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Keynes e la macchina stampa soldi

john-maynard-keynesPer uno strano scherzo della storia, oggi molti attribuiscono a Keynes l’idea che stampare denaro sia la medicina migliore per risolvere una crisi. In realtà l’autore della Teoria Generale la pensava molto diversamente. L’espansione monetaria ha senso se serve a finanziare la spesa pubblica e i bassi tassi di interesse sono utili nella misura in cui aiutano le imprese ad investire e assumere, mettendo nelle mani dei propri dipendenti nuovo potere d’acquisto. Per Keynes, al contrario di quanto Milton Friedman sostenne 40 anni dopo, le politiche monetarie da sole non bastano, come in effetti dimostra l’esiguo risultato dei Quantitative Easing in USA e UK. Ecco cosa scriveva l’economista di Cambridge nel 1933 a Franklin Delano Roosevelt.

Lo scopo del programma di Ripresa economica è quello di aumentare la produzione nazionale e mettere più uomini al lavoro. Nel sistema economico del mondo moderno, la produzione è attuata principalmente per la vendita e il volume di produzione dipende dalla quantità di potere d’acquisto – confrontato con il costo primo della produzione – che ci si attende arrivi nel mercato. In termini generali, pertanto, un aumento della produzione non può avvenire se non per il funzionamento di uno o l’altro di tre fattori: gli individui devono essere indotti a spendere una parte maggiore dei loro redditi già esistenti; oppure le imprese devono essere indotte – da una maggiore fiducia nelle prospettive o da un basso tasso di interesse – a creare ulteriori redditi correnti nelle mani dei propri dipendenti, che è quanto succede quando o il capitale circolante o il capitale fisso del paese viene potenziato; oppure l’autorità pubblica deve essere chiamata in aiuto per creare ulteriori redditi correnti attraverso la spesa di denaro preso in prestito o stampato. In tempi difficili, il primo fattore non si può pretendere funzioni su una scala sufficiente. Il secondo fattore entrerà in gioco come seconda ondata contro la recessione, dopo che sarà cambiato il vento grazie alle spese dell’amministrazione pubblica. È, pertanto, solo dal terzo fattore che ci si può aspettare il maggiore impulso iniziale. […]

L’altra serie di errori, di cui temo l’influenza, nasce dalla grezza dottrina economica comunemente conosciuta col nome di Teoria Quantitativa della Moneta. L’aumento della produzione e quello dei redditi subiranno una battuta d’arresto, prima o poi, se la quantità di moneta è fissata rigidamente. Alcune persone sembrano dedurre da questo che la produzione e il reddito possono essere incrementati aumentando la quantità di moneta. Ma ciò è come cercare di diventare grassi comprando una cintura più grande. Negli Stati Uniti oggi la cintura è abbastanza grande per la vostra pancia. È qualcosa di grandemente ingannevole concentrarsi sulla quantità di moneta – che è solo un fattore limitante – piuttosto che sul volume delle spese, che è il fattore operativo.

Fonte: http://newdeal.feri.org/misc/keynes2.htm

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30 commenti su “Keynes e la macchina stampa soldi

  1. Quantitative Easing e Stampare Moneta è una cosa molto diversa. Il perché questo non abbia ricadute sull’economia reale è stato spiegato da diversi economisti. Secondo me una spiegazione molto semplice ma al tempo stesso azzeccata è questa: http://memmt.info/site/la-moneta-da-sola-non-basta/

  2. immettere soldi attraverso il Quantitative Easing è come stampare soldi. infatti la FED per comprare la spazzatura che le banche detengono in pratica stampa dollari con i quali acquista titoli. immettere liquidità nel sistema è molto importante per due motivi. da un lato vengono eliminati crediti che creerebbero imbarazzo alle banche non in grado di ripagarli. da l’altro serve per immettere liquidità nel sistema bancario ormai asfittico che in crisi di liquidità non è in grado di finanziare le imprese. il problema è dove e come vengono usate queste risorse. se da un lato quindi è un comportamento corretto perché serve a non fare implodere il sistema dall’altro rivela come le politiche di crescita in una situazione di recessione non possono essere affidate esclusivamente ai privati. ritorna dunque il terzo fattore di Keynes che è quello dell’impulso iniziale. faglielo capire !!!

