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Le (presunte) virtù salvifiche della riduzione del cuneo fiscale

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di Guglielmo Forges Davanzati 

E’ da almeno un decennio che i Governi che si sono succeduti in Italia hanno ritenuto di poter creare le condizioni per la crescita economica riducendo il c.d. cuneo fiscale, ovvero la differenza fra salario lordo e salario netto. E, nell’ultimo Rapporto OCSE (Going for growth), questa misura è fortemente raccomandata per accrescere la competitività delle imprese italiane. Pare, insomma, che la riduzione del cuneo fiscale abbia virtù salvifiche.

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La coerenza di Padoan: da Marx a Renzi, ma sempre contro Keynes

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di Sergio Cesaratto, da il manifesto del 26.2.2014

Da Critica marxista a Renzi. Il dibattito nel Pci, oltre la regolazione del conflitto di classe e la prospettiva socialdemocratica, per un superamento del capitalismo

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Il nero futuro dell’Italia senza industria

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D.Palma e G.Iodice, da Left del 22 febbraio 2014

Sono incerte e deboli le previsioni che riguardano una possibile uscita dalla crisi dell’Italia. Un pugno di decimali di Pil – tanti sono quelli che pochi giorni fa ci ha ricordato al Forex il Governatore della Banca d’Italia Visco – nella migliore delle ipotesi destinati a tradursi in un “nulla di fatto”.

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Renzi sul lavoro non cambia verso?

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di Davide Antonioli e Paolo Pini

In questi giorni si costruisce il nuovo governo Renzi. Il “lavoro” è annunciato come uno dei pilastri del programma di governo da attuare nel mese di marzo. Renzi parte dal JobsAct abbozzato a gennaio. Occorre riprendere le sue criticità e verificare poi in che direzione si muoverà il governo. Segnerà quel cambio di verso che il futuro primo ministro ha annunciato, oppure si appresta ad essere una tappa ulteriore senza soluzione di continuità con il passato?

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Cosa rimane delle politiche keynesiane nel mondo globalizzato?

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Nella nostra epoca di finanza globale, la teoria della gestione della domanda aggregata è viva ma “non si sente bene”, dicono Amit Bhaduri, Nadia Garbellini e  Ariel Wirkierman. Staccata dalle sue radici keynesiane, questa versione “volgare” della teoria della gestione della domanda viene utilizzata per giustificare politiche in netto contrasto con quelle previste dal modello keynesiano originale. L’aumento dei prezzi delle attività finanziarie e i consumi privati​​ alimentati dal debito svolgono il ruolo principale, mentre la politica fiscale si ritira in secondo piano. Tornando alle fondamenta stabilite da Keynes e Kalecki, gli autori chiariscono se c’è posto per politiche caratterizzate dal ruolo della spesa pubblica in disavanzo e degli investimenti pubblici nel contesto della globalizzazione finanziaria. Anzi, queste politiche sono in ultima analisi inevitabili se vogliamo rilanciare l’economia reale e raggiungere la stabilità.

Amit Bhaduri (Jawaharlal Nehru University, Delhi), Nadia Garbellini (Università di Bergamo), Ariel Wirkierman (Università Cattolica, Milano), da Economia e Politica.

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Per una moderna politica industriale

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di Gianfranco Viesti*

E’ tornata la politica industriale: ovunque, ma non in Italia. In tutto il mondo ci si interroga sulle politiche per il rilancio del sistema produttivo, e i governi mettono in atto iniziative nuove, anche di grande rilevanza. In Italia, invece, tutto tace, con limitatissime eccezioni: sia sul fronte delle riflessioni e delle proposte che su quello dell’azione concreta.

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Perché il sindacato sbaglia sul salario minimo

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Unificare il mercato del lavoro, che mai come oggi è stato così segmentato in cento figure diverse, è un problema che il sindacato discute, ma finora senza uno sbocco definito. Una battaglia per una legge sul salario minimo potrebbe dargli una nuova immagine e favorire un contatto con tutte quelle figure che lo vedono ormai come parte dell’establishment, oltre a restituirgli un ruolo di soggetto politico generale

di Carlo Clericetti*

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Obama, Abe, Roosevelt: ecco perché aumentare i salari combatte la recessione

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Riprendendo la lezione della Grande Depressione, Obama e Shinzo Abe cercano di innalzare la domanda aggregata e l’inflazione attraverso l’incremento dei salari. Ecco perché può funzionare.

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Così emergenti, così europei

Diversi paesi emergenti, con il recente deprezzamento delle valute, sono di fronte ad una nuova stagione di crisi da debito estero nelle periferie. Una dinamica non dissimile a quella che affligge l’Europa, nonostante l’assenza del cambio fisso. Senza un ritorno alla repressione finanziaria, la sequenza di euforia e collasso continuerà a spostarsi indisturbata da un paese all’altro del pianeta.

di Francesco Bogliacino, Universidad Konrad Lorenz di Bogotà (Colombia). Da Sbilanciamoci.info

La scorsa settimana l’Economist mostrava in un grafico la generale tendenza delle valute dei principali Paesi emergenti a deprezzarsi, con una forte caduta nell’ultimo mese [1].

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Keynes e i fallaci pressupposti del liberismo darwiniano

jmk“Liberiamoci dai principi metafisici del liberismo” – scrive Keynes in La fine del Laissez-faire nel 1926 – “Non è una deduzione corretta dai principii di economia che l’interesse egoistico illuminato operi sempre nell’interesse pubblico”. L’evoluzione darwiniana, basata sulla sopravvivenza del più adatto attraverso la morte, la fame e la carestia, non è affatto un buon modello per le società umane.

di John Maynard Keynes

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