di Gustavo Piga, da Il sole 24 ore del 22 ottobre 2020
Il nostro Paese ha ed avrà ancora di più nei prossimi mesi un bisogno immenso di crescita economica. Non solo per mantenersi stabile socialmente ma anche finanziariamente: una crescita solida è senza dubbio l’unico modo credibile per garantire infatti anche la discesa del rapporto debito pubblico su PIL.
Il Recovery Fund doveva raggiungere proprio questo fine, dare garanzia di stabilità sociale e finanziaria, tramite il finanziamento di maggiori investimenti pubblici. Ma qualcosa sembra non stia funzionando perfettamente, almeno se consultiamo il documento fondamentale per capirne di più, la Nota di Aggiornamento al DEF recentemente pubblicata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questa include infatti tre informazioni chiave: la posizione per il 2021-2023 del Governo stabilita con il DEF in aprile, gli effetti aggiuntivi della manovra per il 2021 sul triennio e, infine, il contributo per gli anni 2021-23 dei fondi europei del Recovery. L’analisi complessiva di queste tre dimensioni ci dice della posizione fiscale del Governo e di come questa impatta sull’economia.
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Anthony Thirlwall è uno dei più noti studiosi di economia internazionale post-keynesiana. In questo articolo pubblicato da Moneta e Credito, analizza la sua teoria sulla crescita vincolata dalla bilancia dei pagamenti. A distanza di molti anni, Thirwall mantiene due argomenti: il primo è che i paesi hanno bisogno di valuta internazionale di scambio (oggi principalmente dollari ed euro) e la scarsità di tali valute è un vincolo allo sviluppo e al commercio. Un problema, questo, che nell’euro viene superato dalla disponibilità illimitata di riserve tramite il Target 2 (leggasi in proposito Lavoie