    • sono d,accordo con il commento di luigi maria ma aggiungerei che il terzo fattore serve affinche la liquidita’ possa uscire fuori da quel circuito (inter(no)bancario ed irrorare di risorse l,economia reale) .cioe farli arrivare nelle mani di veri imprenditori,o menager che li sappiano utilizzare a fini pubblici in modo da far ripartire l,economia reale.in modo che queste risorse si spalmino bene tra offerta e domanda….inoltre dando la possibilita alle banche di uscire fuori da quel circuito quasi interamente speculativo,e ritornare almeno in parte a quella funzione importantissima di raccogliere e distribuire risorse…..penso che questa sia l,unica strada se si vuole impedire il disastro totale

      • esatto, questo è il passo da fare… ed è oltre il Quantitative Easing.

      • Nessuna impresa investe se manca la domanda di beni e servizi . ( perchè devo mettere mano al portafoglio o assumere un disoccupato , se non mi torna nulla in tasca ? ) .
        Le banche oggi non hanno nessun ritorno economico nel dare credito ad imprese che non riescono a vendere merci e servizi ( manca la domanda e dunque il credito è a rischio .Oggi le banche sono pieni di crediti inesigibili ).

        L unico modo è ti tornare a separare le banche in speculative da quelle commerciali .
        Non si vuole fare ? beh allora non cambierà nulla per l economia “reale”.
        Il semplice stampare Moneta ( in qualsiasi modo) , non servirà a nulla….perchè non circola. La Moneta ha smesso il suo valore di “mezzo” ,per creare ricchezza reale.

      • la domanda di beni e servizi non nasce dal nulla, ma dal fatto che ci sia lavoro. Una azione anticiclica, tipo un datore di lavoro di ultima istanza, come uno stato che “crei moneta” per pagare lavoro, aiuterebbe di certo… Non mi si fraintenda: questo non ha proprio nulla a che fare con l’assistenzialismo o lo spreco di risorse pubbliche.

  3. Tutto è “colpa” di Hicks e della sua curva degli investimenti. Se la curva è molto elastica la politica monetaria è naturalmente molto efficace in campo reale aumentando gli investimenti ed è questa l’ipotesi (mai documentata e verificata) di molti neo-keynesiani che di fatto stravolgono il pensiero di Keynes.
    L’idea di Keynes era invece che la curva fosse molto rigida e che quindi la politica monetaria non solo non fosse in grado di ottenere la piena occupazione, ma che fosse sostanzialmente inefficace ad avere effetti reali sull’economia.

  4. c’è da dire che la fed e la boe hanno acquistato negli ultimi anni una grande quantità di titoli pubblici. questo, di fatto, vuol dire finanziare spesa pubblica stampando moneta. la bce, invece, si è limitata al salva stati che ha si ridotto i tassi ma non lo stock di debito. Sembrerebbe quindi che fed e boe stiano seguendo i consigli di cui sopra mentre la bce gioca a fare la banca conservatrice sulle spale dei cittadini europei.

  5. Ottimo intervento che rende giustizia a Keynes e al suo sottile pensiero, di filosofo delle probabilità. Quello che rivela la natura (endogena) della moneta e quindi il suo senso vero nell’uso che le è proprio.

