono tutti i links alle fonti. Cordialità

      • per iscriversi ad un concorso per magistratura occorre la laurea in giurisprudenza, che lei conferma che Giannino non abbia: “non si è laureato in giurisprudenza”. Quanto dice è contraddittorio, e una delle sue affermazioni parrebbe falsa;
        saluti

      • forse non mi sono spiegato:ho solo riportato quello che Giannino ha scritto nel link che ho messo http://noisefromamerika.org/c/4696/24003

  2. Il caso ricorda, per certi versi, la vicenda di Umberto Galimberti, sorpreso a copiare testi altrui e riciclare i propri. Galimberti non si è inventato titoli, ma a quanto pare, se in certi ambienti proponi le idee “giuste” (il liberismo di Giannino, il post-heideggerismo di Galimberti), le procedure di controllo svaniscono. In attesa di ricominciare a fare le cose sul serio, meglio proporre idee “sbagliate” (come le vostre, in questo momento storico-politico), così almeno siamo sicuri che sarà fatto pelo e contropelo :-). Saluti e complimenti per il Vs. ottimo lavoro.

  3. Il fatto pone certamente interrogativi inquietanti sulla solidità della ricerca accademica, come dice l’autore un buon accademico dovrebbe capire a occhio con chi ha a che fare, ma se il millantatore non fa concorsi universitari o non chiede contributi di ricerca non deve mai esibire curricula e certificati. Ben più grave il fatto che nell’ambito giornalistico e in prossimità all’ambito politico, in cui Giannino è cresciuto, sia possibile per anni contraffare le proprie credenziali: un sistema corporativo potentissimo, autoreferenziale, al di sopra di tutto e di tutti in grado di spostare masse di pance e cervelli dove i potentati economici vogliono.

  4. Magari potrebbe essere che, pur non avendo conseguito certificazione pubblica, Oscar Giannino sia realmente esperto di materie economiche, o no? Non è che alla fine si tratti di un deficiente, ma di uno che al liceo aveva voti altissimi e che per anni è stato portavoce di un partito nazionale; oggettivamente una persona geniale. L’economia se l’è studiata per conto suo. O davvero è pensabile che per decenni abbia potuto ingannare tutti? Alla fine, nemmeno l’autore dell’articolo (Francesco Sylos Labini) mi pare abbia mai denunciato la cosa prima che avvenisse il fattaccio, o sbaglio?

    • Certo, ma io non ho fondato un partito e non l’ho candidato premier con l’idea di “rivoluzionare” l’economia del paese.

      • E non ha mai lanciato strali contro i “baroni”, straparlando di merito, e invocando l’abolizione del valore legale della laurea. E non ha mai gioito per il crollo del numero di laureati, invocando la chiusura degli Atenei.

      • ma hai straparlato parecchio di economia pur non capendoci niente,caro Sylos Labini,quindi dovresti avere la decenza di tacere,invece di continuare a scrivere simili scemenze

    • Lei scrive: “…uno che al liceo aveva voti altissimi…”
      Ha visto forse le pagelle di Oscar Giannino?

      • Lo ha dichiarato lui, nell’intervista a “le invasioni barbariche” del 22.02.13, che è stata molto seguita (è ancora in rete: http://www.youtube.com/watch?v=j7B251NCwsk le dichiarazioni sono dal minuto 16 in poi) e che nessuno ha smentito, pur avendone ovviamente tutto l’interesse, dato che si era ancora in campagna elettorale e che stava uscendo di tutto e di più su di lui; nell’intervista Giannino è stato molto circostanziato, indicando il liceo frequentato (l’Alfieri a Torino) e anche il fatto che per cinque anni avesse vinto una borsa di studi grazie ai voti altissimi (aveva anche dei nove e dei dieci, al liceo classico), invitando anche a controllare. Ormai gli scheletri di Giannino sono tutti alla luce del sole, e quelli sono; ma che sia una persona dalla notevole cultura non vedo come possa essere negato.

      • Ho visto quella trasmissione televisiva.
        Il punto è ci sono soltanto le parole di Oscar Giannino a provare i suoi altissimi voti al liceo.
        Finché non saranno prodotti i documenti relativi, non credo a nulla di ciò che dice Giannino.

