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Le ipocrisie di Confindustria

squinzi-Confindustria

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi lancia l’allarme sul “baratro” economico e chiede una grande alleanza pro-impresa. Per continuare le stesse politiche che hanno portato al disastro

di Mario Pianta, da Sbilanciamoci.info

Era il 17 marzo del 2001, Confindustria aveva radunato 4800 imprenditori a Parma per incoronare Silvio Berlusconi come proprio candidato alle elezioni di maggio, quando fece a pezzi Francesco Rutelli. Il capo degli industriali era uno dei peggiori, Antonio D’Amato, e presentò un progetto di centralità dell’impresa fondato su sgravi fiscali, flessibilità, precarizzazione del lavoro. Silvio B. lo definì “la fotocopia di un programma di governo, quello che noi presenteremo agli italiani”. Da allora, quasi tutto di quel programma è stato realizzato – solo la riduzione della tutela dal licenziamento, fermata dall’enorme manifestazione Cgil del 2002, ha dovuto aspettare l’arrivo del governo Monti e i voti del Pd per essere introdotta l’anno scorso.
Confindustria aveva rinnovato l’invito a Berlusconi a Parma il 10 aprile 2010, davanti a 6000 imprenditori, un record di partecipazione. Allora Silvio B. – fresco vincitore del voto del 2008 – le aveva sparate grosse. “Non siamo un paese in declino” e i conti pubblici italiani “sono in ordine grazie a Tremonti”. L’anno prima, nel 2009, la recessione aveva tagliato il Pil italiano del 5,1%, ma gli industriali avevano applaudito Silvio B. che annunciava che non dobbiamo “farci toccare dal pessimismo e dal catastrofismo”.
Ora il catastrofista siede al vertice di Confindustria, si chiama Giorgio Squinzi e pochi giorni fa ha dichiarato che “il Nord è sull’orlo di un baratro” – il Sud vi è precipitato da decenni, ma questo allarma assai meno l’assemblea degli industriali. Lacrime di coccodrillo o retorica dell’emergenza? “Ci aspetta un grande impegno comune: fare una nuova Italia, europea, moderna aperta”, una grande alleanza col governo delle già larghissime intese. Ma contro chi? Contro il fisco, le banche che non danno soldi, il costo del lavoro (proprio così) a livelli insostenibili. Concorda il presidente del consiglio Enrico Letta, che dichiara di essere “dalla stessa parte” delle aziende. Soddisfatti i sindacati.
E’ possibile che i fatti – per non parlare delle responsabilità per le politiche passate – siano così completamente rimossi dai discorsi dell’élite economica e politica di questo paese? Dall’inizio della crisi nel 2008 al 2012 il Pil italiano è crollato dell’8%, la produzione industriale – quella che interessa a Squinzi – di oltre il 20%, gli investimenti – quelli che dovrebbero fare i suoi associati – del 17%. L’Italia è passata nella serie B del sistema produttivo europeo per effetto delle politiche dei governi di centro-destra e di larghe intese e per effetto delle scelte delle imprese italiane di arricchirsi con la finanza, abbandonare innovazione e ricerca, vendere e chiudere gli impianti. Solo in Svizzera ci sono 150 miliardi di euro di capitali italiani trasferiti clandestinamente; se solo il 10% rientrasse in Italia per essere investito dagli associati di Confindustria, la ripresa invocata da Squinzi sarebbe immediata. E’ tragico che non ci sia un ministro, un politico, un sindacalista che offra questa replica, mentre un italiano su sei non trova – o sta perdendo – il lavoro.

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12 commenti su “Le ipocrisie di Confindustria

  1. vorrei capire che cosa è per l,autore il centro destra visto che quasi tutto il panorama politico è di centro destro…oppure magari non è neppure centro destra ma forse qualcosa difficile da definire nell,insieme …..magari ha ragione sui capitali a l,estero ma poi che dire di chi vivendo ed operando in italia acquisisce il domicilio in svizzera per pagare la meta delle tasse che si pagano in italia,come da qualcuno denunciato….inoltre penso che anche come dice l,autore il 10%tornasse in italia sarebbero appena sufficienti per una leggera svolta,ma non sufficiente per far partire l,economia…..ma comunque al di la’ di come la si vuol vedere resta il fatto che la politica non puo rimanere “neutrale” mentre tutto va in rotoli soprattutto per colpa di questi signori che per il profitto hanno sacrificato inutilmente la vita delle persone

  2. “Da allora, quasi tutto di quel programma è stato realizzato” Egregio Signor Pianta, questa sua frase e’ paradossale ed assurda, ma lei in quale paese vive? Mi spiega quali sarebbero gli sgravi fiscali realizzati dal Governo Berlusconi o da qualunque altro Governo in Italia? La pressione fiscale in Italia sul reddito da lavoro e da impresa e’ una delle piu’ alte al mondo e negli ultimi anni non ha fatto altro che aumentare, assieme alla spesa pubblica. Da un lato abbiamo una sinistra che da decenni non fa altro che strepitare contro inesistenti “tagli”, dall’altro una destra che annuncia “rivoluzioni liberali” e non fa altro che aumentare tasse e spesa in perfetta continuita’ con la sinistra. Quanto alla flessibilita’ del lavoro ed all’articolo 18 siamo di fronte a feticci di cui non interessa niente a nessuno, la disoccupazione aumenta perche’ le aziende chiudono. E quando un’azienda chiude dell’articolo 18 non ce ne puo’ fregare di meno.