  6. Ci risiamo, i neo-keynesiani italiani hanno idee scientificamente dimostrate avere molto piu’ riscontro nella realta’ empirica di tutte le teorie liberiste fin qui sperimentate. Le teorie keynesiane hanno il potenziale di poter risollevare l’ intera Europa (e certamente almeno l’Italia) dal disastro, ma gli accademici keynesiani italiani non sembrano veramente curarsene una volta fuori dalla cattedra universitaria o dalla scrivania di redazione. Scusate se pecco di disinformazione ma io non vedo mai su questo blog o altrove annunci riguardanti sforzi da parte dei nostri intellettuali miranti ad educare il cittadino comune che di macroeconomia capisce ben poco.

    Non credete sia ora che si uniscano allo sforzo dei cittadini di rigettare lo status quo, di rinnegare le teorie economiche neo-liberiste che stanno portando l’ Italia al disastro?E’ necessario con urgenza che gli economisti keynesiani italiani si rechino nelle scuole, nelle fabbriche, nei circoli e amministrazioni locali per educare la gente ormai assettata di risposte a questa catastrofe che non si arresta e che non potra’ arrestarsi perche’ il capitano ha lasciato a criminali il controllo del timone.

    Solo educando le masse si potra’ cambiare il corso della storia. Dalle vostre cattedre nulla cambiera’!

    • Più che prendersela con i professori universitari di area keynesiana, che comunque con questo blog, articoli e interventi televisivi (quando sono invitati) cercano di contrastare i luoghi comuni dei liberisti alla Boldrini, forse bisognerebbe prendersela con quei partiti, questi sì, che hanno il compito di organizzare i cittadini sui temi che più li possono coinvolgere, come le politiche economiche, dalle quali discendono delle conseguenze che riguardano tutti.
      Peccato che i partiti che, almeno teoricamente, dovrebbero essere interessati alle teorie keynesiane, siano al governo e condividano le tesi della destra e dei liberisti. Sono gli stessi partiti che hanno votato a favore del fiscal compact e che hanno introdotto in Costituzione il pareggio di bilancio.

      Non è compito degli accademici costituire partiti (Boldrini ne è la prova). Ma non costituire partiti non significa estraniarsi dalla realtà o non partecipare al dibattito (solo che se ne abbia l’opportunità: per ogni keynesiano che va in tv, appaiono 3 o 4 Boldrini, Giannino, De Nicola o i presunti esperti del Sole 24 Ore, ecc.)

  7. intervengo in un campo che non e’ il mio. io sono ingegnere edile. Da tempo leggo tutto quello che mi capita sulle teorie economiche, sulle loro applicazioni, e non riesco a capacitarmi del fatto che chi ha la conoscenza con indirizzo prevalente quello keynesiano non partecipi alla informazione dei mass media, dei partiti che dovrebbero essere piu’ predisposti, al fine di aumentare la conoscenza, la possibilita’ di indirizzare le scelte di politica economica verso quella che io penso essere l’unica soluzione per ridurre il disastro italiano ed europeo.

    • non sono d’accordo che chi dice che tutti i keinesiani accademici non si impegnino nella pratica ce ne sono tanti anche bravi che riescono in tv a creare degli shok che pero durano poco in quanto vengono subito assorbiti dal pensiero “dominante”ma penso che il problema sia che questi dibattiti in tv dovrebbero essere gestiti da persone competenti e non da presentatori delle tv generaliste quasi sempre asini in questa materia e difficilmente capaci di incanalare queste discussioni nella direzione giusta….chiaramente parlo di quelle persone che dirigono programmi soft su quasi tutti i canali nazionali almeno i 7 piu importanti….d,accordo sulla politica ma dovremmo ormai tutti sapere che essa ormai è un,altra cosa

  8. Non mi soffermerei più di tanto sulle eventuali differenze ultra semantiche del significato del QE e del conio di nuova massa monetaria. Converrete che l’esito finale sia pressoché lo stesso al netto di qualche beneficio in più verso uno dei soggetti destinatari delle nuove provviste.