  5. D’accordo. Solo una piccola notazione: la Booth University di Chicago non esiste.
    Si tratta invece della Booth Business School presso la University of Chicago.
    Già il fatto che lo stesso Giannino la chiamasse Booth University nelle sue interviste poteva in effetti indurre a sospettare…

  6. “Chi scrive è dell’opinione che sia semplicemente impossibile che nessuno si sia accorto del fatto che Giannino non fosse laureato e non avesse un master in economia”.
    Su questo ho forti dubbi. Personalmente ho sempre ritenuto che le idee espresse da Giannino non erano altro che luoghi comuni orecchiati dai liberisti o da una lettura affrettata del libro di Friedman “Free to choose”. Ma gli economisti che hanno appoggiato Giannino insegnano e hanno studiato proprio le cose che portano alle idee espresse da Giannino e quindi perché sospettare?
    Ho anche il forte dubbio che alla Booth Business School insegnino solo proprio quelle cose, ignorando non solo Keynes, ma ogni elementare storia del pensiero economico. Se questo non fosse vero, se io dirigessi la Booth School emanerei un comunicato dicendo espressamente che uno che sostiene le cose dette da Giannino era impossibile che avesse avuto il master della loro scuola. Ma siccome fra i promotori di Giannino c’è anche un docente di quella scuola (Luigi Zingales) mi sembra ovvio che non sarà mai fatto.

  7. Gentilissimo Francesco Sylos Labini; probabilmente io ho 30 o 40 anni più di Lei, qunidi mi perdoni se alla sua difesa di aver riportato (come un suo) asserto informazioni (contradittorie) copiaincollate da altri, obietto, con simpatia, che questo… se, forse, è un atteggiamneto da “blogger” , non lo è da giornalista. Purtroppo questo meraviglioso mezzo interattivo che è internet ormai richiede che le chiacchiere da “bar” (per sentito dire) si separino dai pareri personali espressi e motivati (meglio se autorevoli). A mie spese ho imparato che bisogna essere severi con sè stessi e non con gli altri; pertanto la saluto con sincera simpatia ed incoraggiamento.

  8. Sono d’accordo con lei che il fatto che nessuno abbia controllato il curriculum di Giannino si é rivelata una leggerezza imperdonabile – e infatti FARE l’ha pagata molto, molto cara.
    Per quanto riguarda la sua domanda:
    “è possibile che un professore universitario non sappia riconoscere alla prima chiaccherata se il proprio interlocutore sia o meno laureato nella sua stessa materia di insegnamento e ricerca?”
    I fatti dimostrano che é possibile, tant’é che il caso é scoppiato solo quando il prof. Zingales l’ha portato alla luce, dall’interno del movimento stesso.
    O vuole dirmi che gli economisti della scuola avversa se ne erano accorti e non hanno voluto rivelarlo?
    Quale particolare caratteristica, secondo lei, distinguerebbe chi ha un Master e/o una Laurea da chi semplicemente ha studiato e continua ad informarsi da autodidatta e parla comunque con competenza? c’é forse un “aura” che solo un altro adepto può vedere? ma andiamo!
    Se nessuno degli illustri professori della scuola avversa ha mai fatto notare, prima che “la Zanzara” cominciasse a scavare tra le pubblicazioni e le registrazioni di Giannino, che non esiste un Bob Arrow Nobel per l’economia… beh allora significa che o non é poi cosi noto (ne dubito) oppure che non hanno mai letto/ascoltato quello che Giannino aveva da dire.

  9. Be’ i “professori della scuola avversa” non stanno tutti i giorni a sentire quel che dice Giannino nei convegni dove parla di “Bob” Arrow….

  10. Tra l’altro dubito che i “professori della scuola avversa” vadano ai seminari teorici su Mises dell’IBL. Voglio dire, è un paragone che non regge, un conto è parlare in tv di argomenti generici con Giannino, magari una volta all’anno, o leggere quel che scrive sui giornali, un altro è partecipare a seminari, avere colloqui a quattr’occhi, ecc. molto frequenti e per anni e anni.