    • allora signor licurgo fava tutto quello che lei dice non la porta a pensare che i politici e la politica non devono avere le mani legate da trattati eurocentrici che impongono alla politica non di dirigere l,economia ma ha rimanere impigliati nelle decisioni prese altrove (e male) .con vincoli che quasi annullano la possibilita dei politici di poter fare le politiche per i propi cittadini rendendoli amministratori invece di classe dirigente….per cui qualsiasi partito dirige la cosa pubblica a meno che non sia un partito veramente rivoluzionario (non tema questa parola perche rivoluzionarionario per me e qualcuno che abbia il coraggio di cambiare)non potra mai fare nulla di concreto….ma solo spostare emergenze da una parte all,altra

      • Claudio, se per garantire il benessere dei cittadini la soluzione e’ maggiore spesa pubblica l’Italia dovrebbe essere il paese piu’ felice del mondo! Una classe dirigente all’altezza e’ composta innanzitutto da buoni amministratori in grado di fornire i servizi essenziali ricavando le risorse da una tassazione giusta e non oppressiva, noi al contrario abbiamo una tassazione feroce tra le piu’ alte al mondo per usufruire di servizi mediocri. Lo Stato italiano divora il 52% del PIL in spesa pubblica eppure abbiamo servizi in alcuni casi addirittura peggiori rispetto a diversi paesi del terzo mondo (caso emblematico la Giustizia che in Italia e’ piu’ lenta rispetto Angola, Gabon, Guinea e São Tome)
        I governanti trovano la scusa dell’Euro, dei trattati europei, ed altre fesserie buone solo per gli allocchi, al solo scopo di giustificare il loro misero fallimento.

  3. Solo eliminando la precarietà si esce dalla crisi.

  4. Il problema è che da alcuni decenni in tutto il mondo la quota reddito da lavoro sul PIL sta diminuendo a vantaggio della quota profitti da capitale e contrariamente a quello che di dicevano il liberisti questo non ha creato maggiori investimenti ma solo maggiore speculazione con conseguente crisi. Per far ripartire l’economia in questo momento ci vogliono soltanto maggiori investimenti dello Stato, ergo devono essere allentati i vincoli europei , per far crescere i redditi da lavoro e i consumi. La flessibilità serve solo a far guadagnare solo di più a chi ha già di più e raramente mette in gioco i soldi per investire. Dobbiamo tornare all’economia reale , dove le banche fanno credito agli imprenditori «veri» e lo Stato favorisce gli investimenti produttivi e non le rendite.

  5. I nostri bisnonni, che erano persone serie, hanno lottato per l riforma agraria, contro il latifondo. Noi, se avessimo almeno un decimo del loro coraggio, dovremmo lottare per una riforma “finanziaria” contro l’enorme latifondo finanziario che ci opprime.

  6. …inziamo ad aumentare in modo “spaventoso” i salari/stipendi dei lavoratori e a renderli come nel nord-europa.
    Altro che costo del lavoro troppo alto. Fate un salto oltre le nostre Alpi…poi vediamo dove in costo del lavoro è maggiore e minore. ( e non parlo certo del Lussemburgo :-) )
    Ahhh Squinzi piantala di fare la vittima del sistema che avete creato Voi negli ultimi 20 anni….ormai è tardi. Chi semima raccoglie…. ( ormai più nulla…. )

  7. John Maynard Keynes 1883-1946, secondo la teoria economica tradizionale, basata sulle forze del mercato del lasciar fare, il sistema economico tende automaticamente all’equilibrio, al pieno impiego delle risorse disponibili. E’ la visione della “mano invisibile” ma dal 1929, (la grande crisi), questo concetto comincia a vacillare. Keynes, dimostra che il sistema economico, raggiunge l’equilibrio, ma di sotto-occupazione. Gli investimenti privati non sono sufficienti a determinare l’occupazione. Lo stato deve intervenire manovrando la finanza pubblica in modo funzionale, anche per fini occupazionali. L’economia di mercato, afferma Keynes, non è in grado, né vuole la regolamentazione. E’ solo la domanda che muove l’offerta, in economia.

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