    In punto nodale invece è quello, giustamente segnalato, della caratterizzazione che l’immissione de MM assume nel sistema economico secondo la teoria keynesiana, se concepito come copertura delle politiche fiscale e/o sociali. Possiamo fin da adesso affermare che l’immissione di nuova massa monetaria nel sistema secondo la teoria keynesiana non è dequalificata come fine a se stessa, ma la contrario, assume una qualificazione definitiva molto distinta se intesa come strumento della sostenibilità delle politiche economiche, sia fiscali che sociali, i cui obbiettivi siano il perseguimento della piena occupazione.

    Nella Teoria Generale è il moltiplicatore l’elemento discriminante che distingue l’aumento della MM come elemento dinamico della espansione economica dalla semplice immissione inflattiva della massa monetaria.

  9. […] allora si credeva che aumentare la quantità di moneta avesse effetti espansivi (ed inflattivi). Keynes scrisse al presidente Roosevelt ironizzando contro coloro che pensavano di poter “ingrassare comprando una cintura più […]

  10. Credo che uno dei meccanismi che si ha in mente è quello dell’espansione degli investimenti causato dalla diminuzione del tasso di interesse dovuto all’aumento dell’offerta di moneta. Il guaio sta nella rappresentazione scolastica della IS-LM nella quale, usualmente, la scheda degli investimenti è molto elastica a variazioni del tasso di interesse.
    La realtà è invece che la sensibilità degli investimenti a variazioni del tasso di interesse è molto bassa, solo forti e improbabili variazioni dell’offerta di moneta che diminuiscano notevolmente i tassi di interesse potrebbe avere un qualche effetto sugli investimenti.
    Una lettura attenta e non ideologica o scolastica di Keynes e forse anche di Hicks (e il suo pentimento successivo) non avrebbe dovuto portare a quell’errore.

  11. Senza Glass-Steagall la civiltà occidentale è irrimediabilmente perduta.

    • “[…] Nei modelli economici tradizionali, l’aumento della liquidità si traduce in un incremento dei prestiti, soprattutto agli investitori ma anche ai consumatori, che a sua volta fa crescere la domanda e l’occupazione. Nel caso della Spagna, però, si è verificata una fuga record di capitali dalle banche, che continua tuttora, mentre l’Europa perde tempo con l’attuazione di un sistema bancario comune. La mera iniezione di liquidità mantenendo le attuali politiche di austerità non sarà sufficiente a ridare impulso all’economia spagnola. […] I prestiti… sarebbero inibiti anche nel caso in cui le banche godessero di buona salute. Dopo tutto, le piccole imprese si affidano a prestiti con garanzia collaterale, e il valore dei beni immobili – la principale forma di garanzia collaterale – è ancora inferiore di un terzo ai livelli pre-crisi. Inoltre, data l’entità della sovracapitalizzazione nel settore immobiliare, i tassi di interesse più bassi potranno fare ben poco per rilanciare i prezzi immobiliari, tanto meno provocare un’altra bolla dei consumi. […] Oggi, il pericolo per l’Europa e l’America è che i politici e i mercati pensino che la politica monetaria sia in grado di rilanciare l’economia. Purtroppo, nel punto in cui siamo, il suo effetto principale è quello di distogliere l’attenzione dalle misure che potrebbero davvero stimolare la crescita, come una politica fiscale espansiva e una riforma del settore finanziario mirata a incoraggiare i prestiti.” Alcuni estratti dall’articolo J.Stiglitz, tratto da http://www.investireoggi.it/economia/stiglitz-la-mistificazione-monetaria/?refresh_ce.

  12. […] più l’azione dello Stato a sanare i fallimenti del mercato, mentre si continua a constatare – come più volte abbiamo visto – l’inefficacia delle politiche monetarie di sostegno al sistema finanziario, in assenza di […]

  13. […] più l’azione dello Stato a sanare i fallimenti del mercato, mentre si continua a constatare –come più volte abbiamo visto – l’inefficacia delle politiche monetarie di sostegno al sistema finanziario, in assenza di […]

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