  11. Per la prima volta da quando vi seguo non concordo con voi, non per l’amore che ho per i grandi bluff (perché un bluff è una forma di arte) e neanche perché non ama l’accanimento con chi ha perso in un soffio tutta la sua credibilità, ma perché il vostro articolo implicitamente ammette che chiunque abbia una laurea o un master sia edotto dei contenuti del corso di studi… purtroppo questo non è vero per tutti e basta parlare con dei laureati a campione. E’ come presupporre che ogni Professore universitario che abbia passato un concorso, sia realmente un profondo conoscitore della propria materia.
    Sono comunque estremamente felice che un ennesimo liberista si sia fatto riconoscere per la sua propensione a mentire, in quanto questo spiega il perché si sia reso portavoce di un balla come “I risultati raggiunti dal mercato rappresentano una situazione di massima efficienza e di massima equità”.

    • Non mi pare che il senso sia questo. Il senso è proprio il contrario: Sylos Labini sostiene che è singolare che alcuni tra i più titolati economisti al mondo non si siano mai accorti che Giannino fosse un autodidatta, il che la dice lunga sulla loro capacità di valutazione (senza nulla togliere alla capacità di Giannino, che, conocrdo, è un vero artista).

  12. Ma fatela finita, Giannino era molto più competente di voi keynesiani e marxisti, sconfitti dalla storia, così numerosi nelle nostre derelitte università che da anni ci propugnate le meravigliose virtù dell’interventismo statale nell’economia.
    Giù il cappello di fronte a una persona che da autodidatta è arrivata a quel livello

  13. […] La singolare vicenda dei titoli di studio mai conseguiti di Oscar Giannino può sembrare una delle tante farse all’italiana. In realtà si tratta di qualcosa di molto serio, che coinvolge direttamente la credibilità di molti noti economisti di area liberista con decine di pubblicazioni e continuamente presenti nel dibattito pubblico in qualità di “esperti” quasi incontestabili. Come è possibile che nessuno di questi accademici si sia accorto che Giannino non era neppure laureato nella propria disciplina? Se lo chiede in questo articolo per Keynes blog Francesco Sylos Labini, dopo che nessuno sui maggiori media ha posto in discussione la credibilità di chi ha creduto a Giannino.  Continua a leggere » […]

    • Il livello di mentire.

      Quanto alla storia, mi sembra che il vostro liberismo stia provocando dei bei guai, tanto in Italia quanto in Europa: disoccupazione in aumento e, nonostante le vostre assurde politiche di austerità, aumento del debito pubblico. Continuate a leggere Walras, von Mises e Alesina e il declino è assicurato.

      • Sbagliato il livello della risposta, che era dedicata al Panico!

      • Prima di tutto mi dovrebbe spiegare dove vede in Italia il liberismo quando la spesa pubblica assorbe più della metà del PIL e la pressione fiscale è arrivata a livelli stratosferici. Quindi se c’è qualcosa che ostacola lo sviluppo in Italia è proprio lo statalismo oppressivo. E poi se vuole sapere chi ha provocato la crisi economica si legga gli autori della scuola austriaca (Mises, Hayek, Hazlitt) che mettevano in guardia circa gli effetti disastrosi (bolla dei mutui subprime) di una manipolazione dei tassi di interesse da parte dei banchieri centrali. In Europa, l’austerità è confinata al solo settore privato (Tasse, tasse, tasse) e quasi per niente al settore pubblico (Tagli di spesa). Altro che rigore. Quindi, per concludere, la soluzione non può che essere una drastica riduzione delle tasse finanziata da altrettando drastici tagli di spesa. Non c’è altra via di uscita dalla crisi.

      • Prima di tutto mi dovrebbe spiegare dove vede in Italia il liberismo quando la spesa pubblica assorbe più della metà del PIL e la pressione fiscale è arrivata a livelli stratosferici.

        E’ abbastanza ovvio che, se si adottano ricette che fanno abbassare il PIL, la componente G divenga percentualmente più grande. Ovvero, è proprio l’ “austerità espansiva” che fa aumentare il debito e la percentuale di G. Basta davvero un poco di logica per capirlo, ma evidentemente la logica non abita dalle parti della scuola austriaca cui lei si ispira.

        “in Europa, l’austerità è confinata al solo settore privato (Tasse, tasse, tasse) e quasi per niente al settore pubblico (Tagli di spesa).”

        Non è vero, basta guardare i numeri. Guardi anche al disastro che sta combinando Cameron in Inghilterra.

        https://keynesblog.com/2012/05/28/tagliare-la-spesa-pubblica-o-aumentare-le-tasse-in-nessuno-dei-due-casi-funziona/

      • Gentile Panico,
        da fisico rimango ogni volta molto sorpreso da livello di sicurezza con cui si fanno affermaziono di fatti che riguardano un campo complesso come l’economia: avete delle certezze che noi fisici non abbiamo nemmeno quando discutiamo del comportamento degli elettroni nei solidi (cosa leggeremente più controllabile). In questa situazione sarebbe opportuno non presentarsi alle elezioni con un candidato premier che millanta CV tarocchi – tanto per essere un filo più credibili.
        cordialità.

      • Guido Iodice,quando la finirete di scrivere cavolate?La nostra spesa pubblica sul PIL anche prima della crisi,era intorno al 48%,nel 2007,perchè non cominciate tu e Labini a parlare di cose che siete in grado di capire?

  14. Nel momento in cui hanno buttato Keynes nella spazzatura, insieme a Marx, tante pagine dello stesso Adam Smith e altro, hanno riportato la macroeconomia, come dice Krugman, a un “Medio Evo cui conoscenze che erano state faticosamente acquisite sono andate perdute” – creando le condizioni ideali per il fiorire di “economisti” di un nuovo genere, spesso ben remunerato da fondazioni con apparenza accademica e sostanza, invece, schierata politicamente.

    Il Professor John Cochrane, della Booth, viene citato da Krugman per aver affermato che “ormai e’ dagli anni ’60 che nessuno insegna piu’ Keynes, sono favole per bambini”.
    Con uno “stile” (o faccia tosta) che Giannino non ha avuto difficolta’ a imitare.

    Riporto testualmente ma si trova online, compresa la risposta di Cochrane: “And so Chicago’s Cochrane, outraged at the idea that government spending could mitigate the latest recession, declared: “It’s not part of what anybody has taught graduate students since the 1960s. They [Keynesian ideas] are fairy tales that have been proved false. It is very comforting in times of stress to go back to the fairy tales we heard as children, but it doesn’t make them less false.” (It’s a mark of how deep the division between saltwater and freshwater runs that Cochrane doesn’t believe that “anybody” teaches ideas that are, in fact, taught in places like Princeton, M.I.T. and Harvard.)” (2 settembre 2009, “How did economists…”).

  15. Illustre professore,
    queste Sue considerazioni mi paiono, più che altro, una polemica tra accademici per interposta persona. Cosa significa il Suo discorso? Che gli studiosi di area liberista sono così sprovveduti da non riconoscere neppure un millantatore? Che chi non proviene dal sacro circolo degli esperti ufficiali non può sapere le cose (Le ricordo che Nitetsche era ufficialmente un filologo)? Significano che, chi non è sprovveduto o un po’ tonto non può che appartenere all’area liberista perché quelle liberiste sono idee da sprovveduti? Francamente non mi sembra, la Sua, lo dico pieno di rispetto, una posizione molto commendevole. Mi ricorda una furibonda polemica tra due miei professori torinesi, città nella quale mi laureai in filosofia (veramente), moltissimi anni fa: ad uno dei due era stato assegnato un tappeto di pregio per arredare meglio lo studio e l’altro lo era venuto a sapere. Potessi avere lo spazio per raccontarLe cosa si dissero per interposto tappeto!

    • Grazie per averci risparmiato il dibattito filosofico sul tappeto.
      Mi appassiona di più il master allo Zecchino d’Oro.

    • Credo si volesse solo presentare due alternative:
      1) le idee espresse da Giannino (anche se rozzamente) coincidevano con quelle dei professori e dell’Università Booth di Chicago, e quindi i professori firmatari non si siano dati molto da fare per chiedergli di esprimerle in modo meno volgare e rozzo, cosa che avrebbe più facilmente scoperto che dietro c’era il nulla.
      2) I professori si erano accorti che Giannino fosse un millantatore ma, data la sua visibilità pubblica e le sue pagliacciate mediatiche, fosse possibile “machiavellicamente” sfruttarlo per far una facile carriera politica. Una volta venuto fuori il bluff fuga.
      Non so quale delle due alternative sia la meno peggio.

  16. Che dire: Dannunzio era alto 1,62, parlava con un forte accento abruzzese, largo di fianchi, con denti messi male……. per molti era un perfetto dandy. Tutti possono sbagliare…..importante è riconoscerlo e cercare di essere più attenti una seconda volta

  17. È sparito un nostro commento?

  18. “è possibile che un professore universitario non sappia riconoscere alla prima chiaccherata se il proprio interlocutore sia o meno laureato nella sua stessa materia di insegnamento e ricerca? ”

    Questo e’ l’unico argomento a supporto della tesi ma e’ un argomento molto debole. Una laurea in economia, e anche un master, non garantisce di certo che uno non commetta mai errori di economia. Inoltre, a quanto ne so, Giannino non ha mai fatto errori marchiani, tipo per esempio confondere una grandezza flusso con una stock.

    Quindi mi sembra del tutto possibile che anche un professore di economia non abbia saputo capire se Giannino avesse una laurea o no (a me, per inciso, questo sembra una ragione in piu’ per l’abolizione del valore legale del titolo di studio ma non e’ questo il punto).

    Questo non vuol dire che non siano stati commessi degli errori. Se ci si presenta in parlamento, un minimo di vetting del candidato premier andrebbe fatto. Qui ovviamente ci sono stati degli errori, imputabili secondo me al fare tutto di fretta, essendo inesperti di politica.

    • Giannino era il fondatore e il candidato premier della sua lista.
      Non abbiamo a che fare quindi con degli errori dettati dalla fretta imposta dai tempi di presentazione delle liste (che non richiedono un c.v.).
      Abbiamo a che fare con una persona che per anni ha mentito sulle sue credenziali. Ed è paradossale (direi da malattia mentale) che abbia avuto la necessità di mentire perfino sulla sua partecipazione allo Zecchino d’Oro.

      • Intendevo errori dei professori, non di Giannino. Il post originale e’ una critica a loro, non tanto a Giannino, al riguardo del quale concordo con quanto scrivi.

  19. Gianrocco

    Credo non ci sia commento più efficace su questa ignobile vicenda delle parole dette da Gianfranco Ravasi nel volumetto: “Il Dio ignoto” in cui – nel suo confronto con il Presidente Napolitano condotto da Ferruccio de Bortoli – così si esprimeva discutendo degli “Svegliatori” della coscienza: “Abbiamo contratto una malattia peggiore [della guerra], l’amoralità, la totale indifferenza verso tutto e verso tutti, condita da dosi industriali di superficialità e banalità che tinge ogni cosa di grigio, avvolgendoci in una fitta nebbia e offuscando la capacità di distinguere il bianco e il nero, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso. Il tutto senza alcun senso di colpa o di vergogna. L’approdo verso cui conduce l’assenza totale di moralità è la deriva estrema dell’orgoglio, dell’arroganza sprezzante nel mostrarsi immorali, senza alcun senso di colpa o, almeno, di vergogna” (Edizioni del Corriere della Sera, 2013, pp. 63-64). Sbigottito, da ex professore universitario, non mi riesce di pronunciare altra parola –– condividendo il contenuto dei commenti di “frankesche”, di Tom e di altri secondo cui – al di fuori di un’indagine ad hoc – non ci si accorge immediatamente che “non è tutt’oro quello che luccica’. Mi riferisco almeno all’economia, diversamente da quanto accade per altre discipline o scienze, in particolare di quelle cosiddette ‘esatte’.

  20. L ‘affermazione che riguarda il concorso in Magistratura è la più grave, perchè rivela non solo una grande inventiva con più bugie, per così dire, inenallate (laurea in Giurisprudenza, partecipazione al Concorso, esito positivo) ma perchè si riferisce anche ad una funzione pubblica di grandissima rilevanza. Speriamo che la carriera del Sig. Giannino si concluda qui.

    • Credo che la carriera politica di Giannino si fermi qua, giustamente secondo me. Finora comunque non e’ venuto fuori che Giannino abbia derivato benefici dalle sue bugie.

      Per contrasto, rimane in politica Monti che all’inizio del mandato aveva detto che non si sarebbe candidato; rimane Bersani che ha reagito come un bullo delle medie allo scandalo Monte dei Paschi (“Non s’azzardino ad accusarci di scorrettezze”, “Non s’azzardino ad aprire bocca. Se ci cercano ci trovano”). Ricordo che il Monte dei Paschi e’ stato aiutato con quasi 4 miliardi di euro di Monti-bond. E rimane Berlusconi sul quale non c’e’ bisogno di commentare.

      Ecco, tutti questi personaggi rimangono in politica e pare normale cosi’. Ma sia mai che uno mentisca sulla propria partecipazione allo Zecchino d’Oro.

  21. Giannino è probabilmente un bugiardo patologico vittima del “disturbo istrionico di personalità”. Più volte si è giustificato giocando con l’ambiguità e cambiando versione mano a mano che venivano fuori nuove prove delle sue menzogne: prima ha dato la colpa ad uno stagista, a wikipedia e a non meglio identificate voci della rete, poi ha detto, a proposito del video di Repubblica TV, che la parola master gli era scappata per sbaglio, in “maniera automatica”. Purtoppo ci sono almeno quattro video che smentiscono le sue parole: http://sporchibanchieri.wordpress.com/2013/02/26/giannino-bugiardo-da-oscar/
    Condividiamo le parole di Paolo Palazzi: «Personalmente ho sempre ritenuto che le idee espresse da Giannino non erano altro che luoghi comuni orecchiati dai liberisti o da una lettura affrettata del libro di Friedman “Free to choose”».
    Sarebbe interessante sapere quanti lavori Giannino abbia ottenuto grazie anche a questi millantati titoli ma, soprattutto, sarebbe da chiedersi quanti Oscar Giannino ci siano in Italia (e nel mondo).

    Un saluto

  22. Grazie per l’articolo. Studio sociologia, e la vicenda Gainnino mi aveva colpito: dal Corriere e dal Sole24h era presentato come una specie di “campione” nelle interviste e negli spazi a lui concessi, mentre io nel mio piccolo foro mi chiedevo come fosse possibile che uno legato ad un think thanks della Nuova Destra fosse presentato come “l’uomo scienza”, – per lo più un soggetto chiaramente non molto stabile, “alla Sgarbi” per capirci -. Sono felice. Saprò dove non perdere ulteriormente tempo.

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  25. “è possibile che un professore universitario non sappia riconoscere alla prima chiaccherata se il proprio interlocutore sia o meno laureato nella sua stessa materia di insegnamento e ricerca?” SI’. Spesso sono i laureati veri che NON sembrano laureati, né di primo acchito né dopo. Tutte le Sue argomentazioni, compreso l’elenco degli economisti, fra cui un Nobel, dovrebbero indurlo a ipotizzare che Giannino sia l’eccezione, che non ritengo così rara. La pagina da Lei citata, che di per se sarebbe un indizio e non una prova, a dimostrazione contraria può coerentemente confermare che Giannino sia un megalomane che vuol attirare su di se l’attenzione ( vedi anche il vestiario), mentre se è un incapace nella disciplina economica sia provato con l’elenco dei ragionamenti economici anacoluti sostenuti negli scritti (le affermazioni in pubblico sono coerenti con la megalomania). Niente di strano dunque nell’atteggiamento dei colleghi che, anche per ragioni psicologiche, sottovalutano eventuali – se ci sono – indizi o prove, catalogando il tutto sotto l’originalità del personaggio (eccentricità, megalomania, narcisimo ecc). Ricordo che nel caso del filosofo Galimberti la difesa del collega Vattimo sarebbe stata che ogni filosofo scopiazza Platone (o simile). GRAVE mi sembra invece, per il Suo equilibrio psichico, l’affermazione, se è a Lui attribuibile, “ho aderito a fermare il declino perché solo Boltrin e soci potevano cascarci” . E mi fermerei qui.
    moreno

  26. […] hanno superato i benefici? Queste semplici domande sono state rivolte dalla Chicago Booth (proprio quella Chicago Booth) a un panel di economisti che periodicamente risponde a domande sull’attualità economica. I […]

  27. […] hanno superato i benefici? Queste semplici domande sono state rivolte dalla Chicago Booth (proprio quella Chicago Booth) a un panel di economisti che periodicamente risponde a domande sull’attualità economica. I […]

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